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PERIODICO TELEMATICO DI
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PROPOSTE
POLITICHE E CULTURALI
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Politica scolastica
LA SCUOLA E' UN "PENDOLO"
<< ATTENTI A QUEI DUE ! >>
di Nicola Scipione
Dopo la concessione della delega al Ministro Moratti per l' elaborazione
dei Decreti
di riforma della scuola , stavamo pensando di ricordare al lettori ed al Ministro
come la proposta di INTERVENTI
, pubblicata a fronte con quelle di
Berlinguer e di Bertagna, ( vedi i cicli clonati
) fosse ancora un valido
suggerimento per i prossimi provvedimenti. Dopo aver letto un intervento
scritto a due mani dai coordinatori delle riforme in discussione
abbiamo pensato di cogliere l' occasione per prendere , come si dice, due piccioni con una fava:
rimandare il Ministro alla nostra proposta e commentare una
notizia poco diffusa fuori dalla rete WEB.
Giuseppe Bertagna e Roberto Maragliano (*) , sulla cui bravura
professionale nessuno dubita anche se non si concorda sulle loro idee, si sono
accorti solo ora (e finalmente! ) che la scuola "oscilla" come un "pendolo" fra due poli
politici , e vorrebbero fermarla. E dicono anche cosa bisognerebbe fare :
basterebbe , a loro avviso, che Governo ed Opposizione (destra e sinistra) si
rendessero conto che " il sistema di istruzione e formazione" non è,
appunto, una "palla iò-iò", bensì un vero e proprio settore di
investimento economico-politico e culturale a favore delle nuove generazioni e di
tutta la società.
" Ma che bella pensata! " , direbbero a Napoli.
Comunque , "venga tardi e venga bene", anche se somiglia un pò alla
chiusura della stalla dopo la fuga dei buoi. A nostro avviso, però, non si
tratta di una "illuminazione" improvvisa. Il problema è vecchio quanto la scuola
stessa. Storicamente ogni potere politico ha usato la scuola come strumento di
conservazione, o di innovazione mirata, a seconda degli interessi ideologici del
momento. Gli autori, dunque, scoprono l' acqua calda. Di più: non crediamo che
gli stessi siano
convinti di una qualche efficacia della loro denuncia .
Intanto una riflessione,volutamente banale ma
provocatoria. Se qualcuno ne fermasse l' oscillazione il "pendolo" resterebbe a piombo, cioè al "centro" dei due
poli politici. Ma anche il centro politico ha i suoi occupanti. E allora : siamo sicuri che
"pendere a piombo" significherebbe per la scuola occupare una
posizione apartitica, apolitica, a...tutto?, per restare solo uno strumento
di Cultura con la "C" maiuscola? A nostro avviso, no : se l '
iniziativa resta ancora in mano ai partiti, ai sindacati, ai politici di ogni
colore, agli "ecclesiastici" di ogni religione, alla burocrazia
ministeriale , a gruppi ristretti di sedicenti intellettuali .
(*)
Chi sono |
PREMESSA
Usciamo, dunque, dalla metafora. I due
"pensatori pedagogici", "responsabili" della
riforma scolastica "oscillante" fra Berlinguer e Moratti, hanno deciso
di denunciare pubblicamente gli attuali responsabili del motivo storico per cui finora non è stato
possibile organizzare la nostra scuola in maniera seriamente democratica e
politicamente corretta, oltre che culturalmente valida.
A tal fine hanno scritto a due mani un "saggio breve"
sulla " pendolarità politica
" che danneggerebbe il servizio nazionale della pubblica Istruzione : il cambio
continuo della maggioranza di governo non fà bene alla scuola. L' intervento, che ha le radici in altri
scritti precedenti,
ma separati , degli stessi autori, è stato pubblicato sul n.75 del bimestrale
"RESET" ( Gen / Feb. 03) , col titolo < Il pendolo della
maggioranza ci distruggerà >, Lo scritto è stato inserito nel contesto
della Sezione Scuola e politica in cui il periodico ha
raccolto sei interventi finalizzati a pubblicizzare la posizione di una parte
della Sinistra in merito alla riforma della scuola. Per chi non lo sapesse RESET diffonde
cultura e idee che sono in corso di dibattito all' interno della coalizione
" ulivista" Questo,
secondo noi, la dice lunga sull' autonomia ideologica degli autori.
