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SOMMARIO
: SCUOLA E SOCIETA'
- SCUOLA E SINDACATI - LO
SCIOPERO - CONCLUSIONE
SCUOLA E SOCIETA'
Mentre sui quotidiani degli ultimi giorni di settembre non mancavano notizie e commenti sul fallito accordo fra il Governo ed i sindacati più rappresentativi della scuola , un noto settimanale ha pubblicato i risultati di un sondaggio del Cirm finalizzato a conoscere cosa pensano gli italiani dei docenti e del loro stipendio. Il dato più sorprendente è che il 73% degli intervistati ritiene che prima di aumentare la retribuzione ai professori sarebbe opportuno migliorare ed aumentare la dotazione delle strutture scolastiche ; il 46% ritiene giusta la retribuzione attuale , il 21% è d'accordo sull' aumento , mentre per il 14% lo stipendio sarebbe addirittura troppo alto. I motivi che giustificano gli "stipendi da fame" sono sempre i soliti : i pomeriggi liberi, le poche ore settimanali di lavoro, i due mesi di vacanze estive, i lunghi ponti a Natale e Pasqua. Tutto vero, temporalmente parlando; ma, è altrettanto vero che , con un minimo di riflessione e di approfondimento, anche l' extra scuola potrebbe rendersi conto che non può essere questo il parametro giusto e sicuro per calcolare la retribuzione dei docenti e del personale scolastico in genere. In merito, ad esempio , basterebbe chiedere cosa ne pensano albergatori ed operatori turistici.
Un precedente sondaggio
dell' Ist.to Datamedia aveva affrontato il problema da un' altra
visuale puntando più sulla qualità del lavoro dietro la cattedra
: il 16,4 % lo considera ottimo; il 40,6 % lo considera buono, e solo il
2% ne sostiene l' insufficienza.
Il commento che
viene spontaneo è che la "società", pur riconoscendone il
buon lavoro , non ritiene opportuno aumentare il compenso ai docenti.
Ma ci sono anche altri motivi, oltre a quelli espressi nei sondaggi,
che forse sono più diffusi di quanto si possa credere.
Riprendiamo, sempre per dare voce alla "società " che, come una "grande sorella", osserva ciò che accade nella scuola , da una lettera che una sig.ra di Mantova ha scritto a "Libero" quotidiano di V. Feltri : ""...vorrei aggiungere qualche altro argomento a quelli suggeriti dal sondaggio ( del Cirm) So bene , precisa la sig.ra, che non tutto questo è vero: i pomeriggi, infatti, non sempre sono liberi, poi ci sono i compiti da correggere, le lezioni da preparare, le riunioni tra professori per gli scrutini e così via. Ma ci sono altre cose che il sondaggio non ha messo in luce. Anzitutto i professori la piantino con il loro vittimismo. E la smettano di dire che il loro lavoro è una missione ( magari, tra loro , c'è chi ci crede sul serio; ma è anche un dato di fatto che , missione o no, molti, troppi professori sono corresponsabili dello stato miserando in cui versa la scuola pubblica). La lettera continua denunciando che i docenti : Godono della sicurezza del posto di lavoro per tutta la vita, ottengono con una certa facilità periodi di aspettativa, che i lavoratori privati non si sognano nemmeno,e l' avvicinamento ai luoghi di origine in tempi relativamente brevi, hanno la possibilità di andare in pensione ancora giovani ..."" Passando oltre , "" E ancora: se i loro stipendi sono così da fame, come mai non si vede mai una prof o un prof che cambi lavoro? ""
Un signore di Abbiategrasso, invece , sostiene che le strutture non bastano a fare una buona scuola quando manca l' insegnante bravo, capace di far vibrare il cuore degli allievi.
Citiamo , infine, la convinzione di un opinionista come Angelo Panebianco che sul "Corriere della Sera" del 27/9 ha classificato i docenti in tre categorie : - i bravi / bravissimi, da premiare, sarebbero il 20-30 % ; i cattivi da mettere in condizioni di non nuocere agli alunni andrebbero dal 15 al 20 %; in mezzo fra i due estremi ci sarebbe una palude di mediocri pari al 40 50 %.
