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Il
Governo D'Alema e' dunque entrato nel pieno dei suoi poteri. Dal
1992 e' il sesto esecutivo dopo quelli presieduti , in ordine cronologico,
da Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini e Prodi. Non abbiamo scelto a
caso il '92 come anno di riferimento: questo ,infatti, segna l' inizio
della tangentopoli che fa crollare la centralita' democristiana;
quell' anno iniziano la fine della prima repubblica e la lunga marcia della
"transizione".
Assumendo questo
dato temporale come spartiacque, dall' analisi storico-politica emerge
un 'indicazione molto significativa: i governi degli ultimi sei anni ,
cioe', da quello di Giuliano Amato in poi, sono stati sostenuti da
sei maggioranze diverse, mentre la formazione dei vari Esecutivi
ministeriali e' stata accompagnata da diverse scissioni di partiti. Cosa
che invece non e' accaduta con i Governi precedenti al '92.
Un caso da manuale
Nella 1^ Repubblica, infatti, i Governi, tranne rare eccezioni, cadevano con una periodicita' di uno all' anno, ma la maggioranza parlamentare che li sosteneva - dal 1963- restava sempre la stessa. Le crisi che si succedevano mutavano la composizione ministeriale e la distribuzione dei dicasteri tra la DC ed i suoi alleati, nonche' tra le varie correnti interne ai partiti, ma la formula politica ( monocolore/balneare, quadripartito, pentapartito ) rimaneva inalterata. Accadeva semplicemente che un andreottiano andasse alle finanze, al posto di un forlaniano o di un repubblicano, ma la crisi si apriva e si chiudeva all' interno della stessa alleanza, formata dalla DC, i partiti laici e quelli dell' area socialista. Nella prima repubblica, insomma , i Governi soffrivano di instabilita' in un quadro politico stabilissimo. Dopo tangentopoli, invece, le maggioranze parlamentari , l' una diversa dall' altra, sono state fatte e disfatte con una facilita' impressionante. Una crisi istituzionale palese come quest' ultima non ha riscontro in nessun altro Paese occidentale: e' un caso da manuale di politologia ( e non solo di quello Cencelli <n.d.d.> ).
Vizio d' origine
Un
altro aspetto da cui non si puo' prescindere e' il <vizio d' origine>
del nuovo Governo; D' Alema stesso lo ha dovuto riconoscere nel suo discorso
di presentazione alla Camera. Il vizio e' costituito dal sostegno determinante
dell' U.d.R. di Cossiga , partito <virtuale>, almeno finora. Inutile
girare intorno agli argomenti, il Governo D' Alema ripropone lo stesso
problema che fu sollevato , nel '95, relativamente la Governo Dini, vale
a dire la legittimita' di un esecutivo nato dal capovolgimento degli equilibri
politici usciti dalle urne elettorali. Su questo aspetto, pero', bisogna
essere precisi.
La legittimita'
costituzionale del nuovo esecutivo, e di quello del '95, e' fuori
discussione: la nostra Carta non impedisce che si facciano ribaltoni; la
condotta di Scalfaro - che deve attenersi solo alla Costituzione - e' stata
formalmente ineccepibile, come lo stesso Fini ha dovuto ammettere ( " ...in
caso contrario avremmo gia' avviato le procedure per l' impeachment
> ) . L' illegittimita', invece, e' di ordine politico-morale, originata
dallo "strappo" del mandato elettorale, operato , oggi dall' U.d.R., cinque
anni fa dalla Lega .
John Major insegna?
Alcuni politologi, a partire da precedente caso Dini, hanno giustificato l' anomalia italiana paragonandola all' analoga situazione che si verifico' in Inghilterra con la caduta del governo Thatcher. A nostro avviso, pero', e' un confronto accettabile solo nella forma. Nella sostanza fu tutt'altra cosa. Nel 1990 , John Major succedette a Margaret Thatcher a Downing Street, senza passare per le elezioni, ma continuo' a governare con la stessa maggioranza, quella dei tories, che in Parlamento aveva sostenuto fino al giorno prima la <Lady di ferro>. Nessun laburista passo' tra i conservatori, nessun tory passo' tra i laburisti ; non ci fu nessun caso simile a quello creato in casa nostra dall' U.d.R. Se, quindi Scalfaro ha rispettato la legittimita' costituzionale non altrettanto si puo' dire di chi ha concorso a formare questo Governo tradendo la legittimita' morale e politica del mandato elettorale. Cosi' , purtroppo, e' stato dato un altro durissimo colpo alla credibilita' della politica che governa l' Italia.