I N T E R V E N T I
 
PERIODICO TELEMATICO  DI  INFORMAZIONE E PROPOSTE
POLITICHE E CULTURALI
(In  aggiornamento continuo)
 

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ott. / nov. -  1998
 
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POLITICA  E  DINTORNI
 
 

SOMMARIO  : Cronologia : pre  e  post  D' Alema ;  Due crisi a confronto ; Giochi di basso profilo ;
                                   Polarismo "bino e trino" ; Redazionale dopo-crisi .

LA  CRISI  DEL  GOVERNO  PRODI
Redazionale
  (18 - ott. - 98) 

Per un punto Martin perse la cappa , e Prodi la Presidenza . Arroganza , presunzione , sfida , errore di calcolo (forse la calcolatrice era scarica ) ; peccato , forse è colpa del- l' addizione a penna che non si usa più già da un pezzo; figuriamoci cosa accadrà nella nostra scuola quando ogni alunno avrà un computer!
Ci pensi On.le Berlinguer !
 
 
Ma torniamo al Governo, sul Ministro della Minerva torneremo dopo la crisi.
La spaccatura di Rifondazione ha aperto uno scenario senza sfondo.  Probabilmente anche Bertinotti ha sbagliato i suoi conti : non ha tenuto presente che in periferia , specie dove i rifondatori hanno assaporato il gusto del potere (come in Abruzzo), molti "compagni" non sono disposti a seguirlo per sedersi sempre in anticamera. Vediamo allora come hanno reagito alla crisi i politici abruzzesi.
 
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Pubblichiamo, inoltre, sulla crisi di governo, le note settimanali di un giovane praticante pubblicista che a nostro avviso merita di essere sostenuto in questa fase di duro avvio alla professione giornalistica per due motivi : 1) perchè nonostante la giovane età  , e, quindi , la non lunga esperienza nel mondo della informazione , ci sembra che riesca a sintetizzare efficacemente  gli avvenimenti politici coordinandoli con riflessioni personali pertinenti;
2) perchè riteniamo che le giovani promesse regionali nel settore dei media  vadano valorizzate allo scopo di costruire i presupposti per superare l' attuale crisi del giornalismo locale appiattito , ogni giorno di piu', sulla cronaca variopinta, nonchè sui "comunicati " , o "veline", di politici , enti ed istituzioni.

Redazionale
Integrazione  del "dopo - crisi"
( 5-11-98).

    Risolta la crisi di Governo restano i problemi che l' avevano generata: la finanziaria, il fisco , lo stato sociale, la riforma elettorale, la disoccupazione, l' immigrazione....la scuola, ecc. Quest' ultima, a  sua volta , ha i suoi problemi : nuovo contratto per il personale docente, finanziamento totale e particolare, razionalizzazione, autonomia, parita' privato - statale...ecc. Che soluzione dara' a questi problemi il Governo D'Alema?
 
    Ogni previsione appare difficile, se non impossibile, e le ragioni si desumono facilmente dall' analisi politica che pubblichiamo a cura di Mauro Ammirati. Noi vogliamo richiamare l' attenzione sui problemi della scuola che ci sta a cuore piu' degli altri e che anche questa volta non ha avuto il giusto ed opportuno rilievo che , a nostro  avviso, avrebbe meritato nel contesto dei problemi a base della crisi . Comunque, la conferma del Ministro Berlinguer solo per la pubblica istruzione  non universitaria potrebbe essere un fatto positivo nel senso che  il Ministro non solo ha piu' tempo da dedicare al proprio settore ma soprattutto perche' non deve ricominciare daccapo.

    Abbiamo volutamente usato il condizionale perche' dubitiamo della possibilita' che il Ministro riesca a riordinare le iniziative gia' avviate in una sequenza logica e di priorita' calibrata in rapporto all' importanza sociale che la  scuola ha sempre avuto , e che soprattutto ora, in questo particolare momento storico, assume sia nel ruolo che nella responsabilita'. E cio' , ovviamente, non per incapacita' personale, ma per impedimenti politici a cui probabilmente non gli sara' facile sottrarsi.

    Personalmente non condividiamo  l' ideologia ( se cosi' puo' essere ancora chiamata) politica del Ministro, e non ci sono piaciute neanche alcune iniziative riformistiche. Questo pero' non ci impedisce di auspicare che Berlinguer riesca ad emergere dal groviglio li lacci e lacciuoli sempre presente in viale Tastevere, per assumere una posizione "super partes" ed avviare, con la decisionalita' che lo ha distinto finora, un iter riformatore che abbia come base di partenza il rispetto dell' autonomia e della liberta' della "persona", come soggetto umano e sociale, e lo scopo  di fare della scuola il luogo dove quella autonomia e quella liberta' abbiano possibilita' di crescere fuori da ogni possibile condizionamento di parte.

