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Risolta
la crisi di Governo restano i problemi che l' avevano generata: la finanziaria,
il fisco , lo stato sociale, la riforma elettorale, la disoccupazione,
l' immigrazione....la scuola, ecc. Quest' ultima, a sua volta , ha
i suoi problemi : nuovo contratto per il personale docente, finanziamento
totale e particolare, razionalizzazione, autonomia, parita'
privato - statale...ecc. Che soluzione dara' a questi problemi il Governo
D'Alema?
Ogni
previsione appare difficile, se non impossibile, e le ragioni si desumono
facilmente dall' analisi politica che pubblichiamo a cura di Mauro
Ammirati. Noi vogliamo richiamare l' attenzione sui problemi della
scuola che ci sta a cuore piu' degli altri e che anche questa volta non
ha avuto il giusto ed opportuno rilievo che , a nostro avviso, avrebbe
meritato nel contesto dei problemi a base della crisi . Comunque, la conferma
del Ministro Berlinguer solo per la pubblica istruzione non universitaria
potrebbe essere un fatto positivo nel senso che il Ministro non solo
ha piu' tempo da dedicare al proprio settore ma soprattutto perche' non
deve ricominciare daccapo.
Abbiamo volutamente usato il condizionale perche' dubitiamo della possibilita' che il Ministro riesca a riordinare le iniziative gia' avviate in una sequenza logica e di priorita' calibrata in rapporto all' importanza sociale che la scuola ha sempre avuto , e che soprattutto ora, in questo particolare momento storico, assume sia nel ruolo che nella responsabilita'. E cio' , ovviamente, non per incapacita' personale, ma per impedimenti politici a cui probabilmente non gli sara' facile sottrarsi.
Personalmente non condividiamo l' ideologia ( se cosi' puo' essere ancora chiamata) politica del Ministro, e non ci sono piaciute neanche alcune iniziative riformistiche. Questo pero' non ci impedisce di auspicare che Berlinguer riesca ad emergere dal groviglio li lacci e lacciuoli sempre presente in viale Tastevere, per assumere una posizione "super partes" ed avviare, con la decisionalita' che lo ha distinto finora, un iter riformatore che abbia come base di partenza il rispetto dell' autonomia e della liberta' della "persona", come soggetto umano e sociale, e lo scopo di fare della scuola il luogo dove quella autonomia e quella liberta' abbiano possibilita' di crescere fuori da ogni possibile condizionamento di parte.
Non sara' facile. Ma se non manca la cosiddetta "volonta' politica" ( che non corrisponde a quella di partito) crediamo che valga la pena provare proprio con un riordino logico e crolologico degli interventi da attivare senza fretta. Sulle pagine di questo periodico abbiamo presentato piu' volte alcune proposte al Ministro che possono essere reperite con pochi clik di <mouse> sul sito http://udanet.abruzzo.it/interventi ( Carta dei servizi : contratto : sollecitazioni al Ministro) - (NUMERO 07 : Quali riforme ? Proposte al Ministro ) . Per la "parita' vedi il link nel primo capoverso.
Per concludere
, augurandogli buon lavoro , vogliamo ricordare all' on.le Berlinguer che,
ora piu' che mai, va presa in seria considerazione la preoccupazione che
fu di Lenin, e che Krusciov cerco' di realizzare con la riforma della scuola
russa avviata nel 1958, relativa alla funzione ed al trattamento
dei docenti. Lenin, dunque, nel 1923 scriveva ( Opere scelte,
ediz. russa, Mosca 1950, pag.33 e 424) :
Cronologia all' inizio della crisi
Venerdì 9 ottobre - La Camera dei deputati nega la fiducia al Governo Prodi, con un solo voto di scarto, per la divisione del gruppo Rifondazione; Cosutta annuncia la fondazione di un nuovo soggetto politico che non sia più "duro e puro" . Ufficialmente l' ingresso nell' Ulivo è motivato dalla necessità di non far vincere la destra in caso di elezioni anticipate; la vera ragione probabilmente è un 'altra : entrare nella stanza dei bottoni a livello nazionale come è già avvenuto in diversi Enti locali;
Sabato
10 ottobre - Sintetizziamo dalla stampa regionale
le reazioni a caldo degli onorevoli abruzzesi .
