I N T
E R V E N T I
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PERIODICO TELEMATICO DI
INFORMAZIONE E
PROPOSTE
POLITICHE E CULTURALI
( in
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che interessano, citando la fonte con il seguente link http://www.interventi.
SCUOLA E POLITICA : RECIPROCAMENTE STRUMENTALI
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R E S E T
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n. 75 gen / feb.2003
DALL' INGLESE : RICOLLOCAMENTO,
NUOVA SISTEMAZIONE, RIMETTERE A POSTO, RISISTEMARE : SI COMINCIA CON
<< PROVE [ d'orchestra ] DI SINISTRA PLURALE>>
- DIRIGE IL MAESTRO Sergio Cofferati
Recensione a cura di Nicola Scipione
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PRESENTAZIONE
RESET
è un periodico bimestrale edito dalla omonima S.r.L. Autorizzato
nove anni fa (11-3-94) dal Tribunale di Roma é diretto da Giancarlo Bosetti, il
quale si avvale di un comitato di direzione composto da Alberto Martinelli ,
Guido Martinotti , Michele Salvati e Giovanna Zincone.
E' prevista la sua distribuzione in edicola , ma in pratica si trova solo
in poche librerie e non sempre in modo tempestivo. Personalmente abbiamo dovuto
acquistarla on-line . In compenso il servizio recapito a mezzo corriere è molto
sollecito. Costa 8€ ed ha un formato insolito per la tipologia di rivista :
cm.23,5 x 27. Informazioni sui fascicoli usciti si possono leggere sul sito Web
: www.reset.it.
Il numero 75/03 che stiamo esaminando è diviso in sette sezioni :
1^ -
Politica (dedicata alla necessità di una "sinistra plurale");
2^ - Società ( dedicata alla nuova società classista);
3^ - Scuola e politica (dedicata alla riforma in atto )
4^ - Filosofia (dedicata al ricordo di John Rawls);
5^ - Il mondo musulmano (dedicata ad una possibile "terza
via" evolutiva dell' Islam);
6^ - Il saggio (dedicata alla società berlusconiana);
7^ - Libri (dedicata a tre volumi di sociologia contemporanea).
Le sezioni che ci interessano di più sono la prima e la terza perché sono
collegate fra loro dalla scuola come elemento comune. Di queste cercheremo di
offrire una sintesi il più possibile esauriente. Delle altre riporteremo
degli estratti già evidenziati dalla redazione.
Dopo averla letta e riletta quasi tutta, la nostra valutazione è positiva.
Paradossalmente , nonostante qualche contraddizione, ci sembra di poter dire che
come iniziativa editoriale, più che a voler convincere i lettori, abbia
l' obiettivo di indurre a riflettere, quindi fà promozione culturale. Ma
questo, forse, non giova al centrosinistra perché contribuisce a scoprirne i
punti deboli. La sua funzione, però, è meritevole di apprezzamento anche
per l' arricchimento degli articoli sia con la sintesi della bibliografia da cui
prendono lo spunto, sia con i pareri degli intellettuali ed i politici
interessati ai problemi trattati.
Da parte nostra auspichiamo sia la revisione della impostazione
grafica decisamente scomoda da maneggiare per la lettura, sia una maggiore
diffusione ed a prezzo più contenuto.
LA POLITICA
Inevitabilità
e utilità dei "plures"
Il Direttore Bosetti , con questo intervento a mo'
di editoriale, cerca di spiegare come e perché il nuovo Centrosinistra non può
non essere il risultato di una "educazione" politica di tutte le
anime che pur convivendo nell' aggregazione di centro-sinistra non
capiscono o non vogliono accettare la condizione necessaria
per una coalizione vincente: tutti sono utili ma nessuno
indispensabile. Lo spunto per l' interessante analisi viene offerta da due libri
in cui i rispettivi autori esprimono considerazioni divergenti sull' attuale
caotica condizione del Centrosinistra e dei suoi componenti.
Movendo dalla diversa impostazione
dei volumi , in cui due autorevoli pensatori del centrosinistra
hanno raccolto i loro scritti [ -" Il libro
nero della democrazia , vivere sotto il governo Berlusconi " , di Furio
Colombo e Antonio Padellaro, radicali e massimalisti nella lotta a
Berlusconi, e "Non basta dire no " , di Boero,
Debenedetti, Ichino ed altri, riformisti moderati sopratutto in merito al
mercato del lavoro ed al " Patto per l' Italia" (art. 18) ]
Bosetti si schiera con i riformisti moderati senza negare il buono che pure c'è
nella posizione degli "indignati" dei girotondi cari a Colombo.
