COLLEGAMENTI
VELOCI - Il plauso
- La critica - Operazione
politica - Il precedente
- L'
editoriale - Conclusione
Ricordando
ITER = Cammino, Viaggio, Via, Passo, Marcia ; così dice il vecchio Campanini e Carboni, 6^ ristampa della 3^ edizione, anno 1948 , a cui siamo rimasti sentimentalmente legati per il richiamo ai ricordi dei tre anni si scuola media. Allora era l' unico amico per le versioni soprattutto dal latino ( chi non ricorda la gioia per aver trovato una frase già tradotta? ) ; ora è " l' oggetto" più pesante che ci ricollega ad un impegno tanto temuto ed odiato per l' apparente ed inutile fatica che richiedeva quello studio di cui solo ora si apprezza il fascino per gli orizzonti culturali che apriva. Peccato che troppo spesso la scuola, specie quella di campagna , non forniva gli occhiali giusti per la "lettura" del tanto contestato latino.
Torniamo a noi
ITER, dunque, nel nostro caso dovrebbe
significare "cammino", ma noi aggiungeremmo il sinonimo "percorso"
insieme a "viatico", che non ci starebbe male se si pensasse ad un
" cibo per viaggio", metaforicamente dedicato ai docenti, quindi certamente
di natura culturale, che questo primo numero promette di dare avviandosi
nell' insidioso territorio della scuola superiore.
ITER si presenta , inoltre, come
: Rivista per docenti PROMOSSA ( il maiuscolo è nostro) dal Ministero
della Pubblica Istruzione.
Il
plauso
Non sappiamo se plaudire subito al Ministro
per la "mossa" di per sè opportuna , necessaria e , quindi,
azzeccata, anche se tardiva, in rapporto ad una riforma avviata un po'
"alla garibaldina" , cioè senza un supporto filosofico-culturale
su cui poggiare la nuova struttura dei "cicli" e dei "saperi". Senza peli
sulla lingua: gli operatori della scuola ( tutti : docenti e non docenti,
ministeriali e periferici ) non sono preparati alla rivoluzione berlingueriana.
Ma questo aspetto va visto a parte, collegandolo alla stessa situazione
in cui furono calati i Decreti Delegati. Ma
non per questo va negato l' apprezzamento positivo ad un 'idea che
comunque può aiutare a capire cosa bolle nel pentolone della Pubblica
Istruzione italiana.
La "promozione" di un qualunque
strumento di informazione e formazione culturale , da chiunque attuata,
è sempre positiva in sè. I docenti lettori a cui si rivolge
ITER ne trarranno sicuramente beneficio in termini di preparazione tecnico-professionale
( a proposito : perchè si rivolge solo agli insegnanti secondari
?).
Di contro , però, ci viene spontaneo
avanzare alcuni dubbi sul possibile ruolo e funzione
inespressi della "promozione". Ci riferiamo al ruolo/funzione di ordine
"politico" che potrebbe celarsi dietro una operazione culturale, ripetiamo
, di per sè valida ma finalizzata anche ad altri obiettivi
non esplicitati.
ITER non sarà partita col piede
giusto se , ad esempio, si proponesse di allontanare la scuola dalla
propria cultura filosofica e pedagogica che , proveniente dal mondo greco
romano, si è evoluta nell' arco di 2000 anni impiegando spesso tempi
lunghi per provocare mutamenti socio culturali significativi. E questo
sarebbe ancor più negativo se fosse fatto in nome di "processi innovativi"
ad ogni costo, ma che risultano privi di un precedente supporto culturale
diffuso e condiviso in termini di filosofia, pedagogia, psicologia, sociologia,
religione, etica, politica ecc. ecc. e, quindi, di definizione e/o ridefinizione
del ruolo e della funzione politico -sociale della scuola e del relativo
apparato.
In sintesi: per modificare efficacemente
l' assetto generale della "struttura" gentiliana, perchè di questo
si tratta, occorre prima elaborare una "filosofia" diversa e convincente
che, a nostro avviso, non può poggiare solo sulla "contemporaneità"
vista in rapporto : alla storia, alle scienze, alla tecnologia, alle
espressioni nuove, al legame scuola- società , il tutto
vorticosamente "frullato" dalla multimedialità.
