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(A) Il mosaico.
Le riforme delle istituzioni educative operate dall’Ulivo, possono essere comprese solo se considerate nel loro complesso: lo stesso Ministro per l’Università, la Ricerca Scientifica e Tecnologica, On. Berlinguer, le ha definite un "mosaico": "Ho intenzione di tracciare un disegno complessivo per intervenire ed applicare una tessera per volta" (1).
(B) La presunta improvvisazione.
Le iniziative legislative in corso non possono in alcun modo essere considerate come improvvisate: sono invece il frutto di un'elaborazione teorica (2) e di un'azione politica almeno pluridecennale, che ha trovato nell'attuale coalizione di Governo la possibilità di operare quasi senza ostacoli.
A ciò si aggiunga che vengono realizzate col supporto
di almeno venti ex-funzionari - del PDS, della CGIL e di area ,
che sin dalla vittoria elettorale operano all'interno dei tre ministeri
educativi del
paese (3).
(C) Due modalità per l'esposizione.
Vengono di seguito inquadrati i principali provvedimenti (approvati ed in corso di approvazione) in una classificazione che - pur tenendo conto della caratteristica di "mosaico" - vorrebbe essere di taglio dottrinale-pedagogico.
Si tenterà, cioè, di inquadrare i provvedimenti alla luce delle tre "idee-cardine" dichiarate nel Programma Elettorale della coalizione detta dell'Ulivo: a causa dell'equivoca terminologia dei pedagogisti che l'hanno elaborata, il risultato potrà, pertanto, risultare meno proponibile al grande pubblico.
A causa della continua emissione di atti e proposte legislative, la situazione esposta tiene conto dei principali provvedimenti noti alla data del 1 gennaio 1998.
Tra le poche indicazioni "pedagogico-culturali" contenute nei diversi documenti esaminati, mi paiono meritevoli di attenzione quelle della Tesi n° 66 del Programma Elettorale del 1996 dell’Ulivo. In essa si parla di: "un piano di interventi straordinari basato su tre idee-cardine: educazione permanente, diritto allo studio e al sapere come diritto di cittadinanza, eguaglianza delle opportunità". Tali "idee cardine", che appaiono con grande frequenza praticamente in tutti i documenti del ministero Berlinguer, non sono, tuttavia, proprie di questo governo ma fanno parte di un più ampio processo di "modernizzazione" degli istituti scolastici del nostro paese (4).
Per prima cosa, sembra opportuno esporne brevemente il loro significato.
1 - L’eguaglianza delle opportunità.
L’e.d.o. può essere definita come una concezione
di filosofia educativa mirante alla eliminazione delle diseguaglianze;
essa deve mirare all’eliminazione di ogni condizione di disparità,
sia essa di natura economica, sociale, politica o culturale (5).
Alcuni autori usano indifferentemente il termine democratizzazione
dell’educazione e quello di e.d.o. Per quanto concerne l’aspetto
culturale, il primo intervento da attuare consiste nell’eliminare ogni
verità data, "dogmatica", che costituiscono un forte fattore
di disparità.
L’eliminazione sino al più alto grado possibile della differenziazione degli studi (6) , che in Italia ha conosciuto un primo risultato di rilievo con l’unificazione della scuola media inferiore (7), é storicamente uno degli obiettivi di quanti zelano l’e.d.o. E' bene, comunque, tenere sempre presente che l'e.d.o. mira alla totale eguaglianza culturale e sociale (8).
A proposito di questa prima "idea cardine", Estanislao Cantero scrive: "si afferma frequentemente che l’uomo ha diritto a una educazione. Il che é parzialmente certo, poiché tale affermazione da sola non significa nulla (é una ampollosa dichiarazione di diritti, astratta, che di per sé non vuol dire nulla), se non si specifica a quale grado di educazione e cultura l’uomo - vale a dire ogni uomo, come essere concreto - abbia diritto. Le tendenze del "mondo moderno", facendo appello al "dogma" della democratizzazione dell’insegnamento e della cultura, basate sull’erronea identificazione della giustizia con l’eguaglianza, e facendo di quest'ultima la norma suprema regolatrice della condotta umana, pretendono di rendere la cultura accessibile a tutti gli uomini nello stesso grado [...] La cultura e la civiltà non prevedono l’egualitarismo, ma, al contrario la diversificazione" (9).