    Non sara' facile. Ma se non manca la cosiddetta "volonta' politica" ( che non corrisponde a quella di partito) crediamo che valga la pena provare proprio con un riordino logico e crolologico degli interventi da attivare senza fretta. Sulle pagine di questo periodico abbiamo presentato piu' volte alcune proposte al Ministro che possono essere reperite con  pochi clik di <mouse> sul sito http://udanet.abruzzo.it/interventi  ( Carta dei servizi : contratto : sollecitazioni al Ministro) - (NUMERO 07 : Quali riforme ? Proposte al Ministro ) . Per la "parita' vedi il link nel primo capoverso.

    Per concludere , augurandogli buon lavoro , vogliamo ricordare all' on.le Berlinguer che, ora piu' che mai, va presa in seria considerazione la preoccupazione che fu di Lenin, e che Krusciov cerco' di realizzare con la riforma della scuola russa avviata  nel 1958, relativa alla funzione ed al trattamento dei docenti. Lenin, dunque, nel 1923 scriveva ( Opere scelte,  ediz. russa, Mosca 1950, pag.33 e 424) :
 

"" L' insegnante deve essere posto da noi ad un livello molto piu' alto di quello al quale egli si sia mai trovato in passato, si trovi attualmente o possa venirsi a trovare in avvenire nella societa' capitalistica. E', questa, una verita' che non ha bisogno di dimostrazioni. Ma perche' cio' sia dobbiamo operare sistematicamente, instancabilmente, tenacemente, tanto per la sua elevazione spirituale quanto per prepararlo, da tutti i punti di vista, alla sua missione veramente elevata e, soprattutto, soprattutto e ancora soprattutto, per il miglioramento delle sue condizioni economiche.""
 
 
    A tal fine appare superfluo ricordare al Ministro che senza la partecipazione convinta del personale insegnante nessuna riforma centrera' gli obiettivi educativi, formativi e anche politici che con essa ci si prefigge di raggiungere ; a meno che l' obiettivo non sia quello di.... non centrare alcun obiettivo. Krusciov era convinto che "l' edificazione del comunismo " alla massima espressione passasse per l' elevazione culturale del popolo. La storia , invece, ha dato ragione a chi sosteneva il contrario. Non vorremmo che
l' attuale enfasi riformistica avesse come obiettivo l' abbassamento culturale del popolo. Ipotesi inquietante che non sappiamo definire  ma che non riusciamo a rimuovere dai nostri pensieri.
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 DA   ROMA   ALL ' ABRUZZO
1^  Fase

Cronologia  all' inizio della crisi

Venerdì 9 ottobre -    La Camera dei deputati nega la fiducia al Governo Prodi, con un solo voto di  scarto,  per la divisione del gruppo Rifondazione; Cosutta annuncia la fondazione di un nuovo soggetto politico  che non sia più "duro e puro" . Ufficialmente l' ingresso nell' Ulivo è motivato dalla necessità di non far vincere la destra in caso di elezioni anticipate; la vera ragione probabilmente è un 'altra : entrare nella stanza dei bottoni a livello nazionale come è già avvenuto in diversi Enti locali;

