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Quando nell' ormai lontano agosto 98, in tempi per noi non sospetti,
avviammo su questo periodico una riflessione sulla politica scolastica
del Ministro Berlinguer indicammo nel saggio del prof. De Mauro una delle
fonti ispiratrici delle riforme (recensioni)
; oggi ci sembra molto di più di una ispirazione.
Osservammo, allora, che l' attuale Ministro, prima di <partire
in quarta> con proposte di riforme , avrebbe dovuto, a nostro avviso, leggere
molte altre idee espresse e circolanti sulla problematica della scuola
come servizio, e cio' al fine di evitare, come è purtroppo accaduto,
che l' attuazione delle riforme che lui suggeriva al ministro comportassero
uno sconvolgimento dell' assetto istituzionale della nostra scuola, con
effetti negativi prolungati nel tempo. In tal senso, comunque, sarebbe
bastato che la relazione di partenza fosse integrata sulla base delle osservazioni
scaturite dalla discussione con gli altri esperti, dal momento che
questi , nell' ambito di una condivisione generale della relazione di base,
hanno inserito ulteriori elementi, negativi e positivi, che, opportunamente
considerati , avrebbero suggerito al Ministro una diversa impostazione
delle riforme.
Ci ripromettemmo, quindi, di tornare comunque a parlare del saggio
con apposita recensione ; ora , a questo saggio, confermiamo l' addebito
di una parte sostanziale del fallimento di Berlinguer. Ci scusiamo
con i lettori per il ritardo con cui torniamo sul tema ; ma, forse, è
proprio vero che "non tutti i mali (ritardi) vengono per nuocere" :
la nomina a Ministro del Prof. De Mauro ci casca, come si dice, a fagiuolo.
Le dieci cose da fare con urgenza proposte dal neo-ministro già
dal 1995 si rivelano , ora più di allora, un vero programma
di politica scolastica da cui Berlinguer ha attinto quasi a piene
mani , pur se in modo disordinato e senza pause di riflessione .
Non solo , ma costituiscono la risposta per chi in questi giorni si va
chiedendo se il nuovo Ministro continuerà l' opera del precedente.
La logica politica vorrebbe che la risposta fosse "si", a meno di sorprese
contrarie che, poi, tanto sorprendenti non sarebbero se il Ministro usasse
la logica culturale e del buon senso, implementata da un minimo di autocritica.
DE MAURO " Idee per il Governo " / La scuola ; LATERZA Editrice , Bari apr. 1995 - L. 15000 .-
Trattasi di uno dei volumetti di una collana tascabile nata
, secondo gli editori, "...dall'esigenza...di affrontare i temi cruciali
della società italiana in chiave propositiva" , con l' impegno "...di
delineare le soluzioni efficaci per affrontare i problemi della scuola,
della ricerca scientifica, del sistema radiotelevisivo, dell' università
in Italia." , anche se non si tratta delle "...uniche soluzioni possibili
e valide".
Quello della scuola, affidato a De Mauro, consiste in una relazione dello
stesso commentata ed integrata , in apposita "tavola rotonda" , da altri
otto illustri personaggi noti per il loro impegno diretto ed indiretto
nel mondo della scuola :
- Antonio Augenti
, al tempo Direttore gen. le Ministero P.I.;
- Saverio Avveduto,
ex Direttore gen.le Ministero P.I.;
- Beniamino Brocca,
ex Sottosegretario alla P.I. , presidente della Commissione che ha
formulato la riforma dei programmi per la scuola superiore;
- Carla Collicelli,
al tempo vice direttore del Censis, nonchè consulente di numerosi
organismi nazionali ed internazionali compresi il Consiglio dei Ministri
e del Cnel;
- Anna Oliviero
Ferraris, docente di psicologia dell' età evolutiva presso
La Sapienza di Roma;
- Luciana Pecchioli,
docente di scuola media , componente eletta del Consiglio Naz.le Pubblica
Istruzione;
- Raffaele Simone,
docente di linguistica generale presso la Terza Università di Roma;
- Aldo Visalberghi,
docente di pedagogia presso La Sapienza di Roma.
