I N T E R V E N T I
 
PERIODICO TELEMATICO  DI  INFORMAZIONE E PROPOSTE
POLITICHE E CULTURALI
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NOVEMbre  -  1998
 
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gen.le

POLITICA  E  DINTORNI
 

ANCORA SULLA CRISI DEL GOVERNO PRODI
Una soluzione senza credibilita'
di
Mauro Ammirati
(8 - 11 - 98)

La credibilita' nazionale ed internazionale della politica italiana ha ricevuto un ultimo duro colpo ad opera di un nutrito manipolo di parlamentari  che , guidati da < Kapitan Kossiga>, hanno provocato una scossa tellurica nel Parlamento  destinata a propagarsi da Roma verso la periferia mettendo a rischio i governi degli Enti locali dove l' U.d.R, partito ancora  <virtuale>, potrebbe comunque ribaltare gli equilibri esistenti. A nulla e' valsa la protesta del Polo contro la illegittimita' politico-morale della operazione. Scalfaro si appella alla Costituzione che nel '48 non poteva prevedere i "ribaltoni"; altrettanto fanno i cossighiani poiche',  dicono, la Costituzione non prevede vincolo di mandato. Ma allora chi ha beffato gli elettori che hanno perso il punto di riferimento politico per il "tradimento" dei loro rappresentanti eletti? Nessuno ! L' eticita'  politica e' dunque solo una espressione filosofica ?
 Non e' possibile;  qualcosa, evidentemente, non funziona . Al di la' e al di sopra del dettato costituzionale non appare accettabile che due capi di Stato ( uno ex , ed uno in carica) possano far finta di non capire che il loro primario compito istituzionale, come  rappresentanti della Nazione , cioe' del "popolo sovrano" (art. 1, comma 2 della Costituzione)  , sarebbe quello di tutelare da qualunque attacco la volonta' espressa dal popolo . Insomma non ci sembra possibile che la stessa Costituzione possa implicitamente annullare  cio' che esplicitamente definisce  come secondo principio fondamentale di se stessa : la sovranita' popolare. Ma per capire questo occorrono veramente i cosiddetti costituzionalisti ? A nostro avviso basterebbe che la scuola , dalla elementare alla superiore, prevedesse lo studio della nostra Carta , con impegno, modi e forme rapportati all' eta', ma con continuita' costante. Sarebbe il modo piu' efficace per fare educazione civica e formare alla convivenza socio-politica. (N.d. D.)

Partiamo dal 1992

    Il Governo  D'Alema e' dunque entrato nel pieno dei suoi poteri. Dal 1992 e' il sesto esecutivo dopo quelli presieduti , in ordine cronologico, da Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini e  Prodi. Non abbiamo scelto a caso il '92  come anno di riferimento: questo ,infatti, segna l' inizio della  tangentopoli che fa crollare la centralita' democristiana; quell' anno iniziano la fine della prima repubblica e la lunga marcia della "transizione".
    Assumendo questo dato temporale come spartiacque, dall' analisi storico-politica emerge un 'indicazione molto significativa: i governi degli ultimi sei anni , cioe',  da quello di Giuliano Amato in poi, sono stati sostenuti da sei maggioranze diverse, mentre la formazione dei vari Esecutivi  ministeriali e' stata accompagnata da diverse scissioni di partiti. Cosa che invece non e' accaduta con i Governi precedenti al '92.

Un caso da manuale

    Nella 1^ Repubblica, infatti, i Governi, tranne rare eccezioni, cadevano con una periodicita' di uno all' anno, ma la maggioranza parlamentare che li sosteneva - dal 1963- restava sempre la stessa.  Le crisi che si succedevano mutavano la composizione ministeriale e la distribuzione dei dicasteri tra la DC ed i suoi alleati, nonche' tra le varie correnti interne ai partiti, ma la formula politica ( monocolore/balneare,  quadripartito, pentapartito ) rimaneva inalterata. Accadeva semplicemente che un andreottiano andasse alle finanze, al posto di un forlaniano o di un repubblicano, ma la crisi si apriva e si chiudeva all' interno della stessa alleanza, formata dalla DC, i partiti laici e quelli dell' area socialista. Nella prima repubblica, insomma , i Governi soffrivano di instabilita' in un quadro politico stabilissimo. Dopo tangentopoli, invece, le maggioranze parlamentari , l' una diversa dall' altra, sono state fatte e disfatte con una facilita' impressionante. Una crisi istituzionale palese come quest' ultima non ha riscontro in nessun altro Paese occidentale: e' un caso da manuale di politologia ( e non solo di quello Cencelli  <n.d.d.> ).

Vizio d' origine

    Un altro aspetto da cui non si puo' prescindere e' il <vizio d' origine> del nuovo Governo; D' Alema stesso lo ha dovuto riconoscere nel suo discorso di presentazione alla Camera. Il vizio e' costituito dal sostegno determinante dell' U.d.R. di Cossiga , partito <virtuale>, almeno finora. Inutile girare intorno agli argomenti, il Governo D' Alema ripropone lo stesso problema che fu sollevato , nel '95, relativamente la Governo Dini, vale a dire la legittimita' di un esecutivo nato dal capovolgimento degli equilibri politici usciti dalle urne elettorali. Su questo aspetto, pero', bisogna essere precisi.
    La legittimita' costituzionale del nuovo esecutivo, e di quello del '95, e' fuori discussione: la nostra Carta non impedisce che si facciano ribaltoni; la condotta di Scalfaro - che deve attenersi solo alla Costituzione - e' stata formalmente ineccepibile, come lo stesso Fini ha dovuto ammettere ( " ...in caso contrario avremmo gia' avviato le procedure per l' impeachment > ) . L' illegittimita', invece, e' di ordine politico-morale, originata dallo "strappo" del mandato elettorale, operato , oggi dall' U.d.R., cinque anni fa dalla Lega .

John Major insegna?

    Alcuni politologi, a partire da precedente caso Dini, hanno giustificato l' anomalia  italiana paragonandola all' analoga situazione che si verifico' in Inghilterra con la caduta del governo Thatcher. A nostro avviso, pero',  e' un confronto accettabile solo nella forma. Nella sostanza fu tutt'altra cosa. Nel 1990 , John Major succedette a Margaret Thatcher  a Downing Street, senza passare per le elezioni, ma continuo' a governare con la stessa maggioranza, quella dei tories, che in Parlamento aveva sostenuto fino al giorno prima la <Lady di ferro>. Nessun laburista passo' tra i conservatori, nessun tory passo' tra i laburisti ; non ci fu nessun caso simile a quello creato in casa nostra dall' U.d.R. Se, quindi Scalfaro ha rispettato la legittimita' costituzionale non altrettanto si puo' dire di chi ha concorso a formare questo Governo tradendo la legittimita'  morale e politica del mandato elettorale. Cosi' , purtroppo, e' stato dato un altro durissimo colpo alla credibilita' della politica che governa l' Italia.

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