I N T E R V E N T I

 

 

PERIODICO TELEMATICO DI  INFORMAZIONE

E PROPOSTE POLITICHE E CULTURALI

(in aggiornamento continuo)

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ALL' INDICE        ALLA  COPERTINA


 

POLITICA SCOLASTICA

 

MINISTRO CHE VA ( Berlinguer) MINISTRO CHE VIENE (De Mauro)

 

IDEE PER IL GOVERNO   - (DEL) LA SCUOLA

 - Saggio tascabile del neo Ministro della pubblica Istruzione, prof. Tullio De mauro -


PREMONIZIONE DELL' EDITORE LATERZA O AUTO - CANDIDATURA A MINISTRO ?

DOMANDA MILIARDARIA, OVVIAMENTE, PERCHE' CREDIAMO CHE NESSUNO SAPPIA O   VOGLIA RISPONDERE. FATTO STA CHE IL SAGGIO COMMISSIONATO DALLA EDITRICE  ALL' ESPERTO PROF. TULLIO DE MAURO,  PUBBLICATO NELL' APRILE DEL 1995, IN TEMPI APPARENTEMENTE NON  "SOSPETTI" , IL DUBBIO IN POSITIVO LO FANNO VENIRE A CHI  LEGGE  IL TESCABILE CON UN MINIMO DI  "ATTENTA MALIZIA " . VEDIAMO PERCHE'.

(Nicola Scipione)

 


 

II PARTE

 

 

P A R L A N O   GLI   E S P E R T I


SOMMARIO :  Augenti  -  Collicelli  -  Brocca  -  Ferraris  -  Avveduto  -  Simone  -  Visalberghi  - 

Pecchioli - Conclusione -


 

 

Premessa

 

            Nella prima parte di questa recensione abbiamo riassunto la relazione /saggio scritta, nel 1995, dal neo Ministro della P.I. , prof. Tullio De Mauro, su commissione dell’ editrice Laterza. La relazione fu quindi sottoposta all’ analisi di altri otto esperti i quali , in apposito incontro - dibattito presso l’ editrice , commentarono ed ampliarono il saggio del Ministro con l’ apporto della loro esperienza professionale.

            Cerchiamo ora di riassumere tali interventi seguendo l’ ordine di presentazione sul volumetto tascabile.
 

Antonio Augenti

Inizia ricordando che   “Dal rapporto che abitualmente licenzia l’ OCSE sugli indicatori internazionali dell’ educazione …” trovano conferma tutti i rilievi evidenziati nella relazione De Mauro. In quasi tutti i paesi si ritrovano le stesse difficoltà : “…scarse risorse impiegabili, resa complessiva non buona, insufficiente promozione delle risorse umane, elevati tassi di analfabetismo di ritorno.”

E continua rilevando che gli aspetti critici dei sistemi educativi sono due:

 - paradossalmente lo sviluppo della ricerca e della tecnologia provoca più disoccupazione, questa, dunque va ricondotta non ad uno squilibrio fra domanda ed offerta di lavoro ma a quello fra la qualità dei bisogni e dell’ offerta formativa; 

- l’ esiguità delle risorse economiche investite nel settore scuola a conferma del disinteresse del mondo politico per i problemi della formazione .

            Secondo Augenti, quindi, le piste da percorrere per incidere sul sistema formativo sarebbero due.

1)  “…Diversificazione delle opportunità di formazione…”  integrandola con quella disponibile all’ esterno della scuola negli ambienti imprenditoriali;

2) Favorire la mobilità e la circolazione delle persone e delle professionalità assicurando nella scuola l’ apprendimento delle lingue straniere.

            C’è , infine, la necessità di attrezzare un concreto e valido sistema di controllo e valutazione da una parte della scientificità dell’ insegnamento e dall’ altra dei fattori ambientali che incidono sulla funzionalità delle istituzioni scolastico - formative. A ciò va aggiunto che la scuola ha bisogno di docenti preparati , di autonomia, di formazione continua e di orientamento dei giovani.

            Ultimo ma non ultimo per importanza va affrontato il problema dell’ analfabetismo anche se finalizzato al recupero delle abilità e delle conoscenze di base.

Augenti, dunque, si allinea completamente alla relazione De Mauro.

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Carla Collicelli,

invece allarga la richiesta formulata da De Mauro alla necessità di far conoscere i rilievi del Ministro alla società e ripropone alcune osservazioni fatte in altra sede in sintonia con lo stesso De Mauro.

