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IL MINISTRO DE MAURO COSTRETTO A CONCERTARE

LA  SCUOLA  "CONDIVISA"

 

DA CHI ?
I DOCUMENTI NON LO SPIEGANO MA CI VUOLE POCO PER CAPIRLO LEGGENDO I COMUNICATI SINDACALI A PROPOSITO DEGLI  SCIOPERI NELLA SCUOLA
di Nicola Scipione

SOMMARIO  : SCUOLA E SOCIETA' -   SCUOLA E SINDACATI -   LO SCIOPERO -   CONCLUSIONE


SCUOLA E SOCIETA'

   Mentre sui quotidiani degli ultimi  giorni di settembre non mancavano notizie e commenti sul  fallito accordo fra  il Governo ed i sindacati più rappresentativi della scuola ,  un noto settimanale ha pubblicato i risultati di  un sondaggio del Cirm finalizzato a conoscere cosa pensano gli italiani dei docenti e del loro stipendio. Il  dato più sorprendente è che il 73% degli intervistati ritiene che prima di aumentare la retribuzione ai professori sarebbe opportuno migliorare ed aumentare la dotazione delle  strutture scolastiche ; il 46% ritiene giusta la retribuzione attuale , il 21%  è d'accordo sull' aumento , mentre per il 14% lo stipendio sarebbe addirittura troppo alto. I motivi che giustificano gli "stipendi da fame" sono sempre i soliti : i pomeriggi liberi, le poche ore settimanali di lavoro, i due mesi di vacanze estive, i lunghi ponti a Natale e Pasqua. Tutto vero, temporalmente parlando; ma, è altrettanto vero che  , con un minimo di riflessione e di approfondimento,  anche l' extra scuola  potrebbe  rendersi conto che non può essere questo il parametro giusto e sicuro per calcolare la retribuzione dei docenti e del personale scolastico in genere. In merito, ad esempio , basterebbe chiedere cosa ne pensano albergatori ed operatori turistici.

    Un precedente sondaggio dell' Ist.to  Datamedia aveva affrontato il problema da un' altra visuale puntando più sulla qualità del lavoro dietro la cattedra : il 16,4 % lo considera ottimo; il 40,6 % lo considera buono, e solo il 2% ne sostiene l' insufficienza.
    Il commento che viene spontaneo è che la "società", pur riconoscendone il buon lavoro , non ritiene  opportuno aumentare il compenso ai docenti. Ma ci sono anche altri motivi, oltre a quelli espressi nei  sondaggi, che forse sono più diffusi di quanto si possa credere.

   Riprendiamo, sempre  per dare voce alla "società "  che, come una "grande sorella",  osserva ciò che accade  nella scuola , da una lettera che  una sig.ra di Mantova  ha scritto a "Libero" quotidiano di V. Feltri : ""...vorrei aggiungere qualche altro argomento a quelli suggeriti dal sondaggio ( del Cirm)    So bene , precisa  la sig.ra, che non tutto questo è vero: i pomeriggi, infatti, non sempre sono liberi, poi ci sono i compiti da correggere, le lezioni da preparare, le riunioni tra professori per gli scrutini e così via. Ma ci sono altre cose che il sondaggio non ha messo in luce. Anzitutto i professori la piantino con il loro vittimismo. E la smettano di dire che il loro lavoro è una missione ( magari, tra loro , c'è chi ci crede sul serio; ma è anche un dato di fatto che , missione o no, molti, troppi professori sono corresponsabili dello stato miserando in cui versa la scuola pubblica). La lettera continua denunciando che i docenti : Godono della sicurezza del posto di lavoro per tutta la vita, ottengono con una certa facilità periodi di aspettativa, che i lavoratori privati non si sognano nemmeno,e l' avvicinamento ai luoghi di origine in tempi relativamente brevi, hanno la possibilità di andare in pensione ancora giovani ...""  Passando oltre , "" E ancora: se i loro stipendi sono così da fame, come mai non si vede mai una prof o un prof che cambi lavoro? ""

    Un signore di Abbiategrasso, invece , sostiene che le strutture non bastano a fare una buona scuola quando manca l' insegnante bravo, capace di far vibrare il cuore degli allievi.

    Citiamo , infine, la convinzione di un opinionista come Angelo Panebianco che sul "Corriere della Sera"  del 27/9 ha classificato i docenti in tre categorie : - i bravi / bravissimi, da premiare, sarebbero il 20-30 %  ; i cattivi da mettere in condizioni di non nuocere agli alunni andrebbero dal 15 al 20 %;  in mezzo fra i due estremi ci sarebbe una palude di mediocri pari al 40  50 %.