Sabato 10 ottobre -    Sintetizziamo dalla stampa regionale le reazioni  a caldo degli onorevoli abruzzesi .
    Sabatino Aracu  di Forza italia vede nella sfiducia l' effetto delle contraddizioni interne della sinistra e quindi prevede un immediato beneficio per il polo in Abruzzo dove a breve si voterà nei Comuni di Pescara e Pratola peligna; queste prevedibili vittorie, dopo quella dell' Aquila, secondo Aracu saranno di buono auspicio per le future regionali.
    Nicola Carlesi  di Alleanza nazionale, vede nel risultato parlamentare l' effetto di un disegno nascosto dato che Prodi pur non avendo i numeri ha posto comunque la fiducia, ed aggiunge che l' Ulivo non sa governare nè a Roma nè in Abruzzo.
    Giovanni Dell' Elce, di Forza Italia , ci va pesante e associa il fallimento di Prodi a quello della giunta regionale abruzzese che per tre anni ha malgovernato in maniera arrogante e velleitaria.
    Antonio Saia, di Rifondazione cossuttiana , addossa la responsabilità a Bertinotti e si dichiara amaregiato per la situazione difficile creatosi all' interno delle forze progressiste ed auspica che la crisi non si ripercuota a livello regionale.
    Il senatore Bruno Viserta , pidiessino, si dichiara preoccupato per le conseguenze che possono derivare dalla sconfitta di Prodi. Non vede ,invece, conseguenze per il governo regionale in cui la coalizione di centro sinistra e' ben salda anche se ha bisogno di un rilancio programmatico.
    A smentire Viserta, però, ci pensa per una strana coincidenza, il vice presidente pidiessino della Giunta regionale,  Marco Verticelli. Con un 'intervista al Messaggero, infatti , il vice di Falconio, attacca pesantemente sia Rifondazione che i popolari di Marini, colpevoli entrambi di bloccare la Giunta regionale abruzzese con resistenze varie , nonchè opponendosi al suo rimpasto  che dovrebbe rilanciarne l' attività.
    Riferiamo, infine , l' intervento di Massimo Desiati, capogruppo regionale di Alleanza Nazionale, il quale subito , dopo la sconfitta in parlamento del Governo Prodi,  chiede le dimissioni della Giunta regionale di centro sinistra evidenziando la funzione destabilizzante di Rifondazione tolerata dalla sinistra solo a fini di potere.
    Intanto si sentono le prime voci di dissenso all' interno di Rifondazione. Il Circolo "Gramsci" di Cepagatti (PE)  si dissocia dalle dichiarazioni del Segretario regionale Antonio di Rosa circa l' adesione a Cossutta di tuti i Circoli abruzzesi, nonchè a quello provinciale Giancarlo Verzella accusato di aver rilasciato dichiarazioni senza la  preventiva consultazione sia dei Circoli che degli iscritti.

Mercoledì 14 ottobre -  Gli abruzzesi apprendono :
- Che il Senatore Doriano Di Benedetto, eletto nelle fila di Forza italia, transitando per il  raggruppamento di Dini approda nella formazione UdR di Cossiga. Speriamo che ora trovi finalmente pace in un posticino al sole sulla spiaggia del probabile Governo di D' Alema.
- Il segretario regionale Di Rosa e l' Assessore La Barba definiscono ufficialmente la loro adesione a Cossutta ed avvertono Ds e Ppi di non approfittare di questa occasione per spostarsi a destra. Per loro , infatti, il Governo regionale deve continuare a lavorare con l' attuale composizione. Un spina nel fianco del Governo e di Rifondazione è costituita , invece, dall' Assessore Rc al personale Manasseri  il quale sta collezionando una serie di bocciature dal TAR su  diversi provvedimenti gestionali e di assunzione di personale.
 

L ' evoluzione

    E' noto , ormai, lo sbocco avviato  dal Presidente Scalfaro  per la soluzione della crisi. Mentre scriviamo non appare possibile pronunciarsi sull' esito dell' incarico  affidato a D' Alema, ma tenendo conto che si è già messo in moto il totoministri è pensabile che il segretario  Ds sia certo di farcela.
     Non  sarà facile dare collocazione e tranquillità alle numerose "anime in pena" che vorticano nell' orto della nuova compagine ulivista, ma un fatto è certo: in omaggio alla "dea poltrona " ciascun  gruppo ingoierà ogni tipo di "rospo" , ma già sappiamo che tutti lo faranno  per "il supremo bene del paese" , e dell' Europa.
    A livello regionale la pentola bolle al minimo sotto il coperchio in attesa della soluzione nazionale. Ma se Cossutta entrerà nella stanza dei bottoni di palazzo Chigi è facile prevedere  che i bollori regionali si spegneranno  e tutto continuerà come prima, almeno fino alle elezioni comunali di Pescara. Se, invece, il Polo ce la farà a confermare il sindaco Pace e a prendere anche il Comune di Pratola , si creerà a livello regionale uno scenario che potrebbe provocare qualche scossone alla continuità della Giunta Falconio : il governo di tre capoluoghi di provincia su 4 ( Aquila, Chieti e Pescara) ,  più altri  grossi centri (Lanciano , Ortona ) a cui potrebbero aggiungersi Vasto, Francavilla e Pratola, avrà sicuramente il suo peso anche sulla gestione regionale. Staremo a vedere.
 

