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Presentazione
Il progetto è inserito fra i finalisti del concorso " Cento progetti al servizio del cittadino" promosso dal Dipertimento Funzione pubblica. La partecipazione al concorso è stata motivata da due iniziative attivate nel Circolo: informazione all' utenza e collaborazione di organismi esterni.
Il contesto e le iniziative
Il progetto matura e
si realizza nel contesto di iniziative già attivate nel Circolo
e mirate a:
- Consolidare il Tempo pieno , come servizio
socio-ambientale , in quattro scuole;
- Integrare il curricolo con attività
motorie, attività teatrali e corsi di nuoto sollecitando ed utilizzando
apporti esterni ;
- Utilizzare laboratori per : l'informatica,
la psicomotricità, la lettura e la musica;
- Sperimentare strumenti alternativi al
libro di testo;
- Utilizzare l' educazione ambientale
come "nodo" interdisciplinare capace di stimolare l' apprendimento;
- Attivare procedure di valutazione dell'
apprendimento servendosi anche di "massimi esperti" della materia;
- Implementare l' attività didattica
con iniziative di aggiornamento dei docenti , ponendosi, a tal fine , anche
come punto di riferimento per docenti di altri Circoli viciniori.
In tale contesto
la funzione del progetto è anche quella di coinvolgere, nella vita
scolastica, Enti ed Istituzioni esterni .
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In
questo Circolo, dunque, Direttore e Collegio non hanno aspettato la sollecitazione
ministeriale per decidere autonomamente su alcuni aspetti organizzativi
programmatici e didattici; ma non si capisce perchè hanno aspettato
il via del Ministro per chiedere la partecipazione di Enti esterni
, visto che ciò era possibile dal 1974.
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Le esigenze formative degli alunni sono state individuate nei seguenti bisogni:
- Sviluppare rapporti interpersonali ;
- Integrare le attività tradizionali con linguaggi diversi ; - Praticare
attività fisica , motoria e sportiva; - Recuprare e colmare carenze
individuali ; Avvicinarsi all' informatica ; Entrare in contatto (sic!)
con una seconda lingua.
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Un domanda viene
spontanea: ma il "bisogno di tali esigenze" sono espressioni concrete
degli alunni o sono obiettivi della scuola? Noi optiamo per
la seconda ipotesi. Ma allora, nell 'ottica di una scuola servizio,
non sarebbe più corretto parlare di proposte istruttive, educative
e formative ? Ci sembra di poter dire che attualmente la nostra scuola
sia vittima di una diffusa confusione concettuale che troppo spesso usa
come sinonimi i termini : istruzione, educazione e formazione che , invece,
hanno contenuto e significato diversi , anche se complementari.
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Il progetto prevede
la realizzazione delle seguenti attività:
- Educazione ambientale (noi
diremmo : conoscenza e formazione); - Educazione musicale
( noi diremmo : conoscenza e/o apprendimento) ;
- Fruizione del linguaggio teatrale ( noi
diremmo : apprendimento ) ;
- Pratica motoria e sportiva ( qui
diremmo : educazione) ; - Conoscenza dei beni culturali
( a noi sembra che dovrebbe far parte della conoscenza
dell' ambiente locale ) ; - Approccio alla
multimedialità ( noi diremmo : formazione).
Per tale realizzazione
il progetto prevede di dover ricorrere a risorse esterne in quanto
ritiene che le professionalità interne non siano idonee e sufficienti
a soddisfare le esigenze degli alunni.
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A questo punto
si pone per la scuola un problema molto serio : quelle esigenze formative
considerate come bisogni degli alunni sono veramente indispensabili per
le finalità della scuola elementare al punto da richiedere
professionalità specifiche esterne? Vogliamo dire : è possibile
che le professionalità interne, per quanto generiche e sommarie,
non siano sufficienti a trasmettere le basi istruttive,educative e formative
delle citate attività, rapportate all' età ?
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Per ricorrere alle risorse esterne occorre,
ovviamente, prevedere accordi , intese e convenzioni ; il progetto,
infatti, decide di servirsi di:
- Una società di servizi che provvede
ad un notiziario informativo; - Alcune Amministrazioni comunali del Circolo
; - Compagnie teatrali conosciute per disponibilità e competenza;
- Società sportive del territorio;
- Una cooperativa con attività
di divulgazione ambientale; - Un Centro tecnologico per l' approccio informatico.
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Ci risiamo con
figli e figliastri. Che succede dove queste risorse esterne non ci sono
o non sono disponibili ? Intendiamoci: non vogliamo impedire di crescere
a chi può; ma resta comunque la discriminazione per i territori
svantaggiati a cui bisognerebbe comunque porre rimedio con altre soluzioni.
Cosa propone la sperimentazione?
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Il progetto accetta
i suggerimenti dei "...40 saggi" coordinati da prof. Maragliano:
- Uso dell' attività di ricerca
individuale e di gruppo; - Uso del gioco come metodologia didattica;
- Uso di strumenti multimediali.
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In pratica i
40 saggi hanno sconfessato i programmi didattici dell' 85; c'è da
augurarsi che i nuovi programmi per i nuovi cicli tornino a quelli del
'55 i quali, in quanto ad autonomia e libertà didattica, non sono
ancora superati.
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Gli esiti del progetto
saranno valutati mediante:
- Autoanalisi dei gruppi docenti di ogni
attività; - Analisi da parte del Collegio docenti della congruenza
fra obiettivi progettuali e risultati; - Questionari rivolti ad alunni
e genitori ; - Incontri con esperti ed Ispettori tecnici.
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A meno che non
ci sia sfuggito ci pare che il progetto non abbia definito gli obiettivi
da raggiungere con le attività integrative del curricolo e collegati
alle esigenze formative. Si tratterà certamente di un salto involontario
di paragrafo in sede di battitura.
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Il progetto si chiude con l' indicazione
dei costi di attuazione e dei relativi finanziamenti. La spesa totale è
prevista in circa 30 milioni che dovrebbero trovare copertura mediante
finanziamenti della Regione, della Provincia, dei Comuni, di Enti ed Istituzioni
privati e delle famiglie. E ciò in quanto il finanziamento ministeriale
serve per il normale funzionamento amministrativo e didattico. Pertanto
il costo delle altre attività non debbono gravare sullo Stato. Con
apposito circuito virtuoso, invece, occorre reperire risorse esterne.
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Il ragionamento ci sembra alquanto strano. Non sappiamo da chi cominciare
, se dal Ministro che vuol fare, come di dice dalle nostre parti, le nozze
con i funghi, o dai Direttori didattici che , lusingati dalla partecipazione
a concorsi , o stimolati dagli eventuali apprezzamenti degli Ispettrori
tecnici, o ancora spinti dal desiderio di primeggiare sul territorio ,
esibiscono la loro bravura a cercare ed ottenere finanziamenti pubblici
e privati . Non si accorgono che , di fatto, in nome di una autonomia virtuale
trasferiscono la dipendenza della propria scuola dallo Stato agli Enti
locali. E poi, cosa cambia in termini di politica economica lo spostamento
della spesa dallo Stato agli Enti locali? ; ma non si tratta
sempre di soldi pubblici ?
A nostro avviso il finanziamento diretto dello Stato su progetti
ed a rendiconto consentirebbe veramente ai Dirigenti scolastici di attivare
e dimostrare la loro capacità di gestione manageriale. O no ?
Ma la funzione
manageriale dei Dirigenti è un capitolo che richiede una trattazione
a parte.
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