I  N  T  E  R  E  N  T  I
 
PERIODICO TELEMATICO  DI  INFORMAZIONE
E PROPOSTE POLITICHE E CULTURALI
(In  aggiornamento continuo)

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GENNAIO . 1999

AGLI INTERVENTI DELL' ANNO '98 SI ACCEDE
DA QUI

 PEDAGOGIA - DIDATTICA - POLITICA
 E RIFORMA  SCOLASTICA

ANCHE PER L' ANNO '99
 
INTERVIENE    L' ESPERTO
Prof. Raffaele Laporta

 
Per gentile autorizzazione dell' autore e del quotidiano abruzzese riproduciamo gli articoli che il noto pedagogista pescarese Prof. Raffaele Laporta ha scritto e continuerà a scrivere per i " Il Centro ".
Ringraziando l' autore ed il direttore del quotidiano facciamo notare come le "opinioni" del prof. Laporta siano, nel complesso,  in linea con le convinzioni di questo periodico che non vede organicità e razionalità nell' azione riformatrice intrapresa dal Ministro Berliguer. Ma le idee e le riflessioni espresse dal prof. Laporta non toccano solo l' attivita' ministeriale, esse, invece, spaziano a tutto campo, dalla politica alla pedagogia , alla didattica ed in genere a tutti i settori della vita socio - culturale che, direttamente o indirettamente, chiamano in causa la responsabilita' della scuola come servizio.
Sulle opinioni espresse dall' esperto, con la chiarezza che lo ha sempre distinto, riteniamo che ogni commento  sia superfluo ( tranne che per implementarne l' effetto di stimolo alla riflessione); così come superflua ci appare la presentazione del pedagogista abruzzese il quale è già molto noto a livello nazionale  per la sua attività di docente universitario e di autore di numerosi  libri , saggi ed articoli  con cui ha contribuito positivamente allo sviluppo  del dibattito  pedagogico - didattico sulla scuola italiana dagli anni 50. (N.S.)
 

 
Sommario : Lo spirito educativo - Una legge misteriosa


 
 
L'OPINIONE :  da "il Centro" del  20 gennaio 1999
" PREPARAZIONE ALLA VITA ADULTA"
Gli inglesi inventano l' acqua calda
 
Lo  Spirito  educativo 
di
  Raffaele Laporta 

L' acqua calda  
 
     Nelle scuole inglesi - dicono - entrera' una nuova materia scolastica, la "preparazione alla vita adulta". Sembra l'invenzione dell'acqua calda; anche se il latino e' in disuso, si puo' ancora ricordare che a scuola "non scholae sed vitae discitur": ossia "non si impara per la scuola, ma per la vita", la vita da adulti. E allora dov'e' la novita'? Forse che le scuole, comprese quelle inglesi, le abbiamo inventate per qualcos'altro? Oppure gli inglesi hanno scoperto un insegnamento speciale che da solo puo' bastare a tutto? La nuova materia in effetti comprende un miscuglio di educazioni: alla salute, alla cittadinanza, all'ambiente, all'economia domestica, alla spiritualita'.  

Spiritualita' ed economia 

     Se le cose stanno cosi', una volta tanto la nostra scuola si trova molto avanti a quella inglese: l'educazione civica dice di insegnarla da sempre; l'educazione alla salute e all'ambiente sono un suo chiodo fisso; l'economia domestica l'ha provata e l'ha lasciata perdere. Agli inglesi potremmo suggerire anche altre educazioni per la vita adulta: educazione alla pace, educazione sessuale, interculturale, stradale. Pero' la loro idea di un'educazione alla spiritualita' mi pare nuova e importante. In Italia nessuno avrebbe mai pensato a mescolare in una sola materia spiritualità ed economia domestica; e comunque per gli inglesi sara' un bel problema formare insegnanti che sappiano tenere insieme educazioni tanto scompagnate. 

Quali docenti ? 

