- Fra i tre settori
del libro si notano alcune contraddizioni che fanno apparire il testo più
come un tentativo per saggiare la reazione dei lettori che come esplicitazione
di una sicurezza dell' autore in termini di convinzione della necessità
di una "new age" per la riforma della scuola: la tesi proposta , infatti,
si può capire e giustificare , anche se solo in parte, solo assegnando
al testo la funzione di " primo paletto" per la teorizzazione della multimedialità
in rapporto alla crisi ed ai problemi della nostra scuola per la cui soluzione
non bastano , a mio avviso, nè la multimedialità del computer
nè una nuova (?) " curricularità" dei " saperi".
Ma da qui alla condivisione di una "multimedialità filosofica" ce
ne passa !.
Per non equivocare
Accetto l' avvertimento
dell' autore e dichiaro di essere un lettore -navigatore spaesato nella
ipertestualità dei tre saggi perchè non ho ancora messo in
discussione la forma testuale (cioè il "Libro") .
Se si legge l' affermazione
a pag. XI applicando la trama della fiaba del RE
NUDO (vedi anche renudo)
si desume che chi si trova spaesato (come
me) nella ipertestualità dei tre saggi è privo del
"supporto concettuale " necessario per navigare , per cui
, cosciente di questa sua personale condizione, ma non volendo che
si sappia, quasi certamente dirà che i tre saggi sono ipertesti
pieni di " significanti", anche se non rileva una struttura di significati.
Ma io sono rimasto
bambino e dico con innocenza che " il re è nudo". Poi vedremo
perchè.
L' analisi
La premessa, viene ,dunque, dedicata ad una "Città e (una) scuola
in scadenza". Che significa ? Per città si intende la "società
della conoscenza" in continua evoluzione culturale ed in veloce crescita
in termini di saperi e conoscenza.
La scuola, invece, è una struttura fatiscente, ormai scaduta, appunto,
in quanto non riesce a tenere il passo con la "Città" . Scuola
e Città sarebbero ,dunque, due entità distinte e separate,
senza collegamenti e prive di reciproche influenze e condizionamenti :
una Istituzione da "rottamare".
Charamente in queste affermazioni c' è una parte di verità
perchè il ritardo della scuola non dipende solo dal suo basso livello
culturale, ma anche dalla trascuratezza della "Città" verso una
Istituzione creata all' origine proprio per supportare lo sviluppo sociale
e civile dei popoli. In ogni caso l' inadeguatezza della scuola non può
essere negata, esiste e si manifesta ancor più , a cavallo dell'
anno 2000, per effetto della "esplosione dell' apprendimento" conseguente
alla diffusione dei mezzi multimediali. Da questi, infatti, giovani e adulti,
ma ancor più i bambini ed i ragazzi , assorbono e, quindi,
padroneggiano conoscenze al punto che l' insegnamento scolastico ostacolerebbe
l' apprendimento naturale della "Città", la quale, nella sua funzione
educante , andrebbe "educata" ad investire di più sulla scuola.
Da qui a constatare che la scuola, creata per insegnare a chi non sa, ha
difficoltà ad insegnare a chi già sa , per aver appreso dai
media, il passo è breve.
Morale : la "Città"
docente, flessibile ed autonoma, con i suoi infiniti canali di formazione
continua sta per rendere inutile se non dannosa la scuola attuale,
ferma alla "epistemologia ottocentesca" con le sue rigidità strutturali
e libresche.
Insegnare a chi sa costituisce, dunque, il problema del 3° millennio.
La " Città educante" ne deve prendere coscienza al fine di "ripensare
la fomazione" e la "sua ragion d' essere" affinchè la scuola, non
più educante,
sia "riscolarizzata"
in maniera funzionale alla "Città educante" del prossimo 2000 (
scusatemi per il gioco di parole).
Si tratta, insomma,
di vedere con quali contenuti e quale immagine questa "Città" del
2000 si candida ufficialmente alla "funzione docente" per la società
del 3° millennio e, quindi, di definire con quale scuola si intende
sostituire quella destinata alla " rottamazione". Chissa se la FIAT può
esserci di aiuto? (N,S.)
ALL'
INDICE GEN.LE
ALSOMMARIO
DI 1^ PAGINA
Questo primo saggio
viene presentato più come una serie di appunti che come ragionamento
sequenziale. Ciò , però, non impedisce all' autore di dividere
i 18 paragrafi ( chiamati nodi ) in due raggruppamenti. Il primo
(da 1 a 10) mirato a catturare i "rumori del mondo" , il secondo (dall'
11 al 18) finalizzato a presentare le
"sfide" con cui la "cultura multimediale" dell' attuale società
affronta la scuola da rottamare descritta in premessa.
