I N T E R V E N T I
 
PERIODICO TELEMATICO DI  INFORMAZIONE
E PROPOSTE POLITICHE E CULTURALI
(in aggiornamento continuo)
 
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POLITICA SCOLASTICA
 
MINISTRO CHE VA  ( Berlinguer) MINISTRO CHE VIENE (De Mauro)
 
 
IDEE PER IL GOVERNO   - (DEL) LA SCUOLA
  - Saggio tascabile del neo Ministro della pubblica Istruzione, prof. Tullio De Mauro -

 
PREMONIZIONE DELL' EDITORE LATERZA O AUTO - CANDIDATURA A MINISTRO ?
DOMANDA MILIARDARIA, OVVIAMENTE, PERCHE' CREDIAMO CHE NESSUNO SAPPIA O   VOGLIA RISPONDERE. FATTO STA CHE IL SAGGIO COMMISSIONATO DALLA EDITRICE  ALL' ESPERTO PROF. TULLIO DE MAURO,  PUBBLICATO NELL' APRILE DEL 1995, IN TEMPI APPARENTEMENTE NON  "SOSPETTI" , IL DUBBIO IN POSITIVO LO FANNO VENIRE A CHI  LEGGE  IL TESCABILE CON UN MINIMO DI  "ATTENTA MALIZIA " . VEDIAMO PERCHE'.
DI
(Nicola Scipione)
  
SOMMARIO : Il volume -   Il saggio introduttivo  : La china è vicinaUn po' di filosofia  L' Italia analfabeta
                        - Le cose da fare  - Suggerimenti didattici . Conclusione   -  L' attualità    (1)     (2)     (3) 
 
 Premessa

    Quando nell' ormai lontano agosto 98, in tempi per noi non sospetti, avviammo su questo periodico una riflessione sulla politica scolastica del Ministro Berlinguer indicammo nel saggio del prof. De Mauro una delle fonti ispiratrici delle riforme  (recensioni)  ; oggi ci sembra molto di più di una ispirazione.
    Osservammo, allora,  che l' attuale Ministro, prima di <partire in quarta> con proposte di riforme , avrebbe dovuto, a nostro avviso, leggere molte altre idee espresse e circolanti sulla problematica della scuola come servizio, e cio' al fine di evitare, come è purtroppo accaduto, che l' attuazione delle riforme che lui suggeriva al ministro comportassero uno sconvolgimento dell' assetto istituzionale della nostra scuola, con effetti negativi prolungati nel tempo. In tal senso, comunque, sarebbe bastato che la relazione di partenza fosse integrata sulla base delle osservazioni  scaturite dalla discussione con gli altri esperti, dal momento che  questi , nell' ambito di una condivisione generale della relazione di base, hanno inserito ulteriori elementi, negativi e positivi, che, opportunamente considerati , avrebbero suggerito al Ministro una diversa impostazione delle riforme.
    Ci ripromettemmo, quindi, di tornare comunque a parlare  del saggio con apposita recensione ; ora , a questo saggio,  confermiamo l' addebito di  una parte sostanziale del fallimento di Berlinguer. Ci scusiamo con i lettori per il ritardo con cui torniamo sul tema ; ma, forse, è proprio vero che "non tutti i mali (ritardi) vengono per nuocere" : la nomina a Ministro del Prof. De Mauro ci casca, come si dice, a fagiuolo. Le dieci cose da fare con urgenza proposte dal neo-ministro già dal 1995  si rivelano , ora più di allora,  un vero programma di politica scolastica  da cui Berlinguer ha attinto quasi a piene mani , pur se in modo  disordinato e senza pause di riflessione . Non solo , ma costituiscono la risposta per chi in questi giorni si va chiedendo se il nuovo Ministro continuerà l' opera del precedente. La logica politica vorrebbe che la risposta fosse "si", a meno di sorprese  contrarie che, poi, tanto sorprendenti non sarebbero se il Ministro usasse la logica culturale e del buon senso, implementata da un minimo di autocritica.