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 LA  CRISI  DI  GOVERNO
 
DUE  "CADUTE"  A  CONFRONTO
BERLUSCONI  94  PRODI  98
 
di
Mauro Ammirati
 (18 - ott. - 98)

Paradossalmente i raggruppamenti dei due poli , di destra e di sinistra, sono tenuti insieme da un unico collante : non un accordo di programma ma la "demonizzazione" del polo avversario. La conferma eclatante è venuta dalla "gaffe" di  Cossutta che ha messo il Presidente Scalfaro in una posizione istituzionale sconcertante: il suo impegno per la ricostituzione del centro - sinistra non sarebbe ispirato al supremo bene del paese, ma alla paura che in caso di elezioni politiche potrebbe vincere il centro destra con conseguente impossibilità della sua riconferma al Quirinale.(N.d.D.)

 
 Edizione riveduta e corretta

    Comunque si concluda, la crisi di Governo che si sta svolgendo in questi giorni è identica , quanto alla causa primaria, a quella che determinò la caduta del Governo Berlusconi nel 94. Circa lo sbocco della crisi non facciamo previsioni che potrebbero rivelarsi azzardate . Vogliamo soffermarci, invece, sulla sua origine  e spiegare perchè questa in atto ci pare una semplice riedizione , con interpreti diversi, di quella del dicembre 94, passata alla storia come "il ribaltone" .

Analisi a confronto

    Durante la campagna elettorale di cinque anni fa, Silvio Berlusconi, appena sceso nell' agone politico, giro in lungo e largo il Paese, "terrorizzando" gli italiani con la descrizione di cosa sarebbe successo qualora le sinistre, i " progressisti", avessero vinto le elezioni politiche del 27 marzo. Solo il senso del ridicolo lo trattenne dal dire che i comunisti mangiavano ancora i bambini, ma ci andò quasi vicino.
    Il Cavaliere, come si ricorderà, mise in piede un 'alleanza composita che comprendeva Lega Nord, Forza Italia, Ccd e Msi-Dn ( Alleanza Nazionale sarebbe nata dopo sei mesi). Cosa aveva in comune la Lega con il resto del polo ? Niente, se non un 'avversione feroce alla sinistra. Berlusconi vinse le elezioni, ma a Palazzo Chigi durò meno di sei mesi. Analoga operazione fu fatta da Romano Prodi e Massimo d'Alema un anno e mezzo dopo. I due leaders unirono in unica coalizione , l' Ulivo, qualcosa come quindici (diciamo 15) partiti, e , consapevoli che senza sommare i propri voti a quelli di Rifondazione comunista non avrebbero vinto, stipularono con questa i famigerati "patti di desistenza". Cosa avevano ( cosa hanno) in comune l' Ulivo ed i marxisti-leninisti di Rifondazione ? Niente, se non un 'avversione viscerale al centro-destra. Così che in questio giorni D'Alema, per rimettere insieme la maggioranza, non trova di meglio che profetizzare scenari apocalittici ed immani tragedie come conseguenze inevitabili della crisi di governo. E Cossutta ripete sempre e solo lo stesso argomento: se cade Prodi c' è il rischio che Berlusconi torni al potere. Altro non sanno dire, nè potrebbero, perchè, appunto, l' unica cosa che unisce l' Ulivo e Rifondazione è l' idea che il loro avversario sia una creatura immonda e satanica; quella stessa con la quale Berlusconi accoppiò Bossi e Fini contro la sinistra, cinque anni fa.

Alleanze negative

Ecco, dunque,  l' identità tra la crisi di oggi e quella del '94 : sia il Polo , prima versione, che i patti di desistenza Ulivo- Rifondazione, sono "alleanze negative", in quanto si costituiscono solo contro l'opposta parte politica, e non sulla base di un programma comune. Purtroppo non bastò a Berlussconi come non è bastato a Prodi. Avversare l' altra parte politica non è un "programma" . La demonizzazione dell' avversario è una vecchia ed odiosa malattia della politica italiana, una politica che si rifiuta di diventare adulta. Nelle scorse  settimane ci è capitato di leggere cose, da questo punto di vista, assai significative, come la lettera aperta che il verde Manconi ha scritto a Bertinotti: " Caro Fausto, chiediti come si sarebbe comportato un governo guidato da Berlusconi con i ragazzi dei centri sociali..."  Ed il cossuttiano Diliberto : " Non voglio passare alla storia come un uomo che ha fatto tornare Berlusconi a palazzo Chigi, e Previti al Ministero della Difesa."
E Berlusconi aggiunge : " D' Alema rimane il solito stalinista."
    Concludendo ripetiamo che le crisi delle "alleanze negative" sono effetto di una politica che si rifiuta di crescere.

