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La caotica situazione in cui sta annaspando la riforma della scuola italiana fortemente voluta da Berlinguer e dai sindacati confederali , ed ora, purtroppo , anche dallo SNALS ( vedi il fallimento del "concorsone" ideato per premiare gli amici degli amici ) , sollecita la necessità di una proposta programmatica di politica scolastica locale di cui dovranno farsi carico i nuovi Consigli regionali.
Per la Regione Abruzzo riscriviamo la proposta già fatta nel 1995 integrandola con le variazioni nel frattempo intervenute soprattutto per quanto riguarda le competenze attribuite e/o delegate dallo Stato, con D. Lgs.112/98, alle Regioni alle Province ed ai Comuni. Rileviamo, intanto, che nel 95' anticipammo di tre anni molte delle riforme messe in cantiere da Berlinguer ; peccato che le abbia recepite male e realizzate peggio ; ( vedere in merito oltre alle sollecitazioni della proposta '95 <09.htm> , anche le proposte più volte indirizzate al Ministro dalle pagine di questo periodico).
Leggendo tali proposte sorprende constatare come riforme pensate per il centro destra siano state condivise, ed attivate in gran parte, dalla sinistra : ma la differenza, ovviamente, c'è , e sta nello spirito , nel metodo e nelle procedure, usati con subdola democrazia ; si tratta, insomma, solo di apparenza virtuale ; è facile rilevare , infatti, che a tutto l' impianto riformistico manca la sincera volontà di cambiare in positivo strutture ed apparati, con l' aggravante di passare sulla testa degli "addetti ai lavori" ( vedi ancora il <concorsone> ) con sprezzante autoritarismo; il vero fine , invece, sembra quello di creare un sistema scolastico autonomo solo in apparenza, ma di fatto gestito, controllato ed asservito dal potere centralista, per un verso, e dagli Enti locali , per altro verso ; si intravede così , una struttura politicamente inefficace ed inutile , cioè di fatto non protagonista dello sviluppo culturale , sociale , politico ed economico delle nuove generazioni.
La proposta che segue , dunque,
redatta con la partecipazione di esperti ed operatori attivi, vuole costituire
un contributo alla elaborazione del programma elettorale del
Polo di Centro-destra in Abruzzo , con l' auspicio che la prossima gestione
regionale possa impegnarsi fattivamente a rimediare , per quanto le compete
, alle carenze ed alle storture delle riforme in atto.
Nicola Scipione
L'elencazione che segue viene articolata secondo una logica di priorità
che affida alla scuola un ruolo fondamentale e prioritario per l' avvio
di un nuovo processo di crescita e di sviluppo socio-economico. L'istruzione,
l' educazione, la formazione e l'informazione rappresentano, infatti,
gli "strumenti" basilari per la crescita culturale e civile della società
, ma anche le premesse essenziali per fronteggiare e sconfiggere la disoccupazione
la cui origine va ricercata non solo nella crisi del rapporto fra
richiesta ed offerta di lavoro, ma soprattutto capacità dei singoli
di scegliere ed inserirsi con disponibilità e competenza nello scenario
del mercato globale.
Da ciò deriva che
il problema della nuova gestione politico-amministrativa sarà quello
di saper interpretare e coordinare le esigenze locali in funzione prospettica
utilizzando al meglio le risorse dello Stato in sinergia con le potenzialità
regionali.
A tal fine particolare
attenzione sarà riservata:
- alla " programmazione dell' offerta formativa
integrata tra istruzione e formazione professionale" ;
- alla " suddivisione .......del territorio
regionale in ambiti funzionali al miglioramento dell' offerta formativa"
rivedendo anche l' attuale rete delle istituzioni scolastiche approvata
fra polemiche e contestazioni degli Enti interessati;
- al coinvolgimento delle istituzioni
scolastiche non statali mediante incentivi e contributi finanziari;
- alla programmazione di ".... iniziative
e...attività di promozione relative all' ambito delle funzioni conferite
" dalla normativa statale e dalle previsioni statutarie proprie.
Formazione ed
orientamento professionale
Nel contesto della nostra
struttura scolastica si rileva sempre più impellente la necessità
di affiancare ai temi del sapere e del saper fare quelli : della comunicazione
, della capacità di imparare ad imparare, di saper lavorare in contesti
nuovi e più avanzati, che nascono e si evolvono anche a livello
internazionale, e di sfruttare fino in fondo tutte le potenzialità
delle tecnologie della produzione e della comunicazione, in un'ottica
di formazione continua. In tale prospettiva la formazione professionale
ha il compito di supportare le politiche del lavoro nel rispetto delle
diverse esigenze e realtà locali, con lo sguardo rivolto al
futuro europeo e mondiale.
Il nuovo Consiglio regionale avrà
il compito di ridisegnare l' assetto della formazione professionale
sulla base del D. Lg. 112/88 , il quale, con un testo per la verità
alquanto confuso, conferendo alle Regioni "..le funzioni e i compiti amministrativi
nella materia < formazione professionale >... " le impegna
ad attribuire le stesse funzioni alle Province, ai sensi della Legge 142/90.
Trattasi, però, di un provvedimento che non può ignorare
il fallimento ancora in atto del settore ed il condizionamento legato alla
definizione di altre norme : - riforma dei cicli scolastici ; - attuazione
degli impegni assunti dallo Stato col "patto sociale per lo sviluppo"
; - definizione del passaggio alle Regioni degli Istituti Professionali
statali.