     Ma anche noi dovremmo domandarci quali e quanti fra i nostri insegnanti hanno la competenza per trattare insieme o separatamente questioni del genere, e in piu' quelle della pace, il codice della strada, le faccende del sesso e la convivenza con culture diverse.  
In Inghilterra e' come in Italia, e altrove: si tratta di questioni urgenti e cocenti. Sono effetto di una crisi progressiva delle societa' e preoccupano tutti. Appena politici, filosofi e scienziati riescono a capirne qualcosa, la crisi cambia caratteri e devono ricominciare da capo: figurarsi se puo' riuscirci la scuola. Le nostre scuole sono impegnate a correggere errori di grammatica, ignoranze cosmiche di storia e geografia, a spiegare i movimenti della terra intorno al sole e il teorema di Pitagora: cose così. E intanto da fuori le scaricano una mezza dozzina di educazioni in piu'. E dove, senno' ? La scuola sta li' per questo. Nessuno si meraviglia.  

La scuola : locale di sgombero ? 

     Invece bisognerebbe ripensarci. Il progresso tecnico scientifico, bene o male che faccia, nasce nelle universita' e nell'industria, arriva nelle case, nelle strade, negli uffici, in tutta la societa'; ma se c'e' un posto dove non arriva, quello e' la scuola. Per anni le han dato proiettori e film didattici, televisori e teleprogrammi educativi, ora siamo al computer e a Internet: ma quante sono le scuole pronte ad usarli, a combattere con essi la crisi della societa', ad affrontare le nuove educazioni? Dove sono le ricerche didattiche i programmi organici, i corsi universitari di prima formazione che insegnino a trattarle? Così com'e' la scuola non e' il luogo di soluzione dei nuovi problemi educativi posti dalla società. E' soltanto un luogo di sgombero: li affidano alla scuola, e nessuno (tranne i redattori di riviste didattiche e i cacciatori di aggiornamenti) se ne incarica piu'.  

La religione e lo Spirito 

     La educazione alla spiritualita' da noi capiterebbe in una scuola cosi'. In un certo senso c'e' gia': c'e' l'insegnamento religioso concordatario. Ma intanto, quello non e' destinato a tutti gli allievi. E poi, anche se ogni religione e' soprattutto un fatto spirituale, pero' non e' solo spirito. E' un "precipitato" di spiritualita': storia, dottrina, rito, tutte cose che si lasciano ridurre in un orario di lezione e in una prestazione professionale. Ma un grande pedagogista dello Spirito, Giuseppe Lombardo Radice, diceva agli insegnanti: " Lo Spirito non si misura ad ore".  

Lo Spirito risponde sempre a tutti 

     L'insegnante oggi deve essere sempre piu' un professionista e un tecnico della propria materia. Ma in piu' avrebbe ancora bisogno di quella lezione di spiritualita'. Per Lombardo Radice lo Spirito trasfigurava il rapporto fra allievo e insegnante in "comunione d'anime". Generazioni di insegnanti della prima meta' del secolo credevano in quello Spirito educativo. Non tutti avevano una "vocazione" all'insegnamento, ma lo Spirito e' in tutti, e in ognuno può splendere improvviso: in un bambino per la parola di un maestro, in un maestro per lo sguardo di un bambino. Gli inglesi non dovrebbero chiuderlo in una materia: sempre e a tutti, se un vero atto di educazione lo evoca, lo Spirito risponde.  

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Riprendiamo un intervento del prof. Laporta, pubblicato il 3 di settembre 98, perche' ci sembra che si colleghi molto bene con quello dello "Spirito educativo" che si legge sopra. Non solo , ma l' argomento , contrariamente a quando e' stato scritto l' articolo, e' tornato ad essere di "scottante " , nonche' "violenta", attualita' (vedi i fatti di Milano) per cui  gli interrogativi e le proposte che pone
l' esperto restano ancora validissimi, mentre  confermano la convinzione di questo periodico relativa al ruolo ed alla funzione della scuola nell' attuale caotica situazione socio - politica del nostro Paese. (NdD)
 