Il volume

   DE MAURO  "  Idee per il Governo " / La scuola ;  LATERZA Editrice , Bari  apr. 1995 - L. 15000 .-

    Trattasi di uno dei volumetti di una collana tascabile nata , secondo gli editori, "...dall'esigenza...di affrontare i temi cruciali della società italiana in chiave propositiva" , con l' impegno "...di delineare le soluzioni efficaci per affrontare i problemi della scuola, della ricerca scientifica, del sistema radiotelevisivo, dell' università in Italia." , anche se non si tratta delle "...uniche soluzioni possibili e valide".
    Quello della scuola, affidato a De Mauro, consiste in una relazione dello stesso commentata ed integrata , in apposita "tavola rotonda" , da altri otto illustri personaggi noti per il loro impegno diretto ed indiretto nel mondo della scuola  :
- Antonio Augenti , al tempo Direttore gen. le Ministero P.I.;
- Saverio Avveduto, ex Direttore gen.le Ministero P.I.;
- Beniamino Brocca, ex Sottosegretario  alla P.I. , presidente della Commissione che ha formulato la riforma dei  programmi per la scuola superiore;
- Carla Collicelli, al tempo vice direttore del Censis, nonchè consulente di numerosi organismi nazionali ed internazionali compresi il Consiglio dei Ministri e del Cnel;
- Anna Oliviero Ferraris, docente di psicologia dell' età evolutiva  presso La Sapienza di Roma;
- Luciana Pecchioli, docente di scuola media , componente eletta del Consiglio Naz.le Pubblica Istruzione;
- Raffaele Simone, docente di linguistica generale presso la Terza Università di Roma;
- Aldo Visalberghi, docente di pedagogia presso La Sapienza di Roma.



 
PRIMA PARTE
 
Il saggio introduttivo

    Si compone di quattro capitoli.

1) La china che, purtroppo, ci è vicina.  Passando in rassegna tutta una serie di condizioni e dati negativi   che indagini e ricerche hanno rilevato nella vita della popolazione italiana  ( dall' inosservanza dell' obbligo scolastico previsto dalla  Costituzione , all' incapacità di usare la lingua italiana; dalla mancanza di abitudine alla lettura dopo l'uscita dalla scuola ( anche per colpa o merito della TV), presente in tutti i livelli di istruzione ( compresi i laureati), ad una presenza elevata di analfabetismo di ritorno ( meglio descrito nel 3° capitolo), l' autore crede di individuarne la responsabilità principale sia nei gruppi politici dominanti  , spesso volutamente miopi  di fronte ai problemi di politica scolastica, sia nella disattenzione per la scuola da parte dei mass- media, con l' aggravante della "buona fede". E conclude : " Bisognerebbe cercare di capire che , in conseguenza di una pessima amministrazione ....il sistena formativo italiano è...il terreno per l' affermarsi, il riaffermarsi e perpetuarsi delle principali " dimensioni della diseguaglianza" e per il progressivo accentuarsi di condizioni di inefficienza della vita sia economico-produttiva sia sociale italiana. Risalire la china della disattenzione per gli aspetti centrali delle disfunzioni del nostro sistema formativo sarebbe decisivo per restituire sia democraticità sostanziale sia efficienza alla comunità nazionale italiana ".
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LA SOCIETA' ITALIANA, DUNQUE , STANDO ANCHE A DATI E RICERCHE RECENTI DI ORGANISMI INTERNAZIONALI  COME L' OCSE, CHE CONFERMANO L' ASSUNTO DI  DE MAURO,  STAREBBE GIA' SCIVOLANDO SU UNA PERICOLOSA CHINA DI DEGRADO SOCIO-CULTURALE  A CAUSA DELLA DISATTENZIONE E DELLA TRASCURATEZZA  CHE LE CLASSI POLITICO-SOCIALI DOMINANTI DIMOSTRANO VERSO LA SCUOLA COME SERVIZIO PUBBLICO FONDAMENTALE.
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AL SOMMARIO