2 - Diritto allo studio e al sapere come diritto di cittadinanza.
Il diritto allo studio si esplica nel dare ad ogni cittadino la possibilità - sia economica che culturale -, di frequentare con profitto la scuola, costituendo perciò un aspetto della e.d.o. Il d.a.s. viene solitamente associato alla obbligatorietà e alla gratuità dell’insegnamento, all’educazione degli adulti, e alla lotta all’analfabetismo e alla mortalità scolastica (10); é per conseguire questi obiettivi, che si postula una intensa opera dello Stato.
L’espressione diritto di
cittadinanza é, poi, da intendersi come indicazione della finalità
del d.a.s.: il diritto allo studio deve essere considerato come una modalità
per ottenere la partecipazione di tutti i cittadini alla società
democratica (11).
Secondo l’UNESCO l’ideale democratico
"deve rimanere in ogni caso al vertice della nostra
lista delle priorità", essendo il fine più alto dell’educazione
"quello di fornire a ciascuno i mezzi per svolgere un ruolo cosciente
e attivo come cittadino, ciò che non potrà realizzarsi in
pieno se non nel contesto di società democratiche"
(12).
Relativamente al d.a.s., Rafael Gambra osserva che "la
supposizione che l’insegnamento e la cultura siano realizzabili e raggiungibili
soltanto a scuola, studiando determinati contenuti e programmi su libri
o seguendo lezioni, é frutto di una restrizione concettuale provocata
dalla mentalità razionalistica. L’insegnamento primo e principale
- il più fermo ed efficace nella sua formazione - é quello
che l’uomo riceve dai suoi genitori, dalle loro prime risposte, dall’ambiente
familiare, dall’ambiente umano in cui cresce" (13).
Quanto alle finalità socio-politiche dell’educazione,
che finiscono col delegarne la gestione totalmente allo Stato, Marcel de
Corte fa rilevare che "non é forse in essa
(la famiglia) che impariamo, senza saperlo, "que-st’arte del vivere
gli uni con gli altri", senza la quale non c’è società politica
possibile?[...] Non si finirebbe mai di enumerare le sfaccettature con
risonanza politica dell’educazione impartita dalla famiglia con instancabile
prodigalità, senza aver stabilito il minimo piano; educazione svolta
in funzione delle necessità sempre mutevoli della vita, con una
creatività e un potere di invenzione che sorge in modo inatteso"
(14)
3 - Educazione permanente.
Pur essendovi senz’altro un'educazione permanente impartita
naturalmente dalla società - e che nella misura in cui é
rispetta il diritto naturale é quindi accettabile -, va fatto
risaltare che quella di cui correntemente si parla é invece uno
strumento in mano allo Stato finalizzato a conseguire l’eguaglianza
di opportunità ed il diritto di cittadinanza (15).
L’E.P. (nei documenti ministeriali
e delle commissioni internazionali recentemente ridenominata long life
learning o educazione per tutta la vita), può essere
definita come "un sistema globale di educazione
nel quale la formazione iniziale e le varie formazioni degli adulti saranno
ripensate, riformulate in modo tale che lavoro, tempo libero e formazione
si confondono e durano per tutta una vita" (16).
Se dal punto di vista del processo storico, l’E.P. é
stata inizialmente limitata alla cosiddetta educazione degli adulti
- ovvero ad iniziative simili a quella delle cosiddette "150 ore" - (17)
, il suo senso attuale sembra doversi spostare verso un’attività
funzionale alla costruzione, conservazione e promozione della democrazia
moderna (18).
L'E.P. deve perciò essere impartita esclusivamente
dallo Stato o dagli organismi sovranazionali (19),
che decideranno se servirsi dell’aiuto della famiglia e delle altre società
(20).
