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I N T E R V E N T I |
PERIODICO TELEMATICO
DI INFORMAZIONE
E PROPOSTE POLITICHE E
CULTURALI
(in aggiornamento continuo)
mailto:interventi@ch.alicom.com
POLITICA SCOLASTICA
- Saggio tascabile del
neo Ministro della pubblica Istruzione, prof. Tullio De mauro -
PREMONIZIONE DELL'
EDITORE LATERZA O AUTO - CANDIDATURA A MINISTRO ?
DOMANDA
MILIARDARIA, OVVIAMENTE, PERCHE' CREDIAMO CHE NESSUNO SAPPIA O
VOGLIA RISPONDERE. FATTO STA CHE IL SAGGIO COMMISSIONATO DALLA EDITRICE
ALL' ESPERTO PROF. TULLIO DE MAURO, PUBBLICATO NELL' APRILE DEL 1995, IN
TEMPI APPARENTEMENTE NON "SOSPETTI" , IL DUBBIO IN POSITIVO LO
FANNO VENIRE A CHI LEGGE IL TESCABILE CON UN MINIMO DI
"ATTENTA MALIZIA " . VEDIAMO PERCHE'.
(Nicola Scipione)
SOMMARIO : Augenti - Collicelli -
Brocca
- Ferraris -
Avveduto
- Simone -
Visalberghi
-
Pecchioli - Conclusione -
Nella
prima parte di questa recensione
abbiamo riassunto la relazione /saggio scritta, nel 1995, dal neo Ministro
della P.I. , prof. Tullio De Mauro, su commissione dell’ editrice Laterza. La
relazione fu quindi sottoposta all’ analisi di altri otto esperti i quali , in
apposito incontro - dibattito presso l’ editrice , commentarono ed ampliarono
il saggio del Ministro con l’ apporto della loro esperienza professionale.
Cerchiamo
ora di riassumere tali interventi seguendo l’ ordine di presentazione sul
volumetto tascabile.
Inizia ricordando che “Dal rapporto che abitualmente licenzia l’ OCSE sugli indicatori internazionali dell’ educazione …” trovano conferma tutti i rilievi evidenziati nella relazione De Mauro. In quasi tutti i paesi si ritrovano le stesse difficoltà : “…scarse risorse impiegabili, resa complessiva non buona, insufficiente promozione delle risorse umane, elevati tassi di analfabetismo di ritorno.”
E continua rilevando che gli aspetti critici dei sistemi educativi sono due:
- paradossalmente lo sviluppo della ricerca e della tecnologia provoca più disoccupazione, questa, dunque va ricondotta non ad uno squilibrio fra domanda ed offerta di lavoro ma a quello fra la qualità dei bisogni e dell’ offerta formativa;
-
l’ esiguità delle risorse
economiche investite nel settore scuola a conferma del disinteresse del mondo
politico per i problemi della formazione .
Secondo
Augenti, quindi, le piste da percorrere per incidere sul sistema formativo
sarebbero due.
1) “…Diversificazione
delle opportunità di formazione…”
integrandola con quella disponibile all’ esterno della scuola negli
ambienti imprenditoriali;
2) Favorire la mobilità e la circolazione delle persone e
delle professionalità assicurando nella scuola l’ apprendimento delle lingue
straniere.
C’è
, infine, la necessità di attrezzare un concreto e valido sistema di controllo
e valutazione da una parte della scientificità dell’ insegnamento e dall’ altra
dei fattori ambientali che incidono sulla funzionalità delle istituzioni scolastico
- formative. A ciò va aggiunto che la scuola ha bisogno di docenti preparati ,
di autonomia, di formazione continua e di orientamento dei giovani.
Ultimo
ma non ultimo per importanza va affrontato il problema dell’ analfabetismo
anche se finalizzato al recupero delle abilità e delle conoscenze di base.
Augenti, dunque, si
allinea completamente alla relazione De Mauro.
invece allarga la richiesta
formulata da De Mauro alla necessità di far conoscere i rilievi del Ministro
alla società e ripropone alcune osservazioni fatte in altra sede in sintonia
con lo stesso De Mauro.
