TRE IPERTESTI

Confesso, preciso, informo,.......

non so quale verbo sia il più appropriato per dire, in modo non equivoco, di non aver saputo trarre una sintesi di immediata efficacia per recensire il libro che il Prof. Maragliano ha indicato come propedeutico alla lettura e conmprensione dei due documenti elaborati dai 40 saggi, prima , e dalla Commissione dei sei , poi.

  Una recensione tipo rischierebbe di essere, almeno presumo, oltre che tecnicamente difficile, riduttiva e non funzionale per il  "lettore / navigatore" . Ho scelto, allora di procedere in maniera diversa affrontando separatamente le tre parti in cui si divide il lbro ( Premessa ; Ipertesti; Conclusioni) con uno stile non usuale per una recensione.

I documenti dei Saggi e della Commissione ristretta, riportati in appendice agli Ipertesti, meritano un intervento a parte.

Inizierò, dunque , dalla premessa seguendo la logica lineare (non ipertestuale) adottata dallo stesso autore, a conferma che comunque il libro, quello classico, testuale ,tipografico, cartaceo, non ha niente da temere dalla multimedialità, anzi! Ma prima di affrontare la premessa credo necessario premettere alcune notazioni trasversali a tutto il libro.

- Non mi pare che l' esposizione del  contenuto sia sorretta da una metodologia "scientifica" relativamente all' uso dei termini che nel mondo della scuola dovrebbero essere univoci , cioè , da non interpretare , cosa che invece bisogna fare durante la lettura del libro in esame :

    a) l'uso troppo ricorrente del  termine  "epistemologia" e derivati, spesso usati in maniera impropria e fuori luogo, se non altro perchè il concetto che gli stessi termini dovrebbero veicolare è purtroppo ignoto ai più; 

   b) l' uso ridottissimo dei concetti di " istruzione", "educazione", e derivati; quelle poche volte che si trovano sono quasi sempre usati in modo improprio perchè non definiti nella loro funzione di significante e di significato;

   c) si rileva , di contro, una presenza eccessiva del termine "formazione" , usato in tutte le salse, e quindi, in maniera impropriamente "significante";

- Fra i tre settori del libro si notano alcune contraddizioni che fanno apparire il testo più come un tentativo per saggiare la reazione dei lettori che come esplicitazione di una sicurezza dell' autore in termini di convinzione della necessità di una "new age" per la riforma della scuola: la tesi proposta , infatti, si può capire e giustificare , anche se solo in parte, solo assegnando al testo la funzione di " primo paletto" per la teorizzazione della multimedialità in rapporto alla crisi ed ai problemi della nostra scuola per la cui soluzione non bastano , a mio avviso, nè la multimedialità del computer nè una nuova (?) " curricularità" dei " saperi".      Ma da qui alla condivisione di una "multimedialità filosofica" ce ne passa !.



 

 La Premessa

 Per non equivocare

    Accetto l' avvertimento  dell' autore e dichiaro di essere un lettore -navigatore spaesato nella ipertestualità dei tre saggi perchè non ho ancora messo in discussione la forma testuale (cioè il "Libro") .

   Se si legge l' affermazione a pag. XI  applicando la trama della fiaba del  RE NUDO    (vedi anche  re nudo) si desume che chi si trova spaesato (come me) nella ipertestualità dei tre saggi è privo del  "supporto concettuale " necessario per navigare , per cui , cosciente di questa sua personale condizione,  ma non volendo che si sappia,  quasi certamente dirà che i tre saggi sono ipertesti pieni di " significanti", anche se non rileva una struttura di significati.

    Ma io sono rimasto bambino e dico con innocenza che  " il re è nudo". Poi vedremo perchè.

L' analisi

    La premessa, viene ,dunque, dedicata ad una "Città e (una) scuola in scadenza". Che significa ? Per città si intende la "società della conoscenza" in continua evoluzione culturale ed in veloce crescita in termini di saperi e conoscenza.

    La scuola, invece, è una struttura fatiscente, ormai scaduta, appunto, in quanto non riesce a tenere il passo con la  "Città" . Scuola e Città sarebbero ,dunque, due entità distinte e separate, senza collegamenti e prive di reciproche influenze e condizionamenti : una Istituzione da "rottamare".