In occasione dell’annuncio del DdL
sulla "parità" (21), l’On. Berlinguer
ha indicato, tra i numerosissimi provvedimenti legislativi, quali sono
i tre che costituiscono l'ossatura delle iniziative in corso: "L'approvazione
dell'autonomia scolastica, insieme al
riordino dei cicli e all'avvio della riforma dei programmi
di insegnamento, costituiscono i capisaldi con cui il governo dell'Ulivo
intende rispondere alle esigenze della scuola italiana. Manca ora all'appello
solo la legge sulla parità delle scuole" (22).
Se l’associazione delle tre "idee guida"
con i tre "capisaldi" citati non potrà essere sempre immediata,
é tuttavia possibile l’associazione dei tre "capisaldi" ai provvedimenti
minori, ed eventualmente mostrarne le connessioni con le tre "idee guida".
1 - L’autonomia scolastica
Quando oggi si parla di autonomia scolastica si fa riferimento agli articoli 20 e 21 dei DL 59/97 - c.d. "Bassanini" e al suo completamento attraverso il DL 127/97 - c.d. "Bassinini 2". Attraverso di essi, il Governo ha ottenuto numerose deleghe con cui ha iniziato a trasformare le istituzioni scolastiche del paese.
Va subito sottolineato che l'autonomia, a cui si fa rimento nei documenti governativi, andrebbe più propriamente chiamata decentramento, essendo solo "organizzativa e didattica", cioè svolgendosi "nel rispetto degli obiettivi del sistema nazionale di istruzione e degli standard di livello nazionale" (art. 21, c. 7), nonché "finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione" (art. 21, c. 9). E' il passaggio dalla concezione dello "Stato egemone" a quella dello "Stato leggero", inteso come "esercizio di funzioni rispetto a finalità comuni, sollecitando in ogni campo il pluralismo dei servizi ed il decentramento dei poteri" (23).
Da questi due DL hanno origine
gli altri provvedimenti della serie "autonomia", in primis il Decreto
Ministeriale relativo all'autonomia scolastica
(24), che prevede: "adattamento
del calendario scolastico [...]
flessibilità dell'orario e diversa articolazione della durata della
lezione nel rispetto del monte ore [...] articolazione flessibile del gruppo
classe, delle classi o sezioni [...] realizzazione di attività organizzate
in collaborazione con altre scuole e con soggetti esterni per l'integrazione
della scuola con il territorio; iniziative di orientamento scolastico e
professionale".
Meritano di essere citati anche il DdL relativo alla
revisione degli Organi Collegiali
(25), che prevede l'elevazione degli organi collegiali
interni da tre a undici, e la C.M. n. 135
(26), inerente
il "Regolamento per apertura
pomeridiana delle scuole"; due provvedimenti
che lasciano intravedere la più ampia libertà organizzativa
delle attività dei centri di insegnamento.
In base alla prospettiva dello Stato
leggero, tuttavia, l'autonomia prospettata é sottoposta a due
- distinti e complementari - generi di controllo (27) :
uno relativo alla valutazione (28) ,
l'altro al
coordinamento (29).
Il primo ha lo scopo di salvaguardare
gli obiettivi educativi e gli standard nazionali .."avrebbe
così anche la funzione di "agenzia
di certificazione"
(30) , il secondo di evitare il proliferare
di iniziative disorganiche [ nonchè] "assicurare
l'unità di indirizzo dei programmi di sviluppo
-e- individuare i criteri omogenei di attuazione delle
iniziative" (31).
L'istituzione di un "Fondo
per l'arricchimento e l'ampliamento dell'offerta formativa"
(32), provvederà - tra l'altro - all'ampliamento
del finanziamento alle attività di valutazione.
Quanto detto si applica a fortiori all'Università
la cui valutazione (33) e coordinamento (34)
risulta senz'altro più difficoltosa per motivi di tradizione istituzionale
e organizzativa. Per l'istruzione superiore, infatti, l'autonomia che viene
proposta raggiunge un livello eccezionale: essa tocca la totale indipendenza
nella gestione amministrativa e di bilancio (35)
- che presto dovrà tuttavia risultare in attivo, pena il licenziamento
del Direttore Amministrativo, del Preside o Rettore, la sospensione e -
per i casi estremi - la chiusura delle attività - (36)
, la decisione dell'importo dei contributi degli studenti (37),
la possibilità di scelta di docenti universitari delle diverse fasce
(38) (la cui nomina é quasi completamente affidata
ai singoli atenei), la nascita e diminuzione delle funzioni degli organi
rappresentativi di docenti e studenti (39) e la prossima
defiscalizzazione dei contributi alle imprese che sostengono l'Università
(40).