- Si è chiuso un ciclo lungo di sviluppo economico durante il quale i giovani avevano lo stimolo a guardare al di là della professione dei genitori ; ora questo stimolo si è molto attenuato; la scuola come mezzo di promozione sociale ha quasi esaurito il suo compito; mancano le spinte ideali a sfidare il futuro. La società si interroga su cosa fare.

- La società si è trasformata da povera e semplice in ricca e complessa, ma la stratificazione sociale non è stata eliminata, anche se nessuno ne parla. Dal punto di vista economico si è verificato una omogeneizzazione dei redditi verso il centro che graficamente è rappresentata da una trottola la cui pancia contiene il ceto medio mentre ai due vertici si concentrano i meno abbienti ( in basso) ed i più ricchi in alto; tendenzialmente la pancia del ceto medio si schiaccia verso il basso generando una particolare stratificazione sociale.

- La stessa società, inoltre, appare divisa in tre fasce di attività: - la produzione di beni ; - la produzione dei servizi; - la produzione di informazione,  comunicazione e di cultura ; ciascuna con una particolare cultura che tende a differenziare e ad estraniare sempre più le fasce fra loro. In una tale situazione appare evidente il rischio di una involuzione culturale della società se non si rimuove lo stallo del deficit formativo denunciato da De Mauro.  

- L’ analfabetismo è l’ aspetto più preoccupante, in particolare quello funzionale che non consente di capire i messaggi ed i segnali sempre più complessi della società anche a chi possiede gli strumenti di base .

- All’ analfabetismo classico va aggiunto quello “informatico” di molti giovani , nonché il deficit formativo , in termini di titoli di studio, presente fra le forze di lavoro. Apposite indagini, però, hanno rilevato che la mancanza di titolo di studio è dovuta, nella maggioranza dei casi , ad abbandono spontaneo della scuola, la cui gravità va osservata come connaturata nelle tendenze culturali della società. Non trascurabile in tal senso appare il rapporto proporzionale fra il livello culturale dei genitori e l’ abbandono scolastico dei figli.

- Altrettanto grave è la mancata conoscenza delle lingue straniere da parte dei giovani.

            A questo punto l’ autrice si pone il problema delle proposte tese a superare i deficit elencati :

- Monitorare e valutare le politiche scolastiche in termini di qualità della spesa;

- Combattere l’ evasione scolastica e l’ abbandono nel biennio superiore;

- Promozione delle lingue straniere e dell’ informatica;

- Attivare percorsi di istruzione post-secondaria non universitaria;

- Richiamare l’ attenzione della società e della collettività sull’ importanza della formazione , in tal senso infatti i responsabili delle politiche nazionali non hanno mai illustrato alla gente tale problema .

             ( Anche la sig.ra Collicelli si allinea ai rilievi del Ministro completandoli con alcune indicazioni sociologiche a nostro avviso non trascurabili ai fini di qualsiasi riforma si voglia impostare. - N.d.R.-)

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Beniamino Brocca

L’ on.le Brocca , noto per la proposta di riforma dei programmi per la scuola superiore e per la sperimentazione che ne è seguita, si dichiara d’ accordo con De Mauro sulla diagnosi ma non ne condivide la terapia valutata inadeguata.

La prima cosa da fare , secondo lui, è la ridefinizione del ruolo e della funzione della scuola . Istruzione e formazione sono alla base del progresso civile ma la scuola non può ignorare la sua funzione professionalizzante mirata alla occupazione.

La politica scolastica pertanto non può continuare ad ignorare le sollecitazioni e le nuove richieste formative che vengono dalla società in termini di nuovi bisogni sia culturali che di consumi materiali. Finora , però, ciò non è avvenuto per il disinteresse di tutti , singole persone ed organismi collettivi, ma soprattutto per lo scollamento fra i tre poteri : il legislativo, l’ esecutivo e l’ amministrativo, vittime tutti di divisioni interne, lobby esterne ed opportunismi particolari ; a ciò si deve aggiungere l’ incompetenza degli operatori , a tutti i livelli, incapaci di elaborare una riforma coerente.

            La seconda istanza è quella di avere un concreto “punto di appoggio” da cui far partire la riforma. Tale punto è dato dalla sperimentazione con cui provare la modifica di programmi e piani di studio . Brocca parla, ovviamente , per esperienza diretta legata allo svolgimento delle sperimentazioni del suo progetto di riforma; anche se non tutto è andato liscio per problemi organizzativi e di partecipazione locali, ma l’ aumento delle richieste da parte degli istituti ne testimonia , comunque, il successo.