    Charamente in queste affermazioni c' è una parte di verità perchè il ritardo della scuola non dipende solo dal suo basso livello culturale, ma anche dalla trascuratezza della "Città" verso una Istituzione creata all' origine proprio per supportare lo sviluppo sociale e civile dei popoli. In ogni caso l' inadeguatezza della scuola non può essere negata, esiste e si manifesta ancor più , a cavallo dell' anno 2000, per effetto della "esplosione dell' apprendimento" conseguente alla diffusione dei mezzi multimediali. Da questi, infatti, giovani e adulti, ma ancor più  i bambini ed i ragazzi , assorbono e, quindi,  padroneggiano conoscenze al punto che l' insegnamento scolastico ostacolerebbe l' apprendimento naturale della "Città", la quale, nella sua funzione educante , andrebbe "educata" ad investire di più sulla scuola.

    Da qui a constatare che la scuola, creata per insegnare a chi non sa, ha difficoltà ad insegnare a chi già sa , per aver appreso dai media, il passo è breve.

Morale : la "Città" docente, flessibile ed autonoma, con i suoi infiniti canali di formazione continua sta per rendere inutile se non  dannosa la scuola attuale, ferma alla "epistemologia ottocentesca" con le sue rigidità strutturali e libresche.

    Insegnare a chi sa costituisce, dunque, il problema del 3° millennio. La " Città educante" ne deve prendere coscienza al fine di "ripensare la fomazione" e la "sua ragion d' essere" affinchè la scuola, non più educante, sia "riscolarizzata" in maniera funzionale alla "Città educante" del prossimo 2000 (  scusatemi per il gioco di parole).

Si tratta, insomma, di vedere con quali contenuti e quale immagine questa "Città" del 2000 si candida ufficialmente alla "funzione docente" per la società del 3° millennio e, quindi, di definire con quale scuola si intende sostituire quella destinata alla " rottamazione". Chissa se la FIAT può esserci di aiuto? (N,S.)

 

   
                                                    

Ipertesto I

La multimedialità, tra rumori del mondo

e silenzi della pedagogia

  

Presentazione

Questo primo saggio viene presentato più come una serie di appunti che come ragionamento sequenziale. Ciò , però, non impedisce all' autore di dividere  i 18 paragrafi ( chiamati nodi ) in due  raggruppamenti. Il primo (da 1 a 10) mirato a catturare i "rumori del mondo" , il secondo (dall' 11 al 18) finalizzato a presentare le "sfide" con cui  la "cultura multimediale" dell' attuale società  affronta la scuola da rottamare descritta in premessa.
Questa avvertenza conferma la difficoltà  di una recensione sintetica da me indicata nella introduzione generale costringendomi ad un non semplice  sforzo di sintesi  per ciascun paragrafo. Mi pare doveroso, pertanto , avvertire i lettori che non sempre lo sforzo  potrebbe riuscire efficace. Come conclusione tenterò  , ovviamente, di collegare i nodi su una linea di ragionamento sequenziale.

 

I.1. Ritornare nomadi

    L' Informatica e la telematica hanno sconvolto l' assetto culturale della società in tutti i suoi settori. Il patrimonio storico-culturale sta per essere trasferito in "contenitori" informatici , cioè, "digitalizzati".

   La sicurezza della precedente  "stanzialità" culturale non c' è più : torna il nomadismo. Ed è tutta una corsa. La sfida è : si può educare correndo?

 

I. 2. Un uomo senza modello

Non esiste più un  "sito pedagogico" sicuro, rassicurante, ordinato, che facesse da supporto per un  "progetto formativo" dell' uomo. Va anzi riconosciuto che non esiste (più) un "modello di uomo"  o "uomo modello" che l' educazione (1) possa far suo. A tal fine non offrono appigli nè la tecnologia, nè la politica, nè l' economia..
In questo stato di crisi la "società multimediale " prende il sopravvento ed annulla la "pedagogia delle certezze" riducendola allo stato laicale.

