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Carissimi giovani,
è ormai diventata consuetudine scrivervi agli inizi dell’anno scolastico. Non è, per me, un gesto formale, accademico, ripetitivo, ma un’esigenza del cuore e un segno di affetto responsabile per voi che costituite il futuro del mondo e della Chiesa. La scuola vi ha nuovamente accolto con le regole e i ritmi di sempre, ma soprattutto con i volti di amici e docenti con i quali dovete costruire quella cultura capace di aiutarvi nella maturazione psicologica, intellettuale e morale e di introdurvi nella società con impegno innovativo e solidale.
Non dimenticate mai infatti, che ogni cultura è "uno sforzo di riflessione sul mistero del mondo e in particolare dell’uomo: è un modo di dare espressione alla dimensione trascendente della vita umana. Il cuore di ogni cultura è costituito dal suo approccio al più grande dei misteri: il mistero di Dio". (Giovanni Paolo II, Discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 5 ottobre 1995): quel Dio che non è astrazione concettuale, né semplice energia cosmica, come spacciano New Age e tendenze sincretistiche varie, ma Persona entrata nella storia, in un punto preciso di tempo e di luogo.
Con stupore e gratitudine ci prepariamo a celebrare il Grande Giubileo, bimillenario dell’Incarnazione e dell’inizio della Redenzione di tutta l’umanità, lasciandoci interpellare personalmente dalla gioiosa certezza della nostra fede: "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv. 1,14).
Al di là e dentro i percorsi individuali ed ecclesiali di conversione e di autentica libertà, la scuola sia la porta del terzo Millennio, non limitandosi a una semplice gestione di sensazioni e di emozioni dinanzi al prossimo passaggio epocale, ma riproponendo interrogativi e orizzonti di azione.
La memoria del Padre che nella sua misericordia gratuita ci ha donato il Figlio non può, infatti, non spingere alla misericordia tra i suoi figli.
In concreto: siamo invitati a fare ed essere storia di perdono, di riconciliazione, a compiere la scelta prioritaria per i poveri e gli emarginati: basta avere occhi per vederli, nascosti nelle pieghe di una società che avanza con accelerazione di frenetica competitività aprendo voragini di abissali sofferenze.
Il Papa lo ha ricordato con accenti di forte coinvolgimento: "L’impegno per la giustizia e per la pace in un mondo come il nostro, segnato da tanti conflitti e da intollerabili disuguaglianze sociali ed economiche, è un aspetto qualificante della preparazione e della celebrazione del Giubileo... Alla crisi di civiltà occorre rispondere con la civiltà dell’amore, fondata sui valori universali di pace, solidarietà, giustizia e libertà, che trovano in Cristo la loro piena attuazione". (Tertio Millennio Adveniente 51-52).
L’alba del nuovo Millennio vedrà la nascita di un Uomo Nuovo, non frantumato nell’indifferenza verso l’altro, solo se ci "sporcheremo le mani" in quella che è stata definita l’ecologia del volto, ovvero la ripulitura e la ricostruzione dei volti dei nostri fratelli sfigurati nella dignità dagli egoismi degli uomini del benessere e dagli spietati meccanismi di selezione economica e produttiva.
Vi chiedo di non affogare nella ricerca ossessiva dei vostri piaceri individuali, né essere succubi dell’effimero e del banale, incapaci di camminare controcorrente e annebbiati dalla frammentazione dei desideri.
Operate per una società rovesciata, dove i primi siano i senza-diritto, come ha scritto Olivier Clément: "E’ necessario incrociare la storia di Erode e di Pilato, quella del massacro degli innocenti, con l’umile e tenace meta-storia delle Beatitudini: un Messia alla rovescia, un mondo alla rovescia, ma questo rovescio è il vero diritto".
A voi giovani
è affidata la speranza di una trasformazione radicale della storia.
Nutritevi di grandi sogni e di ideali che non abbiano il respiro dell’attimo.
Non abbiate paura di incomprensioni, solitudine, insuccessi.
(La sottolineatura è redazionale.
N.d. D.)
Guardate la Croce, quella stessa Croce che, consegnataci dal Papa, accoglieremo a Chieti il 26 settembre insieme a tutti i vostri coetanei d’Abruzzo e Molise, che sarà pellegrina a Vasto il 27, a Casoli il 28 e ancora a Chieti il 29 e che ritroverete al centro della Giornata Mondiale della Gioventù del Duemila celebrata a Roma, in occasione del Giubileo.
La Croce è lezione di verità scritta con inchiostro mai asciugato: nella fedeltà all’amore di Dio e del prossimo risiede l’unica terapia della gioia e della vita realizzata in pienezza perché strappata alla logica dell’autoconservazione sterile della propria felicità. Non rimuovete la Croce dalla vostra esistenza: con essa disarmerete l’arroganza della superbia e della stupidità. Alla sua ombra costruite la bellezza del sacrificio e delle scelte coraggiose e acquistate l’entusiasmo del perseverare. Mostrate che il mondo può voltare pagina perché "la Croce cammina con i giovani e i giovani camminano con la Croce".
Con affetto di padre benedico tutti voi e quanti condividono in diversi ruoli, con voi e per voi le fatiche di educarvi al gusto della Sapienza e della Vita.
Mi piace augurarvi buon lavoro e buon frutto.