Fra le due tesi, però, egli inserisce una sua proposta che
vede la via d' uscita (terza via ?) nella pluralità coordinata di tutte le
"anime" che convivono nel centrosinistra. E ciò gli consente di non
lesinare critiche ed osservazioni personali che a nostro avviso assumono valore
e significato socio - politici molto interessanti per capire e divulgare cosa e
come dovrebbero pensare ed agire i politici di sinistra impegnati nella lotta
per il potere. Ciò che dovrebbe contare , insomma, per la sinistra, così
come ha fatto la destra, non sono i buoni programmi ma solo la strategia e la
tattica concreta mirata solo alla conquista del Governo con ogni mezzo, compreso
l' inganno con promesse elettorali impossibili da mantenere . Dopo la vittoria
il rispetto dei programmi può anche essere disatteso. Così come starebbe
facendo Berlusconi.
Proviamo dunque ad estrarre dall' articolo le idee
guida per rinnovare centrosinistra , con l'obiettivo di individuare nel
contesto un possibile ruolo per la scuola. L' articolo inizia con la
seguente sintesi introduttiva.
""
La sinistra italiana ha di fronte a sé, nel migliore dei casi, un futuro <
plurale >, ma non ha ancora incorporato un'abitudine al pluralismo. Per farlo
dovrà liberarsi del vizio di esclusivismo che molte sue componenti hanno
ereditato dalla propria storia e che non risparmia nessuno, né da una parte né
dall' altra. ""
A tal fine si precisa.
" Il dialogo tra le varie componenti della sinistra
diventa possibile e ricco di sviluppi se si sblocca l' inceppo psicologico
rappresentato dagli esclusivismi del passato..." E ciò anche
se : "....In generale è faticoso misurarsi con un
'autentica visione pluralistica delle opzioni politiche, se per pluralismo
intendiamo la pratica liberale più difficile, quella che consiste non solo
nell' ammettere che possiamo pacificamente convivere con portatori di visioni
del mondo , e della politica, diverse dalla nostra, ma nel riconoscere che
a confliggere sono spesso ideali ugualmente legittimi e ugualmente buoni."
Occorre convincersi, dunque , che:
" Pluralismo,...significa confrontarsi facendo valere le proprie ragioni
sì, ma sapendo che non c'è una Linea Giusta, un Ideale Giusto e Buono contro
altri Cattivi . Quel che complica è che ci sono tanti Ideali Giusti.....La
virtù del pluralismo è quella di saper sopravvivere con una ricca dose di
relativismo."
E' pur vero, però, che :
"..La componibilità delle posizioni in un partito o in una alleanza era
precedentemente più < naturale > dal momento che le aree della sinistra e
della destra facevano riferimento ad una base sociale, ai conflitti tra lavoro e
capitale, e dintorni. "
Passando ai particolari
"" I riformisti ragionano come se a decidere della vittoria elettorale
sia la coerenza e il rigore di un programma di governo. Ma non possiamo
rifiutare la evidenza empirica che la vittoria dipende molto di più dalla
compattezza dello schieramento e dalla efficacia dei messaggi. ""
Il
"riformista, infatti:
"...pensa sempre in termini di governo,...perché
(citando Debenedetti) ha interiorizzato il vincolo della
compatibilità ( fra programma ed azione di governo che costituisce ) la
grande preoccupazione di chi governa...Una sinistra riformista è dunque di
necessità logica una sinistra di governo: lo è quando è maggioranza, lo resta
quando è opposizione. " Secondo Polito, invece, l' affermazione di
Debenedetti
"...non è pacifica quanto
potrebbe sembrare..." In barba a tale
convinzione, infatti, non tiene conto che
: "....chi ha vinto le elezioni ( Berlusconi) le
ha vinte proprio evitando di parlare di compatibilità (fra
programma ed azione concreta)
..." La vittoria di Berlusconi, cioè,
"...è avvenuta sulla base di un confronto non di programmi di
governo, ma di campagne di comunicazione..." Il
successo elettorale, dunque, "...non
dipende dalla intima coerenza dei programmi...ma dalla compattezza dello
schieramento, ...dalla efficacia dei messaggi, dalla potenza di fuoco dei mezzi
di comunicazione..."