 
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 LA  CRISI  DI  GOVERNO
 
GIOCHI  E  MANOVRE  DI  BASSO   PROFILO
di
Mauro Ammirati
(25 - ott. - 98)
 

Ormai è noto che le manovre  per la soluzione della crisi sono controllate e guidate da tre personaggi fin troppo noti per la loro "intraprendenza" :  il Presidente Scalfaro, l' ex Presidente Cossiga e il primo Ministro designato D' Alema. Cossutta, suo malgrado , è stato messo in panchina come ruota di scorta dall' ex picconatore che ora vuoole tentare di ricostruire senza mandato popolare. Tutti provengono dalla prima Repubblica ciascuno con un personale  obiettivo da perseguire ma , dicono, in nome e per il bene del Paese e dell' Europa.
Conservare la Presidenza per altri 7 anni, entrare nella storia politica quale padre promotore della seconda Repubblica, portare finalmente e ad ogni costo la sinistra al governo del paese , sono le componenti di un   collante con cui tenere insieme interessi di parte contrastanti che scadono, per forza di cose,  in compromessi di basso profilo politico.(N.d.D.)

 
Una domanda con  due risposte

    Una classe politica minimamente responsabile, subito dopo la caduta del governo Prodi, si sarebbe posto una domanda semplice e chiara: siamo davanti solo ad una crisi di Governo , oppure questa è la manifestazione di un problema più vasto e profondo ? A seconda che ci si ponga o meno questa domanda, il voto di sfiducia a Prodi va considerato come un fatto accidentale, un incidente di percorso, o , al contrario, il risultato di una delle distorsioni croniche del sistema istituzionale. Nel primo caso , il problema si risolve cercando semplicemente una nuova maggioranza, sostituendo un nuovo "spicchio" parlamentare a quello venuto a mancare , oppure eleggendo un nuovo Parlamento. Nel secondo caso i leaders dei vari schieramenti si siedono intorno ad un tavolo e cercano di correggere , almeno in una certa misura,di comune accordo , le distorsioni sistematiche che rendono instabili i governi del Paese .

Interessi di basso profilo

    Purtroppo, sin dall' apertura formale della crisi, si è capito subito che, ancora una volta sarebbero prevalsi gli interessi di parte ed il basso profilo. I leaders  dell' Ulivo si sono affrettati a far sapere che la soluzione cosisteva nel trovare con urgenza una nuova maggioranza che potesse approvare la legge finanziaria; il problema, dunque, per il centro-sinistra era quello di dare al Paese un governo, quale che fosse,trovando su tale linea il pieno appoggio dell' UdR. Il messaggio sotteso era chiaro: questa è solo una crisi di governo, q quindi, va superata semplicemente costruendo nuovi equilibri politici. Punto.
    Il Polo, invece, ha chiesto che venissero sciolte le Camere per andare a nuove elezioni, perchè, hanno spiegato Fini,Casini e Berlusconi, "così si fa  nelle democrazie quando una maggioranza parlamentare sui divide " .
    Dunque, anche per il centro-destra questa era (è) solo una crisi di governo, e niente di più. Nessuna delle due coalizioni ha posto il problema della legge elettorale, tutta la vicenda è stata ridotta al dilemma : elezioni si , elezioni no.

Paura delle urne

    Per l' Ulivo è preferibile rimandare il ricorso alle urne per almeno quattro ragioni. In primo luogo, perchè, contrariamente alla convinzione di Andreotti, " il potere logora chi ce l'ha"; e per questo  il centro-sinistra "paga", in termini di consensi, i due anni di governo durante i quali si è inimicato buona parte del ceto medio; così almeno dicono i sondaggi.
    In secondo luogo, perchè in questo Parlamento la sinistra, nel suo insieme , è maggioritaria, e quindi con un ruolo determinante nella scelta del nuovo Capo dello Stato .
    In terzo luogo, perchè nella coalizione bisogna arrivare prima ad un chiarimento tra i cosiddetti "ulivisti", capeggiati da Prodi e Veltroni; questi , da una parte, vogliono che l' Ulivo da cartello elettorale diventi un partito unico del centro-sinistra, sul modello del Partito Democratico degli U.S.A.; dall' altra ,però,ci sono pure coloro che vogliono conservare l' identità e la specificità dei singoli partiti. Si rinnova, cioè, il dualismo D' Alema - Veltroni, ma la spaccatura è trasversale a tutte le forze dell' alleanza, e non solo ai Democratici di Sinistra.
    Andare alle elezioni, quindi, significherebbe sottoporre al giudizio degli italiani l' Ulivo come soggetto politico autonomo, ed il suo operato, togliendo l' iniziativa ai partiti che , invece, in questa crisi, tornano ad avere una loro centralità. Appare , dunque, ovvio che D'Alema  si opponga al partito "ulivo" .
    Infine, last but not least , incombe il giudizio della corte Costituzionale , previsto per gennaio 99, sul refeendum Segni - Di Pietro, che , nel caso fosse ammesso, potrebbe essere fermato solo da una nuova legge elettorale approvata dal Parlamento : anche tale prospettiva esercita il suo peso sulle negoziazioni della crisi.