 Nota - Va detto anzitutto che l' educazione, quale arte maieutica, non si pone l' obiettivo di un "uomo modello", ma quello di far nascere bene il modello che è già in  ciascuno di noi; sarà compito della  formazione, semmai, porsi il problema di un modello il più confacente alla convivenza sociale  tipica del tempo corrente. C' è poi il problema del sopravvento che, oltre a dover essere ancora dimostrato,  può essere accettato come "conquista" solo se effetto di "un' aggressione armata".Ma non mi pare sia questo il compito di una riforma.)

 


I.3. Il senso della relatività

Di fronte alla velocità travolgente del "cambiamento" corrente l' uomo non può più usare platonivcamente il distacco della Ragione per superare il contemporaneo in nome del Bello, del Vero, del Reale, sempre fissi.

Il pensiero critico dell' uomo non più platonico deve considerare la  "contemporaneità" ( con tutte le sue manifestazioni, ovviamente) non da superare ma come alternativa.

Il problema, dunque, è quello di storicizzare, contestualizzare, materializzare le istanze della formazione,..." , vale a dire non pensare più alla formazione come attività legata alle  "ide" platoniche ma alle esigenze contemporanee, contingenti ed in mutamento continuo.

(Nota - Resta da chiarire due cose: 1) quali sono e chi stabilisce le "istanze"; 2) se e come il "cambiamento" è davvero qualcosa al di sopra di noi , "entità" astratta inesorabile che sfugge al controllo dell' uomo. Ma in questo paragrafo la spiegazione non c'è. )

 
 I.4. L' audiovisione del mondo

Il mondo e la società sono fatti anche di "suoni"  e di "rumori". L' uomo essendo parte integrante dell' ambiente non può essere più  "monomediale", cioè solo lettore, "uomo-libro", preso solo dalle immagini visive, ma deve anche ascoltare .... " rumore " , suoni, arte, festa, che (però) J. Attali vede come manifestazioni della "follia" umana : il problema è capire dove conduce.

Fra la VISTA e l ' UDITO attualmente vince la prima; se chiudessimo gli occhi e ci mettessimo in ascolto scopriremmo tutto un altro mondo che la visione dominante ci preclude.
Il mondo, insomma, va esplorato in "audiovisione". Bisogna imparare ad ascoltare superando il ricatto della lettura. Bisogna tornare ad essre nomadi per andare incontro al futuro che è gia presente in noi e nella "città educante ".

( Nota - L' analisi potrebbe anche non fare una grinza, ma a mio parere nasconde o non considera : chi, cosa e come può e/o deve gestire "l' audiovisione". )

 
I.5. Scritto e orale

La cultura verbale , soppiantata dalla scrittura, sta tornando a vivere attraverso gli strumenti mass-mediali : telefono, radio, TV, computer. Il politico, infatti, acquista autorevolezza più per come si presenta e dice le cose che per il contenuto delle cose stesse . Tornano a valere i contratti orali .  Il bimbo che "videogioca" si immerge nel mondo dei suoni e delle immagini. Attraverso l' audiovisione tornano i riti della oralità evidenziando sempre più la "dicotomia" : scrittura/oralità.

Insomma . il  "...potere formale (astratto) dell' alfabetismo" va ridimensionato a vantaggio dello spazio multimediale.

(Nota - Il ritorno dei contratti orali mi sembra ancora tutto da dimostrare, anche se fra gli zingari non è stato mai abbandonato.)

 


I.6. Liberare la propria parte analfabeta

Vale a dire  liberarsi, sganciarsi, quasi dimenticare gli "alfabeti" dei saperi con cui gli stessi sono stati appresi e ritrstrasmessi. Si prospetta il superamentomdella scrittura quale mezzo di cominicazione, per rivalorizzare il dialogo e la danza ed ogni altra forma di espressione pre-scrittura.

La "grammaticalizzazione della vita in ogni suo aspetto ha imbrigliato i contenuti istintuali della viat umana ( sogni, desideri, immagini, intuizioni, circuiti logici ecc. ) che invece sono rimessi continuamente in gioco dal "...consumo e l' uso delle merci e degli eventi della società-spettacolo..." cioè dalle sollecitazioni consumistiche della pubblicità .