SCUOLA E SINDACATI

    Queste dunque le convinzioni che la "società"  italiana ha della nostra scuola, e del suo personale in particolare ;appare persino ovvio che da tali convinzioni discendano il discredito e la perdita del considerazione sociale  da parte del personale docente, e quindi , di tutto l' apparato, dirigenza compresa. Trattasi di una condizione di cui sono convinti non solo i sindacati ma anche il Ministro della P.I. Però, mentre tutti sono d' accordo sulla necessità di rivalutare la professionalità del personale scolastico,   nessuno , in merito,  prova a scrivere una qualunque ricetta  ; sembra, anzi, che più se ne parla più il problema si complica e la soluzione si allontana. Ma c'è di più.
    A nostro avviso sono gli stessi sindacati che, più o meno inconsapevolmente, alimentano certe convinzioni negative sul personale scolastico per l' incapacità di proporre interventi e soluzioni che vadano oltre la pura rivendicazione economica legata all' inflazione ed al potere d' acquisto della moneta.
    Nessuno finora ha saputo impostare pubblicamente , oltre che in sede ministeriale, un discorso socio-filosofico-politico capace di dimostrare che  un maggiore compenso economico al personale docente e non docente non è legato solo al tempo materiale di impegno all' interno della scuola o all' equiparazione europea, ma deve trarre origine e giustificazione anzitutto dal ruolo e dalla funzione educativa, istruttiva e formativa svolti nella scuola.Ciò che va compensato, a nostro avviso,  non è il tempo passato nelle aule o negli uffici ma è il tipo e l' importanza del lavoro che  vi si svolge .

    Facciamo alcuni esempi. Tutti conoscono il livello retributivo di :  -   deputati e senatori ; magistrati ; docenti universitari ; primari ospedalieri e medici di famiglia; dirigenti d' azienda, sindacali e dell' amministrazione pubblica, ed altri ancora che ciascun lettore può individuare da solo  ; nessuno di questi crediamo venga compensato per il tempo  di presenza fisica  nelle aule parlamentari, giudiziarie e degli atenei, nelle aziende,  negli ospedali e negli ambulatori , negli uffici, ecc. , ma per il valore e la responsabilità della loro funzione al servizio della collettività . Nei casi citati, infatti, il tempo non ha alcun valore se non come elemento funzionale agli impegni professionali spesso  inderogabili.
    Attenzione ! Le  categorie citate non sono state scelte  a caso; l'elenco , invece , vuole costituire un messaggio preciso indirizzato a Governo e Sindacati, oltre che , ovviamente, alla cosiddetta "società civile" .

    Cosa fanno , appunto, il Governo ed i sindacati? Il primo , dopo aver riconosciuto il livello retributivo da fame ,  offre miglioramenti economici da altrettanta fame, per di più   subordinati al reperimento delle disponibilità di bilancio da diluire in tre anni; il che significa che è mancata e  manca da parte dello Stato la valutazione sociale, politica e culturale  del problema.

    I Sindacati, da parte loro, danno man forte allo Stato , sostenendo che gli aumenti servono a compensare il maggiore impegno scolastico derivante  prima per la partecipazione agli OO.CC. , ora per le nuove responsabilità connesse alla "scuola dell' autonomia" , neologismo creato per nascondere il vuoto effettivo  che sta dietro alla sbandierata novità , puramente virtuale da punto di vista strettamente professionale, e clamorosamente falsa per i bisogni strutturali,dal momento che la dipendenza si trasferisce dal Ministero agli Enti locali . Altro che autonomia ! Fra non molto, quando i politici locali si saranno resi conto del loro potere sulla scuola, ne vedremo delle belle.

    Le  rivendicazioni salariali hanno, in ogni caso , due effetti perversi a danno della scuola e del personale: mentre da una parte consolidano la convinzione diffusa fra la gente che finora il personale scolastico ha lavorato temporalmente poco; dall' altra confermano la necessità di differenziare il compenso legandolo alla valutazione della professionalità di ciascuno  ben sapendo che si tratta di un problema di difficile soluzione, se non impossibile,  (concorsone docet) . Stando alle indagini ed alle convinzioni sopra esposte non osiamo pensare cosa potrebbe  accadere se si dovesse decidere di coinvolgere nella valutazione dei docenti anche  i genitori e l' exstrascuola in genere.

