I N T E R V E N T I
 
PERIODICO TELEMATICO  DI  INFORMAZIONE E PROPOSTE
POLITICHE E CULTURALI
(In  aggiornamento continuo)
 

©
E’ consentita la riproduzione dei testi ,  sulla stampa parlata e scritta, citando la fonte ; I responsabili delle liste e dei gruppi di discussione su INTERNET sono autorizzati a copiare e ridistribuire tutta la pubblicazione o solo le parti che interessano.


dicembre  -  1998

ALL'INDICE GENERALE

 
 POLITICA  E  DINTORNI

sommario : Vince l' astensione -  Astensione : perche' ?

ELEZIONI AMMINISTRATIVE D' AUTUNNO
 
PRIMO COMMENTO
 
VINCE  L' ASTENSIONE
di
( Mauro Ammirati)
06 - Dic. - 98

Una democrazia senza elettori ?

    Esigenze tecniche e ragioni di tempo costringono a commentare i dati delle elezioni aministrative del 29 novembre senza disporre ancora dei dati ufficiali definitivi.
    Le tendenze a livello nazionale ,comunque, appaiono abbastanza chiare. Va detto subito che , purtroppo, che ancora una volta ha vinto, anzi stravinto, il partito degli astensionisti . Complessivamente ha votato il 65% degli aventi diritto : due elettori su tre; nelle provinciali di Roma il rapporto e' quasi al 50%. Avanti di questo passo finiremo per creare una democrazia senza elettori.
    Vista la malaparata forse non sarebbe male se , nelle prossime occasioni, insieme ai certificati elettorali, si distribuisse anche un manualetto di educazione civica: in democrazia il disinteresse per la cosa pubblica e' il pegiore dei mali politici.

Una lezione leghista

    Un dato significativo viene da Udine , dove, pero', si svolgeva il ballottaggio.Vince il candidato leghista col 60% dei suffragi; il suo avversiario si ferma a 20 punti piu' indietro, benche' sostenuto dai Popolari e da tutto il Polo. Una lezione per certi equiliobristi della politica : quando il centrodestra ed il centrosinistra fanno "ammucchiate" contro la logica bipolare, perdono entrambi e vince Bossi.
    Sempre per restarenel Nord : la Lega va al ballottaggio nelle comunali di Treviso contro un candidato del centrosinistra, ma resta fuori a Brescia ed a Vicenza. In quest' ultima citta', pero', la percentuale del consenso leghista supera abbondantemente quella dei secessionisti veneti o "serenissimi".

Ballottagi e primo turno

    Sia alle comunali di Brescia che a quelle di Vicenza, il ballottaggio sara' tra Polo e Centrosinistra. Lo stesso accadra' , salvo sorprese dell' ultimo momento, a pisa, ed alle provinciali di Roma e Fogia, mentre le provinciali di benevento e Massa Carrara hanno gia' eletto al primo turno il nuovo Presidente, in entramnbi i casi di Centrosinistra. Il Polo , per il momento, puo' sorridere solo in Abruzzo, dove i suoi sindaci uscenti vengono confermati al primo turno a Pescara e Vasto (CH); a Francavilla al Mare (CH) ci sara' un imprevisto ballottaggio tra UdR e Polo.

An - F.I. - Lega Nord.

    Da una lettura nazionale dei risultati emerge con chiarezza che dove vince il Centrodestra A.N. ottiene risultati migliori di Forza Italia. L' "Alleanza" di Fini si conferma il primo partito di Roma e provincia, anche se  su questo risultato pesa l' elevato astensionismo; va rilevata, invece, la fatica con cui AN stenta a sfondare nel Nord , ad eccezione di Brescia e Udine.
    Al di la' della "linea gotica" la Lega Nord tiene; la scissione dei "lighisti" veneti di Comencini non sembra aver danneggiato particolarmente il partito di Bossi il quale ottiene in diverse citta' piu' del
15 %, ma rimane fuori dai ballottaggi e dai giochi a causa dell' isolamento da cui , in questi ultimi tempi, sta cercando affannosamente di tirarsi fuori.

Il Centrosinistra

    Buoni, tutto sommato, i risultati ottenuti dal Centrosinistra, specie a Roma dove lo davano per spacciato; il suo elettorato non sembra si sia strappato i capelli per l' accantonamento frettoloso
dell' Ulivo.

L' UdR non sfonda

    L' UdR riesce a raggiungere un risultato ragguardevole solo a Benevento - due liste che facevano capo a Mastella e che in totale hanno raggiunto il 22% - ma altrove, e quasi dappertutto,  le sue percentuali sono state assai basse , come a Roma dove ha raggiunto solo il 2,2%.
    Per un partito che vuole sostituire il Polo come alternativa alla sinistra non pare un inizio incoraggiante.