 L'OPINIONE : da "il Centro" del 3 settembre 1998 
 
Immigrati clandestini : 
una proposta di educazione civica

Una legge misteriosa 
 di
  Raffaele Laporta 

 
 Il problema 

     Ora che di clandestini non si parla quasi piu', mentre arrivano ancora, vorrei suggerire un tema di educazione civica per le nostre scuole. Un tema da prevedere debitamente nella programmazione scolastica, da giustificare nel progetto educativo d'Istituto, previa consultazione degli studenti a norma dell'articolo 2 comma 4 dello statuto delle studentesse e degli studenti. Suggerirei di trattare il problema dell'immigrazione. 
     In primo luogo si dovrebbe discutere la questione politica, sociale e morale. Quale atteggiamento si deve assumere nei confronti della immigrazione? Hanno ragione quelli che non ne vogliono proprio sentir parlare o quelli che vorrebbero accoglierli tutti e anche di piu'? Quali sono gli argomenti rispettivi? Non esiste un criterio oggettivo che tenga conto dei problemi degli immigrati e dei nostri interessi? 
Per esempio, se ci sono in Italia dei lavori che nessuno di noi vuol piu' fare, e' utile o no che si trovi qualcuno per farlo? Sarebbe possibile o no chiedere ai paesi di origine di lavoratori immigrati di accogliere in cambio lavoratori nostri qualificati in cerca di occupazione di cui avessero bisogno? 

La legge vigente 

     In secondo luogo si tratterebbe di capire la legge che regola attualmente la questione degli immigrati clandestini, che sembra un poco misteriosa a sentir le domande che leggiamo o ascoltiamo in giro. Quelle più comuni pressapoco sono queste: 
1) Perchè non si stabilisce un sistema preventivo di accordi con tutti i paesi che hanno interesse a mandarci lavoratori, invece di prendere accordi soltanto con quelli in cui dobbiamo respingere i clandestini solo quando li abbiamio alle porte o addirittura in casa? 
2) Perchè, dovendo catturare i clandestini, ospitarli e identificarli prima di respingerli, per identificarli si e' stabilito un termine perentorio, invece di prevedere tutto il tempo necessario, fino a che c'e' speranza di identificazione? 
3) Perche' quando si notifica una espulsione si da' all'interessato il tempo di tornare in clandestinità invece di dare immediatamente attuazione al provvedimento? Che differenza c'è fra respingerlo subito o dopo quindici giorni? E che cosa ci obbliga a trasformare clandestini puri e semplici in clandesti di origine controllata? Come si può pensare che un clandestino, doc o meno che sia, non possa trovar lavoro, visto che si e' costretti a regolarizzare periodicamente clandestini occupati in lavoro nero? E come si puo' essere sicuri che un clandestino doc latitante e privo di lavoro non diventi per bisogno una recluta della prostituzione o della malavita? 
4) Se si prevede nei prossimi anni un aumento progressivo del fenomeno dei clandestini, perche' non si provvede ad un progetto di aumento progressivo delle risorse umane e materiali per controllarlo, in modo da inserirlo negli aspetti ordinari della nostra vita civile, come uno dei modi per reclutare mano d'opera e, magari, di offrire solidarieta' senza venir meno ai nostri interessi? 

La proposta 

     Magari queste non sono le domande giuste: sono solo quelle che si sentono in giro e a cui per ora nessuno risponde. E un insegnante delle nostre scuole (e tanti altri, come me) magari non e' in grado di guidare una discussione su un tema del genere, visto che su certi aspetti di esso nessuno possiede i dati necessari (ad esempio, quanti posti di lavoro rifiutati dai nostri disoccupati esistono nel Paese?), e che su alcuni aspetti della legge non ci persuadono neppure le spiegazioni dei rappresentanti del governo. 
Una legge che ad applicarla ti si volta contro e combina guai in Italia non e' una novita': percio' il programma di educazione civica potrebbe anche portare a capire il modo in cui vanno fatte le leggi, esaminandone qualcuna anche solo in base a criteri di buonsenso, come per esempio: una legge deve rispondere alle aspettative della societa' e deve sempre proporsi un effetto preciso nel campo che intende regolare, e deve ottenere gli effetti che si propone, e deve essere facile da capire e applicare. 
Anche la legge sull'immigrazione potrebbe andare ben per un'esercitazione.  
     Vuoi vedere che se qualche insegnante e qualche studente di un qualunque liceo o istituto tecnico si mettono a discutere sul serio con qualche esperto di immigrazione e di lavoro, riescono a trovar la risposta giusta a quelle domande, e magari ci scappa anche una proposta di legge meno macchinosa di quella fatta dal nostro Governo? 


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