  LO SCIOPERO

     Insomma a nostro avviso Ministri e sindacati stanno giocando a nascondino per evitare il toro che invece andrebbe preso, come si dice,  per le corna , e decapitato una volta per tutte.
    Il Ministro De Mauro ha riconosciuto nei giorni scorsi che senza i docenti gli italiani sarebbero ancora  un popolo di analfabeti:  ma perché non prova a "monetizzare" questo lavoro ? Magari con l' aiuto dei colleghi europei ?
    E i sindacati che fanno ? Proclamano lo sciopero, distinti e distanti per evitare confusione fra la maggiore o minore rappresentanza . I più rappresentativi  (CGIL - CISL - UIL - SNALS)  compilano un decalogo di obiettivi prioritari della rivendicazione ( prendiamo dal manifesto dello SNALS che ci sembra sintetizzi bene l' accordo  con i confederali) :

- Elevazione degli stipendi....non eludibile...( ai fini ) della valorizzazione delle nuove responsabilità e dei maggiori impegni nella scuola dell' Autonomia (nonché) equiparazione (ai) colleghi europei;
- Adeguamento delle retribuzioni ... (del) personale ATA, in relazione ai maggiori carichi di lavoro;
- Riconoscimento economico adeguato  ..(alla dirigenza scolastica) ;
- Piano finanziario pluriennale.....a decorrere dal 2001 ;
- Impegno a destinare...le risorse disponibili ..dei contratti inapplicati...all' incremento stipendiale;
- .....defiscalizzazione delle spese professionali ( di tutti gli operatori) ;
- Organici "realmente" funzionali all' ampliamento dell' offerta formativa ( cioè più assunzioni) ;
- Riconsiderazione (!) delle politiche di reclutamento...(nonchè assunzione per la ) copertura totale       dei posti disponibili ;
-  Definizione di un organico e condiviso sistema di valutazione della professionalità nella scuola dell' autonomia......; _

    Il manifesto si chiude con un ammonimento che, per la verità, non si legge sui documenti confederali : " La scuola fa sul serio (già, finora, infatti, ha solo scherzato !) : il Governo e, soprattutto, le forze politiche della maggioranza ne tengano conto! "

 Chiaro, no ? Nel 2001 ci saranno le elezioni politiche, quindi, ognuno si dia una regolata.
 

    Vediamo, invece, le rivendicazioni della GILDA, quale Associazione sindacale più rappresentativa degli autonomi , anche se, in occasione del "concorsone" fu surclassata dai COBAS.
    Dopo aver ricordato di essere stata la prima organizzazione ad indire lo sciopero solo dei docenti, escludendo , cioè, la dirigenza  , Gilda ha diffuso in tutte le scuole un  volantino con le seguenti richieste :
- Abolizione dell' art. 29 del C.C.N.L  ( quello relativo al  "concorsone" ) ;
- Utilizzazione dei 1260 miliardi destinati al "concorsone" quale acconto per una indennità  di funzione docente;
- Istituzione di un' area di contrattazione specifica per i docenti;
- Aumenti stipendiali progressivamente adeguati ai parametri europei;
- Difesa dell' autonomia professionale e della libertà di insegnamento.

     Bene, anzi male; provate, infatti, a trovare un solo obiettivo chiaro , preciso , inequivocabile che il Governo , volendo, potrebbe realizzare subito senza condividerlo prima con i sindacati.
    D'altra parte la condivisione è stata totale con Berlinguer nella fase delle riforme varate tutte passando sulla testa dei docenti ; lo sciopero , dunque , costituisce il tentativo di recuperare credibilità   cavalcando la tigre degli aumenti economici. Ma alla fine, possiamo essere certi,  le proposte del Governo saranno  accettate e "condivise" .
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AGGIORNAMENTO - Secondo le notizie di stampa, allo sciopero del giorno 9 avrebbe partecipato dal  50 al 70% dei docenti , cioè, quasi il doppio degli iscritti ai sindacati proponenti. Ciò significa che hanno aderito alla protesta anche insegnanti autonomi o non sindacalizzati. Il prossimo sciopero del giorno 16, indetto dagli autonomi, sarà una specie di controprova della partecipazione  a prescindere dalla tessera di appartenenza o dalla non iscrizione ai sindacati.
Sempre dalla stampa si apprende che sia le ragioni della protesta che i pro ed i contro della gente restano quelli che abbiamo sintetizzato nei due paragrafi precedenti. C'è , anzi , da dubitare sull' efficacia del "corteo dei 100000" a Roma; la manifestazione folkloristica  di slogan e simboli carnevaleschi vari crediamo non abbia contribuito a rinnovare ed accrescere la stima della gente per una categoria che invece merita rispetto e solidarietà per la funzione educativa che la dovrebbe  contraddistinguere in ogni occasione , dentro e fuori la scuola.
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CONCLUDENDO

- Il prestigio e la considerazione sociale del personale e della scuola tutta non si ottiene con l' aumento di stipendio agli operatori senza aver prima definito una logica parametrica chiara e soprattutto socialmente motivata.
Chi è più nel giusto, il Governo che offre briciole "spalmate" in tre anni,  o i COBAS che chiedono subito mezzo milione al mese ? Quale prestigio può scaturire da un qualunque accordo massimo o intermedio che sia ?