Trasferendo il discorso sulla scuola ci accorgiamo che la riflessione pedagogica ha lavorato finora in uno spazio chiuso, il problema, allora, è quello di aprire tale spazio tramite la multimedialità non come tecnica ,ma come orizzonte filosofico. Si tratta, insomma, di uscire "...dalle gabbie di una visione (appuinto) scrittoria del  mondo".

(Nota - E' di luglio scorso la notizia che negli USA hanno scoperto che il martellamento pubblicitario televisivo pare stia provocando numerosi danni fisici e mentali ai giovani; per non dire della soggezione psicologica dell' adeguamento al messaggio pena l' emarginazione come afferma la R.L.Montalcini - vedi ITER - n. 1/98 in Recensioni. . Con le affermazioni di questo paragrafo, inoltre, cominciano a vacillare " I fondamenti filosofici della pedagogia" così ben descritti da Sergio Hessen negli anni trenta e quaranta.)

 

I.7. Dalla selce al silicio passando per il piombo

Dalla preistoria passando per l' invenzione della stampa siamo arrivati al "digitale", cioè alla scritura con strumenti elettronici e telematici.

Ma come  è accaduto per la stampa così ora accade con i nuovi strumenti mediali: c'è chi ha paura di essere sopraffatto e spodestato Tale paura, però, non ha  motivo di esistere :  basta parafrasare V, Hugo : " sotto il segno del digitale (invece di stampa) il pensiero è più inpetuoso che mai,....indistruttibile."  Morale: occorre "...ridisegnare l' educazione", rendendola reticolare.

(Nota - Finalmente si incontra il termine "educazione" ma senza averne spiegato il concetto ed il significato sia nello spazio "scritturale" che nel " digitale". )

 

I.8. Al di là della scrittura: arti sonore e arti visive

  La reazione istintiva degli educatori contro il caos, la trivialità, la crisi dei valori ed il consumismo imperanti appare effetto di un pensiero " non riflesso nè riflettente". Forse bisognerebbe "reagire alla reazione".

" I processi formativi dei media spettacolari" hanno sconfito la  "nostra idea di scuola" basata su  " l' impero del libro e della scrittura". Recuperare questa sconfitta è solo illusione. Appare inutile ,dunque, contrastare la realtà: * rifiutando i procesi digitali al posto della stampa;  * continuando ad insegnare saperi distinti e rigidi ,funzionali solo alla  "stratificazione sociale" ; * investendo su una "formazione" rigida che non tiene conto  della  "flessibilità della vita e del sapere", e la "mobilità dei destini" ; * insistendo su una scuola  "impostura" uguale per tutti ma che non è per tutti; la scuola attuale, infatti, è per pochi,  lo dice anche Alberto Abruzzese, quindi obbliga la maggioranza a sottostare e dipendere da pochi. ( vedi PRIME IMPRESSIONI)

Senza nulla togliere all' alfabetismo come risorsa cognitiva va comunque messo in discussione la esclusività dela scrittura quale strumento fondamentale del sapere e della scuola. In tal senso musica ed arti visive stanno giocando un ruolo determinante. Ma il sucesso sarebbe ancor più completo se si operasse la riconquista della "oralità" togliendo alla nostra letteratura la sua  "incrostazione grammaticalistica" e rivitalizzandone   " i tratti vocali e visivi" .

Basta citare ad esempio: Benigni che esegue Dante; il Nobel a Dario Fo; le " canzoni di consumo" come poesia orale. In questo contesto la scuola costituisce un "buco nero"  dove si coglie "...anche l'incapacità a pensare( il rifiuto di pensare) le pratiche oggettuali, le dinamiche che sono proprie dell' abitare gli spazi delle merci e, con essi, le stratificazioni mobili dei segni collettivi ".

( Note - Partiamo da quest' ultimo capoverso. Ho già premesso la mia difficoltà a  capire, quindi, non ho remore a chiedere aiuto; qualcuno più bravo, magari lo stesso autore, spieghi almeno a me, se non  ai lettori, cosa vuol dire il passo ripreso da pag. 19 del libro. Per me si tratta solo di un " elogio al consumismo " collettivo .Passi con tale  genere di sintassi e di lessico sono presenti spesso nel libro al punto che mi viene un "dubbio atroce", di cui , però , parlerò in sede di conclusione.