- Si è chiuso un ciclo lungo di
sviluppo economico durante il quale i giovani avevano lo stimolo a guardare al di
là della professione dei genitori ; ora questo stimolo si è molto attenuato; la
scuola come mezzo di promozione sociale ha quasi esaurito il suo compito;
mancano le spinte ideali a sfidare il futuro. La società si interroga su cosa
fare.
- La società si è trasformata da
povera e semplice in ricca e complessa, ma la stratificazione sociale non è
stata eliminata, anche se nessuno ne parla. Dal punto di vista economico si è
verificato una omogeneizzazione dei redditi verso il centro che graficamente è
rappresentata da una trottola la cui pancia contiene il ceto medio mentre ai
due vertici si concentrano i meno abbienti ( in basso) ed i più ricchi in alto;
tendenzialmente la pancia del ceto medio si schiaccia verso il basso generando
una particolare stratificazione sociale.
- La stessa società, inoltre, appare
divisa in tre fasce di attività: - la produzione di beni ; - la produzione dei
servizi; - la produzione di informazione,
comunicazione e di cultura ; ciascuna con una particolare cultura che
tende a differenziare e ad estraniare sempre più le fasce fra loro. In una tale
situazione appare evidente il rischio di una involuzione culturale della
società se non si rimuove lo stallo del deficit formativo denunciato da De
Mauro.
- L’ analfabetismo è l’ aspetto più
preoccupante, in particolare quello funzionale che non consente di capire i
messaggi ed i segnali sempre più complessi della società anche a chi possiede
gli strumenti di base .
- All’ analfabetismo classico va
aggiunto quello “informatico” di molti giovani , nonché il deficit formativo ,
in termini di titoli di studio, presente fra le forze di lavoro. Apposite
indagini, però, hanno rilevato che la mancanza di titolo di studio è dovuta,
nella maggioranza dei casi , ad abbandono spontaneo della scuola, la cui
gravità va osservata come connaturata nelle tendenze culturali della società.
Non trascurabile in tal senso appare il rapporto proporzionale fra il livello
culturale dei genitori e l’ abbandono scolastico dei figli.
-
Altrettanto grave è la
mancata conoscenza delle lingue straniere da parte dei giovani.
A
questo punto l’ autrice si pone il problema delle proposte tese a superare i
deficit elencati :
- Monitorare e valutare le politiche
scolastiche in termini di qualità della spesa;
- Combattere l’ evasione scolastica
e l’ abbandono nel biennio superiore;
- Promozione delle lingue straniere
e dell’ informatica;
- Attivare percorsi di istruzione
post-secondaria non universitaria;
- Richiamare l’ attenzione della
società e della collettività sull’ importanza della formazione , in tal senso
infatti i responsabili delle politiche nazionali non hanno mai illustrato alla
gente tale problema .
( Anche la sig.ra Collicelli si allinea
ai rilievi del Ministro completandoli con alcune indicazioni sociologiche a
nostro avviso non trascurabili ai fini di qualsiasi riforma si voglia impostare.
L’ on.le Brocca , noto per la proposta di riforma dei programmi per la scuola superiore e per la sperimentazione che ne è seguita, si dichiara d’ accordo con De Mauro sulla diagnosi ma non ne condivide la terapia valutata inadeguata.
La prima cosa da fare , secondo lui, è la ridefinizione del ruolo e della funzione della scuola . Istruzione e formazione sono alla base del progresso civile ma la scuola non può ignorare la sua funzione professionalizzante mirata alla occupazione.
La politica scolastica pertanto non può continuare ad ignorare le sollecitazioni e le nuove richieste formative che vengono dalla società in termini di nuovi bisogni sia culturali che di consumi materiali. Finora , però, ciò non è avvenuto per il disinteresse di tutti , singole persone ed organismi collettivi, ma soprattutto per lo scollamento fra i tre poteri : il legislativo, l’ esecutivo e l’ amministrativo, vittime tutti di divisioni interne, lobby esterne ed opportunismi particolari ; a ciò si deve aggiungere l’ incompetenza degli operatori , a tutti i livelli, incapaci di elaborare una riforma coerente.