Diversamente, nella fretta del Ministro
si potrebbe ravvisare , appunto, solo una operazione politica di
cui il Ministro vuole essere protagonista , proponente e realizzatore.
Il che, francamente, ci sembra troppo.
Il "pericolo" di una tale operazione politica
si desume , d'altra parte, dalle tre presentazioni ufficiali di ITER :
quella della editrice in seconda di copertina, quella scritta a due mani
: Berlinguer - Montalcini, e quella del Direttore Mauro Palma. Ognuno a
suo modo, infatti , tutti hanno posto gli stessi nostri problemi sintetizzandoli
nella necessità di dover definire e/o ridefinire il ruolo/funzione
della scuola nella società attuale.
A tal fine è stata
richiamata l' attenzione sull' adeguamento
dei contenuti/saperi , ma soprattutto sulla esigenza di dover confidare
sui docenti e sul loro impegno in senso innovativo, con ciò dando
per scontato che gli stessi docenti siano tutti consapevoli del proprio
ruolo e della propria funzione nell' attuale contesto di crisi socio-economico
culturale di cui la scuola apparirebbe l' unica responsabile.
Ma la consapevolezza del ruolo, purtroppo,
si è persa ; ed il "pericolo" sta proprio qui : nel voler
ignorare la crisi di immagine e di funzione in cui vivono gli operatori
della scuola, e quindi nell'assenza di un rimedio , sia pure indicativo.
Il generico riferimento, espresso qua e là , ad un' attività
"incentivata" di formazione ed aggiornamento del personale è stato
formalizzato con la Direttiva 226/98. Questa però, oltre a
non superare la classica forma di contenitore burocratico unico, conserva
la vecchia formula accentratrice e gerarchizzata, in barba alla tanto sbandierata
autonomia , elenca una serie di obiettivi
e di procedure (artt. 1 e 4) che non affrontano il vero problema
della "crisi di ruolo" , mentre non si prevede la possibilità
realistica che la maggioranza delle scuole non troverà
i formatori esperti , con le conseguenze quantitative e qualitative immaginabili.
Trattasi, dunque , di una riforma basata
su una pura illusione se è vero, come è vero, quanto abbiamo
accennato sulla impreparazione e/o sulla non accettazione del personale
insegnante. Se non si ridefiniranno il suo ruolo e la sua funzione
nella società, tramite la (e nella ) scuola, ogni riforma approvata
a colpi di maggioranza parlamentare rischia , appunto, di annullarsi in
un 'operazione politica tesa solo a dimostrare che l'
attuale Governo ha fatto ciò che i precedenti non sono riusciti
a realizzare in 50 anni di "prima Repubblica".
Abbiamo ascoltato " l' autodifesa" che
il Ministro ha fatto davanti al Parlamento intervenendo nella discussione
sull' obbligo a 15 anni. Ci ha colpito l' ironia ed il tono quasi sprezzante
rivolti alle opposizioni, nonchè la presunzione e l' orgoglio con
cui ha rivendicato la paternità di riforme attivate , una alla volta,
in ordine sparso nell' arco di due anni, collocati qua e là come
tasselli di un mosaico il cui quadro generale non ancora si vede
ma d icui il Ministro assicura l' esistenza. Per vederlo bisogna
aspettare la collocazione di tutti i tasselli.
E' stato un discorso che, a nostro avviso,
non ha illustrato e difeso una linea di politica scolastica. Ci sembra,
invece, che il Ministro abbia volutamente dimenticato di spiegare come
e perchè tutti i tentativi di riforma promossi in 50 anni sono finiti
solo sugli scaffali degli archivi parlamentari e non sulle Gazzette ufficiali.
Il suo obiettivo, invece, appare quello di fare il contrario ad ogni costo,
con motivazioni azzardate e conseguenze imprevedibili per una scuola che
dovrebbe "parlare europeo". Ma questa, appunto, non è politica scolastica
su base socio-culturale, mentre potrebbe costituire il presupposto per
successivi interventi autoritari motivati dalla necessità di "rimettere
ordine".