2) Un po' di filosofia: il futuro si gioca a scuola ? La risposta è "sì", a meno che non si voglia tornare alle primitive condizioni di vita agropastorali. Ma allora perchè la "...nostra cultura politica e intellettuale, non è un eccesso di propensione a progettare il futuro " ?  E' un impegno, infatti, che viene sempre rinviato per affrontare altre emergenze ricorrenti : chiusura di aziende ed operai sul lastrico in prima fila. La rifondazione della società e della scuola  come impegno di forze politiche di sinistra durò una breve stagione agli inizi degli anni sessanta ; poi il declino costante salvo l' impegno di pochi a titolo quasi personale : Rodotà, Ruberti, Cassese , Prodi, Gorreri, Sylos Labini, Lombardi ed altri, i quali hanno sostenuto la necessità di rialzare la scolarità di tutta la popolazione.
    Trattasi, però, di problemi che solo strutture collettive possono risolvere in quanto possono agire con interventi istruttivi e formativi sin dalla primissima infanzia in modo ricorrente e sugli adulti in modo permanente. Il problema, dunque, è quello di ridurre la disuguaglianza fra gli individui migliorando le capacità del sistema scolastico nazionale ; a tal fine la questione "...dovrebbe interessare soprattutto la <sinistra> , se questa parola ha ancora un senso...". Ma una società rinnovata in termini di efficienza non può non interessare l' intero schieramento ideale a politico :    da sinistra a destra .
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QUALE MESSAGGIO SI PUO' DESUMERE DA QUESTO CAPITOLO ? :" CARO BERLINGUER, SE SEI ANCORA DI SINISTRA DATTI DA FARE; E VOI CARI SIGNORI DI DESTRA ( A PROPOSITO ,  IL CENTRO DOVE E' FINITO? ) NON DISTURBATE IL MANOVRATORE. "
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AL SOMMARIO

3) Italia analfabeta  - Risulta chiaro come la velocità di rotolamento lungo la china venga accelerata dalla piaga dell' analfabetismo e della descolarizzazione. Partendo dai dati ISTAT sul grado di scolarità della popolazione De Mauro constata che "...l' Italia si è andata allontanando dalle condizioni di scolarità di quaranta anni fa, quando alla licenza elementare arrivava solo una minoranza, ..." dal momento che i cittadini forniti della sola licenza elementare passavano dal 59% nel 51 al 67 % nel 91. L' Italia descolarizzata ed analfabeta viene quindi indicata come il primo problema per chi si deve occupare di scuola, ciò in quanto  "Il problema dell' alfabetizzazione  non appartiene al passato , ma al presente."  In merito, fra l' altro, non va trascurato che fra gli analfabeti devono essere inclusi, oltre a   chi ha dichiarato , senza documentazione, di saper leggere e scrivere , definiti alfabeti senza titolo, anche gli <analfabeti di ritorno> i quali , pur in possesso della licenza elementare non sono in grado di "...leggere e scrivere, comprendendolo, un semplice testo relativo alla vita di tutti i giorni ".Non vatrascurato ,infine, che la mancata scolarità degli adulti pesa negativamente sui figli in termini di destino e successo scolastico.
La scolarizzazione e l' analfabetismo, dunque, costituiscono un grosso problema politico che , invece, è stato sempre e da tutti i Governi trascurato soprattutto come impegno economico . Eppure, nonostante le esigue risorse finanziarie destinate al funzionamento della scuola, compreso il basso livello di retribuzione dei docenti , i risultati scolastici nazionali sono fra i migliori del mondo. Ma ciò non deve consolarci perchè , comunque, quello della formazione resta sempre "... un tema centrale di governo e sviluppo del Paese..." di cui deve farsi carico "...una direzione politica capace di intendere e di volere...".
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VA NOTATO CHE L' ARGOMENTO, PER QUANTO DRAMMATICO E CONDIZIONANTE POSSA ESSERE,
IN TERMINI ECONOMICI E SOCIO - POLITICI  (non si può ignorare , fra l' altro, che "l' analfabeta"  non è in grado di fare neanche una buona scelta democratica come elettore; in merito sarebbe interessante effettuare un' indagine sul grado di alfabetizzazione degli iscritti e dei votanti dei vari partiti ;  ma questo aspetto non fu neanche sfiorato dal neo Ministro  ) PROBABILMENTE E' STATO ENFATIZZATO UN PO' TROPPO IN RAPPORTO ALLE REALI POSSIBILITA' DI INTERVENTO ISTITUZIONALE  ( vedi Saverio Avveduto).
IN OGNI CASO IL PROBLEMA , SOMMATO A QUELLI DESCRITTI NEGLI ALTRI DUE CAPITOLI , HA SUGGERITO  A DE MAURO DI ELABORARE  DIECI PROPOSTE  ED ALCUNI SUGGERIMENTI OPERATIVI  CHE COMPONGONO L' ULTIMO CAPITOLO DELLA RELAZIONE. PER EVITARE EQUIVOCI ED INTERPRETAZIONI SCORRETTE TRASCRIVIAMO IL DECALOGO INTEGRALMENTE NELLO STESSO ORDINE DI IMPORTANZA ED URGENZA INDICATO DALL' AUTORE.
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AL SOMMARIO

4) Alcune cose da fare per vincere il sottosviluppo culturale nazionale

(1) Un piano nazionale per il recupero degli adulti alla piena scolarità, con progressiva riduzione dei senza scuola ( un decimo degli adulti ! ) e delle persone con solo licenza elementare ( un terzo !) ; è la prima cosa da fare se si vogliono evitare i costi produttivi e sociali di una così estesa presenza di persone con incapacità o difficoltà di lettura e scrittura e, sopratutto, i costi del basso livello a cui mediamente sono destinati a restar bloccati gli alunni che vengono da famiglie di bassa scolarità e bassa propensione alla lettura.