Appare chiaro come
e quanto il compito del prossimo Consiglio sia delicato, complesso, politicamente
rilevante ed impegnativo. Alla sua attuazione , infatti, devono concorrere
numerosi soggetti : lo Stato e le sue istituzioni professionali, gli Enti
locali per le competenze assegnate, le aziende produttive di ogni
settore economico e le strutture scolastiche private già operanti
sul territorio; il tutto, ovviamente , inquadrato nella visione culturale,
politica, economica e sociale di una gestione di Centro destra. Occorre
attivare, dunque, un particolare rapporto fra :
Parallelamente alla formazione
professionale di propria competenza , quindi, la Regione , in collaborazione
con le Province , analizzerà il mondo del lavoro per definire, non
solo il ruolo della formazione e dell'orientamento professionale , ma anche
quello di tutta la scuola superiore e dell'Università; questa ,
in particolare , sarà sollecitata ad incrementare e potenziare la
sua funzione fondamentale per la vita culturale e socio-economica del territorio
abruzzese: la preparazione di tecnici e professionisti capaci di esprimere
anche la futura classe dirigente.
Scuola , formazione professionale
ed università debbono, dunque, costituire una rete integrata di
servizi educativi e formativi, strategicamente distribuiti sul territorio
regionale, con l'obiettivo di ottimizzare tutte le risorse disponibili;
compito di tale rete sarà quello di offrire un ampio ventaglio di
proposte formative, flessibili e coerenti con una società in continua
evoluzione.
A tal fine , però, un ruolo primario
deve essere svolto da tutte le aziende produttive della regione con le
quali e per le quali si intende allestire uno sportello di intesa mirato
alla individuazione degli indirizzi professionali necessari allo sviluppo
del lavoro e dell’ economia.
Orientamento scolastico
Anche questa attività, finora praticamente
inesistente o quanto meno ininfluente, affidata dal Decreto 112/98 alle
Province, va coordinata, a livello regionale, con la formazione professionale.
Regione e province dovranno, quindi, sollecitare ed attivare un rapporto
sinergico con le competenze statali. A tal fine sarà promosso il
coinvolgimento delle scuole e dei rispettivi OO.CC. di gestione, stimolando
e favorendo anche l’ apporto qualificato delle iniziative private che già
operano nel settore.
Edilizia
scolastica
Finora
la Regione ha avuto un ruolo secondario in materia di edilizia essendo
questa di competenza comunale e provinciale. Movendo dalla ridefinizione
delle competenze effettuata dal D.lg. 297/94 la Regione , nel rispetto
delle competenze degli altri Enti locali, dovrà assumere,
invece, la funzione di pianificazione, coordinamento ed attuazione, su
tutto il territorio, di una rete di strutture scolastiche funzionale, non
solo alla razionalizzazione , ma anche, nell'ottica dell'autonomia
gestionale, alle esigenze ed alle prospettive di sviluppo e di riforma
della scuola di ogni ordine e grado. A tal fine va promosso un opportuno
coinvolgendo dell' iniziativa privata disponibile ad inserirsi in
un comune quadro normativo generale ed organico.
Diritto allo studio
L'attuale legislazione regionale in materia,
ormai "vecchia" (nata nel 1978), si è rivelata disorganica ed inadeguata
ai tempi. Alla luce delle attuali situazioni socio - economiche e culturali,
e soprattutto in rapporto alle prevedibili e necessarie trasformazioni,
anche a breve e medio termine, si rende necessaria una riscrittura della
legge movendo da una ridefinizione del concetto di "diritto allo studio"
in rapporto anche al ruolo socio-culturale degli Enti locali.
Medicina scolastica
Trattasi di un servizio di fatto scomparso
come presenza costante e sistematica nella scuola . Il Servizio Sanitario
Nazionale lo ha praticamente relegato in un angolino nascosto del settore
"prevenzione ed igiene ambientale" bloccando tutta l'attività sanitaria
nelle scuole in quanto le ULSS hanno operato ciascuna a modo proprio senza
coordinamento e nel disinteresse quasi totale delle istituzioni. Sarà
compito del nuovo Consiglio, dunque, “rileggere” il neonato piano sanitario
regionale al fine di assicurare la previsione di un progetto specifico
di intervento sulla scuola, unico luogo dove, in pratica, è possibile
realizzare una efficace, oltre che precoce, attività di prevenzione
sanitaria .
Sostegno
ed assistenza ai portatori di handicap
E' un argomento che costituisce
un problema di vasta risonanza sociale e che purtroppo aumenta di anno
in anno il disagio di molte famiglie. Si avverte palpabile nell'aria una
indecorosa speculazione sulla sofferenza che la disabilità già
comporta da sola.
La legge 1204/90 più che risolvere
ha complicato la problematica affidando alle ULSS un compito per il quale
non sono state previste apposite strutture. La scuola è quella che
, dopo la famiglia, più risente delle difficoltà generate
dall'inserimento quasi selvaggio di alunni disabili in ambienti assolutamente
inadeguati .
La Regione, dunque, quale
Ente coinvolto dalla Legge in maniera finora inefficace, dovrà operare
per la modifica della normativa attuale in modo da garantire agli alunni
disabili un concreto intervento di sostegno che si qualifichi anche dal
punto di vista della solidarietà .
Sulle problematiche della scuola in generale e della formazione professionale in particolare , è prevista, infine, in sede di specifiche conferenze , una sistematica consultazione di Province, Comuni, Comunità montane e Istituzioni scolastiche a scopo non solo conoscitivo delle esigenze specifiche e di rendiconto dei risultati dell’ attività regionale, ma anche di promozione di un modo nuovo di impostare ed affrontare la gestione politico- amministrativa della Regione, a cominciare, appunto, da quella della formazione dei giovani.