Sabatino Aracu di Forza italia vede nella sfiducia l' effetto
delle contraddizioni interne della sinistra e quindi prevede un immediato
beneficio per il polo in Abruzzo dove a breve si voterà nei Comuni
di Pescara e Pratola peligna; queste prevedibili vittorie, dopo quella
dell' Aquila, secondo Aracu saranno di buono auspicio per le future regionali.
Nicola Carlesi di Alleanza nazionale, vede nel risultato parlamentare
l' effetto di un disegno nascosto dato che Prodi pur non avendo i numeri
ha posto comunque la fiducia, ed aggiunge che l' Ulivo non sa governare
nè a Roma nè in Abruzzo.
Giovanni Dell' Elce, di Forza Italia , ci va pesante e associa il
fallimento di Prodi a quello della giunta regionale abruzzese che per tre
anni ha malgovernato in maniera arrogante e velleitaria.
Antonio Saia, di Rifondazione cossuttiana , addossa la responsabilità
a Bertinotti e si dichiara amaregiato per la situazione difficile creatosi
all' interno delle forze progressiste ed auspica che la crisi non si ripercuota
a livello regionale.
Il senatore Bruno Viserta , pidiessino, si dichiara preoccupato
per le conseguenze che possono derivare dalla sconfitta di Prodi. Non vede
,invece, conseguenze per il governo regionale in cui la coalizione di centro
sinistra e' ben salda anche se ha bisogno di un rilancio programmatico.
A smentire Viserta, però, ci pensa per una strana coincidenza, il
vice presidente pidiessino della Giunta regionale, Marco Verticelli.
Con un 'intervista al Messaggero, infatti , il vice di Falconio, attacca
pesantemente sia Rifondazione che i popolari di Marini, colpevoli entrambi
di bloccare la Giunta regionale abruzzese con resistenze varie , nonchè
opponendosi al suo rimpasto che dovrebbe rilanciarne l' attività.
Riferiamo, infine , l' intervento di Massimo Desiati, capogruppo
regionale di Alleanza Nazionale, il quale subito , dopo la sconfitta in
parlamento del Governo Prodi, chiede le dimissioni della Giunta regionale
di centro sinistra evidenziando la funzione destabilizzante di Rifondazione
tolerata dalla sinistra solo a fini di potere.
Intanto si sentono le prime voci di dissenso all' interno di Rifondazione.
Il Circolo "Gramsci" di Cepagatti (PE) si dissocia dalle dichiarazioni
del Segretario regionale Antonio di Rosa circa l' adesione a Cossutta di
tuti i Circoli abruzzesi, nonchè a quello provinciale Giancarlo
Verzella accusato di aver rilasciato dichiarazioni senza la preventiva
consultazione sia dei Circoli che degli iscritti.
Mercoledì
14 ottobre - Gli abruzzesi apprendono :
-
Che il Senatore Doriano Di Benedetto, eletto nelle fila di Forza italia,
transitando per il raggruppamento di Dini approda nella formazione
UdR di Cossiga. Speriamo che ora trovi finalmente pace in un posticino
al sole sulla spiaggia del probabile Governo di D' Alema.
-
Il segretario regionale Di Rosa e l' Assessore La Barba definiscono ufficialmente
la loro adesione a Cossutta ed avvertono Ds e Ppi di non approfittare di
questa occasione per spostarsi a destra. Per loro , infatti, il Governo
regionale deve continuare a lavorare con l' attuale composizione. Un spina
nel fianco del Governo e di Rifondazione è costituita , invece,
dall' Assessore Rc al personale Manasseri il quale sta collezionando
una serie di bocciature dal TAR su diversi provvedimenti gestionali
e di assunzione di personale.
L ' evoluzione
E' noto , ormai, lo sbocco
avviato dal Presidente Scalfaro per la soluzione della crisi.
Mentre scriviamo non appare possibile pronunciarsi sull' esito dell' incarico
affidato a D' Alema, ma tenendo conto che si è già messo
in moto il totoministri è pensabile che il segretario Ds sia
certo di farcela.
Non sarà facile dare collocazione e tranquillità alle
numerose "anime in pena" che vorticano nell' orto della nuova compagine
ulivista, ma un fatto è certo: in omaggio alla "dea poltrona " ciascun
gruppo ingoierà ogni tipo di "rospo" , ma già sappiamo che
tutti lo faranno per "il supremo bene del paese" , e dell' Europa.