La seconda istanza è quella di avere un concreto “punto di appoggio” da cui far partire la riforma. Tale punto è dato dalla sperimentazione con cui provare la modifica di programmi e piani di studio . Brocca parla, ovviamente , per esperienza diretta legata allo svolgimento delle sperimentazioni del suo progetto di riforma; anche se non tutto è andato liscio per problemi organizzativi e di partecipazione locali, ma l’ aumento delle richieste da parte degli istituti ne testimonia , comunque, il successo.
La terza istanza riguarda il “da farsi”. Alla riforma della scuola elementare e media deve seguire, con urgenza, quella della superiore individuando e prevedendo : - le aspirazioni degli utenti ; - la concertazione fra gli operatori statali e privati ; - la “industrializzazione” del settore amministrativo; - il reperimento di congrui finanziamenti.
Si tratta di istanze che si ritrovano sia nel decalogo di De Mauro sia nel “ pacchetto” di proposte elaborate dalla Conferenza naz. le sulla scuola che i “…reggitori della politica scolastica ..” hanno semplicemente ignorato. Ma l’ autore, auspicando una rilettura del “pacchetto” , richiama l’ attenzione sull’ aspetto didattico-disciplinare da cui dovrebbe partire la riforma della scuola superiore : - coesistenza fra discipline comuni e di indirizzo ; - unitarietà dei percorsi formativi intesa come multidisciplinarità ; - integrazione dei diversi indirizzi di studio; superamento definitivo della dicotomia delle “due culture”.
Per Brocca, infine, la secondaria superiore non deve essere specializzante ma deve offrire una professionalità di base che consente “…l’ ingresso operativo nel lavoro..” , mentre la “..qualificazione professionale “ va situata nel post-secondario o post- diploma, non universitari.
( A questo punto appare d’ obbligo suggerire ai lettori un confronto fra le proposte Brocca e la riforma del ciclo secondario voluta da Berlinguer . Noi , invece, per un riscontro immediato, rinviamo, con questo link , alla nostra proposta di riforma dei cicli scolastici. – N. d. R . -)
Trattasi, infatti, di una dimensione che finora è rimasta ingessata per le troppe dicotomie presenti nella politica scolastica italiana. Il nodo rimasto irrisolto, nonostante la vasta letteratura psico - pedagogica è che “…non si vuole riflettere su una verità tanto semplice quanto evidente e cioè che non è sufficiente sapere per sapere insegnare. Non è sufficiente conoscere la propria materia per riuscire a comunicare con gli alunni e motivarli all’ approfondimento e allo studio…” A tal fine la professionalità dei docenti appare essenziale ed è , quindi, su questo versante che bisogna intervenire dal momento che le tecniche di comunicazione e di rapporto interpersonali si possono insegnare ed apprendere. Tale problema si presenta in maniera più evidente con gli insegnanti di scuola media e superiore.
Il problema acquista una particolare valenza se si considera che la scuola lavorando con alunni che hanno intelligenze diverse (teorica e pratica) non può e non deve reprimere alcuna inclinazione. Appare scontato, dunque , che una delle competenze specifiche e fondamentali della funzione docente è la conoscenza della psicologia dell’ età evolutiva. A tal fine, allora, una delle attività prioritarie che il Ministero deve organizzare e svolgere con impegno costante è quella di aggiornamento dei docenti mediante corsi specifici, seminari, incontri/dibattito o altre forme.
Ciò
soprattutto perché “… Un insegnante deve poter credere nel proprio
lavoro, sentirsi competente e trovarsi bene a scuola. Se non riceve
soddisfazioni sufficienti man mano si demotiva, a volte si deprime, e
intrappolato in un circolo vizioso diventa sempre meno disposto a impegnarsi
nell’ insegnamento, a interessarsi ai ragazzi e ad affrontare con spirito
fattivo i problemi che via via si presentano. …” .