Volendo porre un dilemma strettamente politico si potrebbero
avanzare due ipotesi legate alla riforma della scuola: a) il
centro-sinistra di Berlinguer doveva essere confermato per dare applicazione
alla riforma, oppure, b) l' attuale governo di centro-destra va confermato
almeno per un 'altra legislatura. Ogni lettore può scegliere l' opzione più
confacente alle proprie idee. In ogni caso il Ministro Moratti è avvertito: la catastrofe scolastica è vicina.
Noi ,invece, che lo andiamo dicendo da dieci anni in modo
pubblico ed ufficiale, crediamo che lo sfascio della scuola sia già in atto per la irresponsabilità
professionale di tutti, nessuno escluso :
- I sedicenti
"intellettuali pedagogisti " , nonché gli "esperti" di ogni
settore, che intasano le aule universitarie ed il
"mercato culturale " italiano;
- La dirigenza burocratica ministeriale che, mentre apparentemente si tiene fuori dalla mischia
, nel chiuso delle stanze
trasteverine manovra tutto a suo piacimento e "governa" a suon di Direttive e
Circolari ;
- Gli operatori scolastici ad ogni
livello che non riescono a reagire a difesa della professionalità che pur
li distingue.
Se queste categorie reagissero, con coraggio e coerenza
culturale, l' anacronismo dei comportamenti politici denunciato dagli autori non avrebbe più spazio.
In ogni caso va riconosciuto e dato atto a Maragliano e
Bertagna di aver dimostrato un coraggio socio - politico - culturale che
finora nessun altro "intellettuale" (eccetto il gruppo di RESET che
però non si è esposto più di tanto, o altri che ci sono sfuggiti) ha avuto: denunciare pubblicamente
il basso livello politico -culturale di parlamentari, governanti ed
amministratori indicandoli come responsabili di un prossimo ed inesorabile
declino sociale conseguente al degrado del nostro "sistema di istruzione e
formazione".
Ma c'è un però. Perché, per una denuncia di questa portata,
hanno atteso l' iniziativa , tatticamente studiata , di una pubblicazione come RESET che, per quanto apprezzabile , oltre
ad essere ideologicamente orientata , ha una diffusione ( in libreria) per soli addetti ai lavori
? A chi è diretto il messaggio? Non certo solo alla sinistra del
precedente governo che esce malconcia dalla denuncia di RESET..
Questa "suonata a quattro mani" , nel contesto di
un "concerto a sei strumenti ", non ci convince.
Dove vuol andare a parare?
I FINI DICHIARATI .....
Gli autori de " Il pendolo..." hanno apertamente accusato i
politici e tutto il Parlamento di aver capito poco o niente del loro operato e di aver
reagito con anacronismo politico e culturale. Anche se ciò fosse vero, ed è
vero, non ci sembra che l' osservazione sia fine a se stessa . Gli scopi,
abbastanza espliciti , degli autori ci sembrano altri. Sintetizziamo.
1) Rivendicare la loro indipendenza di "intellettuali" dalle
fazioni politiche interessate a strumentalizzare
la scuola per fini politici ed ideologici di parte.
2) Informare, invece, che l' incarico ricevuto dai rispettivi Ministri è
derivato proprio dalla loro autonomia culturale non "cortigiana".
3) Evidenziare, tuttavia, che i rispettivi orientamenti culturali , pur
divergenti e non omogenei fra loro , non impediscono di condividere e concordare
la denuncia di un
eccessivo ideologismo politico nella trattazione dei problemi della scuola sia a
destra che a sinistra.
4) Denunciare, quindi :
A - la miopia politica di fronte ai dati allarmanti
della nostra economia, ed alle sfide che pongono alla scuola le attuali
dinamiche socio- culturali e le conseguenti nuove esigenze formative;
B - l' insensatezza di una cultura politica , ideologica
e faziosa, che esclude ed impedisce a priori un impegno di
corresponsabilità e condivisione fra Governo e opposizione.