            La terza istanza riguarda il “da farsi”. Alla riforma della scuola elementare e media deve seguire, con urgenza, quella della superiore individuando e prevedendo : - le aspirazioni degli utenti ; - la concertazione fra gli operatori statali e privati ; - la “industrializzazione” del settore amministrativo; - il reperimento di congrui finanziamenti.

            Si tratta di istanze che si ritrovano sia nel decalogo di De Mauro sia nel “ pacchetto” di proposte elaborate dalla Conferenza naz. le sulla scuola che i “…reggitori della politica scolastica ..” hanno semplicemente ignorato. Ma l’ autore, auspicando una rilettura del “pacchetto” , richiama l’ attenzione sull’ aspetto didattico-disciplinare da  cui dovrebbe partire  la riforma della scuola superiore : - coesistenza fra discipline comuni e di indirizzo ; - unitarietà dei percorsi formativi intesa come multidisciplinarità ; - integrazione dei diversi indirizzi di studio; superamento definitivo della dicotomia delle “due culture”.

            Per Brocca, infine, la secondaria superiore non deve essere specializzante ma deve offrire una professionalità di base che consente “…l’ ingresso operativo nel lavoro..” , mentre la  “..qualificazione professionale “ va situata nel post-secondario o post- diploma,  non universitari.

            ( A questo punto appare d’ obbligo suggerire ai lettori un confronto fra le proposte Brocca e la riforma del ciclo secondario voluta da Berlinguer . Noi , invece, per un riscontro immediato, rinviamo, con questo link , alla nostra proposta di riforma dei cicli scolastici. – N. d. R . -)

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Anna Oliviero Ferraris

            Dichiarando di condividere il decalogo di De Mauro la docente di psicologia richiama , però, l’ attenzione sulla dimensione psicologica dell’ insegnamento ( motivazioni, strategie didattiche e rapporto insegnanti – alunni) strettamente connessa alle anomalie denunciate sull’ alfabetizzazione e la scolarizzazione.

Trattasi, infatti, di una dimensione che finora è rimasta ingessata per le troppe dicotomie presenti nella politica scolastica italiana. Il nodo rimasto irrisolto, nonostante la vasta letteratura psico - pedagogica è che “…non si vuole riflettere su una verità tanto semplice quanto evidente e cioè che non è sufficiente sapere per sapere insegnare. Non è sufficiente conoscere la propria materia per riuscire a comunicare con gli alunni e motivarli all’ approfondimento e allo studio…” A tal fine la professionalità dei docenti appare essenziale ed è , quindi, su questo versante che bisogna intervenire dal momento che le tecniche di comunicazione e di rapporto interpersonali si possono insegnare ed apprendere. Tale problema si presenta in maniera più evidente con gli insegnanti di scuola media e superiore.

            Il problema acquista una particolare valenza se si considera che la scuola lavorando con alunni che hanno intelligenze diverse (teorica e pratica) non può e non deve reprimere alcuna inclinazione. Appare scontato, dunque , che una delle competenze specifiche e fondamentali della funzione docente è la conoscenza della psicologia dell’ età evolutiva. A tal fine, allora, una delle attività prioritarie che il Ministero deve organizzare e svolgere con impegno costante è quella di aggiornamento dei docenti mediante corsi specifici, seminari, incontri/dibattito o altre forme.

            Ciò soprattutto perché “… Un insegnante deve poter credere nel proprio lavoro, sentirsi competente e trovarsi bene a scuola. Se non riceve soddisfazioni sufficienti man mano si demotiva, a volte si deprime, e intrappolato in un circolo vizioso diventa sempre meno disposto a impegnarsi nell’ insegnamento, a interessarsi ai ragazzi e ad affrontare con spirito fattivo i problemi che via via si presentano. …” .

            La sig.ra Ferrarsi, infine, indica la via da imboccare per avviare la soluzione, a lungo termine, del primo problema che De Mauro vorrebbe risolvere : l’ analfabetismo strumentale, funzionale e di ritorno. Questo e gli altri problemi restano comunque tali, e il nuovo Ministro lo sa; ma quello della condizione docente può e deve essere affrontato con priorità e subito, perché fra l’ altro non richiede finanziamenti immediati, per i quali è noto che occorre una concertazione interministeriale nel contesto della politica finanziaria generale.

