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| POLITICA E DINTORNI |
Esigenze
tecniche e ragioni di tempo costringono a commentare i dati
delle elezioni aministrative del 29 novembre senza disporre ancora dei
dati ufficiali definitivi.
Le tendenze
a livello nazionale ,comunque, appaiono abbastanza chiare. Va detto subito
che , purtroppo, che ancora una volta ha vinto, anzi stravinto, il partito
degli astensionisti . Complessivamente ha votato il 65% degli aventi diritto
: due elettori su tre; nelle provinciali di Roma il rapporto e' quasi al
50%. Avanti di questo passo finiremo per creare una democrazia senza elettori.
Vista la malaparata
forse non sarebbe male se , nelle prossime occasioni, insieme ai certificati
elettorali, si distribuisse anche un manualetto di educazione civica: in
democrazia il disinteresse per la cosa pubblica e' il pegiore dei mali
politici.
Una lezione leghista
Un
dato significativo viene da Udine , dove, pero', si svolgeva il ballottaggio.Vince
il candidato leghista col 60% dei suffragi; il suo avversiario si ferma
a 20 punti piu' indietro, benche' sostenuto dai Popolari e da tutto il
Polo. Una lezione per certi equiliobristi della politica : quando il centrodestra
ed il centrosinistra fanno "ammucchiate" contro la logica bipolare, perdono
entrambi e vince Bossi.
Sempre per restarenel
Nord : la Lega va al ballottaggio nelle comunali di Treviso contro un candidato
del centrosinistra, ma resta fuori a Brescia ed a Vicenza. In quest' ultima
citta', pero', la percentuale del consenso leghista supera abbondantemente
quella dei secessionisti veneti o "serenissimi".
Ballottagi e primo turno
Sia alle comunali di Brescia che a quelle di Vicenza, il ballottaggio sara' tra Polo e Centrosinistra. Lo stesso accadra' , salvo sorprese dell' ultimo momento, a pisa, ed alle provinciali di Roma e Fogia, mentre le provinciali di benevento e Massa Carrara hanno gia' eletto al primo turno il nuovo Presidente, in entramnbi i casi di Centrosinistra. Il Polo , per il momento, puo' sorridere solo in Abruzzo, dove i suoi sindaci uscenti vengono confermati al primo turno a Pescara e Vasto (CH); a Francavilla al Mare (CH) ci sara' un imprevisto ballottaggio tra UdR e Polo.
An - F.I. - Lega Nord.
Da una lettura nazionale dei risultati emerge con chiarezza che dove vince
il Centrodestra A.N. ottiene risultati migliori di Forza Italia. L' "Alleanza"
di Fini si conferma il primo partito di Roma e provincia, anche se
su questo risultato pesa l' elevato astensionismo; va rilevata, invece,
la fatica con cui AN stenta a sfondare nel Nord , ad eccezione di Brescia
e Udine.
Al di la' della
"linea gotica" la Lega Nord tiene; la scissione dei "lighisti" veneti di
Comencini non sembra aver danneggiato particolarmente il partito di Bossi
il quale ottiene in diverse citta' piu' del
15 %, ma rimane fuori dai ballottaggi
e dai giochi a causa dell' isolamento da cui , in questi ultimi tempi,
sta cercando affannosamente di tirarsi fuori.
Il Centrosinistra
Buoni, tutto
sommato, i risultati ottenuti dal Centrosinistra, specie a Roma dove lo
davano per spacciato; il suo elettorato non sembra si sia strappato i capelli
per l' accantonamento frettoloso
dell' Ulivo.
L' UdR non sfonda
L' UdR riesce
a raggiungere un risultato ragguardevole solo a Benevento - due liste che
facevano capo a Mastella e che in totale hanno raggiunto il 22% - ma altrove,
e quasi dappertutto, le sue percentuali sono state assai basse ,
come a Roma dove ha raggiunto solo il 2,2%.
Per un partito
che vuole sostituire il Polo come alternativa alla sinistra non pare un
inizio incoraggiante.
Un problema snobbato
Finalmente, anche se con troppo ed
ingiustificato ritardo, nei palazzi della politica si comincia a prendere
coscienza delle dimensioni e della gravita' dell' astensionismo elettorale.
Dopo i risultati del 29 novembre bisogna vivere nel mondo della mitologia
per non rendersi conto della gravita' del problema. Segnali preoccupanti
si erano manifestati piu' volte in precedenza ( a Trieste non voto'
il 47%), ma i leaders politici hanno sempre "fatto spallucce", come se
il problema non li riguardasse e fosse dovere di altri farsene carico.