Mi ricollego, ora, al primo capoverso che partiva proprio dal consumismo visto dagli educatori attuali come un "non valore". Quale compito, allora, per gli  "educatori multimediali? " : accettare il caos e la trivialità, ignorare i valori,sollecitare il consumismo? 

Ma questo sta già accadendo da tempo, da quando tutti gli educatori non hanno più la possibilità di intervenire e di reagire perchè sopraffatti dai " rumori" vuoti che provengono dal mondo sindacale, minsteriale, e familiare oltre che dai mass.media. )

 


I.9 - La società inorganica 

L' attuale "chiesa pedagogica" sostiene che, dunque, ha vinto il <consumismo delle cose e delle conoscenze reificate (vedi nota)...anche dalla scrittura > . Lo dice ,però , a bassa voce, con fatalismo e rassegnazione, quindi, da perdente, La sconfitta dipende dall' atteggiamento punitivo della scuola che vorrebbe riscattare con la scrittura,  ed il sapere connesso, l' appiattimento dei giovani : sul  <linguaggio dell' intrattenimento>, sugli < addobbi...omologanti della comunicazione sociale> , sulle <performances>  (esibizione artistica tipo  Madonna, body art. ecc. ) .

Si giunge , invece, ad altra convinzione se  proviamo a seguire filosoficamente il percorso labirintico di M Perniola in  "Il sex appeal dell' inorganico" :

- Il rock e la musica colta non hanno essenza sentimentale, ma sono "essenzialmente suono", inorganico;

- L' architettura attuale rifiuta il funzionalismo, privilegia il transito ed il passaggio sulla organicità degli spazi soprattutto pubblici;

- Il collezionismo artistico passa dal mondo spirituale dell' opera d' arte a quello degli oggetti unici che costituiscono una "classe logica" a sè, che esclude le altre;

- Il look del corpo che tende a sostituire il vestito riducando  " l'uomo a quasi cosa" : maquillage, tatuagio, aerobica, chirurgia plastica, ingegneria genetica, ecc  ;

- L' universo virtuale (ciberspazio) creato dall' elettronica consente al navigante spaziale  (cibernauta)  di <percepire il proprio corpo come una cosa senziente non essenzialmente diversa dai paesaggi quasi senzienti delle architetture elettroniche> . ( vedi nota).

Da questo percorso dovrebbe venire spontaneo :

- liberarsi dell' idea inculcataci finora che la società sia un organismo vivente;

-accettare come ipotesi di lavoro che la società sia diventata inorganica, comprensibile più  <attraverso le "performances" e meno attraverso le azioni dei soggetti progettanti e programmanti >.

( Note - La scrittura, dunque, come strumento della "grammaticalizzazione" avrebbe "reificate " le conoscenze. A parte la "licenza poetica" di un participio passato di un verbo che non esiste nella nostra lingua  , occorrre chiarire il senso dell' espressione rifacendosi al sostantivo astratto "reificazione" (forse dal latino rei e fieri = essere ridotto a cosa ?).
Il termine può essere usato in due modi : 1) atto di pensiero con cui un 'astrazione viene trasformata un oggetto materiale (concetto filologico - letterale) ;2) l' azione di trattare gli uomini come oggetto di manipolazione, cioè,come se fossero cose anzichè esseri umani. In tal senso fu Marx a farne uso per evidente convenienza politico-filosofica ( il padrone sfruttatore).
L' autore, dunque, dovrebbe dirci a quale delle due versioni appartengano le "conoscenze reificate dalla scrittura" . La questione non mi pare di poco conto , considerato l' implicito richiamo a Marx . Si deve pensare ad un inquietante lapsus froidiano?
C' è poi la questione del "navigante nel cyberspazio. Sono dei giorni scorsi alcune notizie di danni psico-fisici provocati sui ragazzi dai videogames, risultanti da una ricerca americana e confermati in Italia dal ricovero in ospedale di un adolescente "caduto sul campo". L' autore, però, non si pone tali problemi; ma la scuola e la società non possono eluderli ed ancor più favorirli. )