Si compone di quattro capitoli.
1) La
china che, purtroppo, ci è vicina. Passando
in rassegna tutta una serie di condizioni e dati negativi che
indagini e ricerche hanno rilevato nella vita della popolazione italiana
( dall' inosservanza dell' obbligo scolastico previsto dalla Costituzione
, all' incapacità di usare la lingua italiana; dalla mancanza di
abitudine alla lettura dopo l'uscita dalla scuola ( anche per colpa o merito
della TV), presente in tutti i livelli di istruzione ( compresi i laureati),
ad una presenza elevata di analfabetismo di ritorno ( meglio descrito nel
3° capitolo), l' autore crede di individuarne la responsabilità
principale sia nei gruppi politici dominanti , spesso volutamente
miopi di fronte ai problemi di politica scolastica, sia nella disattenzione
per la scuola da parte dei mass- media, con l' aggravante della "buona
fede". E conclude : " Bisognerebbe cercare di capire che , in conseguenza
di una pessima amministrazione ....il sistena formativo italiano è...il
terreno per l' affermarsi, il riaffermarsi e perpetuarsi delle principali
" dimensioni della diseguaglianza" e per il progressivo accentuarsi di
condizioni di inefficienza della vita sia economico-produttiva sia sociale
italiana. Risalire la china della disattenzione per gli aspetti centrali
delle disfunzioni del nostro sistema formativo sarebbe decisivo per restituire
sia democraticità sostanziale sia efficienza alla comunità
nazionale italiana ".
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LA SOCIETA' ITALIANA,
DUNQUE , STANDO ANCHE A DATI E RICERCHE RECENTI DI ORGANISMI INTERNAZIONALI
COME L' OCSE, CHE CONFERMANO L' ASSUNTO DI DE MAURO, STAREBBE
GIA' SCIVOLANDO SU UNA PERICOLOSA CHINA DI DEGRADO SOCIO-CULTURALE
A CAUSA DELLA DISATTENZIONE E DELLA TRASCURATEZZA CHE LE CLASSI POLITICO-SOCIALI
DOMINANTI DIMOSTRANO VERSO LA SCUOLA COME SERVIZIO PUBBLICO FONDAMENTALE.
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AL SOMMARIO
2) Un
po' di filosofia: il futuro si gioca a scuola ? La
risposta è "sì", a meno che non si voglia tornare alle primitive
condizioni di vita agropastorali. Ma allora perchè la "...nostra
cultura politica e intellettuale, non è un eccesso di propensione
a progettare il futuro " ? E' un impegno, infatti, che viene
sempre rinviato per affrontare altre emergenze ricorrenti : chiusura di
aziende ed operai sul lastrico in prima fila. La rifondazione della società
e della scuola come impegno di forze politiche di sinistra durò
una breve stagione agli inizi degli anni sessanta ; poi il declino costante
salvo l' impegno di pochi a titolo quasi personale : Rodotà, Ruberti,
Cassese , Prodi, Gorreri, Sylos Labini, Lombardi ed altri, i quali hanno
sostenuto la necessità di rialzare la scolarità di tutta
la popolazione.
Trattasi, però, di problemi che solo strutture collettive possono
risolvere in quanto possono agire con interventi istruttivi e formativi
sin dalla primissima
infanzia in modo ricorrente e sugli adulti in modo permanente.
Il problema, dunque,
è quello di ridurre la disuguaglianza fra gli individui migliorando
le capacità del sistema scolastico nazionale ; a tal fine la questione
"...dovrebbe interessare soprattutto la <sinistra> , se questa parola
ha ancora un senso...". Ma una società rinnovata in termini di efficienza
non può non interessare l' intero schieramento ideale a politico
: da sinistra a destra .
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QUALE MESSAGGIO SI
PUO' DESUMERE DA QUESTO CAPITOLO ? :" CARO BERLINGUER, SE SEI ANCORA DI
SINISTRA DATTI DA FARE; E VOI CARI SIGNORI DI DESTRA ( A PROPOSITO ,
IL CENTRO DOVE E' FINITO? ) NON DISTURBATE IL MANOVRATORE.
