I N T E R V E N T I
 
PERIODICO TELEMATICO  DI  INFORMAZIONE E PROPOSTE
POLITICHE E CULTURALI
(In  aggiornamento continuo)
 

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 SETT. / 1 - 1998

ALL' INDICE
GEN.LE

 
  UN  " MEETING" (*) DI - CL- RIACCENDE LA POLEMICA STATALE / PRIVATO
 
P R O   O   C O N T R O   L A   P A R I T A'  ?
Una proposta: chiudiamo la polemica "ex equo" - Intanto rimbocchiamoci le maniche

 
Premessa
 
L' assemblea annuale delle associazioni cattoliche,  che Comunione e Liberazione  ha organizzato  a Rimini nei giorni scorsi, è stata l' occasione per far "ripartire" la polemica fra i partiti in merito alla parità della  scuola privata con quella statale e conseguente finanziamento pubblico.
La scintilla è stata provocata dal Ministro Livia Turco la quale, presente a Rimini, ha firmato una petizione a favore della parità, che , come è noto, costituisce cavallo di battaglia  non solo della Commissione Episcopale Italiana,  ma anche delle  organizzazioni cattoliche collaterali , come  la Compagnia delle Opere, che si interessano di scuola sia direttamente che indirettamente.
Lo scontro politicamente interessante è  quello fra Rifondazione (contro) e Popolari (pro); a questi,  ovviamente, si sono affiancati anche altri partiti : Rinnovamento a favore , Socialisti e Republicani contrari. La posizione degli altri partiti maggiori è nota a tutti . Ma , a nostro avviso , la questione non si risolve facilmente fino a quando da tutte le parti ci si ostina a discutere , cioè a chiacchierare, sulla interpretazione della Costituzione, senza che prima sia stato fissato l' obiettivo dello Stato sul ruolo e la funzione della Scuola
(con la S maiuscola).
Fra i tanti esempi di interpretazione ( tutti rispettabili) riprendiamo  quello del prof. Saverio Santamaita
dell' università di Chieti , pubblicato sabato 29 agosto a pag. 10 del quotidiano abruzzese  Il Centro.
Il titolo dell' intervento dice tutto : "" Niente soldi pubblici per la scuola privata"".
L' argomentazione dell' intervento  , rispettabile come tutte le altre , ha toccato un po' tutti i punti della polemica e quindi ci offre l' occasione per esprimere anche il nostro parere "annotando" le affermazioni di base su cui
l' articolo è stato costruito.

 

Una missione salvifica

Scrive, dunque , il prof. Santamaita.

"" Il dibattito sulla scuola meritoriamente ospitato dal Centro  è così ricco di osservazioni e di spunti, che è difficile resistere alla tentazione di intervenire. Due ordini di considerazioni impediscono , a mio avviso, il finanziamento pubblico alla scuola privata. (1)
   Vi sono in primo luogo le motivazioni di caratere ideale e culturale, illustrate da  Laporta (Raffaele)
( vedi n. 16 INTERVIENE L' ESPERTO) con tanta chiarezza che qui si può solo richiamarle. Si potrebbe semmai aggiungere che una istituzione educativa confessionale , orientata a fini di evangelizzazione e di proselitismo - religioso, politico o di altro genere - non può definirsi scuola pubblica. (2)
   Nel 1995 la lettera della Cei (Commissione Episcopale Italiana) Per la scuola  presentava la scuola cattolica come espressione della missione salvifica della Chiesa e come strumento privilegiato della sua opera di evangelizzazione : cose degnissime, che tuttavia non si capisce perchè debbano essere finanziate dallo Stato come se si trattasse di pubblica istruzione. (3) In un altro documento del 1983   ( La scuola cattolica, oggi, in Italia) i vescovi affermavano che ai docenti della scuola cattolica si chiede una <<scelta di fede>> che faccia  << di ogni educatore un evangelizzatore >>.
   La Chiesa ha tutto il diritto, e direi persino il dovere, di sostenere queste posizioni, ma non può al tempo stesso pretendere che esse configurino  un  <<servizio di pubblica utilità>> : si tratta pur sempre di una scuola il cui fine è farsi strumento di evangelizzazione e di proselitismo a favore di una parte, per quanto eminente.(4)
   Ma, si dice, i finanziamenti pubblici sarebbero subordinati al rispetto di parametri, principi definiti per legge, nel rispetto della costituzione. Appunto : se il progetto educativo della scuola cattolica resta fedele ai fini illustrati in tanti documenti, se i suoi insegnanti vanno scelti sulla base di una scelta di fede, allora non saranno nè il numero degli allievi nè la superficie delle aule a rendere pubblica a tutti gli effetti una scuola così organizzata. (5) Nessuno, d' altra parte, può chiedere alla Chiesa di rinunciare al proprio progetto educativo nè impedirgli di scegliersi i propri docenti; la Costituzione tutela giustamente questi diritti che per loro stessa natura  non hanno nulla a che vedere con una scuola pubblica, democratica e non confessionale. Il principio di sussidiarietà, come si vede, qui non c' entra. (6)