A livello regionale la pentola bolle al minimo sotto il coperchio in attesa
della soluzione nazionale. Ma se Cossutta entrerà nella stanza dei
bottoni di palazzo Chigi è facile prevedere che i bollori
regionali si spegneranno e tutto continuerà come prima, almeno
fino alle elezioni comunali di Pescara. Se, invece, il Polo ce la farà
a confermare il sindaco Pace e a prendere anche il Comune di Pratola ,
si creerà a livello regionale uno scenario che potrebbe provocare
qualche scossone alla continuità della Giunta Falconio : il governo
di tre capoluoghi di provincia su 4 ( Aquila, Chieti e Pescara) ,
più altri grossi centri (Lanciano , Ortona ) a cui potrebbero
aggiungersi Vasto, Francavilla e Pratola, avrà sicuramente il suo
peso anche sulla gestione regionale. Staremo a vedere.
Comunque si concluda, la crisi di Governo che si sta svolgendo in questi giorni è identica , quanto alla causa primaria, a quella che determinò la caduta del Governo Berlusconi nel 94. Circa lo sbocco della crisi non facciamo previsioni che potrebbero rivelarsi azzardate . Vogliamo soffermarci, invece, sulla sua origine e spiegare perchè questa in atto ci pare una semplice riedizione , con interpreti diversi, di quella del dicembre 94, passata alla storia come "il ribaltone" .
Analisi a confronto
Durante la campagna elettorale di cinque
anni fa, Silvio Berlusconi, appena sceso nell' agone politico, giro in
lungo e largo il Paese, "terrorizzando" gli italiani con la descrizione
di cosa sarebbe successo qualora le sinistre, i " progressisti", avessero
vinto le elezioni politiche del 27 marzo. Solo il senso del ridicolo lo
trattenne dal dire che i comunisti mangiavano ancora i bambini, ma ci andò
quasi vicino.
Il Cavaliere, come si ricorderà,
mise in piede un 'alleanza composita che comprendeva Lega Nord, Forza Italia,
Ccd e Msi-Dn ( Alleanza Nazionale sarebbe nata dopo sei mesi). Cosa aveva
in comune la Lega con il resto del polo ? Niente, se non un 'avversione
feroce alla sinistra. Berlusconi vinse le elezioni, ma a Palazzo Chigi
durò meno di sei mesi. Analoga operazione fu fatta da Romano Prodi
e Massimo d'Alema un anno e mezzo dopo. I due leaders unirono in unica
coalizione , l' Ulivo, qualcosa come quindici (diciamo 15) partiti, e ,
consapevoli che senza sommare i propri voti a quelli di Rifondazione comunista
non avrebbero vinto, stipularono con questa i famigerati "patti di desistenza".
Cosa avevano ( cosa hanno) in comune l' Ulivo ed i marxisti-leninisti di
Rifondazione ? Niente, se non un 'avversione viscerale al centro-destra.
Così che in questio giorni D'Alema, per rimettere insieme la maggioranza,
non trova di meglio che profetizzare scenari apocalittici ed immani tragedie
come conseguenze inevitabili della crisi di governo. E Cossutta ripete
sempre e solo lo stesso argomento: se cade Prodi c' è il rischio
che Berlusconi torni al potere. Altro non sanno dire, nè potrebbero,
perchè, appunto, l' unica cosa che unisce l' Ulivo e Rifondazione
è l' idea che il loro avversario sia una creatura immonda e satanica;
quella stessa con la quale Berlusconi accoppiò Bossi e Fini contro
la sinistra, cinque anni fa.
Alleanze negative
Ecco, dunque, l' identità tra la crisi di
oggi e quella del '94 : sia il Polo , prima versione, che i patti
di desistenza Ulivo- Rifondazione, sono "alleanze negative", in
quanto si costituiscono solo contro l'opposta parte politica, e
non sulla base di un programma comune. Purtroppo non bastò a Berlussconi
come non è bastato a Prodi. Avversare l' altra parte politica non
è un "programma" . La demonizzazione dell' avversario è una
vecchia ed odiosa malattia della politica italiana, una politica che si
rifiuta di diventare adulta. Nelle scorse settimane ci è capitato
di leggere cose, da questo punto di vista, assai significative, come la
lettera aperta che il verde Manconi ha scritto a Bertinotti: " Caro Fausto,
chiediti come si sarebbe comportato un governo guidato da Berlusconi con
i ragazzi dei centri sociali..." Ed il cossuttiano Diliberto : "
Non voglio passare alla storia come un uomo che ha fatto tornare Berlusconi
a palazzo Chigi, e Previti al Ministero della Difesa."