"
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AL SOMMARIO
3) Italia
analfabeta -
Risulta chiaro come la velocità di rotolamento lungo la china venga
accelerata dalla piaga dell' analfabetismo e della descolarizzazione. Partendo
dai dati ISTAT sul grado di scolarità della popolazione De Mauro
constata che "...l' Italia si è andata allontanando dalle condizioni
di scolarità di quaranta anni fa, quando alla licenza elementare
arrivava solo una minoranza, ..." dal momento che i cittadini forniti della
sola licenza elementare passavano dal 59% nel 51 al 67 % nel 91. L' Italia
descolarizzata ed analfabeta viene quindi indicata come il primo problema
per chi si deve occupare di scuola, ciò in quanto "Il problema
dell' alfabetizzazione non appartiene al passato , ma al presente."
In merito, fra l' altro, non va trascurato che fra gli analfabeti devono
essere inclusi, oltre a chi ha dichiarato , senza documentazione,
di saper leggere e scrivere , definiti alfabeti senza titolo, anche gli
<analfabeti di ritorno> i quali , pur in possesso della licenza elementare
non sono in grado di "...leggere e scrivere, comprendendolo, un semplice
testo relativo alla vita di tutti i giorni ".Non vatrascurato ,infine,
che la mancata scolarità degli adulti pesa negativamente sui figli
in termini di destino e successo scolastico.
La scolarizzazione
e l' analfabetismo, dunque, costituiscono un grosso problema politico che
, invece, è stato sempre e da tutti i Governi trascurato soprattutto
come impegno economico . Eppure, nonostante le esigue risorse finanziarie
destinate al funzionamento della scuola, compreso il basso livello di retribuzione
dei docenti , i risultati scolastici nazionali sono fra i migliori del
mondo. Ma ciò non deve consolarci perchè , comunque, quello
della formazione resta sempre "... un tema centrale di governo e sviluppo
del Paese..." di cui deve farsi carico "...una direzione politica capace
di intendere e di volere...".
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VA NOTATO CHE L'
ARGOMENTO, PER QUANTO DRAMMATICO E CONDIZIONANTE POSSA ESSERE,
IN TERMINI ECONOMICI
E SOCIO - POLITICI (non si può ignorare , fra l' altro, che
"l' analfabeta" non è in grado di fare neanche una buona scelta
democratica come elettore; in merito sarebbe interessante effettuare un'
indagine sul grado di alfabetizzazione degli iscritti e dei votanti dei
vari partiti ; ma questo aspetto non fu neanche sfiorato dal neo
Ministro ) PROBABILMENTE E' STATO ENFATIZZATO UN PO' TROPPO IN RAPPORTO
ALLE REALI POSSIBILITA' DI INTERVENTO ISTITUZIONALE ( vedi Saverio
Avveduto).
IN OGNI CASO IL
PROBLEMA , SOMMATO A QUELLI DESCRITTI NEGLI ALTRI DUE CAPITOLI , HA SUGGERITO
A DE MAURO DI ELABORARE DIECI PROPOSTE ED ALCUNI SUGGERIMENTI
OPERATIVI CHE COMPONGONO L' ULTIMO CAPITOLO DELLA RELAZIONE. PER
EVITARE EQUIVOCI ED INTERPRETAZIONI SCORRETTE TRASCRIVIAMO IL DECALOGO
INTEGRALMENTE NELLO STESSO ORDINE DI IMPORTANZA ED URGENZA INDICATO DALL'
AUTORE.
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AL SOMMARIO
4) Alcune cose da fare per vincere il sottosviluppo culturale nazionale
(1) Un piano nazionale per il recupero degli adulti alla piena scolarità, con progressiva riduzione dei senza scuola ( un decimo degli adulti ! ) e delle persone con solo licenza elementare ( un terzo !) ; è la prima cosa da fare se si vogliono evitare i costi produttivi e sociali di una così estesa presenza di persone con incapacità o difficoltà di lettura e scrittura e, sopratutto, i costi del basso livello a cui mediamente sono destinati a restar bloccati gli alunni che vengono da famiglie di bassa scolarità e bassa propensione alla lettura.