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Saverio Avveduto

            L’ esperto di educazione permanente conferma la preoccupazione primaria di De Mauro per l’ analfabetismo strutturale , funzionale e di ritorno ( cioè di chi sa leggere e scrivere solo brevi frasi). Conferma pure che la metà degli italiani si trova in queste condizioni di carenza culturale e non ha neanche assolto l’ obbligo scolastico. Il problema, però, non sarebbe legato solo alla scuola ma anche a tutte le condizioni sociali in cui essa opera, ed allo sviluppo economico in particolare. Per un discorso sulla scuola, insomma, bisogna prima parlare dell’ extrascuola. E questa si caratterizza proprio per il suo basso livello di alfabetizzazione. Facendo i conti con i dati statistici si salva si e no il 20 % della popolazione.

            De Mauro, dunque, ha ragione, ma come e perché? Segue una affermazione di una sconcertante brutalità . Ciò che ha denunciato De Mauro, sostiene Avveduto, “ E’ accaduto…. perché , allora come oggi, in fondo, la società nel suo insieme è soddisfatta, è contenta, del livello di diffusione del sapere che ha, dell’ istruzione diffusa che c’è e non avverte il bisogno di maggiore istruzione. Brutalmente e drammaticamente, bisogna dire che per il sostegno necessario allo sviluppo economico della società italiana di oggi, la < quantità > di istruzione presente nel Paese basta ed avanza: non occorre, insomma, perché l’ economia vada avanti, che ci sia più istruzione. “ .

 E se le cose stanno così , continua Avveduto. “.intraprendere un progetto di educazione degli adulti significa andare in controtendenza rispetto alle necessità brute dell’ economia. E questo comporta che noi rischiamo….il fallimento di tutta questa nostra iniziativa.”

Seguono due proposte su cui riflettere e lavorare.

- L’ attuale stato è frutto dei due scontri sociali forti : nel 68 e nel 77 per la scuola , nel 69 per i salariati; per rimuovere l’ attuale equilibrio e crearne uno più alto occorrerebbe un nuovo ed altrettanto forte “scontro sociale” a cui , però , non appare realistico pensare.

- La scuola è un settore il cui costo non comporta una resa immediata in termini economici, ma costituisce comunque un investimento con effetti che si collocano in prospettiva come conseguenza del miglioramento culturale globale della società; occorre , dunque , il coraggio di non badare a spese mediante un nuovo “…grande < Piano Marshall > per uscire dal disastro della guerra perduta per la scuola e l’extra-scuola…”

            Sul problema investimento Avveduto continua : “Debbo dire con dispiacere che i sindacati sono i primi ad essere sordi …”  Da loro “Ancora non sono riuscito ad avere una risposta su questi temi..” “ Eppure , i precedenti sono significativi. I sindacati hanno difeso per troppo tempo ed a spada tratta solo gli occupati, ……Ora si sono accorti che il lavoro si può difendere solo attraverso l’ aggressione all’ area del non lavoro.” “ Anche se dispensare istruzione non significa creare necessariamente più posti di lavoro, siamo tenuti a dare le conoscenze di base a tutti gli italiani, al di là di quelli che possono essere gli esiti lavorativi….”

            ( Per Avveduto, dunque, la cultura di base prescinde dai possibili effetti economici mentre le sue riflessioni pesano come macigni sulla politica scolastica e sul Ministro che dovrebbe esserne lo stimolatore. – N.d.R. - )

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Raffaele Simone

            Per introdurre indicatori di sofferenza aggiuntivi a quelli già indicati da De Mauro Simone rileva che a suo avviso l’ analfabetismo, come sofferenza sociale , è stato troppo enfatizzato. Il problema vero, invece, appare quello di rendere decorosa la vita di chi fruisce della scuola. Queste , secondo Simone, le sofferenze da aggiungere al decalogo.

- La scuola ha perso il prestigio sociale e la dignità di “valore” . Lo dimostrano due disinteressi per la scuola diffusi nella società: A) gli analfabeti non manifestano alcun interesse ad acquisire cultura scolastica; forse perché anche senza di questa riescono ad avere comunque successo e denaro;      

B) cittadini e famiglie, mentre da una parte non si preoccupano di ciò che succede nella scuola, ma solo di ciò che riguarda i figli, dall’ altra considerano docenti ed altri operatori scolastici come categoria socialmente svalutata.

- Nella scuola   “…si condensa troppo malessere psicologico…” a causa di rapporti interpersonali disturbati sia fra alunni che fra docenti ; la conseguenza è che tutti cercano di uscirne il prima possibile.