5) Indicare , a questo punto , un ( il ? ) percorso da battere per
uscire da una chiara condizione di stallo, anticamera di
un sicuro declino educativo, culturale ed economico :
- dare continuità alla riforma
Berlinguer (leggi Maragliano) nella stesura dei prossimi Decreti delegati -
; Il Ministro Moratti, insomma , contrariamente a quanto non fece
Berlinguer , dovrebbe concordare con l' opposizione la nuova
riforma riciclando la precedente legge 30 del 2000.
6) Richiamare l' attenzione del Parlamento denunciandone la
carente consapevolezza circa il vero significato della riforma scolastica;
i nostri parlamentari, insomma, non avrebbero capito (insieme a forza politiche,
sindacali e culturali) che non si tratta tanto di risolvere i problemi
settoriali delle singole componenti del mondo scolastico, quanto quello di
promuovere ed organizzare un investimento globale sulla scuola per riformarla
dalle radici. Ma questa , secondo gli autori, è un' incoscienza presente ad
ogni livello della società e non solo politico. Noi allora ci chiediamo: perché
non sono stati indicati esplicitamente, con nome e cognome, almeno i
livelli e le categorie di "incoscienti" più irresponsabili ? Perché solo i
politici ? Domande senza risposta.
7) Con la conclusione arriva il "botto" finale. Trascriviamo
integralmente l' avvertimento catastrofico:
<<In conclusione, per una ragione o per l'altra, resta il fatto che i diversi interlocutori continuano a confrontarsi e a scontrarsi con la testa rivolta all' indietro, come se le nuove questioni fossero quelle di venti o trent' anni fa. Se non si farà uno sforzo congiunto per superare questa condizione di anacronismo culturale e politico, difficilmente il nostro Paese maturerà una democrazia compiuta e, soprattutto, saprà darsi gli strumenti progettuali necessari per evitare l' auto-emarginazione economica, culturale ed educativa, ed il conseguente inesorabile declino.>>
....E QUELLI MALCELATI
A questo punto viene spontanea un' esclamazione : meno male che ci sono loro che sanno certamente cosa fare! Vediamo allora di scoprire gli scopi nascosti ...dietro un dito. A nostro avviso i due autori hanno interesse a:
1) Uscire dalla
emarginazione , di cui sono stati vittime involontarie, per (ri) conquistare l'
immagine di "intellettuali " super partes . Non si può negare ,
infatti, che siano diventati "capri espiatori" sacrificati sull' altare
della convenienza politica contingente.
2) Recuperare visibilità e credibilità professionale ricordando che , a
richiesta, hanno messo in campo tutta la loro esperienza professionale e la
disponibilità personale per vedersi poi "scaricati" dal mondo
politico , e non solo, il quale ha dato credito più a interpretazioni intrise di pregiudizi ideologici che non alle loro analisi socio
- politico- culturali elaborate per costruire proposte scolastiche innovative .
3) "Salvare la faccia" dei politici e dei parlamentari , dopo averli
accusati di insensatezza culturale (vedi precedente punto 4.B) , precisando che la loro
incoscienza , purtroppo, è in buona compagnia con quella più diffusa e
generalizzata ad ogni livello sociale e culturale. Dunque stiano tranquilli i
politici, i sindacalisti , i "baroni" ( e relativi "vassalli")
universitari, e giù, giù fino ai docenti, agli alunni ed ai genitori di tutte
le scuole : non c' è nessuno in condizione di chiedere conto della loro
incoscienza, insensatezza ed impreparazione socio- culturale. " Todos
caballeros" , dunque, e ciascuno
può continuare a perseguire indisturbato i propri interessi egoistici.
Ma
allora a cosa e a chi servono sia la prima che la seconda riforma ? Ed
ancora . Se la "riforma della riforma" si deve fare chi può scriverla
in maniera coerente ed adeguata ai tempi nuovi e prossimi venturi?
Non ci
vuole molta fantasia per capire che lo scopo vero dei nostri autori è quello di
auto-candidarsi per il nuovo incarico: chi , se non loro due, infatti , potrebbe
avere le
carte in regola per ri -scrivere una riforma della scuola condivisa e
corresponsabile superando ideologismi ed anacronismi culturali e politici?
Al
posto dei due poli , due "intellettuali" già sperimentati
(l'uno di sinistra e l' altro cattolico) farebbero subito a mettersi
d' accordo sulle scelte, assicurando, così, anche la "condivisione" fra
Governo ed opposizione. Aspirazione legittima , per carità! Ma chiaramente inaccettabile.