La pratica dell'autonomia - nella prospettiva
dello "Stato leggero" ed assieme alle ripercussioni finanziare dovute a
una "cattiva valutazione" da parte degli organismi statali a ciò
preposti - potrà così rivelarsi esiziale per la sopravvivenza
degli Atenei.
La "autonomia" perseguita dalla coalizione di Governo, invece di costituire un primo passo verso la sussidiarietà e la de-statalizzazione, é dunque soltanto un modo diverso - e più efficace - con cui lo Stato moderno si serve delle istituzioni educative per attuare con tutto il suo potere le tre "idee cardine".
2- Il riordino dei cicli
Quando si parla di "Riordino dei cicli", si pensa subito al documento diffuso nel gennaio del 1997, che é spesso stato erroneamente identificato come "la" riforma tout court (41) a causa dell'opera volta ad attirarvi l'attenzione del grande pubblico (42). In realtà, vi é - se non altro - un "riordino" dell'Università e uno della Ricerca Scientifica completamente trascurati.
Le caratteristiche essenziali di questa serie di iniziative possono essere riassunte nella priorità attribuita alle attività educative che si svolgono nei centri d'insegnamento rispetto a tutte le altre (il "tempo scolastico come valore"), nella sostituzione della struttura piramidale del sistema dell'istruzione a favore di una "reticolare" (43) (in cui sarà possibile passare da un corso di studi ad un altro) e nel più stretto legame tra insegnamento e mondo del lavoro (un sapere orientato "al fare" ed un orientamento degli studenti verso i percorsi formativi più idonei). E' evidente come tali provvedimenti abbiano relazione con l'eguaglianza di opportunità ed il diritto allo studio esposti nel primo punto.
Per dare priorità al tempo che si passa a scuola, é prevista l'elevazione della durata della scolarità obbligatoria da otto a dieci anni, l'anticipo dell'inizio dell'obbligo all'ultimo anno della scuola dell'infanzia e viene già annunciato un ulteriore innalzamento dell'obbligo "sino al diciottesimo anno di età" (44). Nella stessa prospettiva é da collocarsi il già citato "Regolamento per apertura pomeridiana delle scuole". La riforma delle scuole materne ed elementari vede poi profilarsi una frequenza obbligatoria di quaranta ore settimanali, eventualmente da distribuirsi su cinque giorni (45).
Quanto alla nuova "struttura reticolare" del sistema di
istruzione, proposta nel documento inteso al "Riordino" (46),
essa é già in fase di realizzazione attraverso i 150 istituti
superiori "pilota" che dall'inizio dell'anno scolastico 1997-98 hanno dato
corso alla sperimentazione relativa al "biennio comune" (47).
In questa stessa direzione possono essere collocate le proposte di modifica
dei primi due anni di tutte le scuole superiori (48)
, nonché - per l'introduzione del concetto di "debito" e "credito"
scolastico -, la riforma degli esami di maturità (49).
E' utile segnalare che la ristrutturazione dei piani
di studio degli studenti universitari [c.d. flessibilità curricolare
e crediti] (50) e
la prossima tripartizione dei titoli di studio ("baccellierato", laurea
e "master") rilasciati dalle Università (51),
é da vedersi come un'estensione della non differenziazione degli
studi all'insegnamento superiore.
Quanto alla relazione col mondo del lavoro, che pure permea quasi tutti i provvedimenti (52), essa vuole soddisfare non solo le esigenze produttive ed economiche ma rimanda a una più dottrinale "concezione poietica del sapere" (53) di cui si dirà oltre. Le esigenze occupazionali devono, infatti, essere inserite nella più ampia prospettiva del "diritto allo studio come diritto di cittadinanza"(54), per garantire la quale é stato introdotto già dal corrente anno universitario il cosiddetto "riccometro" (55), si provveduto al "decongestionamento dei Megatenei" (56) : sono tutti provvedimenti che introducono così il tema del cosiddetto "orientamento" (57).