Questa avvertenza
conferma la difficoltà di una recensione sintetica da me indicata
nella introduzione generale costringendomi ad un non semplice sforzo
di sintesi per ciascun paragrafo. Mi pare doveroso, pertanto , avvertire
i lettori che non sempre lo sforzo potrebbe riuscire efficace. Come
conclusione tenterò , ovviamente, di collegare i nodi su una
linea di ragionamento sequenziale.
I.1. Ritornare nomadi
L' Informatica e la telematica hanno sconvolto
l' assetto culturale della società in tutti i suoi settori. Il patrimonio
storico-culturale sta per essere trasferito in "contenitori" informatici
, cioè, "digitalizzati".
La sicurezza della precedente "stanzialità" culturale non
c' è più : torna il nomadismo. Ed è tutta una
corsa. La sfida è : si può educare correndo?
I. 2. Un uomo senza modello
Non esiste più
un "sito pedagogico" sicuro, rassicurante, ordinato, che facesse
da supporto per un "progetto formativo" dell' uomo. Va anzi riconosciuto
che non esiste (più) un "modello di uomo" o "uomo modello"
che l' educazione (1) possa far suo. A tal fine non offrono appigli nè
la tecnologia, nè la politica, nè l' economia..
In questo stato
di crisi la "società multimediale " prende il sopravvento ed annulla
la "pedagogia delle certezze" riducendola allo stato laicale.
( Nota -
Va detto anzitutto che l' educazione, quale arte maieutica, non
si pone l' obiettivo di un "uomo modello", ma quello di far nascere bene
il modello che è già in ciascuno di noi; sarà
compito della formazione, semmai, porsi il problema di un
modello il più confacente alla convivenza sociale tipica del
tempo corrente. C' è poi il problema del sopravvento che, oltre
a dover essere ancora dimostrato, può essere accettato come
"conquista" solo se effetto di "un' aggressione armata".Ma non mi pare
sia questo il compito di una riforma.)
I.3. Il senso della relatività
Di fronte
alla velocità travolgente del "cambiamento" corrente l' uomo non
può più usare platonivcamente il distacco della Ragione per
superare il contemporaneo in nome del Bello, del Vero, del Reale, sempre
fissi.
Il pensiero critico
dell' uomo non più platonico deve considerare la "contemporaneità"
( con tutte le sue manifestazioni, ovviamente) non da superare ma come
alternativa.
Il problema, dunque,
è quello di storicizzare, contestualizzare, materializzare le istanze
della formazione,..." , vale a dire non pensare più alla formazione
come attività legata alle "ide" platoniche ma alle esigenze
contemporanee, contingenti ed in mutamento continuo.
(Nota - Resta
da chiarire due cose: 1) quali sono e chi stabilisce le "istanze"; 2) se
e come il "cambiamento" è davvero qualcosa al di sopra di noi ,
"entità" astratta inesorabile che sfugge al controllo dell' uomo.
Ma in questo paragrafo la spiegazione non c'è. )
I.4.
L' audiovisione del mondo
Il mondo e
la società sono fatti anche di "suoni" e di "rumori". L' uomo
essendo parte integrante dell' ambiente non può essere più
"monomediale", cioè solo lettore,
"uomo-libro", preso solo dalle immagini visive, ma deve anche ascoltare
.... " rumore " , suoni, arte, festa, che (però) J. Attali vede
come manifestazioni della "follia" umana : il problema è capire
dove conduce.
Fra la VISTA e l
' UDITO attualmente vince la prima; se chiudessimo gli occhi e ci mettessimo
in ascolto scopriremmo tutto un altro mondo che la visione dominante ci
preclude.
Il mondo, insomma,
va esplorato in "audiovisione". Bisogna imparare ad ascoltare superando
il ricatto della lettura. Bisogna tornare ad essre nomadi per andare incontro
al futuro che è gia presente in noi e nella "città educante
".
( Nota -
L' analisi potrebbe anche non fare una grinza, ma a mio parere nasconde
o non considera : chi, cosa e come può e/o deve gestire "l' audiovisione".
)
I.5.
Scritto e orale
La cultura verbale
, soppiantata dalla scrittura, sta tornando a vivere attraverso gli strumenti
mass-mediali : telefono, radio, TV, computer. Il politico, infatti, acquista
autorevolezza più per come si presenta e dice le cose che per il
contenuto delle cose stesse . Tornano a valere i contratti orali .
Il bimbo che "videogioca" si immerge
nel mondo dei suoni e delle immagini. Attraverso l' audiovisione tornano
i riti della oralità evidenziando sempre più la "dicotomia"
: scrittura/oralità.