Almeno per noi.
Intanto hanno dato un ottimo contributo alla costruzione di
quella "sinistra plurale" che va proponendo Cofferati , e che
certamente non negherebbe loro tutta la opportuna copertura .
Attenta Sig.ra Moratti! Questa "suonata a quattro mani" nasconde, a nostro avviso, una vera e propria proposta di "inciucio" scolastico e soprattutto politico. Ciò non toglie che il documento contenga idee valide a far riflettere sulla opportunità o meno di una riforma. A tal fine, però, occorrerebbe un' analisi diversa, impossibile in questa sede, mirata ad evidenziare alcuni aspetti problematici, citati come se fossero scontati, molto importanti per capire se la scuola deve essere cambiata dalla radice, o se invece , basterebbero solo interventi amministrativi per adeguamenti funzionali e non strutturali. Il documento, inoltre, contiene anche elementi che esulano dalla scuola in senso stretto e che, quindi, andrebbero valutati con riflessioni politiche più specifiche.
VENIAMO A NOI
Quando abbiamo letto su Educazione
&Scuola (vedi banner scorrevole in copertina) "Il pendolo delle
maggioranze.." ci siamo sentiti chiamati direttamente in causa perché
pubblicando su questo stesso sito una proposta di legge alternativa a quelle dei due
autori ( I cicli clonati ) con testi a fronte,
criticammo duramente la proposta Bertagna dichiarando esplicitamente che TUTTI (
o quasi) i
pedagogisti intellettuali soffrono di asservimento politico alla classe
governante. Non sappiamo se i due autori, rifiutando il "marchio" di
partegianeria , si riferissero solo al nostro testo o anche a quelli di
altri critici. Noi , in ogni caso, ci sentiamo moralmente impegnati al dibattito
in quanto ci consideriamo ancora fra quelli che vedono la faziosità di parte in
quasi tutti gli "esperti" che si sono cimentati nell' elaborazione e/o
nell' analisi dei documenti relativi sia a questa riforma che a quelle del
precedente trentennio.Occorre prendere atto, purtroppo , che la difesa della propria autonomia di pensiero
storicamente ha sempre
portato all' emarginazione. E' successo ora anche a Maragliano e Bertagna , i
quali, però, a nostro avviso, per essere coerenti con le rispettive posizioni
culturali non sarebbero dovuti uscire su RESET, ma su "Il Mulino" , sul quotidiano
"Libero" di Feltri e, perché no ? anche su INTERVENTI. Ne
saremmo stati onorati.
Noi, dunque, confermiamo la convinzione sulla
faziosità degli intellettuali, checché ne pensino
Bertagna e Maragliano. La loro autodifesa col ...pendolo, perciò, per
quanto vera in sé , non può
non apparirci strumentale ad altri fini, che nulla hanno a che vedere con l'
adeguamento della scuola alle vere esigenze sociali. La nostra proposta, fra l'
altro, già dimostrava la sostanziale continuità del testo Bertagna
con la legge 30/2000 , tanto da chiamarla "i cicli clonati". Ed allora come fanno gli autori a sostenere di non
essere di parte? Forse vogliono dire che non stanno dalla parte della
Moratti! E come la mettiamo con l' ospitalità su RESET organo di divulgazione
di sinistra? Insomma le argomentazioni del "pendolo" non sono
convincenti.
E' vero quanto denunciato nel
documento circa l' anacronismo culturale e politico. E' vero anche, però, che
quanto si denuncia l' incapacità di qualcuno a comprendere il senso di qualcosa
sarebbe bene farsi anche venire il dubbio che la definizione proposta dei
"paradigmi di comprensione ed analisi " potrebbe non
essere chiara e convincente, in particolare quando si parla di scuola. Insomma, i Saggi di Berlinguer ed il Gruppo
ristretto della Moratti non possono presumere di essere i soli a capire la
realtà contemporanea, ignorando che gli operatori scolastici sono quelli che
più di altri conoscono i problemi delle nuove generazioni, se
non altro perché con esse convivono ogni giorno.