E Berlusconi aggiunge : " D' Alema rimane il solito stalinista."
Concludendo ripetiamo che le crisi
delle "alleanze negative" sono effetto di una politica che si rifiuta di
crescere.
Una classe politica minimamente responsabile, subito dopo la caduta del governo Prodi, si sarebbe posto una domanda semplice e chiara: siamo davanti solo ad una crisi di Governo , oppure questa è la manifestazione di un problema più vasto e profondo ? A seconda che ci si ponga o meno questa domanda, il voto di sfiducia a Prodi va considerato come un fatto accidentale, un incidente di percorso, o , al contrario, il risultato di una delle distorsioni croniche del sistema istituzionale. Nel primo caso , il problema si risolve cercando semplicemente una nuova maggioranza, sostituendo un nuovo "spicchio" parlamentare a quello venuto a mancare , oppure eleggendo un nuovo Parlamento. Nel secondo caso i leaders dei vari schieramenti si siedono intorno ad un tavolo e cercano di correggere , almeno in una certa misura,di comune accordo , le distorsioni sistematiche che rendono instabili i governi del Paese .
Interessi di basso profilo
Purtroppo, sin
dall' apertura formale della crisi, si è capito subito che, ancora
una volta sarebbero prevalsi gli interessi di parte ed il basso profilo.
I leaders dell' Ulivo si sono affrettati a far sapere
che la soluzione cosisteva nel trovare con urgenza una nuova maggioranza
che potesse approvare la legge finanziaria; il problema, dunque, per il
centro-sinistra era quello di dare al Paese un governo, quale che fosse,trovando
su tale linea il pieno appoggio dell' UdR. Il messaggio sotteso era chiaro:
questa è solo una crisi di governo, q quindi, va superata semplicemente
costruendo nuovi equilibri politici. Punto.
Il Polo, invece, ha chiesto che venissero
sciolte le Camere per andare a nuove elezioni, perchè, hanno spiegato
Fini,Casini e Berlusconi, "così si fa nelle democrazie quando
una maggioranza parlamentare sui divide " .
Dunque, anche per il centro-destra
questa era (è) solo una crisi di governo, e niente di più.
Nessuna delle due coalizioni ha posto il problema della legge elettorale,
tutta la vicenda è stata ridotta al dilemma : elezioni si , elezioni
no.
Paura delle urne
Per
l' Ulivo è preferibile rimandare il ricorso alle urne per almeno
quattro ragioni. In primo luogo, perchè, contrariamente alla convinzione
di Andreotti, " il potere logora chi ce l'ha"; e per questo il centro-sinistra
"paga", in termini di consensi, i due anni di governo durante i
quali si è inimicato buona parte del ceto medio; così almeno
dicono i sondaggi.
In secondo luogo,
perchè in questo Parlamento la sinistra, nel suo insieme , è
maggioritaria, e quindi con un ruolo determinante nella scelta del nuovo
Capo dello Stato .
In terzo luogo,
perchè nella coalizione bisogna arrivare prima ad un chiarimento
tra i cosiddetti "ulivisti", capeggiati da Prodi e Veltroni; questi , da
una parte, vogliono che l' Ulivo da cartello elettorale diventi un partito
unico del centro-sinistra, sul modello del Partito Democratico degli U.S.A.;
dall' altra ,però,ci sono pure coloro che vogliono conservare l'
identità e la specificità dei singoli partiti. Si rinnova,
cioè, il dualismo D' Alema - Veltroni, ma la spaccatura è
trasversale a tutte le forze dell' alleanza, e non solo ai Democratici
di Sinistra.
Andare alle
elezioni, quindi, significherebbe sottoporre al giudizio degli italiani
l' Ulivo come soggetto politico autonomo, ed il suo operato, togliendo
l' iniziativa ai partiti che , invece, in questa crisi, tornano ad avere
una loro centralità. Appare , dunque, ovvio che D'Alema si
opponga al partito "ulivo" .