(2) La generalizzazione dell' istruzione infantile prescolare: è decisiva per appianare quando si è ancora in tempo, i dislivelli familiari di cultura e per rendere quindi proficuo per tutti l' investimento familiare e publico nella scuola.Si aggiunga che se la televisione non è il babau che si dipinge (rinvio bibliografico :omissis), ci sono tuttavia , per i più piccoli, molti rischi di distorsione prodotta dall' esposizione prolungata ed esclusiva alla televisione come sola fonte di immagini, idee, valori. Generalizzare nidi e scuole preelementari dovrebbe essere una scelta da fare anche sotto questo profilo.
(3) L' innalzamento dell' obbligo dai 14 ai 16 anni almeno ( come in Spagna), se non a 18 (come negli altri paesi industrializzati) : tra i paesi OCSE abbiamo il più alto tasso di popolazione senza livello mediosuperiore di istruzione, cioè senza quel livello che ormai è, e se possibile sarà ancora di più in futuro,indispensabile per muoversi nelle società dell' informazione, che fondano la loro produttività sui servizi.
(4) La costituzione di un unico ciclo unitario dell' obligo o, meglio, di base, in Italia assurdamente spezzato in più tronconi, con gravi dannio didattici e culturali: come mostra l' esperienza di tanti paesi, è indispensabile progettare unitariamente l' intero ciclo della scolarità di base per ottenere al termine buoni risultati.
(5) La creazione di un sistema di valutazione oggettivo, unico e nazionale dei livelli di capacità e di conoscenze cui ciascun istituto scolastico ( non importa se pubblico o privato) porta i suoi alunni: è ciò che sensatamente chiede il <Goal 2000> di Clinton, e che dovremmo chiedere a noi stessi tanto più nel momento in cui riuscissimo a spostare verso l' istruzione le risorse private e pubbliche necessarie al suo rilancio e tanto più in una prospettiva di decentramento regionale e di autonomia degli istituti scolastici. Si osserverà che la creazione (sotto controllo del Parlamento) di un sistema oggettivo di valutazione della produttività delle scuole, richiesta del resto dalla finanziaria del 1994, attenuerebbe e comunque consentirebbe di porre in termini nuovi, diversi, più rassicuranti per tutti, la vessatissima questione di una modifica dell' art. 33, comma terzo, della Costituzione ("Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato"): potrebbe non essere incostituzionale incentivare economicamente a carte scoperte quella parte dell' istruzione privata che mostri di saper rispettare gli standard minimi fissati nazionalmente e pubblicamente.
(6) Un piano nazionale di incentivazione (legata alla previa realizzazione del punto 5) della produttività quantitativa e qualitativa delle scuole, specialmente nelle aree di più bassa scolarità (dove , sull' esempio francese, concentrare le attività scolastiche di più alta qualità).
(7) Un piano nazionale di incentivazione dello studio (legato anch'esso alla previa realizzazione del punto 5) per tutti gli alunni capaci e meritevoli a partire dalle scuole elementari (art. 3, 31 e 34, c. 2 della Costituzione) e non già limitato, come il nefando presalario, alla sola università ( con ovvio effetto di drenaggio delle risorse dai meno abienti, che pagano le tass, ma non mandano i figli all' università, ai più abbienti che sottopagano le tasse e mandano i figli all' università).
(8) Piani sistematici di aggiornamento e riqualificazione del personale insegnante e di servizio ( affidati alle Regioni, come previsto inizialmente dalla Costituzione, e come invece - conniventi stupidamente le sinistre - vietato nel 1976 dalla legge di attuazione del trasferimento di poteri alle Regioni) ; è il risultato che si impone ragionando col buon senso e tanto più sulla base dei dati " iea" della nostra tavola 6.