 ALL'INDICE GENERALE
AL SOMMARIO

 
ELEZIONI AMMINISTRATIVE D' AUTUNNO
 
SECONDO COMMENTO
 
PERCHE' TROPPI ELETTORI SI ASTENGONO DAL VOTO
di
( Mauro Ammirati)
13 - Dic. - 98

Comincia a non piacere il titolo pirandelliano applicato alla gestione politico/amministrativa :
"Cosi' e' se vi pare"

Un problema snobbato

    Finalmente, anche se con troppo ed ingiustificato ritardo, nei palazzi della politica si comincia a prendere coscienza delle dimensioni e della gravita' dell' astensionismo elettorale. Dopo i risultati del 29 novembre bisogna vivere nel mondo della mitologia per non rendersi conto della gravita' del problema. Segnali preoccupanti si erano manifestati piu' volte in precedenza ( a  Trieste non voto' il 47%), ma i leaders politici hanno sempre "fatto spallucce", come se il problema non li riguardasse e fosse dovere di altri farsene carico.
    Questa volta, pero', non era possibile minimizzare , o fingere di non vedere, a meno di rendersi ridicoli. Cosi' tutti, da Veltroni a Fini, hanno dovuto implicitamente riconoscere che, in realta' , non ha vinto nessuno. Proprio cosi', purtroppo, perche' sarebbe da irresponsabili rallegrarsi di un 2-3 % di suffragi in piu' al proprio partito, quando, come a Roma, ha votato solo la meta' degli elettori.
    Eppure certi fenomeni non cadono dalla luna e non si verificano per caso. Noi sulle cause del fenomeno abbiamo alcune idee.

Verita' scomode

    Per Berlusconi all' origine della disaffezione al voto ci sarebbero i ribaltoni i quali annullerebbero la volonta' del popolo sovrano , squalificando la politica. Una tesi che fa il paio con quella di chi ricorda che, in Italia, i Parlamenti degli ultimi 12 anni hanno costantemente raggirato i risultati dei vari referendum celebrati nello stesso periodo ( responsabilita' civile dei giudici, legge elettorale, privatizzazione RAI, finanziamento dei partiti ) .In effetti il trasformismo ed il mancato rispetto della volonta' popolare non sollecitano a votare, ma questo non appare sufficiente a spiegare il fenomeno.
A nostro avviso, invece, ci sono anche altre ragioni ignorate volutamente dai partiti perche' si tratta di verita' scomode.
    Qualche mese fa scrivemmo che una delle tante stranezze del nostro Paese era l' inversione dei ruoli tra sinistra e destra. Oggi dobbiamo ribadire che l' Italia e' l' unica nazione occidentale in cui la sinistra liberalizza e privatizza ( finora almeno in teoria - N.d.D.), e la destra vi si oppone. Ne abbiamo avuto l' ennesima conferma qualche settimana fa : il Comune di Roma , governata dal Centrosinistra, ha liberalizzato le licenze dei tassisti; questo si sono mobilitati per protesta spalleggiati da Gianfranco Fini il quale ha cosi' ignorato il " mestiere" di un partito di destra come il suo.
    Berlusconi, invece, mentre si lamenta dei ribaltoni ha messo su un partito che aggrega cattolici, pannelliani abortisti ed antiproibizionisti, ex socialisti, liberali, liberisti, un po' di tutto,insomma, per prendere voti in ogni dove. E , tanto per aumentare la confuzione, chiede ed ottiene che Forza Italia entri nel Partito popolare Europeo : ma che "c'azzecca" Franco Marini con Marco Taradash e Ombretta Colli ?
    D' Alema, quando era leader dei DS, azionista di maggioranza del Centrosinistra, spalanco' le porte della coalizione ad Antonio Di Pietro, uomo di destra sotto tutti gli aspetti, di fatti piu' gradito agli elettori di An che a quelli del Ppi, o dei Verdi.

Partiti pigliatutto

    Ogni partito o coalizione, insomma, vuole essere se stesso ed il suo avversario; vuole il voto delle suore e delle pornostars; sostiene la tutela della verginita' e l' opportunita' di riaprire le case chiuse; tutti hanno accettato il "bipolarismo ad identita' variabile" : abbiamo assistito a questa smania di rastrellare voti dappertutto, virulenta come mai prima nonche' a dispetto della chiarezza delle posizioni e del senso del ridicolo, durante le amministrative del novembre scorso. Ma c'e' di piu'. Quasi tutti i candidati, che evidentemente non hanno neanche letto il Trattato di Maastricht, hanno messo al primo posto del loro programma la lotta alla disoccupazione, senza sapere che oggi la politica economica non la stabiliscono piu' neanche i governi nazionali, dal momento che il problema e' passato fra le competenze del Parlamento europeo , del Consiglio dei Ministri comunitari e della Commissione Europea. Evidentemente questi personaggi credono, o vogliono farci credere , di essere alla pari di Blair, Chirac,Jospin, Schroder e Aznar ; ma da chi hanno imparato se non dai loro partiti?
    Insomma, partiti e politici, nessuno vuole svolgere piu' solo il rispettivo ruolo, sceneggiando , fra l' altro, per gli elettori, il titolo provocatorio della commedia di Pirandello "Cosi' e' se vi pare". A questo punto gli elettori si scoprono ignorati ed impotenti , e non vanno a votare.

ALL'INDICE GENERALE
AL SOMMARIO