Infine, last
but not least , incombe il giudizio della corte Costituzionale , previsto
per gennaio 99, sul refeendum Segni - Di Pietro, che , nel caso fosse ammesso,
potrebbe essere fermato solo da una nuova legge elettorale approvata dal
Parlamento : anche tale prospettiva esercita il suo peso sulle negoziazioni
della crisi.
Il ruolo di Cossiga
Anche l' U.d:R., in questa fase, deve assolutamente evitare le elezioni.
Anzitutto perchè verrebbe a perdere il suo ruolo di tertium gaudens
che Cossiga ha saputo abilmente giocare, finora , allo scopo di dividere
Berlusconi da Fini. Poi anche perchè la macchiana propagandistica
della nuova formazione, non avendo ancora un saldo radicamento
nel territorio, non reggerebbe ad una sfida elettorale.
( Non va dimenticato, infine, che fra
gli obiettivi di Cossiga pare ci sia anche quello di ricompattare
le forze centriste presenti nell' Ulivo per farne strumento di condizionamento
fra i due Poli a danno evidente sia del centro-sinistra che del centro-destra.
In merito non manca pure chi vede nella strategia e nella tattica cossighiane
il fine ultimo di ricomporre la vecchia-nuova Democrazuia Cristiana. Staremo
a vedere: se son rose....Ma il profilo politico scende sempre più
in basso.) - N.d.D.-
DEUS EX MACHINA
Superata la crisi possiamo anche tirare la somma . Il Ministero D'Alema nasce grazie ad una convergenza e ad una serie di contraddizioni che Francesco Cossiga, negli ultimi mesi, ha saputo manipolare traendone il massimo profitto possibile. Non ci vuole molto, infatti , per comprendere che il fondatore dell' U.d.R. e' stato il vero deus ex machina di quest'ultima crisi, dimostrando abilita' tattica ma anche - duole dirlo- una sconcertante e piu' che discutibile scaltrezza. L' ex Capo dello Stato, infatti, ha saputo far leva su quattro antinomie, volgendole tutte, una dietro l' altra, a proprio vantaggio: - quella tra le due componenti del Polo : la centrista e la destrorsa; - quella tra Rifondazione ed Ulivo; - quella interna al Centro - sinistra, tra ulivisti e "partitocratici"; - quella tra bipolaristi e antibipolaristi. Ma andiamo con ordine.
I^ TAPPA: fuori Prodi
Subito dopo la sconfitta dell' aprile '96, gli ex-democristianii del Polo comnciano a mugugnare e a manifestare il proprio scontento verso la leadership di Berlusconi: sono convinti che la Caporetto del centro - destra sia dovuto a due fattori: la mancata soluzione del conflitto di interessi e " l' appiattimento" di Forza italia su Alleanza Nazionale . Il Polo e' troppo spostato a destra , sostengono. A gettare un ponte d'oro alla fronda centrista, guidata da Mastella e Buttiglione, e' Francesco Cossiga agli inizi del '98 , con il suo progetto di centro "distante e distinto dalla destra" . E' la scissione: trenta deputati del Polo costituiscono l' Unione democratici per la Repubblica. Il primo atto politico del neonato partito, siamo ad aprile, e' il voto a favore del Dpef, mentre il Polo vota contro: sono i primi segnali di fumo che Cossiga manda a D'Alema. Ai primi di ottobre Prodi presenta la Finanziaria, Rifondazione annuncia voto contrario, l' Udr dichiara di essre disposta ad approvarla a condizione che il Governo si dimetta.
II TAPPA : fuori Bertinotti
E'
l' occasione che a Botteghe oscure attendevano da tempo ( dopo quella mancata
della missione <Alba> ) : sbarazzarsi di Bertinotti senza pagare il
dazio delle elezioni. I Ds e Marini spingono Prodi a puntare i piedi sul
provvedimento, costringendo il leader dei neocomunisti a chiamarsi fuori
dalla maggioranza; Cossutta mangia la foglia, non vuole che il Governo
diventi ostaggio di Cossiga, e si mette a capo di una scissione in Rifondazione,
che, pero' si reivelera' inutile allo scopo; ma ormai e' troppo tardi;
i cossuttiani non possono piu' tornare indietro. Una volta sfiduciato il
Governo dalla Camera, l' Ulivo propone il Prodi - bis ; l' Udr ripropone
al premier reincaricato la condizione drastica : devi presentarti in Parlamento
con il certificato di morte dell' Ulivo.