- La (ri)valorizzazione della professionalità docente non si ottiene con il semplice riconoscimento cartaceo, in linguaggio sindacalese o burocratico, dell' autonomia e della libertà didattica e di insegnamento , peraltro già garantito dalla Costituzione , né,  tanto meno, dando atto pubblicamente che gli insegnanti hanno salvato l' Italia dall' analfabetismo; non si poteva dire una banalità più grossa: e chi avrebbe potuto e dovuto farlo se non la scuola?

- Una via d'uscita  dall' attuale situazione pre - agonica passa  per  una  riflessione pacata , ma severa, sul  potere di rappresentanza con cui finora i Sindacati hanno "costretto" lo Stato a "consultare, concertare, contrattare" su tutto e tutti; si tratta , infatti,di una vera e propria esautorazione delle competenze statali, espropriate , in pratica, del loro  specifico ruolo di intervento mirato a creare le condizioni per un  corretto e pacifico svolgimento della vita sociale.
    A cosa serve lo Stato se i suoi organi di governo non possono o non sanno interpretare in via diretta le esigenze della collettività e delle sue articolazioni, tanto da avere bisogno di intermediari sindacali? Che, poi, fra l'altro,  rappresentano solo una esigua minoranza dei dipendenti ( nella scuola risulta  sindacalizzato solo il 35% di tutto il personale docente e non docente).   Occorre , insomma, che lo Stato esca dalla  contraddittoria , ma comoda posizione di ambigua irresponsabilità  e riassuma (o assuma) la sua piena funzione istituzionale . Difficile? Allo stato delle cose , si, ma non certo impossibile , soprattutto per la scuola.

    Se, dunque, per ridare serenità al personale  , nonché efficienza ed efficacia alla scuola, non bastano i soldi ed i proclami cartacei e virtuali, occorre ricercare altra soluzione.
     La via più appropriata da percorrere ci sembra quella che riconduce a quei  settori di attività pubblica  indicati all' inizio come punti di riferimento per retribuzioni non calcolate sulla base del tempo materiale di lavoro. Si tratta , cioè, da parte dello Stato, di definire "un' area sociale", mediante specifico riconoscimento giuridico , in cui "collocare"  tutti i servizi  di pubblica utilità nei quali l' impegno di lavoro dei rispettivi operatori si basa anzitutto sull' esercizio di capacità professionali che non sono legati a parametri temporali , ma che assicurano ruoli e funzioni di alto valore ai fini della vita sociale e del benessere collettivo, e ciò perchè hanno come oggetto di trattamento le persone e non merci e beni materiali. In tal senso crediamo che la scuola  abbia tutti i requisiti per essere collocata di diritto in un simile  contesto .

   Dopo di che ben vengano parametrazioni anche temporali all' interno dell' area, ma sulla base , anzitutto, di una piattaforma retributiva comune ai vari settori, concepita, cioè, come riconoscimento della valenza sociale dei settori stessi. Ben venga, inoltre, anche la possibilità di mandare a casa , senza mezzi termini, chi non si dimostra all' altezza del compito ; non è accettabile, infatti , che all' interno di ruoli e funzioni identiche convivano bravi e meno bravi ufficializzati e catalogati con differente stipendio. Nessun sostenitore del riconoscimento monetario al merito , infatti, rileva che premiare i più bravi, chi più si impegna , chi passa più tempo nella sede di lavoro ecc. significa sancire anche il  riconoscimento giuridico del disimpegno, della mediocrità , della incapacità ,della irresponsabilità degli altri ; e ciò , peraltro, senza preoccuparsi del danno e della discriminazione che i meno bravi arrecano agli alunni, ai malati, agli indagati ecc. A nessuno dovrebbe essere consentito di non fare il lavoro necessario per un risultato ottimale.

    Insomma nei servizi pubblici non  dovrebbero essere tollerate le  "mezze calzette", anche se non appare semplice individuarle. Ma questo è un altro discorso da affrontare a parte.

     


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