Il ruolo di Cossiga

    Anche l' U.d:R., in questa fase, deve assolutamente evitare le elezioni. Anzitutto perchè verrebbe a perdere il suo ruolo di tertium gaudens  che Cossiga ha saputo abilmente giocare, finora , allo scopo di dividere Berlusconi da Fini. Poi anche perchè la macchiana propagandistica della nuova formazione,  non avendo  ancora un saldo radicamento nel territorio, non reggerebbe ad una sfida elettorale.
    ( Non va dimenticato, infine, che fra gli obiettivi di Cossiga  pare ci sia anche quello di ricompattare le forze centriste presenti nell' Ulivo per farne strumento di condizionamento fra i due Poli  a danno evidente sia del centro-sinistra che del centro-destra. In merito non manca pure chi vede nella strategia e nella tattica cossighiane il fine ultimo di ricomporre la vecchia-nuova Democrazuia Cristiana. Staremo a vedere: se son rose....Ma il profilo politico scende sempre più in basso.) - N.d.D.-
 
 

AL SOMMARIO
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 RISOLTA
 LA  CRISI  DI  GOVERNO
RESTANO LE CONTRADDIZIONI  DI  UN
POLARISMO   "BINO  E  TRINO"
 
di
Mauro Ammirati
(1° - NOV. - 98)



 

DEUS EX MACHINA

    Superata la crisi possiamo anche tirare la somma . Il Ministero D'Alema nasce grazie ad una convergenza e ad una serie di contraddizioni che Francesco Cossiga, negli ultimi mesi, ha saputo manipolare traendone il massimo profitto possibile. Non ci vuole molto, infatti , per comprendere che il fondatore dell' U.d.R. e' stato il vero deus ex machina di quest'ultima crisi, dimostrando abilita' tattica ma anche - duole dirlo- una sconcertante e piu' che discutibile scaltrezza. L' ex  Capo dello Stato, infatti, ha saputo far leva su quattro antinomie, volgendole tutte, una dietro l' altra, a proprio vantaggio: - quella tra le due componenti del Polo :  la centrista e la destrorsa; - quella tra Rifondazione ed Ulivo; - quella interna al Centro - sinistra, tra ulivisti e "partitocratici"; - quella tra bipolaristi e antibipolaristi. Ma andiamo con ordine.

I^ TAPPA: fuori Prodi

    Subito dopo la sconfitta dell' aprile '96, gli ex-democristianii del Polo comnciano a mugugnare e a manifestare il proprio scontento verso la leadership di Berlusconi: sono convinti che la Caporetto del centro - destra sia dovuto a due fattori: la mancata soluzione del conflitto di interessi e " l' appiattimento" di Forza italia su Alleanza Nazionale . Il Polo e' troppo spostato a destra , sostengono. A gettare un ponte d'oro alla fronda centrista, guidata da Mastella e Buttiglione, e' Francesco Cossiga agli inizi del  '98 , con il suo progetto di centro "distante e distinto dalla destra" . E' la scissione: trenta deputati del Polo costituiscono l' Unione democratici per la Repubblica. Il primo atto politico del neonato partito, siamo ad aprile, e' il voto a favore del Dpef, mentre il Polo vota contro: sono i primi segnali di fumo che Cossiga manda a D'Alema. Ai primi di ottobre Prodi presenta la Finanziaria, Rifondazione annuncia voto contrario, l' Udr dichiara di essre disposta ad approvarla a condizione che il Governo si dimetta.

II TAPPA : fuori Bertinotti

    E' l' occasione che a Botteghe oscure attendevano da tempo ( dopo quella mancata della missione <Alba> ) : sbarazzarsi di Bertinotti senza pagare il dazio delle elezioni. I Ds e Marini spingono Prodi a puntare i piedi sul provvedimento, costringendo il leader dei neocomunisti a chiamarsi fuori dalla maggioranza; Cossutta mangia la foglia, non vuole che il Governo diventi ostaggio di Cossiga, e si mette a capo di una scissione in Rifondazione, che, pero' si reivelera' inutile allo scopo; ma ormai e' troppo tardi; i cossuttiani non possono piu' tornare indietro. Una volta sfiduciato il Governo dalla Camera, l' Ulivo propone il Prodi - bis ; l' Udr ripropone al premier reincaricato la condizione drastica : devi presentarti in Parlamento con il certificato di morte dell' Ulivo.
Prodi risponde senza esitazione: <inaccettabile>; Cossiga replichera' alla maniera ei generali dell' Armata Rossa : <niet>.