Insomma :
"... La coerenza interna dei programmi di governo arriva ultima tra i
fattori che contano, per vincere..."
L' elettore, infatti , non
valuterebbe i programmi perché giudica lo schieramento dei candidati e
gli aspetti generali delle proposte. E ciò anche se di fronte alle
"patologie degenerative" delle
" democrazie occidentali" "...L' opinione pubblica è
debole, (perché)
soltanto una minoranza è informata dai giornali..."
Ma dove sono le democrazie "orientali" non degenerate?
Da questa realtà
alla manipolazione degli elettori che non leggono e sono disinformati perché ascoltano solo per immagini,il passo è breve. Berlusconi ha vinto perché ha
saputo ingannare gli elettori: ha promesso sapendo di non poter mantenere. Un
esempio tipico è l' art. 18. Berlusconi non ha mai creduto alla efficacia
elettorale della libertà di licenziamento, mentre ha enfatizzato la creazione
di posti di lavoro. L' abolizione dell' art. 18, fra l' altro, secondo Salvati,
è una "cosa di sinistra", la sua abrogazione non ha effetti
elettorali, quindi, prima bisogna vincere e poi si affrontano le problematiche
spiacevoli come la riforma del lavoro e dello stato sociale.
Il sillogismo è chiaro: se
lo ha fatto Berlusconi perché non potrebbe farlo il centrosinistra?
Dunque sia la destra che la sinistra approfittato del popolo ignorante e disinformato, promettendo l' impossibile pur di vincere e fare dopo anche le cose spiacevoli. Se le cose stanno così ci sembra doveroso porre un interrogativo: ma i politici hanno veramente interesse a riformare una scuola da cui escono giovani che non leggono e sono facilmente manipolabili ? Non è che la scuola va riformata per peggiorarla? In questo senso crediamo abbiano ragione Maragliano e Bertagna quando denunciano lo scarso interesse culturale dei politici e dei parlamentari (Attenti a quei due )
"" Le giuste riforme di cui parlano i riformisti quando sostengono che < non basta dire no > hanno il difetto di presentarsi in concreto come assensi ad un governo che appare poco affidabile proprio a coloro che gli si dovrebbero affidare. In teoria non sono concessioni ad una parte avversa, in realtà sono anche questo. ""
In soldoni: dicendo no alla modifica dell' art. 18 non si combatte Berlusconi , ma gli si fa un piacere perché gli si impedisce di fare qualcosa , in sé meritevole , ma che in pratica gli farebbe perdere consensi. Cosa che invece Cofferati probabilmente non vuol capire. Queste constatazioni portano diritto alla nuova strategia elettorale.
""I
riformisti ritengono di svolgere la loro essenziale funzione nel criticare con
acutezza le posizioni più radicali e pensano illuministicamente che questo
giovi a mettere il centrosinistra in condizioni giuste per vincere. Ma la loro
pur meritoria opera non basta per raggiungere quell' obiettivo.""
Segue l' indicazione di un esempio da imitare : la strategia elettorale di
Clinton contro Dole. O , se si vuole, l' inverso, cioè non ripetere l'
errore di Mondale contro Bush padre: vincere le primarie a sinistra e perdere le
elezioni finali. Nel 1992, infatti, Clinton non disse che avrebbe messo mano sul
"welfare bill" (l' art. 18 americano) , ma lo fece poi nel 1995
togliendo gli assegni di sussistenza.
"La specializzazione richiesta
(dunque) è quella di chi sa convogliare più che criticare"
, Clinton, infatti, si spostò "...sul
centro portandosi i carriaggi elettorali della sinistra e non rimanendo
solo.."
Insomma se la sinistra insiste nel
sostenere il rigore economico e le riforme "dolorose" si perderanno le
elezioni.
Morale : se Cofferati vincesse le elezioni , seguendo
la strategia di Clinton , subito dopo abolirebbe l' art. 18, perché, appunto,
una nuova regolamentazione del lavoro e "cosa di sinistra" ma non è
gradita alla massa elettorale egoista e ignorante. Sarà un caso , ma come
vedremo Cofferati ha incluso nella strategia anche la scuola: ora genericamente
predica più formazione , poi si vedrà cosa volesse intendere.