(2) La generalizzazione dell' istruzione infantile prescolare: è decisiva per appianare quando si è ancora in tempo, i dislivelli familiari di cultura e per rendere quindi proficuo per tutti l' investimento familiare e publico nella scuola.Si aggiunga che se la televisione non è il  babau che si dipinge (rinvio bibliografico :omissis), ci sono tuttavia , per i più piccoli,  molti rischi di distorsione prodotta dall' esposizione prolungata ed esclusiva alla televisione come sola fonte di immagini, idee, valori. Generalizzare  nidi e scuole preelementari dovrebbe essere una scelta da fare anche sotto questo profilo.

(3) L' innalzamento dell' obbligo dai 14 ai 16 anni almeno ( come in Spagna), se non a 18 (come negli altri paesi industrializzati) : tra i paesi OCSE abbiamo il più alto tasso di popolazione senza livello mediosuperiore di istruzione, cioè senza quel livello che ormai è, e se possibile sarà ancora di più in futuro,indispensabile per muoversi  nelle società dell' informazione, che fondano la loro produttività sui servizi.

(4) La costituzione di un unico ciclo unitario dell' obligo o, meglio, di base, in Italia assurdamente spezzato in più tronconi, con gravi dannio didattici e culturali: come mostra l' esperienza di tanti paesi, è indispensabile progettare unitariamente l' intero ciclo della scolarità di base per ottenere al termine buoni risultati.

(5) La creazione di un sistema di valutazione oggettivo, unico e nazionale dei livelli di capacità e di conoscenze cui ciascun istituto scolastico ( non importa se pubblico o privato) porta i suoi alunni: è ciò che sensatamente chiede il <Goal 2000> di Clinton, e che dovremmo chiedere a noi stessi tanto più nel momento in cui riuscissimo a spostare verso l' istruzione le risorse private e pubbliche necessarie al suo rilancio e tanto più in una prospettiva di decentramento regionale e di autonomia degli istituti scolastici. Si osserverà che la creazione (sotto controllo del Parlamento) di un sistema oggettivo di valutazione della produttività delle scuole, richiesta del resto dalla finanziaria del 1994, attenuerebbe e comunque consentirebbe di porre in termini nuovi, diversi, più rassicuranti per tutti, la vessatissima questione di una modifica dell' art. 33, comma terzo,  della Costituzione ("Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato"): potrebbe non essere incostituzionale incentivare economicamente a carte scoperte quella parte dell' istruzione privata che mostri di saper rispettare gli standard minimi fissati nazionalmente e pubblicamente.

(6) Un piano nazionale di incentivazione  (legata alla previa realizzazione del punto 5) della produttività quantitativa e qualitativa delle scuole, specialmente nelle aree di più bassa scolarità (dove , sull' esempio francese, concentrare le attività scolastiche di più alta qualità).

(7) Un piano nazionale di incentivazione dello studio (legato anch'esso alla previa realizzazione del punto 5) per tutti gli alunni capaci e meritevoli a partire dalle scuole elementari (art. 3, 31 e 34, c. 2 della Costituzione) e non già limitato, come il nefando presalario, alla sola università ( con ovvio effetto di drenaggio delle risorse dai meno abienti, che pagano le tass, ma non mandano i figli all' università, ai più abbienti che sottopagano le tasse e mandano i figli all' università).

(8) Piani sistematici di aggiornamento e riqualificazione del personale insegnante e di servizio ( affidati alle Regioni, come previsto inizialmente dalla Costituzione, e come invece - conniventi stupidamente le sinistre -  vietato nel 1976 dalla legge di attuazione del trasferimento di poteri alle Regioni) ; è il risultato che si impone ragionando col buon senso e tanto più sulla base dei dati " iea" della nostra tavola 6.