Quest'ultima attività, che non si svolgerà solo nelle scuole medie superiori, consiste nel fornire agli studenti una "proposta formativa" - influenzandone la decisione anche attraverso borse di studio erogate dalle regioni e dai Comitati di Coordinamento Regionali (58) - per l'iscrizione nelle facoltà meno affollate e più funzionali ai bisogni del paese.
3- La riforma dei programmi di insegnamento
Il terzo "caposaldo" cui mira il Governo, riguarda la
revisione di tutti i programmi d'insegnamento. Anche per questo, pare utile
attirare l'attenzione su tre caratteristiche essenziali che mi paiono essere:
"l'esigenza
di [...] "educare nella e alla
democrazia"" , cioè
puntare alle finalità politiche dell'educazione, (59);
"la conseguente promozione di elementi basilari di un sapere
pratico, manuale e operativo" ,
che viene ritenuta incompatibile con un sapere primariamente "conoscitivo,
verbale e acorporale" (60);
la sostituzione dei vecchi insegnanti
con personale più modernamente formato. E' evidente come tali provvedimenti
abbiano relazione con l'idea di "diritto allo studio come diritto di cittadinanza"
esposta nel primo punto e si servano del metodo di "educazione permanente"
esposto nello stesso luogo.
La revisione
dei contenuti dell'insegnamento vedrà "il
problema dell'identità individuale e delle forme di appartenenza
[...] al centro dell'attenzione di una scuola rinnovata"
(61), poiché "un sistema formativo
contribuisce allo sviluppo di un paese quando sa anticipare le domande,
i bisogni, i vincoli di un futuro possibile. Di fronte
alla crisi del rapporto qualità della vita - qualità del
lavoro - qualità dello sviluppo, alla scuola si chiede di operare
in vista della promozione di una "cittadinanza attiva""
(62).
La
principale delle modalità per costruire una educazione per un
futuro é, ancora, quella educazione permanente che, proprio
per il fatto di non esaurirsi mai, permetterà di "acquisire,
consolidare e sviluppare la flessibilità come disponibilità
a cambiare e innovare" (63).
Se questa é l'ottica di fondo, quali saranno le caratteristiche dei nuovi programmi e le metodologie degli obiettivi da perseguire? Se siamo di fronte a una "dialettica che, in ordine all'organizzazione dei contenuti della formazione scolastica, si apre tra un'impostazione curricolare, affidata alla solidità dei quadri disciplinari di base (gli elementi istituzionali delle materie d'insegnamento), e una visione di tipo "reticolare", orientata ad individuare criteri più mobili di aggregazione delle future conoscenze e competenze dei giovani" (64), occorre capire che "la scuola della verbalità e dei saperi postverbali gira a vuoto se non recupera le previe dimensioni della manualità e dell'operatività" (65). Ci vuole allora una concezione poietica del sapere, che dice relazione più all'azione che alla contemplazione e che perciò privilegia una mentalità più disposta al cambiamento che alla conservazione (e quindi alla trasmissione di valori non negoziabili ed intangibili). Va evidenziato come tale mentalità, oltre a preparare l'accettazione di ogni e qualsiasi "progresso" (66) - e ad eliminare ogni motivo di resistenza almeno culturale -, non chiude la porta alle ideologie miranti al cambiamento radicale della natura umana, ossia alla palingenesi (67).
Quali saranno le modifiche
principali rispetto alle modalità attuali? L'attenzione al cambiamento
ed al progresso permeerà tutte le materie, in particolare la storia
(68), la filosofia (69), le lingue
classiche
- tutt'altro che trascurate
ma, al contrario, enfatizzate perché saranno "ripensate" (70)
- e la
matematica (71).
Un discorso particolare
merita l'introduzione in tutte le materia della cosiddetta multimedialità
(72), perché "Le
tecnologie possono essere viste come veicoli. Oppure come ambienti di formazione
dell'esperienza e della conoscenza [---].
Nel secondo caso il ruolo che svolgeranno tenderà ad essere ben
più impegnativo, anche e soprattutto sul piano epistemologico"
(73), ossia potranno favorire quella concezione poietica
di cui si é già detto.