- I professionisti della scuola sono in preda a depressione collettiva con disturbi addirittura patologici come ha rivelato un documento, “follia docente” , che ha catalogato i disturbi psico-fisici accusati e documentati dagli insegnanti; fra le prime cause di questo disagio ci sono ovviamente la perdita di prestigio sociale , il basso livello retributivo e la mancanza di uno sviluppo di carriera.

- A scuola si imparano cose diverse da quelle che interessano e che si apprendono meglio fuori della scuola; il fatto è che nessuno sembra si sia reso conto che la cultura scolastica è invecchiata. 

            Seguono alcune idee per ricominciare, sempre aggiuntive a quelle di De Mauro.

- Occorre aprire la scuola alla cultura del mondo giovanile ed agli altri interessi che finora non hanno trovato spazio nei curricoli scolastici; ciò significa pure che gli edifici dovrebbero e potrebbero essere utilizzati anche per attività non scolastiche.

- Occorre creare subito una carriera per i docenti,  con responsabilità e compensi diversi, con possibilità di : lasciare la scuola anche dopo 20/25 anni, di guadagnare di più in altre attività esterne, di essere meglio compensato per aver reso un servizio migliore ecc. ; contemporaneamente va attivato un servizio di valutazione della qualità del rapporto tra investimento e prodotto.

- Occorre eliminare l’ anomalia di una dirigenza scolastica monocratica soprattutto nelle istituzioni affollate; un preside per 2000 studenti e 200 docenti non basta; necessita una struttura non più solo piramidale , ma a più livelli di responsabilità , affidata , per esempio ai docenti che non possono o non vogliono più insegnare. 

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Aldo Visalberghi

            Ricordando un suo saggio del 58/59, Visalberghi ricorda che l’ ultimo capitolo del suo lavoro corrisponde al 1° suggerimento di De Mauro e conclude che , dunque, per 40 anni i problemi non sono cambiati; in quegli anni l’ On.le Fanfani ideò un piano di finanziamento,  in pratica fittizio perché servì solo a dare soldi alla scuola privata. Ora appare chiaro che gli stessi fini stanno dietro alle tanto invocate autonomia e concorrenza che presuppongono un concreto e funzionale sistema di valutazione ; ma questo, nonostante l’ enfasi con cui ne parlano molto sprovveduti, resta molto difficile , se non impossibile da realizzare, se non altro per difficoltà di finanziamenti. E, a proposito di autonomia gestionale , amministrativa e didattica, quale “grande mito affascinante “ da realizzare a livello di istituto, si ha l’ impressione che nessuno lo abbia studiato con attenzione . Trattasi di una scommessa interessante ma molto rischiosa, sicuramente foriera di un nuovo prevedibile contenzioso paralizzante; valutazione, questa, desunta dai risultati delle relative sperimentazioni che, inoltre, possono essere utili anche per molte problematiche poste da De Mauro , compresa la carenza di cultura scientifica.

            Contrariamente ad Avveduto, però, Visalberghi è convinto che l’ educazione degli adulti , soprattutto per le competenze linguistiche, sia utile anche nell’ immediato ai fini del mercato del lavoro; trattasi, però di un problema molto impegnativo da organizzare con una azione seria e sistematica che coinvolga tutte le scuole. 

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Luciana Pecchioli

            L’ ultimo intervento è quello dell’ unica insegnante del gruppo in attività di servizio nella scuola media con esperienze elettive in organismi collegiali di rappresentanza e di studio. In tale veste presenta le sue idee su alcuni indicatori di sofferenza individuati da DE Mauro. Comincia dal problema abbandono.

            Perché molti ragazzi lasciano la scuola e chi non lascia non raggiunge il grado di cultura che si vorrebbe? A livello internazionale  (quindi, Italia inclusa - N.d.R.-) la questione presenta due contraddizioni : 1) Lo sviluppo della tecnologia ha provocato effetti dirompenti nella vita sociale e democratica con la necessità che “ tutti dobbiamo sapere molto di più”; ma ciò non avviene perché la scuola di massa non assicura la qualità per tutti.

2) Lo sviluppo della cultura non può non coinvolgere la scuola; ma questa non è in grado di rispondere bene perché  “…non si può fare tutto, (e) c’è un limite alle possibilità di apprendimento ” . “ In altre parole si tratta di individuare i punti base che diano le conoscenze e gli strumenti che garantiscano il sapere e  il saper fare fondamentali per poi poter sviluppare quella che si è acquisito , (imparare ad imparare) nel corso della propria attività, della propria vita, anche di democratico. Ma chi è in grado di scegliere , di operare queste sintesi ? “  In merito “ Il problema è che manca una cultura della scuola. E allora prevale il <casual>, prevale la sovrapposizione, la sommatoria….”  ( vedi I SAPERI essenziali dei 40 saggi - N.d.R - ) .