La sig.ra Ferrarsi, infine, indica la via da imboccare per avviare la soluzione, a lungo termine, del primo problema che De Mauro vorrebbe risolvere : l’ analfabetismo strumentale, funzionale e di ritorno. Questo e gli altri problemi restano comunque tali, e il nuovo Ministro lo sa; ma quello della condizione docente può e deve essere affrontato con priorità e subito, perché fra l’ altro non richiede finanziamenti immediati, per i quali è noto che occorre una concertazione interministeriale nel contesto della politica finanziaria generale.
L’ esperto di educazione permanente conferma la preoccupazione primaria di De Mauro per l’ analfabetismo strutturale , funzionale e di ritorno ( cioè di chi sa leggere e scrivere solo brevi frasi). Conferma pure che la metà degli italiani si trova in queste condizioni di carenza culturale e non ha neanche assolto l’ obbligo scolastico. Il problema, però, non sarebbe legato solo alla scuola ma anche a tutte le condizioni sociali in cui essa opera, ed allo sviluppo economico in particolare. Per un discorso sulla scuola, insomma, bisogna prima parlare dell’ extrascuola. E questa si caratterizza proprio per il suo basso livello di alfabetizzazione. Facendo i conti con i dati statistici si salva si e no il 20 % della popolazione.
De
Mauro, dunque, ha ragione, ma come e perché? Segue una affermazione di una
sconcertante brutalità . Ciò che ha denunciato De Mauro, sostiene
Avveduto, “ E’ accaduto…. perché , allora come oggi, in fondo, la società
nel suo insieme è soddisfatta, è contenta, del livello di diffusione del sapere
che ha, dell’ istruzione diffusa che c’è e non avverte il bisogno di maggiore
istruzione. Brutalmente e drammaticamente, bisogna dire che per il sostegno
necessario allo sviluppo economico della società italiana di oggi, la <
quantità > di istruzione presente nel Paese basta ed avanza: non
occorre, insomma, perché l’ economia vada avanti, che ci sia più istruzione. “ .
E se le cose stanno così , continua Avveduto. “.intraprendere un progetto di educazione degli adulti significa andare in controtendenza rispetto alle necessità brute dell’ economia. E questo comporta che noi rischiamo….il fallimento di tutta questa nostra iniziativa.”
Seguono due proposte su cui riflettere e lavorare.
- L’ attuale stato è frutto dei due scontri sociali forti : nel 68 e nel 77 per la scuola , nel 69 per i salariati; per rimuovere l’ attuale equilibrio e crearne uno più alto occorrerebbe un nuovo ed altrettanto forte “scontro sociale” a cui , però , non appare realistico pensare.
- La scuola è un settore il cui costo non comporta una
resa immediata in termini economici, ma costituisce comunque un investimento
con effetti che si collocano in prospettiva come conseguenza del miglioramento
culturale globale della società; occorre , dunque , il coraggio di non badare a
spese mediante un nuovo “…grande < Piano Marshall > per uscire dal
disastro della guerra perduta per la scuola e l’extra-scuola…”
Sul
problema investimento Avveduto continua : “Debbo dire con dispiacere che i
sindacati sono i primi ad essere sordi …” Da loro “Ancora non sono
riuscito ad avere una risposta su questi temi..” “ Eppure , i precedenti sono
significativi. I sindacati hanno difeso per troppo tempo ed a spada tratta solo
gli occupati, ……Ora si sono accorti che il lavoro si può difendere solo
attraverso l’ aggressione all’ area del non lavoro.” “ Anche se dispensare
istruzione non significa creare necessariamente più posti di lavoro, siamo
tenuti a dare le conoscenze di base a tutti gli italiani, al di là di quelli
che possono essere gli esiti lavorativi….”
( Per Avveduto, dunque, la cultura di base prescinde dai possibili effetti economici mentre le sue riflessioni pesano come macigni sulla politica scolastica e sul Ministro che dovrebbe esserne lo stimolatore. – N.d.R. - )
- La scuola ha perso il prestigio
sociale e la dignità di “valore” . Lo dimostrano due disinteressi per la scuola
diffusi nella società: A) gli analfabeti non manifestano alcun interesse ad
acquisire cultura scolastica; forse perché anche senza di questa riescono ad
avere comunque successo e denaro;
B) cittadini e famiglie, mentre da
una parte non si preoccupano di ciò che succede nella scuola, ma solo di ciò
che riguarda i figli, dall’ altra considerano docenti ed altri operatori
scolastici come categoria socialmente svalutata.