Insomma . il
"...potere formale (astratto) dell' alfabetismo" va ridimensionato a vantaggio
dello spazio multimediale.
(Nota - Il
ritorno dei contratti orali mi sembra ancora tutto da dimostrare, anche
se fra gli zingari non è stato mai abbandonato.)
I.6. Liberare la propria parte analfabeta
Vale a dire
liberarsi, sganciarsi, quasi dimenticare gli "alfabeti" dei saperi con
cui gli stessi sono stati appresi e ritrstrasmessi. Si prospetta il superamentomdella
scrittura quale mezzo di cominicazione, per rivalorizzare il dialogo e
la danza ed ogni altra forma di espressione pre-scrittura.
La "grammaticalizzazione
della vita in ogni suo aspetto ha imbrigliato i contenuti istintuali della
viat umana ( sogni, desideri, immagini, intuizioni, circuiti logici ecc.
) che invece sono rimessi continuamente in gioco dal "...consumo e l' uso
delle merci e degli eventi della società-spettacolo..." cioè
dalle sollecitazioni consumistiche della pubblicità .
Trasferendo il discorso
sulla scuola ci accorgiamo che la riflessione pedagogica ha lavorato finora
in uno spazio chiuso, il problema, allora, è quello di aprire tale
spazio tramite la multimedialità non come tecnica ,ma come orizzonte
filosofico. Si tratta, insomma, di uscire "...dalle gabbie di una visione
(appuinto) scrittoria del mondo".
(Nota - E' di luglio scorso la notizia che negli USA hanno scoperto che il martellamento pubblicitario televisivo pare stia provocando numerosi danni fisici e mentali ai giovani; per non dire della soggezione psicologica dell' adeguamento al messaggio pena l' emarginazione come afferma la R.L.Montalcini - vedi ITER - n. 1/98 in Recensioni. . Con le affermazioni di questo paragrafo, inoltre, cominciano a vacillare " I fondamenti filosofici della pedagogia" così ben descritti da Sergio Hessen negli anni trenta e quaranta.)
I.7. Dalla selce al silicio passando per il piombo
Dalla preistoria
passando per l' invenzione della stampa siamo arrivati al "digitale", cioè
alla scritura con strumenti elettronici e telematici.
Ma come è
accaduto per la stampa così ora accade con i nuovi strumenti mediali:
c'è chi ha paura di essere sopraffatto e spodestato Tale paura,
però, non ha motivo di esistere : basta parafrasare
V, Hugo : " sotto il segno del digitale (invece di stampa) il pensiero
è più inpetuoso che mai,....indistruttibile." Morale:
occorre "...ridisegnare l' educazione", rendendola reticolare.
(Nota - Finalmente
si incontra il termine "educazione" ma senza averne spiegato il concetto
ed il significato sia nello spazio "scritturale" che nel " digitale". )
I.8.
Al di là della scrittura: arti sonore e arti visive
La reazione istintiva degli educatori
contro il caos, la trivialità, la crisi dei valori ed il consumismo
imperanti appare effetto di un pensiero " non riflesso nè riflettente".
Forse bisognerebbe "reagire alla reazione".
" I processi formativi dei media spettacolari"
hanno sconfito la "nostra idea di scuola" basata su " l' impero
del libro e della scrittura". Recuperare questa sconfitta è solo
illusione. Appare inutile ,dunque, contrastare la realtà: * rifiutando
i procesi digitali al posto della stampa; * continuando ad insegnare
saperi distinti e rigidi ,funzionali solo alla "stratificazione sociale"
; * investendo su una "formazione" rigida che non tiene conto della
"flessibilità della vita e del sapere", e la "mobilità dei
destini" ; * insistendo su una scuola "impostura" uguale per tutti
ma che non è per tutti; la scuola attuale, infatti, è per
pochi, lo dice anche Alberto Abruzzese, quindi obbliga la maggioranza
a sottostare e dipendere da pochi. (
vedi PRIME IMPRESSIONI)
Senza nulla togliere all' alfabetismo
come risorsa cognitiva va comunque messo in discussione la esclusività
dela scrittura quale strumento fondamentale del sapere e della scuola.
In tal senso musica ed arti visive stanno giocando un ruolo determinante.
Ma il sucesso sarebbe ancor più completo se si operasse la riconquista
della "oralità" togliendo alla nostra letteratura la sua "incrostazione
grammaticalistica" e rivitalizzandone " i tratti vocali e visivi"
.
Basta citare ad esempio: Benigni che esegue
Dante; il Nobel a Dario Fo; le " canzoni di consumo" come poesia orale.