I due Ministri hanno in comune,
oltre alla fretta, l' errore di aver pensato che solo gli accademici e gli esperti di
varia estrazione disciplinare sanno elaborare idee innovative per la scuola. Non
hanno pensato che gli operatori sul campo possono suggerire o sconsigliare
proposte di riforme
sulla base della loro esperienza giornaliera; esperienza di cui gli accademici hanno forse
solo un pallido ricordo. Le loro idee, cioè, appaiono frutto di
elaborazioni teoriche, spesso costruite a tavolino sulla base di informazioni
giornalistiche o di altre fonti indirette di esperienze ristrette e localizzate, e sopratutto , di valutazioni
ideologiche personali.
Perché gli intellettuali pedagogisti, in servizio permanente
effettivo, non hanno reagito di fronte al "grido di dolore" dei due
colleghi "sedotti ed abbandonati" dalla politica e dalla
burocrazia ministeriale? Perché non si assumono tutti insieme la
responsabilità di denunciare pubblicamente
l' anacronismo culturale e politico che pervade tutto il mondo politico,
sindacale, culturale ecc. ?
Perché non provano , sempre tutti insieme , a proporre una
riforma scolastica apartitica, apolitica e non ideologica ? Così facendo
non solo trarrebbero d' impaccio i colleghi Bertagna e Maragliano , ma farebbero
diventare credibile l' autonomia culturale della categoria. Eviterebbero,
inoltre, che una sparuta minoranza di essa monopolizzi le eventuali innovazioni
scolastiche. Invece tutto tace.
LE PROPOSTE DI INTERVENTI
Come è nostro costume non ci limitiamo a criticare. A questo punto ci appaiono necessarie tre proposte. La prima , mirata a richiamare l' attenzione sul nostro testo alternativo pubblicato l' anno scorso col titolo < i cicli clonati > ; la seconda, rivolta al mondo pedagogico universitario; la terza, indirizzata al Ministro Moratti.
1^) Si tratta di una proposta che va sicuramente implementata per raccordarla con quanto successo dalla sua pubblicazione fino alla delega , ma che di certo offre la garanzia di non essere nata sotto influenze partitiche e politiche, o di pressioni ideologiche partigiane. Essa è frutto solo di esperienza professionale e di vita scolastica quarantennale, oltre che di riflessione ed impegno culturale.
2^) Tutti i docenti universitari di pedagogia e didattica di ciascun ateneo italiano rompano l' attuale silenzio sulla riforma della scuola. Si riuniscano nei modi e nei tempi più opportuni e compilino un elenco articolato dei problemi che a loro giudizio impediscono un efficiente ed efficace servizio della pubblica istruzione, cominciando dall' università, e proponendo per ciascun problema una soluzione opportunamente motivata e credibile , cioè senza utilizzare concetti ed espressioni astratti e fumosi. Altrettanto facciano i docenti di psicologia, di economia, di sociologia e di ogni altra facoltà che si ritenesse interessata alla problematica. Uno degli atenei più organizzati potrebbe curare la raccolta ed il coordinamento dei risultati.
3^) Nel
frattempo il Ministro della P.I. si muova su un'altra pista. Lasci perdere
"le parti sociali", proprio perché pretendono di rappresentare una
parte (piccola) dell'intera struttura sociale, e mobiliti
tutti gli Ispettori centrali e periferici incaricandoli di fare "sul
campo" di rispettiva competenza, insieme a Dirigenti e docenti di ogni
ordine e grado, lo stesso lavoro degli accademici sulla base dei problemi
concreti rilevabili nelle singole istituzioni scolastiche.
Siamo convinti che questi operatori saprebbero indicare le giuste soluzioni da
coordinare con quelle degli universitari. Ma potrebbero anche concludere che la
scuola non ha bisogno di innovazioni radicali, bensì di semplici adeguamenti mediante atti
normativi
interni .
A nostro avviso, se ci si muovesse subito in questa direzione
una proposta articolata e motivata , da tradurre in Decreti delegati, potrebbe essere scritta in meno di un anno,
ed il Parlamento non potrebbe evitare di approvarla, senza "se" e senza
"ma", proprio perché scaturita dalla procedura più democratica
possibile.
In ogni caso, sig. Ministro , ripetiamo : "attenta a
quei due" ed alla Dirigenza "volpina" del suo Dicastero.