Prodi risponde senza esitazione:
<inaccettabile>; Cossiga replichera' alla maniera ei generali dell'
Armata Rossa : <niet>.
III TAPPA : U. d. R. terzo "monopolo"
A questo punto occorre fermarsi a riflettere.
L' Ulivo ha nel suo codice genetico il bipolarismo; senza un prospettiva
bipolare tale soggetto politico non ha ragione di esistere, e cio'
per ammissione degli stessi fondatori Prodi e Veltroni. L' UdR, invece,
non puo' esistere in una democrazia autenticamente maggioritaria; la sua
stessa nascita , infatti, per come e' avvenuta, costituisce la negazione
della logica bipolare.
Nella crisi di Governo, dunque, si
sono scontrati i Dna dell' Ulivo e dell' Udr : bipolarismo contro antibipolarismo,
ed e' questa la terza contraddizione che Cossiga riesce a sfruttare. D'
Alema e' un bipolarista, ma l' Ulivo viene concepito dai suoi fondatori
come una formula che gradualmente , attraverso il bipolarismo, deve portare
il Paese al bipartitismo, in cui l' Ulivo stesso diventi, appunto,
il partito unico del centrosinistra. Progetto, questo, per due anni avversato
ed osteggiato da Marini e D' Alema, che , invece, vogliono preservare il
ruolo centrale dei partiti nella democrazia italiana.
ARRIVA D' ALEMA
La crisi di governo e l' abilita' di Cossiga fanno, dunque, saltare la tregua nel centro - sinistra e radicalizzano anche la quarta antinomia: quella tra ulivisti e "partitisti". Ecco perche' il niet dell' Udr al Prodi- bis, cioe' agli ulivisti. La condizione <inaccettabile> per Prodi ( la fine dell' Ulivo) e' invece accettata di buon grado da D'Alema, che cosi' , da nuovo presidente , riesce ad affondare , o almeno a fermare temporaneamente, il progetto bipartitico di Prodi e Veltroni sfruttando l'antipolarismo di Cossiga. Le quattro contraddizioni.si fondono cosi' in unica convergenza .
Vediamo anzitutto quali sono stati
gli effetti della crisi su due aspetti generali: 1 - la rappresentanza
dell' Abruzzo a Palazzo Chigi : 2 - l' effetto Udr negli ambienti politici
locali.
In termini di rappresentanza la regione
: ha perso un sottosegretario doc ( Bruno Viserta, diessino); conserva
due sottosegretari adottati ed eletti in Abruzzo ( Franco Corleone, un
verde milanese , e Alberto La volpe, ppi) ; acquista due Ministri ( Rosa
Russo Jervolino , ed Enrico Letta , entrambi ppi ; la prima vedova del
professore abruzzese Enzo Russo, il secondo , nipote di Gianni ( quello
della crostata) marsicano doc, ma nato a Pisa. Come si vede tutti rigorosamente
...extra regionali. L' unico protagonista doc, ma ormai emigrato da anni
, resta Franco Marini alla guida del Ppi.
L' effetto Udr, invece, ha sconvolto
gli equilibri elettorali dei centri dove si votera' entro il mese, a cominciare
da Pescara, ritirando l' appoggio diretto che era stato gia' assicurato
al Polo. I risultati della mossa non sono prevedibili soprattutto nella
cittadina di Vasto dove i cossighiani sono riusciti a ricandidare come
sindaco l' ex primo cittadino Prospero , democristiano doc , sul quale
il sindaco uscente aveva , invece, fatto affidamento come suo grande
elettore. Ma vediamo i particolari.
- 20 ott. = L' Udr pescarese si spacca perche' non tutti accettano il dictat romano che costringerebbe a rimangiarsi gli accordi di luglio col Polo; i dissidenti potrebbero presentare una propria lista di appoggio al candidato Pace di F.I. ; i cossighiani pare che entreranno in ordine sparso in altre liste del centro-ulivo. I cossuttiani, intanto, si organizzano costituendo un comitato promotore del partito di cui fa parte anche l' on.le Saia che ha lasciato Bertinotti.