III TAPPA : U. d. R.  terzo "monopolo"

    A questo punto occorre fermarsi a riflettere. L' Ulivo ha nel suo codice genetico il bipolarismo; senza  un prospettiva bipolare tale soggetto politico non ha ragione di esistere, e cio'  per ammissione degli stessi fondatori Prodi e Veltroni. L' UdR, invece,  non puo' esistere in una democrazia autenticamente maggioritaria; la sua stessa nascita , infatti,  per come e' avvenuta, costituisce la negazione della logica bipolare.
    Nella crisi di Governo, dunque, si sono scontrati i Dna dell' Ulivo e dell' Udr : bipolarismo contro antibipolarismo, ed e' questa la terza contraddizione che Cossiga riesce a sfruttare. D' Alema e' un bipolarista, ma l' Ulivo viene concepito dai suoi fondatori come una formula che gradualmente , attraverso il bipolarismo, deve portare il Paese al bipartitismo, in cui l' Ulivo stesso diventi, appunto,  il partito unico del centrosinistra. Progetto, questo, per due anni avversato ed osteggiato da Marini e D' Alema, che , invece, vogliono preservare il ruolo centrale dei partiti nella democrazia italiana.

ARRIVA D' ALEMA

    La crisi di governo e l' abilita' di Cossiga fanno, dunque, saltare la tregua nel centro - sinistra e radicalizzano anche la quarta antinomia: quella tra ulivisti e "partitisti". Ecco perche' il niet dell' Udr al Prodi- bis, cioe' agli ulivisti. La condizione <inaccettabile> per Prodi ( la fine dell' Ulivo) e' invece accettata di buon grado da D'Alema, che cosi' , da nuovo presidente , riesce ad affondare , o almeno a fermare temporaneamente,  il progetto bipartitico di Prodi e Veltroni sfruttando l'antipolarismo di Cossiga.   Le quattro contraddizioni.si fondono cosi'  in unica convergenza .

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Redazionale
(5 -  Nov. -  98)
 
 
LA  CRISI  DI  GOVERNO
 
 DA   ROMA   ALL ' ABRUZZO
II Fase

 
Cronologia del dopo crisi

    Vediamo anzitutto quali sono stati gli effetti della crisi su due aspetti generali:  1 -  la rappresentanza dell' Abruzzo a Palazzo Chigi : 2 - l' effetto Udr negli ambienti politici locali.
    In termini di rappresentanza la regione : ha perso un sottosegretario doc ( Bruno Viserta, diessino); conserva due sottosegretari adottati ed eletti in Abruzzo ( Franco Corleone, un verde milanese , e Alberto La volpe, ppi) ; acquista due Ministri ( Rosa Russo Jervolino , ed Enrico Letta , entrambi ppi ; la prima vedova del professore abruzzese Enzo Russo, il secondo , nipote di Gianni ( quello della crostata) marsicano doc, ma nato a Pisa. Come si vede tutti rigorosamente ...extra regionali. L' unico protagonista doc, ma ormai emigrato da anni , resta Franco Marini alla guida del Ppi.
    L' effetto Udr, invece, ha sconvolto gli equilibri elettorali dei centri dove si votera' entro il mese, a cominciare da Pescara, ritirando l' appoggio diretto che era stato gia' assicurato al Polo. I risultati della mossa non sono prevedibili soprattutto nella cittadina di Vasto dove i cossighiani sono riusciti a ricandidare come sindaco l' ex primo cittadino Prospero , democristiano doc , sul quale il sindaco uscente  aveva , invece, fatto affidamento come suo grande elettore. Ma vediamo i particolari.

- 20 ott. =  L' Udr pescarese si spacca perche' non tutti accettano il dictat romano che costringerebbe a rimangiarsi gli accordi di luglio col Polo; i dissidenti potrebbero presentare una propria lista  di appoggio al candidato Pace di F.I. ; i cossighiani pare che entreranno in ordine sparso in altre liste del centro-ulivo. I cossuttiani, intanto, si organizzano costituendo un comitato promotore del partito di cui fa parte anche l' on.le Saia che ha lasciato Bertinotti.