Questa volta, pero', non era possibile
minimizzare , o fingere di non vedere, a meno di rendersi ridicoli. Cosi'
tutti, da Veltroni a Fini, hanno dovuto implicitamente riconoscere che,
in realta' , non ha vinto nessuno. Proprio cosi', purtroppo, perche' sarebbe
da irresponsabili rallegrarsi di un 2-3 % di suffragi in piu' al proprio
partito, quando, come a Roma, ha votato solo la meta' degli elettori.
Eppure certi fenomeni non cadono dalla
luna e non si verificano per caso. Noi sulle cause del fenomeno abbiamo
alcune idee.
Verita' scomode
Per Berlusconi all' origine della disaffezione
al voto ci sarebbero i ribaltoni i quali annullerebbero la volonta' del
popolo sovrano , squalificando la politica. Una tesi che fa il paio con
quella di chi ricorda che, in Italia, i Parlamenti degli ultimi 12 anni
hanno costantemente raggirato i risultati dei vari referendum celebrati
nello stesso periodo ( responsabilita' civile dei giudici, legge elettorale,
privatizzazione RAI, finanziamento dei partiti ) .In effetti il trasformismo
ed il mancato rispetto della volonta' popolare non sollecitano a votare,
ma questo non appare sufficiente a spiegare il fenomeno.
A nostro avviso, invece, ci sono anche altre ragioni
ignorate volutamente dai partiti perche' si tratta di verita' scomode.
Qualche mese fa scrivemmo che una
delle tante stranezze del nostro Paese era l' inversione dei ruoli tra
sinistra e destra. Oggi dobbiamo ribadire che l' Italia e' l' unica nazione
occidentale in cui la sinistra liberalizza e privatizza ( finora almeno
in teoria - N.d.D.), e la destra vi si oppone. Ne abbiamo avuto l' ennesima
conferma qualche settimana fa : il Comune di Roma , governata dal Centrosinistra,
ha liberalizzato le licenze dei tassisti; questo si sono mobilitati per
protesta spalleggiati da Gianfranco Fini il quale ha cosi' ignorato il
" mestiere" di un partito di destra come il suo.
Berlusconi, invece, mentre si lamenta
dei ribaltoni ha messo su un partito che aggrega cattolici, pannelliani
abortisti ed antiproibizionisti, ex socialisti, liberali, liberisti, un
po' di tutto,insomma, per prendere voti in ogni dove. E , tanto per aumentare
la confuzione, chiede ed ottiene che Forza Italia entri nel Partito popolare
Europeo : ma che "c'azzecca" Franco Marini con Marco Taradash e Ombretta
Colli ?
D' Alema, quando era leader dei DS,
azionista di maggioranza del Centrosinistra, spalanco' le porte della coalizione
ad Antonio Di Pietro, uomo di destra sotto tutti gli aspetti, di fatti
piu' gradito agli elettori di An che a quelli del Ppi, o dei Verdi.
Partiti pigliatutto
Ogni
partito o coalizione, insomma, vuole essere se stesso ed il suo avversario;
vuole il voto delle suore e delle pornostars; sostiene la tutela della
verginita' e l' opportunita' di riaprire le case chiuse; tutti hanno accettato
il "bipolarismo ad identita' variabile" : abbiamo assistito a questa smania
di rastrellare voti dappertutto, virulenta come mai prima nonche' a dispetto
della chiarezza delle posizioni e del senso del ridicolo, durante le amministrative
del novembre scorso. Ma c'e' di piu'. Quasi tutti i candidati, che evidentemente
non hanno neanche letto il Trattato di Maastricht, hanno messo al primo
posto del loro programma la lotta alla disoccupazione, senza sapere che
oggi la politica economica non la stabiliscono piu' neanche i governi nazionali,
dal momento che il problema e' passato fra le competenze del Parlamento
europeo , del Consiglio dei Ministri comunitari e della Commissione Europea.
Evidentemente questi personaggi credono, o vogliono farci credere , di
essere alla pari di Blair, Chirac,Jospin, Schroder e Aznar ; ma da chi
hanno imparato se non dai loro partiti?
Insomma, partiti
e politici, nessuno vuole svolgere piu' solo il rispettivo ruolo, sceneggiando
, fra l' altro, per gli elettori, il titolo provocatorio della commedia
di Pirandello "Cosi' e' se vi pare". A questo punto gli elettori si scoprono
ignorati ed impotenti , e non vanno a votare.