(9) La riforma delle strutture , dei contenuti e dei metodi della secondaria superiore e, solo conseguentemente, degli esami di maturità e degli accessi all' università, le quali oggi "disperdono" con immenso danno due terzi degli iscriti al primo anno, mentre abbiamo bisogno di portare alla laurea almeno il doppio degli atuali laureati per reggere meno quantitativamente il difficile confronto internazionale.
(10) La effettiva
rapida realizzazione della legge 1990 per la formazione universitaria
e il nuovo reclutamento dei futuri insegnanti.
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Queste, per il neo Ministro, le cose da fare con urgenza in ordine
prioritario. Seguono le " altre cose da fare" dopo le prime dieci "cose"
sopra trascritte. Noi invece le definiamo <suggerimenti didattici> e
riteniamo che siano più prioritarie del decalogo; ci
pare, però, che gli stessi non abbiano trovato lo spazio che meritavano
nel contesto dell' attività riformatrice di Berlinguer.
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AL SOMMARIO
a) Dobbiamo imparare a insegnare meglio a scrivere e leggere l' italiano, a conoscere e saper usare la nostra lingua ..... ( l' università non insegna questo ai docenti).........(omissis);
b) Dobbiamo tutti imparare e imparare a insegnare di più e meglio le lingue straniere per vivere in una unione europea ricca di paesi bilingui e perfino trilingui su scala di massa, ...........(omissis);
c) Dobbiamo vincere quella antica "denutrizione scientifica" ( secondo l' espressione di Gramsci) caratteristica della cultura italiana anche di più alto livello.....(omissis).....non sapersI orientare scientificamente dinanzi alla realtà naturale e umana sono forme nuove di analfabetismo "alto" da cui dobbiamo liberarci. ...(omissis)....;
d) Dalle scuole
per l' infanzia alle università dobbiamo sviluppare un 'educazione
non verbalistica, un' educazione che si ricordi della mano di Hegel
e valorizzi il saper fare e non solo il saper parlare- di
come prova di capacità. ...(omissis);
(In merito ci permettiamo di rinviare
al pedagogista tedesco Kerschensteineir , ed in particolare al suo volumetto
"La scuola del lavoro" ; ma anche alla riforma della scuola sovietica elaborata
nel 58 dal P.C.U.S. e tradotta in legge dal SOVIET di KRUSTCIOV )
e) Dovremmo fare queste ed altre cose presto,e potendo contare su poche risorse sia finanziarie sia umane. .....(omissis)... ( Ciò sarà possibile solo se renderemo familiare nella scuola) "le tecniche dell' istruzione a distanza" . ( Ed arrivò il computer ! )
"" Non sarà
facile. Chi esamina le dieci cose da fare in termini di bilanci pubblici
e privati, si rende facilmente conto che la Repubblica italiana, la società
italiana, le famiglie, se vogliono realizzarle, hanno bisogno di spostare
risorse finanziarie ed energie morali e intellettuali su un piano nazionale
di rinnovamento delle condizioni scolastiche collettive e del funzionamento
delle scuole. Se si riuscisse a ragionare un po' tra tutti, si capirebbe
la impellenza di questo bisogno. Le scuole sono di tutti, e già
ora, pubbliche o private, efficienti o non efficienti, sono sostenute da
tutti, specialmente - come mostrò Fiorella Paola Schioppa in un
merorabile e sempre memorando libro intorno a cui la sinistra italiana
ha osservato un indecoroso silenzio ( Scuola e classi sociali in Italia,
Il Mulino, BO - 74) - dai ceti a basso reddito fisso, dai più poveri.
Proprio loro sono i più esclusi dalla scuola e, ovviamente , dall'
università.
E a tutti gli alunni ogni singola scuola,..(omissis)..deve mostrare di
saper dare una efficiente e (....) comune base educativa, attraverso il
libero confronto, in ogni classe e momento dell' insegnamento, vuoi pubblico
vuoi privato, delle diverse tradizioni religiose, culturali, di pensiero
che sono tutte una preziosa risorsa di tutt' intera la nazione.""