            Passando ai problemi solo italiani  la sig. ra Pecchioli rileva che i cambiamenti fatti sono stati tanti, ma eseguiti isolatamente o a mosaico . Dal Gentile, che aveva una sua logica, oggi non più valida, tutti gli interventi successivi si presentano scollegati. Sarebbe opportuno, insomma, che “…almeno i politici, nel legiferare, fossero consapevoli di che cos’ è la scuola e cosa vorrebbero che fosse…”  “… Non credo alla grande riforma perché si è dimostrato che non serve e che in Italia non è possibile. Possono essere utili anche riforme parziali purché, insisto, il progetto sia chiaro,  ad evitare contraddizioni e contrapposizioni che finiscono per ricadere sugli studenti grandi e piccoli. …“   ( ma ciò è accaduto anche con Berlinguer  5 anni dopo; il Ministro aveva detto infatti di avere in mente tutto il quadro generale della riforma che avrebbe riempito con un tassello alla volta –N.d.R. - ).

            Ci sono, poi, i “temi salvifici” che   “dovrebbero risolvere tutti i problemi. “  Cominciamo dall’ autonomia sulla quale tutti sono d’ accordo, ma c’è da chiedersi cosa intendiamo con questa parola. Se vuol dire fine del burocratismo e del mare di circolari, gestione libera del bilancio e della vita interna della scuola, allora si può anche concordare,   “…ma se vuol dire che ogni scuola può decidere  il suo progetto culturale e indicare livelli e finalità non sono più d’ accordo. “  “ Non sono d’ accordo, (cioè) che si annulli l’ obiettivo di una scuola con impianto e finalità nazionali. “

            Passando alla valutazione  “ Tutti concordiamo sul fatto che della scuola vadano controllati e conosciuti i processi ed i livelli…”  raggiunti,  “… ma il problema  va avvicinato con il dovuto approfondimento e con molta prudenza. “ “…forse non sarebbe sbagliato rendere possibile una reale e limitata sperimentazione prima del provvedimento generale.”

            Sull’ aggiornamento è stato detto solo  “…che gli insegnanti sono inadeguati e devono, perciò, essere aggiornati. “ Ed è ciò che è stato fatto finora,  ma   “…Non ha funzionato…”  Che fare allora ? L’ Università non è in grado di affrontare la questione dal momento che  “…tutti gli universitari presenti in questo incontro hanno detto di non saper insegnare: figuriamoci se sanno insegnare agli altri come insegnare..” ;  inoltre   “…l’aggiornamento offerto vede gli insegnanti come scolari o…come oggetti più che come soggetti. “ E ciò mentre:  “…Gli insegnanti sono adulti, hanno un titolo di studio…e esperienza. L’ aggiornamento deve partire da qui…”   ma non  “… esiste una struttura che sia in grado di fornire un aggiornamento efficace. “

            Per concludere la sig.ra Pecchioli torna ai problemi iniziali : abbandono, bocciatura, in cultura adulta. Ma il problema vero è : la scuola serve o non serve. Se non serve agli interessi della classe dirigente essa appare comunque indispensabile allo sviluppo democratico. Allora è necessario  che qualcosa cambi.

“ Intendo dire che serve un progetto per la scuola che si inquadri in un progetto più generale, di sviluppo della società.”  “Studiare è fatica. L’ amore per l’ apprendimento è di pochi in età scolastica, il gusto per la cultura è di minoranze e viene comunque più tardi.”  “Qualcosa la scuola può fare…A questo scopo devono intervenire metodologia e didattica….” La soluzione , dunque, va ricercata nell’ impegno e nella capacità professionale dei docenti, ma questo non dipende solo dalla scuola.  ( Allora, punto e a capo – N.d. R.- )

 

 

Conclusione

            Per una conclusione ragionata rinviamo ad apposito file per non appesantire questa seconda parte dedicate ai contributi di esperti. Qui ci limitiamo a ribadire che se il De Mauro avesse rivisitato il suo decalogo utilizzando osservazioni e suggerimenti degli esperti , adesso, come Ministro avrebbe avuto una “tavola” di idee che , forse , gli  avrebbero fatto  evitare  lo scivolone sugli “stipendi scandalosi” e sul finanziamento  dalla “formula Uno.”

 


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