Senza oneri per lo Stato

   Il secondo ordine di motivazioni fa diretto riferimento alla Costituzione. C'è poco da interpretare: senza oneri per lo Stato vuol duire senza oneri per lo Stato; condivido il parere, espresso da autorevoli studiosi, secondo cui la strada maestra per il finanziamento pubblico della scuola privata passa necessariamente per la modifica, o la soppresione, di quella espressione. Si metta da parte lo spauracchio della guerra di religione: si apra un dibattito nel Paese, si ascoltino tutte le voci, si utilizzi l' art. 138 della Costituzione per emendarla in quel punto e si sottoponga la revisione a referendum confernativo : meglio un chiaro pronunciamento del parlamento e del Paese, che l' attuale umiliante gara interpretativa del senza oneri per lo Stato. (7)

 L' obbligo ...facoltativo (!)

   Personalmente aggiungerei dell' altro: la revisione costituzionale andrebbe integrata da una modifica concordata che trasformasse l' attuale insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica in una più pluralista disciplina storico-religiosa. Oggi abbiamo un insegnamento confessionale, obbligatorio da impartire ma facoltativo da seguire; lo studente che non intende avvalersene deve subire una materia alternativa che ormai è fatta di purissimo niente; i docenti sono pagati dallo Stato ma scelti dal vescovo; un pasticcio politico, un assurdo pedagogico, oltre che una ferita alla laicità della scuola di tutti. (8)
   Se passassero la revisione costituzionale e la modifica concordataria  si avrebbe una pubblica istruzione laica per davvero, attenta anche al valore educativo del fenomeno religioso, e una scuola privata in condizione di offrire il suo progetto educativo a chi intendesse seguirlo.  La legge sulla parità, così com'è, finirebbe con il determinare un doppio regime di favore a vantaggio dell' educazione cattolica, il che sembra eccessivo anche per l' Italia.(9)
   Quello proposto non è uno scambio furbesco, ma un modo limpido , fondato su ragioni di merito, per ristabilire il carattere laico della scuola pubblica e per tutelare il diritto dei privati, cattolici o meno,
<<di istituire scuole ed istituti di educazione>> nel rispetto della Costituzione.

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Note
 
Prima delle note particolari ci sembra necessario una osservazione generale. L' intervento del prof. Santamaita, che abbiamo avuto modo di apprezzare quando da giovane era allievo del prof. Laporta, si caratterizza per una accentuazione anticonfessionale della sua analisi che tradisce la sua simpatia per l' area politica di sinistra. Ma in questa sua posizione , comunque  apprezzabile e rispettabile in sè, non ci sarebbe nulla di strano se non avesse comportato per lui una visione a senso unico del problema utilizzata per  demolire il concetto di  educazione cattolica in sè, che, in quanto tale, è cosa diversa dal modo con cui la Chiesa vorrebbe realizzarla.
Il suo valore, infatti, per quanto da pochi o molti non condiviso , rappresenta comunque un cardine storico intorno a cui ha ruotato, nel bene e nel male, lo sviluppo della nostra società. Nè si può affermare che attualmente la cultura cattolica sia foriera di danni irreversibili per la personalità delle nuove generazioni. Posta nei termini di Santamaita la parità costituisce solo un falso problema.
La questione della scuola privata, infatti,  non riguarda solo il rapporto con la Chiesa, ma richiede una presa di coscienza politica della sua funzione come strumento di libertà e di democrazia. Tutto il resto continua ad essere un 'esercitazione retorica e parolaia da parte di molti politici che parlano solo per far sentire che hanno una voce.
 
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(*) Ma perchè i nostri giornalisti usano in continuazione termini stranieri che molti lettori non conoscono ?
     E' tanto semplice dire :  incontro , convegno, assemblea.