- Nella scuola “…si condensa troppo malessere
psicologico…” a causa di rapporti interpersonali disturbati sia fra alunni
che fra docenti ; la conseguenza è che tutti cercano di uscirne il prima
possibile.
-
I professionisti della
scuola sono in preda a depressione collettiva con disturbi addirittura
patologici come ha rivelato un documento, “follia docente” , che ha catalogato
i disturbi psico-fisici accusati e documentati dagli insegnanti; fra le prime
cause di questo disagio ci sono ovviamente la perdita di prestigio sociale , il
basso livello retributivo e la mancanza di uno sviluppo di carriera.
- A scuola si imparano cose diverse
da quelle che interessano e che si apprendono meglio fuori della scuola; il fatto
è che nessuno sembra si sia reso conto che la cultura scolastica è invecchiata.
Seguono
alcune idee per ricominciare, sempre aggiuntive a quelle di De Mauro.
- Occorre aprire la scuola alla
cultura del mondo giovanile ed agli altri interessi che finora non hanno
trovato spazio nei curricoli scolastici; ciò significa pure che gli edifici
dovrebbero e potrebbero essere utilizzati anche per attività non scolastiche.
- Occorre creare subito una carriera
per i docenti, con responsabilità
e compensi diversi, con possibilità di : lasciare la scuola anche dopo 20/25
anni, di guadagnare di più in altre attività esterne, di essere meglio
compensato per aver reso un servizio migliore ecc. ; contemporaneamente va
attivato un servizio di valutazione della qualità del rapporto tra investimento
e prodotto.
- Occorre eliminare l’ anomalia di
una dirigenza scolastica monocratica soprattutto nelle istituzioni affollate;
un preside per 2000 studenti e 200 docenti non basta; necessita una struttura
non più solo piramidale , ma a più livelli di responsabilità , affidata , per
esempio ai docenti che non possono o non vogliono più insegnare.
Ricordando un suo saggio del 58/59,
Visalberghi ricorda che l’ ultimo capitolo del suo lavoro corrisponde al 1°
suggerimento di De Mauro e conclude che , dunque, per 40 anni i problemi non
sono cambiati; in quegli anni l’ On.le Fanfani ideò un piano di
finanziamento, in pratica fittizio
perché servì solo a dare soldi alla scuola privata. Ora appare chiaro che gli
stessi fini stanno dietro alle tanto invocate autonomia e concorrenza che
presuppongono un concreto e funzionale sistema di valutazione ; ma questo,
nonostante l’ enfasi con cui ne parlano molto sprovveduti, resta molto
difficile , se non impossibile da realizzare, se non altro per difficoltà di
finanziamenti. E, a proposito di autonomia gestionale , amministrativa e
didattica, quale “grande mito affascinante “ da realizzare a livello di
istituto, si ha l’ impressione che nessuno lo abbia studiato con attenzione .
Trattasi di una scommessa interessante ma molto rischiosa, sicuramente foriera
di un nuovo prevedibile contenzioso paralizzante; valutazione, questa, desunta
dai risultati delle relative sperimentazioni che, inoltre, possono essere utili
anche per molte problematiche poste da De Mauro , compresa la carenza di
cultura scientifica.
Contrariamente
ad Avveduto, però, Visalberghi è convinto che l’ educazione degli adulti ,
soprattutto per le competenze linguistiche, sia utile anche nell’ immediato ai
fini del mercato del lavoro; trattasi, però di un problema molto impegnativo da
organizzare con una azione seria e sistematica che coinvolga tutte le scuole.
L’
ultimo intervento è quello dell’ unica insegnante del gruppo in attività di
servizio nella scuola media con esperienze elettive in organismi collegiali di
rappresentanza e di studio. In tale veste presenta le sue idee su alcuni
indicatori di sofferenza individuati da DE Mauro. Comincia dal problema
abbandono.