In questo contesto la scuola costituisce un "buco nero" dove si coglie
"...anche l'incapacità a pensare( il rifiuto di pensare) le pratiche
oggettuali, le dinamiche che sono proprie dell' abitare gli spazi delle
merci e, con essi, le stratificazioni mobili dei segni collettivi ".
( Note - Partiamo
da quest' ultimo capoverso. Ho già premesso la mia difficoltà
a capire, quindi, non ho remore a chiedere aiuto; qualcuno più
bravo, magari lo stesso autore, spieghi almeno a me, se non ai lettori,
cosa vuol dire il passo ripreso da pag. 19 del libro. Per me si tratta
solo di un " elogio al consumismo " collettivo .Passi con tale genere
di sintassi e di lessico sono presenti spesso nel libro al punto che mi
viene un "dubbio atroce", di cui , però , parlerò in sede
di conclusione.
Mi ricollego, ora,
al primo capoverso che partiva proprio dal consumismo visto dagli educatori
attuali come un "non valore". Quale compito, allora, per gli "educatori
multimediali? " : accettare il caos e la trivialità, ignorare i
valori,sollecitare il consumismo? Ma questo sta già accadendo
da tempo, da quando tutti gli educatori non hanno più la possibilità
di intervenire e di reagire perchè sopraffatti dai " rumori" vuoti
che provengono dal mondo sindacale, minsteriale, e familiare oltre che
dai mass.media. )
I.9 - La società inorganica
L' attuale "chiesa
pedagogica" sostiene che, dunque, ha vinto il <consumismo delle cose
e delle conoscenze reificate (vedi nota)...anche dalla scrittura > . Lo
dice ,però , a bassa voce, con fatalismo e rassegnazione, quindi,
da perdente, La sconfitta dipende dall' atteggiamento punitivo della scuola
che vorrebbe riscattare con la scrittura, ed il sapere connesso,
l' appiattimento dei giovani : sul <linguaggio dell' intrattenimento>,
sugli < addobbi...omologanti della comunicazione sociale> , sulle <performances>
(esibizione artistica tipo Madonna,
body art. ecc. ) .
Si giunge , invece,
ad altra convinzione se proviamo a seguire filosoficamente il percorso
labirintico di M Perniola in "Il sex appeal dell' inorganico" :
- Il rock e la musica
colta non hanno essenza sentimentale, ma sono "essenzialmente suono", inorganico;
- L' architettura
attuale rifiuta il funzionalismo, privilegia il transito ed il passaggio
sulla organicità degli spazi soprattutto pubblici;
- Il collezionismo
artistico passa dal mondo spirituale dell' opera d' arte a quello degli
oggetti unici che costituiscono una "classe logica" a sè, che esclude
le altre;
- Il look del corpo
che tende a sostituire il vestito riducando " l'uomo a quasi cosa"
: maquillage, tatuagio, aerobica, chirurgia plastica, ingegneria genetica,
ecc ;
- L' universo virtuale
(ciberspazio) creato dall' elettronica consente al navigante spaziale
(cibernauta) di <percepire il proprio corpo come una cosa senziente
non essenzialmente diversa dai paesaggi quasi senzienti delle architetture
elettroniche> . ( vedi nota).
Da questo percorso
dovrebbe venire spontaneo :
- liberarsi dell'
idea inculcataci finora che la società sia un organismo vivente;
-accettare come
ipotesi di lavoro che la società sia diventata inorganica, comprensibile
più <attraverso le "performances" e meno attraverso le
azioni dei soggetti progettanti e programmanti >.
( Note - La
scrittura, dunque, come strumento della "grammaticalizzazione" avrebbe
"reificate " le conoscenze. A parte la "licenza poetica" di un participio
passato di un verbo che non esiste nella nostra lingua , occorrre
chiarire il senso dell' espressione rifacendosi al sostantivo astratto
"reificazione" (forse dal latino rei e fieri = essere ridotto a cosa ?).
Il termine può
essere usato in due modi : 1) atto di pensiero con cui un 'astrazione viene
trasformata un oggetto materiale (concetto filologico - letterale) ;2)
l' azione di trattare gli uomini come oggetto di manipolazione, cioè,come
se fossero cose anzichè esseri umani. In tal senso fu Marx a farne
uso per evidente convenienza politico-filosofica ( il padrone sfruttatore).
L' autore, dunque,
dovrebbe dirci a quale delle due versioni appartengano le "conoscenze reificate
dalla scrittura" . La questione non mi pare di poco conto , considerato
l' implicito richiamo a Marx . Si deve pensare ad un inquietante lapsus
froidiano?