 




I.10. Perdita di identità e di memoria: la colpa non è dei media

L' identità e la momeoria storica dell' uomo è in pericolo sopratutto da quando il mondo si è messo a correre ( vedi § I.1) rompendo gli schemi della conoscenza e dell' esperienza classiche. L' arte, la scienza, la politica ed i comportamenti collettivi hanno subìto , come era prevedibile, trasformazioni esplosive anche per l' opera eversiva delle "tecnologie del conoscere e del comunicare" . Imprevedibili, invece, sono le trasformazioni dell' arte e della filosofia futura.

Ma la responsabilità non è dei mass- media amplificatori. Il disagio che avvertiamo, quindi, dipende dalla inutilità degli "strumenti" (categorie di lettura) con cui si cerca di <imbrigliare fenomeni appartenenti ad altri "ordini di discorso" >. Ordini che riconducono all' ascolto dei "rumori". Due scene da due film (stagione 96/97) : "Segreti e bugie" - inglese - , e  "Shine" - australiano - danno corpo (reificano?) un unico principio filosofico : identità e momeria non sono contenitori di realtà psichiche immutabili. Identità e memoria sono , invece, luoghi aperti e "indeterminati" soggetti alle categorie mobili della cultura e quindi all' azione continua degli strumenti "mediali".

(Nota - Identità e memoria, dunque, sarebbero due "spazi" aperti a tutti " i rumori del mondo" agitati ed amplificati dai "multimedia", in cuile entità psico-fisiche conseguenti al "mix" del patrimonio genetico- culturale con le esperiense concrete vissute in prima persona o per presenza testimoniale, o per apprendimento testuale, non avrebbero incidenza stabile e decisiva nella costruzione della personalità di ciascuno. Ognuno, insomma, potrebbe "rimuovere",  quando decide che non gli sta più bene, il "peso" del rispettivo patrimonio che lo identifica, appunto, quale persona "reificata" come diversa da un 'altra.

Teoria, dirò quasi afascinante, se non altro perchè potrebbe (forse) evitare psichiatri e psicoterapia, oltre che numerosi problemi sociali attualissimi.

Sarebbe molto bello , forse troppo, se l' ascolto delle "performances" e degli altri " rumori del mondo" reale e cibernetico/virtuale potesse liberare dal disagio dilagante i giovani disorientati e confusi proprio dal rumore creato, purtroppo, dagli adulti. Ma viene un altro dubbio a cui bisognerebbe rispondere: e se le nuove generazioni non avessero nè identità nè memoria da rimuovere? Se , cioè, non avessero un patrimonio genetico-culturale integro, ma già frammentato e caotico? Che identità e patrimonio hanno  i giovani vacanzieri della costa romagnola che si sono messi a chiamare "Valerio"  senza alcun motivo?
La domanda non mi pare banale, soprattutto per chi sta pensando di modificare la scuola quale struttura sociale  preposta a "tirar fuori" ( educere) la personalità di ciascuno.)

 



Intervallo
Col §10, dunque, l' autore chiude il gruppo degli appunti dedicato ai "rumori", cioè alla "demolizione" della cultura "reificata" dalla scrittura, dalla grammatica, dalle regole sintattiche, dalla linearità logica e sequenziale, dai mezzi rigidi della stampa ecc. , per affermare, da una parte, l' elogio della libertà quasi "istintuale" di non partecipare alla "costrizione" operata dalla cultura scolastica fatta per pochi, e , dall' altra, per "difendere" la libertà della maggioranza che rifiuta la scuola o che la subisce come imposizione.
I successivi paragrafi dovrebbero darci indicazioni propositive circa il rapporto fra questa parte demolitrice e un successivo atto ricostruttivo di una nuova pedagogia. L' ipotesi ricorrente finora è che le nuove tecnologie digitali, elettroniche, multimediali, avrebbero il potere di rompere l' incrostazione della cultura scolastica testuale, ma senza eleminarla, a vantaggio di una diversa e migliore capacità espressiva di ciascuno.