Il cambiamento - istituzionale ma soprattutto culturale - che si prospetta é senz'altro enorme, e "tutto ciò comporta un forte investimento negli insegnanti [...] Gli obiettivi di questo sforzo consisteranno nella riqualificazione culturale dei docenti" (74).
A questo fine si é provveduto a ripensare radicalmente il loro itinerario formativo, in modo da evitare che essi continuino a venire "raccolti per strada" (75), partendo dalla soppressione della validità dei titoli rilasciati da scuole ed istituti magistrali - nonché degli istituti stessi - (76), alla ridefinizione dei corsi di laurea (77), per finire con l'istituzione di uno speciale "master" abilitante - ulteriore biennio del "Corso di laurea in Scienze della formazione primaria e delle scuole di specializzazione per i docenti delle scuole secondarie" - (78).
Concludo questo tema segnalando uno dei criteri che più spesso vengono indicati come necessari nei nuovi insegnanti é la capacità della attivazione "con gli studenti [di] un dialogo costruttivo sulle scelte di loro competenza in tema di programmazione e definizione degli obiettivi didattici, di organizzazione della scuola, di criteri di valutazione, di scelta dei libri e del materiale didattico" (79), oltre all'evitare "anti-dialogiche" forme di autoritarismo (80).
Nella citata intervista contenente i tre provvedimenti principali che costituiscono il "mosaico" che é la "Riforma Berlinguer", vi é, alla fine, la frase: "manca ora all'appello solo la legge sulla parità delle scuole".
Col fare riferimento alle istituzioni educative non statali, ci si imbatte subito nella logica secondo cui, svolgendo esse un "servizio pubblico" (81), avrebbero il compito di supplire lo Stato dove esso non arriva o non è sufficientemente efficiente: diversamente, la scuola non statale potrebbe turbare l'opera di formazione di un uomo in vista del continuo divenire; da ciò la costante vigilanza della Repubblica su queste scuole (82).
Se dopo i lavori della Commissione di studio per la definizione del collegamento fra scuola non statale e sistema pubblico di istruzione (83), l'attività ministeriale "diretta" é cessata, essa ha, tuttavia, lasciato il posto a numerose iniziative "indirette", miranti a limitare la libertà delle scuole non statali con provvedimenti che hanno altre finalità principali (84).
Concludo evidenziando come, di fatto, la scuola non statale assuma la veste di "ultima barricata" della libertà di fronte all'attività della coalizione di Governo, ma costituisca anche - per il solo fatto di esistere e di costituire una testimonianza ed un ammonimento costante - un potenziale costante minaccia per tutto l'apparato statale. Pur condividendo pienamente tutta l'importanza di tale barricata, non credo però che si debba far passare in secondo piano la battaglia più ampia, quella per la libertà di educazione. Quella battaglia che uno dei "Saggi" nominati dall'On. Berlinguer ha efficacemente sintetizzato nel seguente modo: "Non è più possibile oggi parlare di programmi in termini tradizionali.In regime di autonomia ogni scuola dovrà scegliere il proprio percorso a partire dal profilo di uomo che vuol formare" (85).
(1) Chiara Raiola, Berlinguer:
la scuola scoprirà l’autonomia, in L’eco di Bergamo
del 20.7.96, ove aggiunge che: "Le cause che non
hanno permesso fino ad oggi l'approvazione di una riforma organica del
sistema educativo italiano sono innumerevoli e, prima di tutte, aver voluto
realizzare grandi progetti onnicomprensivi". Cfr.
anche Università: una riforma per
l'Europa. Rapporto finale del Gruppo di Lavoro Murst per l'Autonomia Didattica,
presentato a Roma il 9-12-97: "non si può
proporre un ridisegno complessivo o "riforma" del
sistema in senso tradizionale. In primo luogo perché è il
grado di complessità raggiunto del sistema accademico a rendere
improponibile una azione di questo tipo. In secondo luogo perché
proprio per l'abbrivo del sistema, gli interessi costituiti del presente
sono in grado di opporre efficaci resistenze a qualsiasi modello innovativo
imposto o proposto dal centro". La tesi é confermata
dal sottosegretario di Stato per l'Università sen. Luciano Guerzoni:
"Due le strade teoricamente possibili: la c.d.