-21 ott. = Il segretario provinciale aquilano dell' Udr scrive una appassionata lettera al collega del Ppi , ed in nome della loro vecchia amicizia lo invita a ricostituire una casa comune con l' obiettivo di un grande centro (ex DC).

- 22 ott.=  Anche a Vasto, come a Pescara,  i cossighiani, sempre per non tradire gli impegni presi col candidato del Polo Tagliente, avviano un dibattito interno, foriero di possibile scissione. Intanto a L' Aquila, un gruppo di studenti di Azione studentesca contesta  la riconferma di Berlinguer  al dicastero della Pubblica Istruzione pereannunciando un lungo periodo di astensione dalle lezioni.

- 23 ott. = Continua a Vasto il dibattito interno all' Udr; si profila l' ipotesi di una lista autonoma di appoggio al sindaco uscente del Polo.

- 24 ott. = Anche in casa di Rifondazione si rompe il silenzio stampa. L' Assessore regionale La Barba ufficializza a Lanciano (CH) la nuova formazione dei comunisti italiani seguaci di Cossutta. Ovviamente lui non si e' manco sognato di seguire Bertinotti il che avrebbe comportato le sue dimissioni da assessore al turismo, motivando la decisione con lo scopo di voler cambiare le cose in senso comunista stando dentro le contraddizioni anziche' fuori. Intanto Angelo De Rosa, coordinatore in Abruzzo dei nuovi comunisti di Cossutta, anche lui consigliere regionale , fa sentire la sua voce sul nuovo piano sanitario contestando la convocazione della V Commissione senza aver prima  raggiunto l' accordo con i partiti della maggioranza.

- 28 ott. =  Il  Comitato politico regionale di Rifondazione puntualizza  che la scissione in Abruzzo non  ha prodotto stravolgimenti traumatici. Oltre ai pochi dirigenti regionali, infatti, ha lasciato il partito una esigua minoranza. Cio' consente, fra l' altro, di mantenere tutti gli impegni politici precedenti ,con particolare riferimento alle elezioni amministrative di Pescara, Francavilla e Vasto , al fine di battere le destre.Cio', pero' , non impedisce di prendere posizione contro i Cossuttiani.

- 30 ott. =  Il direttivo lancianese del Circolo  "Gramsci" , infatti, chiede a La Barba di dimettersi sia da Assessore regionale che da consigliere comunale di Lanciano ; l' Assessore, sostiene il responsabile del Circolo , avendo lasciato il partito che lo ha eletto non ha piu' diritto alle cariche acquisite con i voti di Rifondazione. La stessa richiesta di dimissioni viene fatta al consigliere comunale di Chieti , Di Cimbrini, da parte del Circolo teatino "Migliori".

- 31 ott. =  Contro - comunicato del coordinatore regionale cossuttiano , Di Rosa, il quale precisa  che oltre ai tredici componenti del Direttivo abruzzese sono usciti da Rifondazione:  assessori (regionali , provinciali e comunali) , segretari di Circoli , nonche' diversi membri delle quattro segreterie provinciali; come dire , cioe' che ha seguito Cossutta la parte migliore della ex Rifondazione. Forse non ha torto se per parte migliore si intende il gruppo di chi diversamente avrebbe dovuto lasciare le rispettive poltrone .

- 2 nov.  = Prende posizione il consigliere comunale di Chieti , Di Cimbrini, per respingere  l'invito alle dimissioni defininendolo  una provocazione politica  soprattutto perche' lui ritiene di non essere stato eletto dal gruppo dirigente del Circolo "Migliori" ma da tanti amici e compagni di partito i quali gli hanno affidato il compito di combattere la destra.

- 3 nov.  =  La nuova Rifondazione comunista emette un comunicato contraddittorio: da una parte considera chiuse le polemiche sulla scissione perche' diversamente non ci si potrebbe  dedicare a combattere la finanziaria e  , manco a dirlo, la destra ; dall' altra conferma la richiesta di dimissioni dell' Assessore regionale La Barba stigmatizzando, nel contempo, come non positiva la ex gestione  del partito da parte del coordinatore Di Rosa , passato ora con Cossutta.

    Chiudiamo, anche noi, la cronologia ritenendo che ce ne sia abbastanza perche' i lettori si facciano una personale idea  sulla affidabilita' dei tre "partiti "  "nani", come e' stato scritto sul quotidiano Il Tempo, che insieme ad altri cinque , gestiscono l' attuale politica italiana.
 

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