(1) L' opinione è accettabile poichè rivolta in generale alla distinzione pubblico/privato.

(2) Ed infatti i cattolici la definiscono privata in alternativa a quella statale, vedremo poi perchè può essere definita anche pubblica.

(3) Qui pare ci sia qualcosa che non torna nell' uso dei concetti di -scuola privata- scuola pubblica - e -pubblica istruzione - ; le espressioni appaiono utilizate in maniera non pertinente perchè fuori dagli specifici contesti di pertinenza; ma l' uso  " allegro " ed improprio di termini ed espressioni sembra che sia una caratteristica molto diffusa fra chi si picca di scrivere sulla scuola.

(4) Trattasi di una affermazione che desta   perplessità sostanziose : perchè una parte eminente di giovani che scegliesse di essere evangelizzata non dovrebbe costituire soggetto di pubblica utilità ? I proseliti della Chiesa sono forse diversi dai proseliti fatti da un qualunque partito politico laico? In che cosa questi secondi , come cittadini, si distinguono dai primi ?

(5) Dunque la scuola è pubblica solo se non ha insegnanti  cattolici per scelta di fede; e già, perchè un insegnante cattolico che non insegna religione ( e ce ne sono tanti !) non fa opera di proselitismo , anche se indiretto? E come la mettiamo , allora, con gli insegnanti elementari di ruolo che hanno scelto di insegnare religione cattolica ? Li licenziamo tutti ? Cioè , da un proselitismo cattolico passiamo ad un proselitismo ufficiale di  Stato laico ?

(6) Fin qui non si è ancora capito cosa impedisce ad una scuola privata cattolica di essere pubblica e democratica; sarà, forse, la struttura rigida e verticale della Chiesa? E dove mettiamo la struttura rigida e verticale della scuola pubblica statale ? Ma adesso è in arrivo l' autonomia  per decreto che , soprattutto in campo didattico, rende libera la scelta curriculare delle singole scuole e , quindi, paradossalmente , legittima sul piano didattico-educativo tutte le scuole pubbliche e private di qualunque confessione religiosa e di partito: con buona pace dei laici "mangiapreti" ad oltranza. Il problema, dunque, è di altra natura.

(7) Alle tante e diversificate interpretazioni già espresse , sia pro che contro, vogliamo aggiungerne una anche noi rileggendo i commi 3 e 4 dell' art. 33; interpretazione, peraltro, desumibile anche dalla lettura del TITOLO VIII  - Parte seconda -  del T.U. 297/94 .
Il comma 3 fissa il diritto per Enti e  privati ad istituire "scuole ed istituti di educazione" in parallelo, ma non equipollenti, a quelle statali, e  senza oneri, appunto, per lo Stato. E qui si ferma. Gli interessati, dunque,  sanno che i costi della loro eventuale attività non possono essere a carico della collettività. Chiunque voglia acquisire  "l 'educazione" offerta da tali istituzioni sa, pertanto, che deve pagarsela  in quanto chiede ed ottiene un servizio diverso da quello statale.
   Il comma 4 , a sua volta , fissa un altro concetto che si aggiunge ed implementa quello del comma 3 :
LA PARITA' , ma solo  per le scuole private che la chiedono; si desume, dunque, che le scuole private possono essere di due tipi: quelle che vogliono  restare private, cioè libere,  e quelle che , invece, chiedono la parificazione alle statali;  per queste ultime lo Stato oltre a fissare diritti e doveri deve assicurare ai frequentanti un  " ..trattamento scolastico equipollente .." a quello delle proprie scuole.
   Dalla particolare condizione prevista in questo comma , ripetiamo: separata e distinta da quella del comma 3, derivano , a nostro avviso, alcuni comportamenti inevitabili da parte dello Stato:
-  poter negare la parità a chi la chiede in assenza delle condizioni che rendono una scuola privata paritaria ed equipollente a quella statale;
- concedere la parificazione solo in presenza delle condizioni previste dalla Legge ;
- riconoscere, con la parificazione, un intervento sussidiario delle scuole private a favore dello Stato che , in pratica, da queste  scuole dovrebbe essere sgravato di un impegno organizzativo, per piccolo che possa essere;
- riconoscere che con la parificazione  le scuole private hanno il diritto, oltre che alla piena libertà didattica e di insegnamento nell' ambito del quadro curriculare nazionale,  quanto meno ad un congruo contributo finanziario che servirebbe anche ad assicurare in concreto una grossa parte di quel " trattamento scolastico equipollente"  previsto dal comma 4.
   La regolamentazione dei citati commi 3 e 4 si trova, come sopra accennato,  nel T.U. 297/94, dall'  artt. 331  al 365; la lettura di tali articoli conferma  la nostra interpretazione sopra esposta anche se va segnalata la necessità di una loro revisione di adeguamento alle nuove esigenze. Il problema , dunque, non è dato dal "senza oneri" ma dalla volontà politica di  affrontare o meno  la questione scolastica in modo concreto.

