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L' acqua calda
Spiritualita' ed economia Se le cose stanno cosi', una volta tanto la nostra scuola si trova molto avanti a quella inglese: l'educazione civica dice di insegnarla da sempre; l'educazione alla salute e all'ambiente sono un suo chiodo fisso; l'economia domestica l'ha provata e l'ha lasciata perdere. Agli inglesi potremmo suggerire anche altre educazioni per la vita adulta: educazione alla pace, educazione sessuale, interculturale, stradale. Pero' la loro idea di un'educazione alla spiritualita' mi pare nuova e importante. In Italia nessuno avrebbe mai pensato a mescolare in una sola materia spiritualità ed economia domestica; e comunque per gli inglesi sara' un bel problema formare insegnanti che sappiano tenere insieme educazioni tanto scompagnate. Quali docenti ? Ma anche noi
dovremmo domandarci quali e quanti fra i nostri insegnanti hanno la competenza
per trattare insieme o separatamente questioni del genere, e in piu' quelle
della pace, il codice della strada, le faccende del sesso e la convivenza
con culture diverse.
La scuola : locale di sgombero ? Invece bisognerebbe ripensarci. Il progresso tecnico scientifico, bene o male che faccia, nasce nelle universita' e nell'industria, arriva nelle case, nelle strade, negli uffici, in tutta la societa'; ma se c'e' un posto dove non arriva, quello e' la scuola. Per anni le han dato proiettori e film didattici, televisori e teleprogrammi educativi, ora siamo al computer e a Internet: ma quante sono le scuole pronte ad usarli, a combattere con essi la crisi della societa', ad affrontare le nuove educazioni? Dove sono le ricerche didattiche i programmi organici, i corsi universitari di prima formazione che insegnino a trattarle? Così com'e' la scuola non e' il luogo di soluzione dei nuovi problemi educativi posti dalla società. E' soltanto un luogo di sgombero: li affidano alla scuola, e nessuno (tranne i redattori di riviste didattiche e i cacciatori di aggiornamenti) se ne incarica piu'. La religione e lo Spirito La educazione alla spiritualita' da noi capiterebbe in una scuola cosi'. In un certo senso c'e' gia': c'e' l'insegnamento religioso concordatario. Ma intanto, quello non e' destinato a tutti gli allievi. E poi, anche se ogni religione e' soprattutto un fatto spirituale, pero' non e' solo spirito. E' un "precipitato" di spiritualita': storia, dottrina, rito, tutte cose che si lasciano ridurre in un orario di lezione e in una prestazione professionale. Ma un grande pedagogista dello Spirito, Giuseppe Lombardo Radice, diceva agli insegnanti: " Lo Spirito non si misura ad ore". Lo Spirito risponde sempre a tutti L'insegnante oggi deve essere sempre piu' un professionista e un tecnico della propria materia. Ma in piu' avrebbe ancora bisogno di quella lezione di spiritualita'. Per Lombardo Radice lo Spirito trasfigurava il rapporto fra allievo e insegnante in "comunione d'anime". Generazioni di insegnanti della prima meta' del secolo credevano in quello Spirito educativo. Non tutti avevano una "vocazione" all'insegnamento, ma lo Spirito e' in tutti, e in ognuno può splendere improvviso: in un bambino per la parola di un maestro, in un maestro per lo sguardo di un bambino. Gli inglesi non dovrebbero chiuderlo in una materia: sempre e a tutti, se un vero atto di educazione lo evoca, lo Spirito risponde. |
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Una legge misteriosa Ora che di
clandestini non si parla quasi piu', mentre arrivano ancora, vorrei suggerire
un tema di educazione civica per le nostre scuole. Un tema da prevedere
debitamente nella programmazione scolastica, da giustificare nel progetto
educativo d'Istituto, previa consultazione degli studenti a norma dell'articolo
2 comma 4 dello statuto delle studentesse e degli studenti. Suggerirei
di trattare il problema dell'immigrazione.
La legge vigente In secondo
luogo si tratterebbe di capire la legge che regola attualmente la questione
degli immigrati clandestini, che sembra un poco misteriosa a sentir le
domande che leggiamo o ascoltiamo in giro. Quelle più comuni pressapoco
sono queste:
La proposta Magari queste
non sono le domande giuste: sono solo quelle che si sentono in giro e a
cui per ora nessuno risponde. E un insegnante delle nostre scuole (e tanti
altri, come me) magari non e' in grado di guidare una discussione su un
tema del genere, visto che su certi aspetti di esso nessuno possiede i
dati necessari (ad esempio, quanti posti di lavoro rifiutati dai nostri
disoccupati esistono nel Paese?), e che su alcuni aspetti della legge non
ci persuadono neppure le spiegazioni dei rappresentanti del governo.
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