SCUOLA E SINDACATI
Queste dunque le
convinzioni che la "società" italiana ha della nostra scuola,
e del suo personale in particolare ;appare persino ovvio che da tali convinzioni
discendano il discredito e la perdita del considerazione sociale
da parte del personale docente, e quindi , di tutto l' apparato, dirigenza
compresa. Trattasi di una condizione di cui sono convinti non solo i sindacati
ma anche il Ministro della P.I. Però, mentre tutti sono d' accordo
sulla necessità di rivalutare la professionalità del personale
scolastico, nessuno , in merito, prova a scrivere una
qualunque ricetta ; sembra, anzi, che più se ne parla più
il problema si complica e la soluzione si allontana. Ma c'è di più.
A nostro avviso
sono gli stessi sindacati che, più o meno inconsapevolmente, alimentano
certe convinzioni negative sul personale scolastico per l' incapacità
di proporre interventi e soluzioni che vadano oltre la pura rivendicazione
economica legata all' inflazione ed al potere d' acquisto della moneta.
Nessuno finora
ha saputo impostare pubblicamente , oltre che in sede ministeriale, un
discorso socio-filosofico-politico capace di dimostrare che un maggiore
compenso economico al personale docente e non docente non è legato
solo al tempo materiale di impegno all' interno della scuola o all' equiparazione
europea, ma deve trarre origine e giustificazione anzitutto dal ruolo e
dalla funzione educativa, istruttiva e formativa svolti nella scuola.Ciò
che va compensato, a nostro avviso, non è il tempo passato
nelle aule o negli uffici ma è il tipo e l' importanza del lavoro
che vi si svolge .
Facciamo alcuni
esempi. Tutti conoscono il livello retributivo di : -
deputati e senatori ; magistrati ; docenti universitari ; primari ospedalieri
e medici di famiglia; dirigenti d' azienda, sindacali e dell' amministrazione
pubblica, ed altri ancora che ciascun lettore può individuare da
solo ; nessuno di questi crediamo venga compensato per il tempo
di presenza fisica nelle aule parlamentari, giudiziarie e degli atenei,
nelle aziende, negli ospedali e negli ambulatori , negli uffici,
ecc. , ma per il valore e la responsabilità della loro funzione
al servizio della collettività . Nei casi citati, infatti, il tempo
non ha alcun valore se non come elemento funzionale agli impegni professionali
spesso inderogabili.
Attenzione ! Le
categorie citate non sono state scelte a caso; l'elenco , invece
, vuole costituire un messaggio preciso indirizzato a Governo e Sindacati,
oltre che , ovviamente, alla cosiddetta "società civile" .
Cosa fanno , appunto, il Governo ed i sindacati? Il primo , dopo aver riconosciuto il livello retributivo da fame , offre miglioramenti economici da altrettanta fame, per di più subordinati al reperimento delle disponibilità di bilancio da diluire in tre anni; il che significa che è mancata e manca da parte dello Stato la valutazione sociale, politica e culturale del problema.
I Sindacati, da parte loro, danno man forte allo Stato , sostenendo che gli aumenti servono a compensare il maggiore impegno scolastico derivante prima per la partecipazione agli OO.CC. , ora per le nuove responsabilità connesse alla "scuola dell' autonomia" , neologismo creato per nascondere il vuoto effettivo che sta dietro alla sbandierata novità , puramente virtuale da punto di vista strettamente professionale, e clamorosamente falsa per i bisogni strutturali,dal momento che la dipendenza si trasferisce dal Ministero agli Enti locali . Altro che autonomia ! Fra non molto, quando i politici locali si saranno resi conto del loro potere sulla scuola, ne vedremo delle belle.
Le rivendicazioni salariali hanno, in ogni caso , due effetti perversi a danno della scuola e del personale: mentre da una parte consolidano la convinzione diffusa fra la gente che finora il personale scolastico ha lavorato temporalmente poco; dall' altra confermano la necessità di differenziare il compenso legandolo alla valutazione della professionalità di ciascuno ben sapendo che si tratta di un problema di difficile soluzione, se non impossibile, (concorsone docet) . Stando alle indagini ed alle convinzioni sopra esposte non osiamo pensare cosa potrebbe accadere se si dovesse decidere di coinvolgere nella valutazione dei docenti anche i genitori e l' exstrascuola in genere.
LO SCIOPERO
Insomma a
nostro avviso Ministri e sindacati stanno giocando a nascondino per evitare
il toro che invece andrebbe preso, come si dice, per le corna , e
decapitato una volta per tutte.
Il
Ministro De Mauro ha riconosciuto nei giorni scorsi che senza i docenti
gli italiani sarebbero ancora un popolo di analfabeti: ma perché
non prova a "monetizzare" questo lavoro ? Magari con l' aiuto dei colleghi
europei ?