(9) La riforma delle strutture , dei contenuti e dei metodi della secondaria superiore e, solo conseguentemente, degli esami di maturità e degli accessi all' università, le quali oggi "disperdono" con immenso danno due terzi degli iscriti al primo anno, mentre abbiamo bisogno di portare alla laurea almeno il doppio degli atuali laureati per reggere meno quantitativamente il difficile confronto internazionale.

(10) La effettiva rapida realizzazione della legge 1990 per la formazione universitaria e il nuovo reclutamento dei futuri insegnanti.
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    Queste, per il neo Ministro,  le cose da fare con urgenza in ordine prioritario. Seguono le " altre cose da fare" dopo le prime dieci "cose" sopra trascritte. Noi invece le definiamo <suggerimenti didattici> e  riteniamo che siano più prioritarie  del decalogo;  ci pare, però, che gli stessi non abbiano trovato lo spazio che meritavano nel contesto dell' attività riformatrice di Berlinguer.
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AL SOMMARIO

Altre cose da fare

a) Dobbiamo imparare a insegnare meglio a scrivere e leggere l' italiano, a conoscere e saper usare la nostra lingua ..... ( l' università non insegna questo ai docenti).........(omissis);

b) Dobbiamo tutti imparare e imparare a insegnare di più e meglio le lingue straniere per vivere in una unione europea ricca di paesi bilingui e perfino trilingui  su scala di massa, ...........(omissis);

c) Dobbiamo vincere quella antica "denutrizione scientifica" ( secondo l' espressione di Gramsci) caratteristica della cultura italiana anche di più alto livello.....(omissis).....non sapersI orientare scientificamente dinanzi alla realtà naturale e umana sono forme nuove di analfabetismo "alto" da cui dobbiamo liberarci. ...(omissis)....;

d) Dalle scuole per l' infanzia alle università dobbiamo sviluppare un 'educazione non verbalistica, un' educazione che si ricordi della mano di Hegel e valorizzi il saper fare e non solo il saper parlare- di come prova di capacità. ...(omissis);
(In merito ci permettiamo di rinviare al pedagogista tedesco Kerschensteineir , ed in particolare al suo volumetto "La scuola del lavoro" ; ma anche alla riforma della scuola sovietica elaborata nel 58 dal P.C.U.S. e tradotta in legge dal SOVIET di KRUSTCIOV  )

e) Dovremmo fare queste ed altre cose presto,e potendo contare su poche risorse sia finanziarie sia umane. .....(omissis)... ( Ciò sarà possibile solo se renderemo familiare nella scuola)  "le tecniche dell' istruzione a distanza" . ( Ed arrivò il computer ! )

Conclusione dell' autore

"" Non sarà facile. Chi esamina le dieci cose da fare in termini di bilanci pubblici e privati, si rende facilmente conto che la Repubblica italiana, la società italiana, le famiglie, se vogliono realizzarle, hanno bisogno di spostare risorse finanziarie ed energie morali e intellettuali su un piano nazionale di rinnovamento delle condizioni scolastiche collettive e del funzionamento delle scuole. Se si riuscisse a ragionare un po' tra tutti, si capirebbe la impellenza di questo bisogno. Le scuole sono di tutti, e già ora, pubbliche o private, efficienti o non efficienti, sono sostenute da tutti, specialmente - come mostrò Fiorella Paola Schioppa in un merorabile e sempre memorando libro intorno a cui la sinistra italiana ha osservato un indecoroso silenzio ( Scuola e classi sociali in Italia, Il Mulino, BO - 74) - dai ceti a basso reddito fisso, dai più poveri. Proprio loro sono i più esclusi dalla scuola e, ovviamente , dall' università.
    E a tutti gli alunni ogni singola scuola,..(omissis)..deve mostrare di saper dare una efficiente e (....) comune base educativa, attraverso il libero confronto, in ogni classe e momento dell' insegnamento, vuoi pubblico vuoi privato, delle diverse tradizioni religiose, culturali, di pensiero che sono tutte una preziosa risorsa di tutt' intera la nazione.""
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Nostra conclusione parziale