(8) Su questa osservazione siamo perfettamente d' accordo; aggiungiamo , anzi, che trattasi, a nostro avviso, oltre che di un compromesso politico, di una riconferma e di una ri - dimostrazione plateale ed inopportuna del potere temporale della Chiesa, mai dismesso e  che ora si manifesta nella scelta incontestabile e non controllabile del personale docente sul quale è possibile esercitare ogni tipo di richiesta e di pressione pena la perdita del posto; circa l' efficacia dell' insegnamento da parte dei docenti scelti dai vescovi, la CEI ha commesso un grosso errore di valutazione, almeno per la scuola materna ed elementare; gli insegnanti di R.C.di nomina vescovile hanno comportato solo intralcio e perdita di tempo, e senza migliorare l' insegnamento .

(9) A parte il fatto che , oltre alla religione cattolica, potremmo dover inserire fra non molto,anche quella protestante , buddista, mussulmana, ebraica  ecc. sinceramente non vediamo la ragione per cui una educazione fondata sui principi della religione  cattolica ( ma anche delle altre)  sia da considerarsi inutile , se non dannosa, ai fini di una educazione / formazione dell' uomo e del cittadino, così come  previsto dagli artt. 118, 161 e seguenti del Testo Unico 297/94.

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Conclusione propositiva
 
Quando il Ministro Berlinguer presentò l' anno scorso la prima bozza di provvedimento per il finanziamento delle scuole private avemmo occasione di dire che quel testo ci sembrava frutto di un "inciucio" fra Governo e Commissione episcopale : io do una cosa a te , tu dai una cosa a me.
L' altra ipotesi era che il riconoscimento della parificazione , e conseguente finanziamento, non significava annullare la scuola privata prevista dal 3° comma dell' art. 33 della Costituzione, ma anzi questa sarebbe stata ancor più valorizzata in quanto la gran massa dei "clienti" avrebbe optato per la scuola parificata  in quanto quasi gratuita, lasciando libera la scuola privata a pagamento per i rampolli delle nuove classi dirigenti.
Non abbiamo cambiato idea, nè la cambieremo fino a quanto non vedremo che il problema viene affrontato dalla giusta angolazione, cominciando ad abbandonare le posizioni ideologiche preconcette e dando, invece, importanza prioritaria alla definizione del ruolo e della funzione della scuola come servizio alla collettività di una società democratica. In tale contesto andrebbe , quindi, ridefinita la posizione della scuola privata riscrivendo ex novo il TITOLO VIII, Parte 2^ , del T.U.297/94 : un' altra Legge appare superflua.
Per tale ridefinizione bisognerebbe tener conto dei seguenti aspetti:
1) La possibilità che il servizio scolastico, statale o privato che sia, persegua l' educazione e  la formazione dell' uomo e del cittadino delineato dalla Costituzione, con ampia libertà di scelta della composizione curriculare dell' insegnamento, ma nell' ambito di un quadro generale definito dallo Stato;
2) La possibilità di autorizzare scuole private senza oneri per lo Stato le quali si propongano di raggiungere lo stesso fine educativo e formativo attraverso un curriculo fuori dal quadro generale dello Stato di per sè massificante verso il basso.
3) La possibilità di autorizzare, a carico dello Stato, con la formula giuridica dell' appalto/convenzione, scuole private paritarie integrative e/o sostitutive del servizio statale,  ma con un congruo margine di scelta curriculare delle rispettive offerte pubbliche si servizio scolastico, quale "marchio"  distintivo  e di qualità .
In attesa crediamo che l' attuale polemica fra i pro e i contro vada chiusa temporaneamente in....parità lasciando le cose come stanno. Ciò al fine di non aggravare ancora di più lo stato di confusione in cui è stata volutamente cacciata la scuola  negli ultimi venti anni: a partire dai Decreti delegati , tanto per fissare una data.

 
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