Non va dimenticato, inoltre, un' altra realtà di cui poco si parla: lo "sfascio" della scuola , che con eufemismo potremmo chiamare anche "inadeguatezza ai tempi", è iniziato proprio con una riforma (i Decreti Delegati) voluta e realizzata, senza il relativo supporto culturale condiviso e diffuso, sotto la spinta e l' appoggio di tutta la sinistra politica; il tutto, come l' esperienza ha dimostrato, sulla testa e sulla pelle degli operatori ; ne è testimonianza la reticenza ed il rifiuto di parlarne, con i dati alla mano sui fallimenti registrati. Ora sta accadendo la stessa cosa con l'unica variante di una "apparente democratica" richiesta di pareri , peraltro facoltativa, buona per salvare la faccia e forse anche l' anima, ma che tradisce una demagogica quanto inutile azione di facciata. Il rischio sarà di cadere dalla padella sulla brace.
Tornando ad ITER possiamo dire che la conferma
del nostro dubbio si può rilevare anche nella terza parte dell'
editoriale di R.L. Montalcini sulla "contemporaneità".
La ricercatrice dopo aver spiegato la
differenza , fatta anche da Pasolini, fra "sviluppo" e "progresso",
colleggata alle scoperte scientifiche ed alla velocità della loro
applicazione pratica nella vita sociale, precisa che il "progresso" trova
freno ed ostacolo nella impossibilità della "massa" di appropriarsi
della conoscenza
dei numerosi linguaggi delle scienze in
maniera culturalmente valida. E spiega : "" Il pericolo
insito nella massa di informazioni scientifiche che circola nel mondo....è
quello di fingere di spiegare e di fingere di capire. Poichè fingere
di capire implica l' accettazione del non capito, tutto questo crea un
asservimento passivo o una ripulsa irrazionale verso ciò che fa
la scienza ed impedisce di discriminare fra ricerca scientifica sensata
e pseudoscienza..."" ( vedi IL RE E' NUDO ! numero
17 all' indice della testata).
Seguono , nella 3^ parte, appunto, alcune
affermazioni conseguenti al dominio (sopraffazione) della informazione
sulla "formazione delle coscienze" di cui noi riteniamo "responsabili"
tutti i mezzi multimediali :
- Il controllo della informazione costituisce
un problema;
- L' informazione di massa sollecita la
parte emotiva dell' uomo spingendolo ad adeguarsi pena l'emarginazione
sociale o , al più , la tolleranza come anticonformista;
- Gli uomini dell' attuale società
sono più consapevoli degli antenati , in quanto a "coscienza di
specie" , ma non sono migliori dei loro avi;
- Solo la scuola può generare un
mondo diverso perchè solo nel suo contesto si può progettare
e favorire la formazione dell' individuo mediante "
una informazione onesta, obiettiva e non umorale" ; "...ma per far
questo è necessario riformare profondamente la scuola, nei suoi
scopi e nelle sue strutture. " ;
- Va ridefinito, pertanto ed anzitutto,
il ruolo/ funzione dei docenti ai quali dovrebbe essere consentito,
in termini di possibilità, di "... praticare
il mondo da più punti di vista per tornare alla scuola più
ricchi e addottorati." ( Affermazione , questa, che da sola apre
una visione rivoluzionaria della professionalità docente, ma che
non trova spazio nella citata Direttiva ministeriale 226 /98).
Basterebbe partire da quest' ultima considerazione
per confermare che la riforma "a tasselli" a cui stanno lavorando
il Ministro ed una ristretta cerchia di collaboratori fidati, ha solo finalità
di politica contingente ma non di politica scolastica seria e responsabile.
Un' ultima considerazione. L' editoriale
della Montalcini smonta, a nostro avviso, l' introduzione nella scuola
della multimedialità come nuova filosofia a fondamento della riforma,
mentre conferma il suo valore di strumento sussidiario per gli insegnanti.
ITER si è assunto un compito difficile
e complesso, al limite della possibilità, perciò merita di
essere seguita con attenzione critica e senza preconcetti. Va anche detto,
però, che ove si prestasse all' eventuale gioco prettamente politico
della riforma ministeriale rischierebbe di svalutare l' enorme patrimonio
culturale
dell' Istituto per un obiettivo dal respiro
corto e dalle conseguenze socio-culturali imprevedibili.