E i sindacati che
fanno ? Proclamano lo sciopero, distinti e distanti per evitare confusione
fra la maggiore o minore rappresentanza . I più rappresentativi
(CGIL - CISL - UIL - SNALS) compilano un decalogo di obiettivi prioritari
della rivendicazione ( prendiamo dal manifesto dello SNALS che ci sembra
sintetizzi bene l' accordo con i confederali) :
- Elevazione
degli stipendi....non eludibile...( ai fini )
della valorizzazione delle nuove responsabilità e dei maggiori
impegni nella scuola dell' Autonomia (nonché)
equiparazione (ai) colleghi europei;
- Adeguamento
delle retribuzioni ... (del)
personale ATA, in relazione ai maggiori carichi di lavoro;
- Riconoscimento
economico adeguato ..(alla dirigenza scolastica)
;
- Piano finanziario
pluriennale.....a decorrere dal 2001 ;
- Impegno a
destinare...le risorse disponibili ..dei contratti inapplicati...all' incremento
stipendiale;
- .....defiscalizzazione
delle spese professionali ( di tutti gli
operatori) ;
- Organici "realmente"
funzionali all' ampliamento dell' offerta formativa ( cioè
più assunzioni) ;
- Riconsiderazione
(!) delle politiche di reclutamento...(nonchè assunzione per
la ) copertura totale
dei posti disponibili ;
- Definizione
di un organico e condiviso sistema di valutazione della professionalità
nella scuola dell' autonomia......; _
Il manifesto si chiude con un ammonimento che, per la verità, non si legge sui documenti confederali : " La scuola fa sul serio (già, finora, infatti, ha solo scherzato !) : il Governo e, soprattutto, le forze politiche della maggioranza ne tengano conto! "
Chiaro, no ? Nel 2001 ci saranno le elezioni
politiche, quindi, ognuno si dia una regolata.
Vediamo, invece, le rivendicazioni
della GILDA, quale Associazione sindacale più rappresentativa degli
autonomi , anche se, in occasione del "concorsone" fu surclassata dai COBAS.
Dopo aver ricordato di essere
stata la prima organizzazione ad indire lo sciopero solo dei docenti, escludendo
, cioè, la dirigenza , Gilda ha diffuso in tutte le scuole
un volantino con le seguenti richieste :
- Abolizione
dell' art. 29 del C.C.N.L ( quello relativo al "concorsone"
) ;
- Utilizzazione
dei 1260 miliardi destinati al "concorsone" quale acconto per una indennità
di funzione docente;
- Istituzione
di un' area di contrattazione specifica per i docenti;
- Aumenti stipendiali
progressivamente adeguati ai parametri europei;
- Difesa dell'
autonomia professionale e della libertà di insegnamento.
Bene, anzi male; provate,
infatti, a trovare un solo obiettivo chiaro , preciso , inequivocabile
che il Governo , volendo, potrebbe realizzare subito senza condividerlo
prima con i sindacati.
D'altra parte la condivisione
è stata totale con Berlinguer nella fase delle riforme varate tutte
passando sulla testa dei docenti ; lo sciopero , dunque , costituisce il
tentativo di recuperare credibilità cavalcando la tigre
degli aumenti economici. Ma alla fine, possiamo essere certi, le
proposte del Governo saranno accettate e "condivise" .
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AGGIORNAMENTO
- Secondo le notizie di stampa, allo
sciopero del giorno 9 avrebbe partecipato dal 50 al 70% dei docenti
, cioè, quasi il doppio degli iscritti ai sindacati proponenti.
Ciò significa che hanno aderito alla protesta anche insegnanti autonomi
o non sindacalizzati. Il prossimo sciopero del giorno 16, indetto dagli
autonomi, sarà una specie di controprova della partecipazione
a prescindere dalla tessera di appartenenza o dalla non iscrizione ai sindacati.
Sempre dalla
stampa si apprende che sia le ragioni della protesta che i pro ed i contro
della gente restano quelli che abbiamo sintetizzato nei due paragrafi precedenti.
C'è , anzi , da dubitare sull' efficacia del "corteo dei 100000"
a Roma; la manifestazione folkloristica di slogan e simboli carnevaleschi
vari crediamo non abbia contribuito a rinnovare ed accrescere la stima
della gente per una categoria che invece merita rispetto e solidarietà
per la funzione educativa che la dovrebbe contraddistinguere in ogni
occasione , dentro e fuori la scuola.