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Nostra conclusione parziale
De Mauro farà meglio di Berlinguer ? E' difficile dirlo. Come si vede dal documento che abbiamo sintetizzato l' ex ministro ha preso molto dalle idee del nuovo ma non ne ha seguiro il suggerimento delle priorità; l' unica cosa che ha fatto da solo ( o meglio con i sindacati) , IL CONCORSONE, gli ha portato male. De Mauro continuerà sulla scia ? Non sarà facile, anzi , secondo noi non saprà dove mettere le mani per prima.I motivi fra qualche giorno nella seconda parte; intanto ogni lettore tragga le proprie conclusioni sulle capacità ministeriali dell' illustre linguista che in questa funzione onora l' università italiana , anche se, per estrema sincerità, dobbiamo dire che da un linguista come De Mauro non ci aspettavamo una relazione non solo , a tratti , faticosa da leggere ma soprattutto senza una premessa linguistico-lessicale che definisse il significato concettuale di alcuni termini fondamentali per proporre una qualunque riforma scolastica: educazione - istruzione - formazione .
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AL SOMMARIO
Sig. Presidente,.............................................(omissis)................................................................................................
La Scuola Italiana vive momenti difficili.
Oggetto di frenetica attività riformatrice negli ultimi quattro
anni, attività che addirittura si sovrappone, nella Scuola Primaria,
ad una appena realizzata modifica strutturale, il nostro Sistema Istruzione
rischia di perdere completamente la sua identità e di non sapere
quale sia quella nuova.
Rischia soprattutto di essere indirizzato
verso modelli estranei alla nostra tradizione, quelli di tipo Anglosassone,
per intenderci, i cui risultati, peraltro, si sono dimostrati largamente
fallimentari. Tanto da indurre i Governi dei Paesi in cui sono in uso,
a prospettare la necessità di una rapida inversione di rotta. E
così, per un incredibile paradosso, mentre all’estero si guarda
con interesse ai modelli italiano e tedesco, da sempre caratterizzati da
una forte valenza cognitivo-formativa, in Italia si assumono quelli anglosassoni
a forte valenza assistenziale-socializzante.
Questo dato, che trova anche riscontro
nella logica esplicitata dalla Riforma dei Cicli appena licenziata dal
Parlamento, preoccupa, perché rende sempre più pressante
il timore di un ulteriore abbassamento della qualità della preparazione
dei nostri giovani, con la conseguente perdita di competitività
sul mercato del lavoro europeo. E se a questo si aggiunge la cronica mancanza
di adeguati finanziamenti (è nota la progressiva riduzione degli
investimenti per la Scuola in rapporto alla crescita del PIL in Italia)
anche sul piano delle strutture – edifici, laboratori ecc.- non Le risulterà
difficile comprendere i pericoli che il Paese corre nel confronto europeo
e mondiale. Non si stupirà, dunque, se mi permetto di sollecitare
la Sua attenzione sulla "Questione Scuola", snodo vitale per la crescita
economica, sociale e civile del Paese, e se Le chiedo di operare per ridefinire,
finalmente in modo chiaro ed inequivoco, identità e finalità
del Sistema Istruzione Italiano.
Contestualmente all’attenzione sugli elementi
appena riportati, mi è d’obbligo non tacere sull’altra questione
afferente al mondo della Scuola, la "Questione Docente". L’errore di fondo
dei precedenti Governi è stato quello di considerarla di secondaria
importanza. E, secondo il vecchio costume sovietico, il processo di riforme
è andato avanti dimentico del "fattore umano", quasi fosse marginale,
pedina accessoria la cui condizione economico/professionale fosse irrilevante
( o, comunque, sempre facilmente controllabile). Le vicende degli ultimi
mesi hanno dimostrato l’impraticabilità di questa strada (storicamente,
peraltro, perdente), ed hanno rimesso in evidenza il bisogno di restituire
identità professionale e dignità economica ad una funzione
lavorativa essenziale ad ogni Paese.
Gli Insegnanti italiani sono sconcertati
per il disinteresse storico che il ceto politico ha mostrato nei loro confronti.