"riforma organica" o ordinamentale dell’intero sistema universitario (un
modello culturale e organizzativo complessivo, da tradurre poi in un mega-disegno
di legge da varare in Parlamento, con i tempi e le logiche parlamentari....
italiane); una pluralità di interventi/strumenti parziali, da attivare
simultaneamente, in funzione di obiettivi determinati, comunque riconducibili
ad un disegno generale di riforma (conseguentemente: confronto politico-culturale
e parlamentare non per modelli, ma su obiettivi e sull’adeguatezza degli
strumenti adottati in funzione degli obiettivi perseguiti). In sostanza,
secondo la formula più volte enunciata dal Ministro Berlinguer,
una "strategia a mosaico". Si è scelta la seconda strada, fondamentalmente
per i seguenti motivi: assenza delle condizioni culturali, istituzionali
e politico-parlamentari per una "riforma organica" o di sistema; l’esperienza
degli esiti deludenti, quando non fallimentari, di precedenti "riforme
organiche" [...], irriducibilmente condizionate dalla
necessità della mediazione [...] fra posizioni diverse",
nel Rapporto L’azione del governo per la riforma
dell'Università: sintesi delle linee guida (Giugno 1996 - Marzo
1997), a cura del Sottosegretario con delega per l’Università
sen. Luciano Guerzoni, in Internet, URL del MURST (il sen. Guerzoni
non é da confondere con l'omonimo senatore del Pds. Prof. di Diritto
ecclesiastico all'Università di Modena. Parlamentare della Sinistra
indipendente nel corso degli anni '80, nel 1993 è stato, assieme
a Ermanno Gorrieri e a Pierre Carniti, tra i promotori del movimento dei
cristiano-sociali.
(3) "Ha portato con sé non due ma trenta collaboratori addestrati come pit-bull a mordere [...] E che a una pletora di funzionari rimorchiati per sbarcare il lunario dell’ordinaria amministrazione, preferiva il pool di teste di cuoio allenate ad andare dritti al bersaglio grosso della riforma del sistema scolastico italiano" (Luigi Amicone, Libertà... ch’è sì cara, in Tempi del 16-10-96; cfr. pure Francesco Anfossi, Tutti gli uomini del "barone rosso", in Famiglia Cristiana, n. 36/96, p. 57).
(7) "La riforma
della scuola media statale unica, gratuita e obbligatoria, diventava comunque
legge dello Stato il 31 dicembre 1962 (n. 1859)" (Angelo Semeraro,
Il sistema scolastico italiano. Profilo storico,
La Nuova Italia, Roma 1996, p. 152). "il contributo
della pedagogia di orientamento democratico giocò in questa fase
[fu] determinante, integrandosi con le altre scienze
della progettazione sociale nella riconsiderazione globale del sistema
scolastico e prescolastico, con qualche incertezza sull’ordinamento della
scuola secondaria superiore. Su quest’ultima si prospettava l’ipotesi
di un biennio unico" (Ibid., p. 154).
(8) "Una scuola
democratica é possibile solo se si libera
dai dogmi della pedagogia tradizionale, se introduce nell’atto educativo
un libero e permanente dialogo che stimoli il processo individuale di consapevolezza
dell'esistenza e orienti sempre l'alunno verso l'autodidattica [...] solo
se assume il carattere di un'ascesione liberamente desiderata, di una conquista,
di una creazione, cessando di essere cosa offerta come un dono o imposta
come un freno [...]. I fini dell’educazione non possono dedursi da principi
cosmici e non costituiscono più un insieme di valori assoluti";
Edgar Faure, Rapporto sulle strategie dell’educazio-ne,
UNESCO, Paris 1972, Armando, Roma 1972, p. 248 e p. 262. In questo senso
si esprime anche la Commissione dell'UNESCO sull’Educazione per il XXI
Secolo, "il voler imporre dall’esterno valori
precostituiti significa in ultima analisi negarli [...]