C' è poi
la questione del "navigante nel cyberspazio. Sono dei giorni scorsi alcune
notizie di danni psico-fisici provocati sui ragazzi dai videogames, risultanti
da una ricerca americana e confermati in Italia dal ricovero in ospedale
di un adolescente "caduto sul campo". L' autore, però, non si pone
tali problemi; ma la scuola e la società non possono eluderli ed
ancor più favorirli. )
I.10. Perdita di identità e di memoria: la colpa non è dei media
L' identità
e la momeoria storica dell' uomo è in pericolo sopratutto da quando
il mondo si è messo a correre ( vedi § I.1) rompendo gli schemi
della conoscenza e dell' esperienza classiche. L' arte, la scienza, la
politica ed i comportamenti collettivi hanno subìto , come era prevedibile,
trasformazioni esplosive anche per l' opera eversiva delle "tecnologie
del conoscere e del comunicare" . Imprevedibili, invece, sono le trasformazioni
dell' arte e della filosofia futura.
Ma la responsabilità
non è dei mass- media amplificatori. Il disagio che avvertiamo,
quindi, dipende dalla inutilità degli "strumenti" (categorie di
lettura) con cui si cerca di <imbrigliare fenomeni appartenenti ad altri
"ordini di discorso" >. Ordini che riconducono all' ascolto dei "rumori".
Due scene da due film (stagione 96/97) : "Segreti e bugie" - inglese -
, e "Shine" - australiano - danno corpo (reificano?) un unico principio
filosofico : identità e momeria non sono contenitori di realtà
psichiche immutabili. Identità e memoria sono , invece, luoghi aperti
e "indeterminati" soggetti alle categorie mobili della cultura e quindi
all' azione continua degli strumenti "mediali".
(Nota - Identità
e memoria, dunque, sarebbero due "spazi" aperti a tutti " i rumori del
mondo" agitati ed amplificati dai "multimedia", in cuile entità
psico-fisiche conseguenti al "mix" del patrimonio genetico- culturale con
le esperiense concrete vissute in prima persona o per presenza testimoniale,
o per apprendimento testuale, non avrebbero incidenza stabile e decisiva
nella costruzione della personalità di ciascuno. Ognuno, insomma,
potrebbe "rimuovere", quando decide che non gli sta più bene,
il "peso" del rispettivo patrimonio che lo identifica, appunto, quale persona
"reificata" come diversa da un 'altra.
Teoria, dirò
quasi afascinante, se non altro perchè potrebbe (forse) evitare
psichiatri e psicoterapia, oltre che numerosi problemi sociali attualissimi.
Sarebbe molto bello
, forse troppo, se l' ascolto delle "performances" e degli altri " rumori
del mondo" reale e cibernetico/virtuale potesse liberare dal disagio dilagante
i giovani disorientati e confusi proprio dal rumore creato, purtroppo,
dagli adulti. Ma viene un altro dubbio a cui bisognerebbe rispondere: e
se le nuove generazioni non avessero nè identità nè
memoria da rimuovere? Se , cioè, non avessero un patrimonio genetico-culturale
integro, ma già frammentato e caotico? Che identità e patrimonio
hanno i giovani vacanzieri della costa romagnola che si sono messi
a chiamare "Valerio" senza alcun motivo?
La domanda non mi
pare banale, soprattutto per chi sta pensando di modificare la scuola quale
struttura sociale preposta a "tirar fuori" ( educere) la personalità
di ciascuno.)
Col §10, dunque, l' autore chiude
il gruppo degli appunti dedicato ai "rumori", cioè alla "demolizione"
della cultura "reificata" dalla scrittura, dalla grammatica, dalle regole
sintattiche, dalla linearità logica e sequenziale, dai mezzi rigidi
della stampa ecc. , per affermare, da una parte, l' elogio della libertà
quasi "istintuale" di non partecipare alla "costrizione" operata dalla
cultura scolastica fatta per pochi, e , dall' altra, per "difendere" la
libertà della maggioranza che rifiuta la scuola o che la subisce
come imposizione.
I successivi paragrafi dovrebbero darci
indicazioni propositive circa il rapporto fra questa parte demolitrice
e un successivo atto ricostruttivo di una nuova pedagogia. L' ipotesi ricorrente
finora è che le nuove tecnologie digitali, elettroniche, multimediali,
avrebbero il potere di rompere l' incrostazione della cultura scolastica
testuale, ma senza eleminarla, a vantaggio di una diversa e migliore capacità
espressiva di ciascuno.
ALL' INDICE GEN. LE AL SOMMARIO DI 1^ PAGINA (continua)