Sono demotivati e disillusi. E se l’impegno personale continua a non mancare
per senso di responsabilità civile, è certo che l’entusiasmo
e la partecipazione consapevole non possono essere considerate caratteristiche
delle attività svolte nelle nostre scuole. E la questione non è
riconducibile ai soli fattori economici, che pure sono rilevanti, ma al
complessivo disagio, percepibile da chi presta vera attenzione, frutto,
ripeto, del senso di abbandono che vive quotidianamente l’intera categoria.
Sono certo di interpretare correttamente
la Sua sensibilità culturale e politica, quando offro alla Sua considerazione
il dato (che è eufemistico definire scandaloso) relativo al fatto
che agli Insegnanti viene negato un Contratto Specifico. Unica categoria
professionale al mondo, è costretta, per pure motivazioni ideologiche
e di interesse di apparati, ad un Contratto assieme al personale impiegatizio
ed esecutivo. Trova che in queste condizioni di partenza sia possibile
fare emergere specificità e peculiarità professionali? Costituire
un’Area di Contrattazione Docente sarebbe una riforma a costo zero, eppure
nessun Governo ha mostrato sufficiente sensibilità (e indipendenza
dal sindacalismo tradizionale che la osteggia con tutte le sue energie)
per portarla a compimento: farebbe gran bene al Paese se il Suo Governo
decidesse di realizzarla.
Alla guida del Dicastero della Pubblica
Istruzione ha ritenuto opportuno nominare una personalità della
cultura, un "tecnico", per sua stessa definizione. Suppongo di poter interpretare
questo avvicendamento anche alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno
caratterizzato le vicende degli Insegnanti. Del "tecnico" si possono ragionevolmente
presumere competenza e capacità di attenzione alla peculiarità
dei problemi, unite ad indipendenza e autonomia dagli apparati e dalle
burocrazie dei Partiti, dei Sindacati e dell’Amministrazione. Il nuovo
Ministro potrà contare su un leale sostegno della Gilda degli Insegnanti
se si muoverà in questa direzione, nella ricerca continua della
valorizzazione della Scuola e della Funzione Docente. L’auspicio è
che il Governo, nella sua interezza, operando nell’interesse del Paese,
dia, al più presto, un forte e chiaro segnale di discontinuità
rispetto al passato, prossimo e remoto.
Buon lavoro,
Sandro Gigliotti
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AL SOMMARIO
"Noi dobbiamo fare moltissimo per la formazione:
lo dobbiamo fare nella scuola e attraverso i processi che riguardano la
formazione in senso stretto . Abbiamo varato una poderosa riforma della
scuola che finalmente, dopo decine e decine di anni, ha riportato il sistema
scolastico alle esigenze del mondo moderno". "A questo punto su questa
base, dovremo dare concretamente agli insegnanti, in primo luogo,
quella formazione di cui hanno bisogno rispetto alle tecnologie e alle
ragioni del nuovo mondo. Dobbiamo rendere la scuola - primaria e secondaria
- e il sistema universitario capaci di dare all'Italia quelle competenze
che permettono di coprire posti di lavoro che non possiamo coprire perché
non abbiamo le persone".
"E' una cosa terribile , in un Paese con
tanta disoccupazione intellettuale, dover andare a cercare tecnici in Paesi
diversi dall'Italia perché noi ancora non li abbiamo preparati con
la nostra formazione superiore. Ma naturalmente ciò non riguarda
soltanto i posti relativi alle mansioni superiori, ma anche le migliaia
e migliaia di posti di lavoro possibile per coloro che non saranno mai
ingegneri hi-tech o addetti al software. Vi sono tanti posti di lavoro
a cui si può formare: vi sono nella logistica, vi sono nella distribuzione,
vi sono nell'ambiente e in quel gigantesco patrimonio che è il nostro
patrimonio culturale, che ha avuto in questi anni una profonda valorizzazione:
io sono grato al ministro Melandri per quello che ha fatto quando ero suo
collega Ministro e per quello che potrà continuare a fare. In quel
settore vi è un patrimonio artistico, ma che è anche sociale,
perché è un potenziale di posti di lavoro".