De Mauro  farà meglio di Berlinguer ?  E' difficile dirlo. Come si vede dal documento che abbiamo sintetizzato l' ex ministro ha preso molto dalle idee del  nuovo ma non ne  ha seguiro il suggerimento delle priorità; l' unica cosa che ha fatto da solo ( o meglio con i sindacati) , IL CONCORSONE,  gli ha portato male. De Mauro continuerà sulla scia ? Non sarà facile, anzi , secondo noi non saprà dove mettere le mani per prima.I motivi  fra qualche giorno nella seconda parte; intanto ogni lettore tragga le proprie conclusioni sulle capacità ministeriali dell' illustre linguista che in questa funzione onora l' università italiana , anche se, per estrema sincerità, dobbiamo dire che da un linguista come De Mauro non ci aspettavamo una relazione non solo  , a tratti , faticosa da leggere ma soprattutto  senza una premessa linguistico-lessicale che definisse il significato concettuale di alcuni termini fondamentali per proporre una qualunque riforma scolastica: educazione  -  istruzione - formazione .


AL SOMMARIO   -  ALL' INDICE 2   -   ALLA COPERTINA

 
DAL 1995 NULLA  E' CAMBIATO, ANZI !
 
PRIMA E DOPO L' INCARICO DI MINISTRO

    A conferma di quanto denunciato nel saggio di De Mauro, riportiamo tre documenti pubblici  connessi alla nomina del nuovo Ministro: il primo riguarda il De Mauro -pensiero espresso in un pubblico convegno quando la nomina a Segretario di Stato era fuori da ogni possibile  ipotesi; il secondo è relativo al pensiero ed all' azione sindacale della GILDA; il terzo illustra il programma del Presidente Amato per la scuola. Tutti e tre hanno in comune la gli stessi motivi di preoccupazione rilevati nel 95 dall' attuale Ministro.
   Molti si chiedono : che farà ora ? Rinnegherà le precedenti dichiarazioni o si rimboccherà le maniche ? Staremo a vedere. Senza voler fare il "Cassandro" noi confermiamo che non saprà da dove cominciare.
    E ciò anche perchè se partisse da dove dovrebbe essere  ineludibile avviare l' attività : ridare dignità al corpo docente, scatenerebbe un finimondo politico; ed il Governo non avrebbe nè tempo nè voglia di intervenire in suo aiuto.
    Con rammarico ed apprensione le auguriamo "buon lavoro", sig. Ministro!

( 1 )
Dal CORRIERE DELLA SERA del  13 /3/2000, (http://www.corriere.it/oggi/nazionale/interni/demauro.htm) - Sintesi della posizione di De Mauro sulle conseguenze di alcune riforme scolastiche in corso
 
 """ Dura autocritica sui programmi """
«L’istruzione secondaria in crisi per colpa della mia generazione »«Ora selezioniamo le materie »
Il linguista De Mauro: «All’università non sanno neppure dov’è il Portogallo»
 
Si studiano troppe materie eppure trionfa l’ignoranza, nella scuola di oggi che ormai si può dire in preda allo   «svaccamento»; e, in questa situazione, la riforma non sarà operante a pieno regime per molti anni ancora, almeno fino al 2008. Questo è il succo della severa critica rivolta al mondo dell’istruzione superiore da Tullio De Mauro, docente ordinario di filosofia del linguaggio all’Università «La Sapienza» di Roma.
De Mauro è intervenuto al XXVIII convegno del Cidi, il Centro di iniziativa democratica degli insegnanti, organizzato a Sorrento sul tema «Le culture e i saperi della scuola ». E il professore non è certo ricorso a parole velate: «I miei studenti all'Università non sanno dov'è la Bulgaria o il Portogallo. Non sanno mettere in ordine cronologico Giulio Cesare, Carlo Magno e Napoleone. La scuola media secondaria, per colpa della mia generazione,si è trasformata ». <<Ed è arrivata, ha aggiunto il docente, a punte di «svaccamento totale con aspetti di destrutturazione psicosomatica ».
  Per ridiscutere contenuti e tecniche dell'insegnamento non bisognerà perdere, sempre secondo De Mauro, la grande occasione della riforma delle materie e dei programmi «purché non sia l'Accademia dei Lincei a
decidere ». In altre parole, le bozze delle proposte dovranno essere discusse e ridiscusse, con calma, per tutto il tempo che sarà necessario, nelle scuole.
  Drastico è anche il giudizio personale di De Mauro su contenuti e programmi della scuola del futuro: contro l’«eccesso di materie» bisognerebbe «avere il coraggio di selezionare fortemente i contenuti».   Ma quali sarebbero le materie da preservare in ogni caso? De Mauro cita alcuni grandi blocchi della matematica, della lingua straniera fin dalle elementari, e della conoscenza della propria lingua: in quest’ultima branca «potrebbero rientrare la storia come la geografia, la scienza come l'arte ».
  Non solo: un buon rimedio, sempre secondo il docente, consisterebbe nell’ adottare meno libri scolastici che «servono a poco » e più testi classici. Né andrebbero trascurate o addirittura dimenticate, almeno per gli studenti italiani, francesi e inglesi, le basi della lingua latina.
  De Mauro ha anche partecipato a un dibattito con Alberto Oliverio, docente di psicobiologia alla Sapienza, toccando una serie di altri temi e problemi. Sulla vicenda del «maxiconcorso » di valutazione degli insegnanti, si èdetto convinto della necessità di introdurre una differenziazione nelle carriere, ma ha anche ammesso che, quello stesso maxiconcorso «gli insegnanti l'hanno correttamente rifiutato perché la loro retribuzione è
veramente misera ». Sarà necessario, ha aggiunto De Mauro, aumentare la retribuzione di tutti, prima di creare differenziazioni,studiando attentamente il metodo di valutazione: «Il mio criterio preferito resta quello universitario della produzione di testi, anche seci sono insegnanti bravissimi che si perdono quando si tratta di ditradurre la parola nella pagina scritta ».
La parità? Per De Mauro è «un compromesso non disonorevole. Perfino positivo se si riuscirà ad attuare
il sistema nazionale di valutazione ». Quanto all’obbligo scolastico, «credo che si debba puntare al limite dei 18 anni, con una formazione professionale controllata. Un po' come si fa in Germania dove sistudiano la storia, il tedesco e la matematica?  ».(R. I.)