-21 ott. = Il segretario provinciale aquilano dell' Udr scrive una appassionata lettera al collega del Ppi , ed in nome della loro vecchia amicizia lo invita a ricostituire una casa comune con l' obiettivo di un grande centro (ex DC).
- 22 ott.= Anche a Vasto, come a Pescara, i cossighiani, sempre per non tradire gli impegni presi col candidato del Polo Tagliente, avviano un dibattito interno, foriero di possibile scissione. Intanto a L' Aquila, un gruppo di studenti di Azione studentesca contesta la riconferma di Berlinguer al dicastero della Pubblica Istruzione pereannunciando un lungo periodo di astensione dalle lezioni.
- 23 ott. = Continua a Vasto il dibattito interno all' Udr; si profila l' ipotesi di una lista autonoma di appoggio al sindaco uscente del Polo.
- 24 ott. = Anche in casa di Rifondazione si rompe il silenzio stampa. L' Assessore regionale La Barba ufficializza a Lanciano (CH) la nuova formazione dei comunisti italiani seguaci di Cossutta. Ovviamente lui non si e' manco sognato di seguire Bertinotti il che avrebbe comportato le sue dimissioni da assessore al turismo, motivando la decisione con lo scopo di voler cambiare le cose in senso comunista stando dentro le contraddizioni anziche' fuori. Intanto Angelo De Rosa, coordinatore in Abruzzo dei nuovi comunisti di Cossutta, anche lui consigliere regionale , fa sentire la sua voce sul nuovo piano sanitario contestando la convocazione della V Commissione senza aver prima raggiunto l' accordo con i partiti della maggioranza.
- 28 ott. = Il Comitato politico regionale di Rifondazione puntualizza che la scissione in Abruzzo non ha prodotto stravolgimenti traumatici. Oltre ai pochi dirigenti regionali, infatti, ha lasciato il partito una esigua minoranza. Cio' consente, fra l' altro, di mantenere tutti gli impegni politici precedenti ,con particolare riferimento alle elezioni amministrative di Pescara, Francavilla e Vasto , al fine di battere le destre.Cio', pero' , non impedisce di prendere posizione contro i Cossuttiani.
- 30 ott. = Il direttivo lancianese del Circolo "Gramsci" , infatti, chiede a La Barba di dimettersi sia da Assessore regionale che da consigliere comunale di Lanciano ; l' Assessore, sostiene il responsabile del Circolo , avendo lasciato il partito che lo ha eletto non ha piu' diritto alle cariche acquisite con i voti di Rifondazione. La stessa richiesta di dimissioni viene fatta al consigliere comunale di Chieti , Di Cimbrini, da parte del Circolo teatino "Migliori".
- 31 ott. = Contro - comunicato del coordinatore regionale cossuttiano , Di Rosa, il quale precisa che oltre ai tredici componenti del Direttivo abruzzese sono usciti da Rifondazione: assessori (regionali , provinciali e comunali) , segretari di Circoli , nonche' diversi membri delle quattro segreterie provinciali; come dire , cioe' che ha seguito Cossutta la parte migliore della ex Rifondazione. Forse non ha torto se per parte migliore si intende il gruppo di chi diversamente avrebbe dovuto lasciare le rispettive poltrone .
- 2 nov. = Prende posizione il consigliere comunale di Chieti , Di Cimbrini, per respingere l'invito alle dimissioni defininendolo una provocazione politica soprattutto perche' lui ritiene di non essere stato eletto dal gruppo dirigente del Circolo "Migliori" ma da tanti amici e compagni di partito i quali gli hanno affidato il compito di combattere la destra.
- 3 nov. = La nuova Rifondazione comunista emette un comunicato contraddittorio: da una parte considera chiuse le polemiche sulla scissione perche' diversamente non ci si potrebbe dedicare a combattere la finanziaria e , manco a dirlo, la destra ; dall' altra conferma la richiesta di dimissioni dell' Assessore regionale La Barba stigmatizzando, nel contempo, come non positiva la ex gestione del partito da parte del coordinatore Di Rosa , passato ora con Cossutta.
Chiudiamo, anche noi, la cronologia
ritenendo che ce ne sia abbastanza perche' i lettori si facciano una personale
idea sulla affidabilita' dei tre "partiti " "nani", come e'
stato scritto sul quotidiano Il Tempo, che insieme ad altri cinque , gestiscono
l' attuale politica italiana.