Perché
molti ragazzi lasciano la scuola e chi non lascia non raggiunge il grado di
cultura che si vorrebbe? A livello internazionale (quindi, Italia inclusa - N.d.R.-) la questione presenta due
contraddizioni : 1) Lo sviluppo della tecnologia ha provocato effetti
dirompenti nella vita sociale e democratica con la necessità che “ tutti
dobbiamo sapere molto di più”; ma ciò non avviene perché la scuola di massa
non assicura la qualità per tutti.
2) Lo sviluppo della cultura non può
non coinvolgere la scuola; ma questa non è in grado di rispondere bene
perché “…non si può fare tutto, (e) c’è un limite alle possibilità di
apprendimento ” .
Passando
ai problemi solo italiani la sig.
ra Pecchioli rileva che i cambiamenti fatti sono stati tanti, ma eseguiti
isolatamente o a mosaico
Ci
sono, poi, i “temi salvifici” che “dovrebbero risolvere tutti i problemi. “ Cominciamo dall’ autonomia sulla
quale tutti sono d’ accordo, ma c’è da chiedersi cosa intendiamo con questa
parola. Se vuol dire fine del burocratismo e del mare di circolari, gestione
libera del bilancio e della vita interna della scuola, allora si può anche
concordare, “…ma se vuol
dire che ogni scuola può decidere
il suo progetto culturale e indicare livelli e finalità non sono più d’
accordo. “ “ Non sono d’ accordo,
(cioè) che si annulli l’ obiettivo di una scuola con impianto e finalità
nazionali. “
Passando
alla valutazione “ Tutti concordiamo sul fatto che della scuola vadano
controllati e conosciuti i processi ed i livelli…” raggiunti, “… ma il problema
va avvicinato con il dovuto approfondimento e con molta prudenza. “ “…forse
non sarebbe sbagliato rendere possibile una reale e limitata sperimentazione
prima del provvedimento generale.”
Sull’ aggiornamento è stato detto solo “…che gli insegnanti sono inadeguati
e devono, perciò, essere aggiornati. “ Ed è ciò che è stato fatto
finora, ma “…Non ha funzionato…” Che fare allora ? L’ Università non è
in grado di affrontare la questione dal momento che “…tutti gli universitari presenti in questo incontro
hanno detto di non saper insegnare: figuriamoci se sanno insegnare agli altri
come insegnare..” ; inoltre “…l’aggiornamento offerto vede
gli insegnanti come scolari o…come oggetti più che come soggetti. “ E ciò
mentre: “…Gli insegnanti sono
adulti, hanno un titolo di studio…e esperienza. L’ aggiornamento deve partire
da qui…” ma non “… esiste una struttura che sia in
grado di fornire un aggiornamento efficace. “
Per concludere la sig.ra Pecchioli torna ai problemi
iniziali : abbandono, bocciatura, in cultura adulta. Ma il problema vero è : la
scuola serve o non serve. Se non serve agli interessi della classe dirigente
essa appare comunque indispensabile allo sviluppo democratico. Allora è
necessario che qualcosa cambi.
“ Intendo dire che serve un progetto per la scuola
che si inquadri in un progetto più generale, di sviluppo della società.” “Studiare è fatica. L’ amore per l’
apprendimento è di pochi in età scolastica, il gusto per la cultura è di
minoranze e viene comunque più tardi.”
“Qualcosa la scuola può fare…A questo scopo devono intervenire
metodologia e didattica….” La
soluzione , dunque, va ricercata nell’ impegno e nella capacità professionale
dei docenti, ma questo non dipende solo dalla scuola. ( Allora, punto e a capo – N.d. R.- )
Per una conclusione ragionata
rinviamo ad apposito file per non appesantire questa seconda parte dedicate ai
contributi di esperti. Qui ci limitiamo a ribadire che se il De Mauro avesse
rivisitato il suo decalogo utilizzando osservazioni e suggerimenti degli
esperti , adesso, come Ministro avrebbe avuto una “tavola” di idee che , forse
, gli avrebbero fatto evitare lo scivolone sugli “stipendi scandalosi” e sul finanziamento dalla “formula Uno.”
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