""Il compito principale di un riformista è quello di esprimere il candidato che porta tutti quanti alla vittoria e poi governa in condizioni di sufficiente stabilità. Il resto rischia di essere sterile accanimento didattico. Posso convincere il massimalista che sbaglia : ma che me ne faccio se poi perdo le elezioni? ""
Seguendo ancora la strategia USA il problema per i riformisti è quello di
sapersi e potersi muovere su due piani "...da un lato
l' appartenenza ( a sinistra), la capacità
retorica di convincere, il potere seduttivo di un discorso pubblico, dall'
altro le compatibilità economiche..." Essi
, dunque, non devono assumere posizioni critiche e massimaliste nelle richieste
e nelle proposte. "...Il compito principale di
un riformista (nella coalizione)...è
fondamentalmente uno solo: esprimere (appunto) il
candidato che porta tutti quanti alla vittoria ...Il resto rischia di essere
accanimento didattico..." Viene da pensare al ruolo di un
"parco buoi".
Il problema prioritario, perciò, è quello di mettere
insieme : i massimalisti radicali, la " sinistra sociale" (
volontariato, verdi, pacifisti, no global ecc. ) ed i riformisti moderati.
Tutti, infatti , sono portatori di "valori" identitari e solidaristici
indispensabili ai leaders politici per assumere una "legittimazione
morale" quale unico collante per una coalizione vincente. Ma i leaders, o
meglio il leader, che appaia affidabile a tutte le "anime" della
sinistra, come lo fu Berlinguer , non sembra esistere, nè Bosetti prova ad
indicarne uno.
Ma che funzione può assumere la "sinistra sociale" (verdi no- global ecc, )? In merito si afferma che:
""Non ha alcun senso pretendere che tutta la "sinistra sociale" interiorizzi una mentalità di governo, perché spesso ciò è contro la sua natura e le sue ambizioni. Ma essa è disposta a delegare l' ingrato compito della mediazione con la realtà alla sinistra moderata, competitiva in termini "di governo". ""
Ma in attesa di un leader moralmente legittimato ( Prodi?) occorre attivare una strategia aggregante all' interno delle forze che si propongono di battere Berlusconi, utilizzandone gli stessi metodi elettorali. Ed ecco la ricetta.
"" La coalizione di centrosinistra può vincere soltanto se i suoi vari spezzoni si adattano all' opera di volenteroso collage , se ciascuno rinuncia a pretese di totalità e se si riescono ad inventare virtuose forme di collaborazione da cui scaturisca poi con pazienza uno spirito di squadra e una visione di insieme. ""
" Pluralismo,( infatti) ,... significa....relativismo." Ma c'è un problema che va ribadito : "... La compatibilità delle posizioni in un partito o in una alleanza era precedentemente più naturale dal momento che le aree della sinistra e della destra facevano riferimento a una base sociale, ai conflitti fra lavoro e capitale e dintorni." Però se è morto "l' uomo di sinistra" che sapeva interpretare le esigenze di classe e rappresentarle in politica, non è morta " la sinistra" . E , dunque, :
"" Se è vero che l' homme de gauche, vale a dire quello che per noi italiani è lo standard Cipputi, è defunto, l' ala progressista deve prepararsi ad un periodo di convivenza tra diversi, tra una infinità di sfumature di sinistra , centro e centrosinistra: il destino politico della sinistra è inevitabilmente plurale. ""
Ma oggi, purtroppo, : "...L' attitudine di molti leaders sembra rimanere qualche volta la stessa (quella degli ex PCI, PSI, PSDI, quando ciascuno pretendeva di avere in mano il timone della sinistra), ...Adesso la coalizione di centrosinistra può consolidarsi e gareggiare a dovere soltanto se i vari spezzoni che la possono comporre si adattano all' opera di volenteroso collage..."
A questo punto ci si chiede quale sia il ruolo giocato dai girotondi. Questi ,
contrariamente all'intransigenza radical - massimalista contro la Destra proposta
da Furio Colombo, accusano apertamente gli attuali leaders di incapacità a
contrastare la vittoria di Berlusconi diventandone complici. Trattasi di una
reazione psicologicamente comprensibile ma sicuramente sbagliata perché
significa che i leaders di questi movimenti sono rimasti ancorati al vecchio
soggettivismo
politico.