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AL SOMMARIO


 (2)
 
Il   Coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti scrive al Presidente Amato
una lettera aperta
 
UN SEGNALE DI DISCONTINUITA’
 

Sig. Presidente,.............................................(omissis)................................................................................................

La Scuola Italiana vive momenti difficili. Oggetto di frenetica attività riformatrice negli ultimi quattro anni, attività che addirittura si sovrappone, nella Scuola Primaria, ad una appena realizzata modifica strutturale, il nostro Sistema Istruzione rischia di perdere completamente la sua identità e di non sapere quale sia quella nuova.
Rischia soprattutto di essere indirizzato verso modelli estranei alla nostra tradizione, quelli di tipo Anglosassone, per intenderci, i cui risultati, peraltro, si sono dimostrati largamente fallimentari. Tanto da indurre i Governi dei Paesi in cui sono in uso, a prospettare la necessità di una rapida inversione di rotta. E così, per un incredibile paradosso,  mentre all’estero si guarda con interesse ai modelli italiano e tedesco, da sempre caratterizzati da una forte valenza cognitivo-formativa, in Italia si assumono quelli anglosassoni a forte valenza assistenziale-socializzante.
Questo dato, che trova anche riscontro nella logica esplicitata dalla Riforma dei Cicli appena licenziata dal Parlamento, preoccupa, perché rende sempre più pressante il timore di un ulteriore abbassamento della qualità della preparazione dei nostri giovani, con la conseguente perdita di competitività sul mercato del lavoro europeo. E se a questo si aggiunge la cronica mancanza di adeguati finanziamenti (è nota la progressiva riduzione degli investimenti per la Scuola in rapporto alla crescita del PIL in Italia) anche sul piano delle strutture – edifici, laboratori ecc.- non Le risulterà difficile comprendere i pericoli che il Paese corre nel confronto europeo e mondiale. Non si stupirà, dunque, se mi permetto di sollecitare la Sua attenzione sulla "Questione Scuola", snodo vitale per la crescita economica, sociale e civile del Paese, e se Le chiedo di operare per ridefinire, finalmente in modo chiaro ed inequivoco, identità e finalità del Sistema Istruzione Italiano.
Contestualmente all’attenzione sugli elementi appena riportati, mi è d’obbligo non tacere sull’altra questione afferente al mondo della Scuola, la "Questione Docente". L’errore di fondo dei precedenti Governi è stato quello di considerarla di secondaria importanza. E, secondo il vecchio costume sovietico, il processo di riforme è andato avanti dimentico del "fattore umano", quasi fosse marginale, pedina accessoria la cui condizione economico/professionale fosse irrilevante ( o, comunque, sempre facilmente controllabile). Le vicende degli ultimi mesi hanno dimostrato l’impraticabilità di questa strada (storicamente, peraltro, perdente), ed hanno rimesso in evidenza il bisogno di restituire identità professionale e dignità economica ad una funzione lavorativa essenziale ad ogni Paese.
Gli Insegnanti italiani sono sconcertati per il disinteresse storico che il ceto politico ha mostrato nei loro confronti. Sono demotivati e disillusi. E se l’impegno personale continua a non mancare per senso di responsabilità civile, è certo che l’entusiasmo e la partecipazione consapevole non possono essere considerate caratteristiche delle attività svolte nelle nostre scuole. E la questione non è riconducibile ai soli fattori economici, che pure sono rilevanti, ma al complessivo disagio, percepibile da chi presta vera attenzione, frutto, ripeto, del senso di abbandono che vive quotidianamente l’intera categoria.