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- Il prestigio e la considerazione sociale del personale
e della scuola tutta non si ottiene con l' aumento di stipendio agli operatori
senza aver prima definito una logica parametrica chiara e soprattutto socialmente
motivata.
Chi è più nel giusto, il Governo che
offre briciole "spalmate" in tre anni, o i COBAS che chiedono subito
mezzo milione al mese ? Quale prestigio può scaturire da un qualunque
accordo massimo o intermedio che sia ?
- La (ri)valorizzazione della professionalità docente non si ottiene con il semplice riconoscimento cartaceo, in linguaggio sindacalese o burocratico, dell' autonomia e della libertà didattica e di insegnamento , peraltro già garantito dalla Costituzione , né, tanto meno, dando atto pubblicamente che gli insegnanti hanno salvato l' Italia dall' analfabetismo; non si poteva dire una banalità più grossa: e chi avrebbe potuto e dovuto farlo se non la scuola?
- Una via d'uscita
dall' attuale situazione pre - agonica passa per
una riflessione pacata , ma severa, sul potere di rappresentanza
con cui finora i Sindacati hanno "costretto"
lo Stato a "consultare, concertare, contrattare" su tutto e tutti; si tratta
, infatti,di una vera e propria esautorazione delle competenze statali,
espropriate , in pratica, del loro specifico ruolo di intervento
mirato a creare le condizioni per un corretto e pacifico svolgimento
della vita sociale.
A cosa serve lo Stato se i suoi
organi di governo non possono o non sanno interpretare in via diretta le
esigenze della collettività e delle sue articolazioni, tanto da
avere bisogno di intermediari sindacali? Che, poi, fra l'altro, rappresentano
solo una esigua minoranza dei dipendenti ( nella scuola risulta sindacalizzato
solo il 35% di tutto il personale docente e non docente). Occorre
, insomma, che lo Stato esca dalla contraddittoria , ma comoda posizione
di ambigua irresponsabilità e riassuma (o assuma) la sua piena
funzione istituzionale . Difficile? Allo stato delle cose , si, ma non
certo impossibile , soprattutto per la scuola.
Se, dunque, per ridare serenità
al personale , nonché efficienza ed efficacia alla scuola,
non bastano i soldi ed i proclami cartacei e virtuali, occorre ricercare
altra soluzione.
La via più appropriata da percorrere ci sembra quella che riconduce
a quei settori di attività pubblica indicati all' inizio
come punti di riferimento per retribuzioni non calcolate sulla base del
tempo materiale di lavoro. Si tratta , cioè, da parte dello Stato,
di definire "un' area sociale", mediante specifico riconoscimento giuridico
, in cui "collocare" tutti i servizi di pubblica utilità
nei quali l' impegno di lavoro dei rispettivi operatori si basa anzitutto
sull' esercizio di capacità professionali che non sono legati a
parametri temporali , ma che assicurano ruoli e funzioni di alto valore
ai fini della vita sociale e del benessere collettivo, e ciò perchè
hanno come oggetto di trattamento le persone e non merci e beni materiali.
In tal senso crediamo che la scuola abbia tutti i requisiti per essere
collocata di diritto in un simile contesto .
Dopo di che ben vengano parametrazioni anche temporali all' interno dell' area, ma sulla base , anzitutto, di una piattaforma retributiva comune ai vari settori, concepita, cioè, come riconoscimento della valenza sociale dei settori stessi. Ben venga, inoltre, anche la possibilità di mandare a casa , senza mezzi termini, chi non si dimostra all' altezza del compito ; non è accettabile, infatti , che all' interno di ruoli e funzioni identiche convivano bravi e meno bravi ufficializzati e catalogati con differente stipendio. Nessun sostenitore del riconoscimento monetario al merito , infatti, rileva che premiare i più bravi, chi più si impegna , chi passa più tempo nella sede di lavoro ecc. significa sancire anche il riconoscimento giuridico del disimpegno, della mediocrità , della incapacità ,della irresponsabilità degli altri ; e ciò , peraltro, senza preoccuparsi del danno e della discriminazione che i meno bravi arrecano agli alunni, ai malati, agli indagati ecc. A nessuno dovrebbe essere consentito di non fare il lavoro necessario per un risultato ottimale.
Insomma nei servizi pubblici non dovrebbero essere tollerate le "mezze calzette", anche se non appare semplice individuarle. Ma questo è un altro discorso da affrontare a parte.
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