Appare evidente, così, che "...abbandonarsi
alla spirale accusatoria è cosa altamente da evitare..." Invece "...E'
bene prepararsi ad una terapia eradicante,..." cercando di
individuare, insieme agli errori
del centrosinistra, anche gli altri fattori che hanno reso possibile la vittoria
di Berlusconi. Ma ciò appare possibile solo se, presa coscienza della scomparsa
di una figura catalizzatrice, ci si convince che "...l'
ala progressista del paese deve prepararsi, in politica, ad un periodo di
convivenza tra diversi, tra una infinità di diverse sfumature di sinistra,
centro e centrosinistra . La morte "de l' home de gauche " è l'
inizio di un processo di decomposizione . IL destino politico della sinistra è
inevitabilmente plurale. Non ci sarà più una identità che parla di per sé ,
dietro l' immagine di un dirigente , di un militante esemplare. Questa identità
è da costruire...."
Ma c'è di più. Come è stato gia
accennato sul versante del comportamento dell' opposizione "...
il piano della comunicazione (agli elettori) e il
piano delle tecniche di governo sono diverse , distinti. E' sbagliato sostenere
che gli atti dell' opposizione devono essere gli stessi che l' opposizione
compirebbe se fosse al governo, ...tra le due cose non c'è affatto una perfetta
identità..."
Brutalmente si può dedurre che pur di prendere il
potere ogni azione è lecita, cominciando con l' ingannare gli elettori mediante
virtuali comunicazioni di programmi e cose da fare.
Tutto questo per arrivare alla definizione di una nuova "immagine politica" del centrosinistra. Se non c'è più una identità carismatica che possa guidare la coalizione con la forza di una legittimazione morale, è chiaro che nessuno dei componenri della coalizione può ritenersi "...depositario esclusivo degli argomenti vincenti..." Occorre , allora, per prepararsi a governare, raccogliere il segnale che D' Alema ha lanciato col suo libro "Oltre la paura" : "...il centrosinistra si addestri...alla convivenza pluralistica tra le sue varie componenti..." Per facilitare questo processo forzoso arriva in chiusura il suggerimento .
""Un possibile decalogo della sinistra dovrebbe includere norme come: < nessuno all' interno di una coalizione è indispensabile >, e < se cominci a pensare che preferiresti vedere al governo per sempre Berlusconi piuttosto che il tuo antagonista di un ' altra corrente è il momento che tu ti faccia vedere da un analista.""
Ma l' ultimo punto del decalogo va oltre l' analista e suggerisce : " se hai sempre visto le cose in questo modo, è meglio che ti ritiri dalla politica. " A chi si riferisce? Forse non resta che attendere.
Per concludere crediamo di aver capito:
- che la coalizione di centrosinistra vuole ad ogni costo riprendere il potere
fine a se stesso , infatti:
- gli obiettivi politico-economici fondamentali sono
gli stessi del centrodestra;
- che a tal fine appare evidente la difficoltà di coordinamento delle diverse
ideologie ancora presenti in ogni componente e che nessuna pare voglia
abbandonarle;
- che la pluralità suggerita da Bosetti non è
pienamente condivisa dai principali esponenti della coalizione, ognuno ha
un distinguo da proporre;
- che la stessa "pluralità" ha un grosso problema: deve far nascere e
crescere un leader carismatico che non c'è;
- che in ogni caso ciascun componente dovrebbe
impegnarsi ad abbandonare le rispettive eredità ideologiche e le connesse
tendenze esclusive per addestrarsi al pluralismo delle decisioni , ma senza
sapere con cosa sostituisce la vecchia identità;
- che le elezioni si vincono proponendo programmi e promesse impossibili
da mantenere ma graditi
agli elettori;
- che ciò è possibile perché gli elettori non leggono i giornali e non sono
correttamente informati.
Cercavamo il ruolo della scuola, ma non l' abbiamo trovato: semplicemente non
esiste. Abbiamo trovato , invece , la conferma di quanto hanno denunciato
Maragliano e Bertagna : i politici se ne infischiano della scuola e non vogliono neanche la sua
riforma ( < attenti a quei due > ).
Sarà interessante leggere cosa ne dice Cofferati, leader
(?) per la rifondazione dell' Ulivo.
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Reset intervista a Cofferati