Sono certo di interpretare correttamente la Sua sensibilità culturale e politica, quando offro alla Sua considerazione il dato (che è eufemistico definire scandaloso) relativo al fatto che agli Insegnanti viene negato un Contratto Specifico. Unica categoria professionale al mondo, è costretta, per pure motivazioni ideologiche e di interesse di apparati, ad un Contratto assieme al personale impiegatizio ed esecutivo. Trova che in queste condizioni di partenza sia possibile fare emergere specificità e peculiarità professionali? Costituire un’Area di Contrattazione Docente sarebbe una riforma a costo zero, eppure nessun Governo ha mostrato sufficiente sensibilità (e indipendenza dal sindacalismo tradizionale che la osteggia con tutte le sue energie) per portarla a compimento: farebbe gran bene al Paese se il Suo Governo decidesse di realizzarla.
Alla guida del Dicastero della Pubblica Istruzione ha ritenuto opportuno nominare una personalità della cultura, un "tecnico", per sua stessa definizione. Suppongo di poter interpretare questo avvicendamento anche alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno caratterizzato le vicende degli Insegnanti. Del "tecnico" si possono ragionevolmente presumere competenza e capacità di attenzione alla peculiarità dei problemi, unite ad indipendenza e autonomia dagli apparati e dalle burocrazie dei Partiti, dei Sindacati e dell’Amministrazione. Il nuovo Ministro potrà contare su un leale sostegno della Gilda degli Insegnanti se si muoverà in questa direzione, nella ricerca continua della valorizzazione della Scuola e della Funzione Docente. L’auspicio è che il Governo, nella sua interezza, operando nell’interesse del Paese, dia, al più presto, un forte e chiaro segnale di discontinuità rispetto al passato, prossimo e remoto.
Buon lavoro,
Sandro Gigliotti
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AL SOMMARIO


( 3 )
 
La scuola  di Amato
Dal discorso del Presidente incaricato alla Camera dei Deputati
 

"Noi dobbiamo fare moltissimo per la formazione: lo dobbiamo fare nella scuola e attraverso i processi che riguardano la formazione in senso stretto . Abbiamo varato una poderosa riforma della scuola che finalmente, dopo decine e decine di anni, ha riportato il sistema scolastico alle esigenze del mondo moderno". "A questo punto su questa base, dovremo dare concretamente agli insegnanti,  in primo luogo, quella formazione di cui hanno bisogno rispetto alle tecnologie e alle ragioni del nuovo mondo. Dobbiamo rendere la scuola - primaria e secondaria - e il sistema universitario capaci di dare all'Italia quelle competenze che permettono di coprire posti di lavoro che non possiamo coprire perché non abbiamo le persone".
"E' una cosa terribile , in un Paese con tanta disoccupazione intellettuale, dover andare a cercare tecnici in Paesi diversi dall'Italia perché noi ancora non li abbiamo preparati con la nostra formazione superiore. Ma naturalmente ciò non riguarda soltanto i posti relativi alle mansioni superiori, ma anche le migliaia e migliaia di posti di lavoro possibile per coloro che non saranno mai ingegneri hi-tech o addetti al software. Vi sono tanti posti di lavoro a cui si può formare: vi sono nella logistica, vi sono nella distribuzione, vi sono nell'ambiente e in quel gigantesco patrimonio che è il nostro patrimonio culturale, che ha avuto in questi anni una profonda valorizzazione: io sono grato al ministro Melandri per quello che ha fatto quando ero suo collega Ministro e per quello che potrà continuare a fare. In quel settore vi è un patrimonio artistico, ma che è anche sociale, perché è un potenziale di posti di lavoro".


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(continua)