deve essere compito della scuola spiegare ai giovani i contesti storici,
culturali e religiosi delle varie ideologie che si contendono la loro attenzione
nella società [...] gli adolescenti sono aiutati così
a costruire liberamente il loro sistema di pensiero e di valori [..], senza
cedere ciecamente alle influenze dominanti, e acquisendo in tal modo una
maggiore maturità e apertura mentale. In tal modo, si possono gettare
le basi della futura armonia e della pace, incoraggiando il dialogo democratico
[...] l’educazione deve promuovere il pluralismo culturale in tutto il
corso della vita di una persona" (Nell’educazione
un tesoro. Rapporto all’UNESCO della Commissione Internazionale sull’Educazione
per il Ventunesimo Secolo, Armando, Roma 1997, p. 50-52).
(9) Estanislao Cantero Nuñez,
Educación y enseñanza. Estatismo
o libertad, Speiro, Madrid 1979, pp. 59-60. Su questi temi -
oltre al appena testo appena citato -, si veda Rafael Gambra Ciudad,
Il tema dell'insegnamento e la "Rivoluzione culturale",
in Cristianità, numero 5, maggio-giugno 1974.
(10) Quelli appena citati sono temi
assai importanti, per ciascuno dei quali sarebbe importante svolgere opportune
considerazioni miranti ad eliminare ogni ambiguità terminologica
e concettuale. Per una chiarificazione più organica, completa ed
anche apologetica, di tutti questi termini, rimando al citato testo di
E. Cantero Nuñez, in particolare ai capitoli 5 e 7. Quanto alla
sterminata - ma forse frammentaria - pubblicistica progressista (sia marxista
che democratico-laica), il testo di Aldo Visalberghi, Scuola
aperta (La Nuova Italia, Firenze 1960) può essere considerato
un tentativo - pur disorganico - di esposizione complessiva della problematica
relativa al nostro paese. Il trend pedagogico internazionale é
documentato in modo ugualmente frammentario da numerose pubblicazioni dell'UNESCO
(con l'eccezione dei documenti delle Conferenze Generali e, soprattutto,
dei due fondamentali lavori delle Commissioni presiedute nel 1972 da Edgar
Faure e nel 1996 Jacques Delors), tra cui segnalo quelle che mi paiono
più recenti o più vicine ai temi trattati: A
sense of belonging. Guidelines for values for the humanistic and international
dimension of education, CIDREE/UNESCO 1983; Education
for all: high expectations or false hopes?, 1991; Education
for all: status and trends, 1993; Meeting
Basic Learning Needs: A Vision for the 1990s. Background Document, World
Conference on Education for All, Jomtien, Thailand 5-9 March
1990; Cooperation for reinforcing the development
of education in Europe, 1991; The
Role of higher education in society: quality and pertinence,
1991; Succeeding at school, 1992; Education
et travail, 1994; A
World of Learning. Practical Manual. Enhancing the multiplier effect of
the Associated Schools Project, 1994; La
Tolerancia, umbral de la paz, 1994; Guidelines
and Criteria for the Development, Evaluation and Revision of Curricula,
Textbooks and other Educational Materials in International Education in
Order to Promote an International Dimension in Education. (These
Guidelines and Criteria have been elaborated on the basis of two International
Expert Meetings organized by UNESCO (Braunschweig, Germany, 1988 and Brisbane,
Australia, 1991), ED/ECS/HCI-UNESCO 1995; Recent
trends in education aid: towards a classification of policies
(UNESCO- Lene Buchert), 1995; Documento de política
para el cambio y el desarrollo en la educación superior,
1995.
(11) "La crescita di una scolarità di massa é stata uno dei fattori che in questi anni più hanno modificato il volto della nostra società [...] ha infatti creato [...] anche a livelli di scuola secondaria e superiore, una situazione in cui i giovani e gli studenti sono divenuti - anche nei piccoli centri e nei villaggi - attivi portatori di un modo nuovo di intendere la famiglia e la società" (Giuseppe Chiarante, La democrazia nella scuola, Ed. Riuniti, Roma, 1974, p. 17).
(12) Nell’educazione un tesoro, op. cit. pp. 47 e 45. Nella stessa pagina viene ancora proposta la visione parziale dell'educazione J. Dewey , errore fondamentale delle scuole marxista e progressista: "il fine centrale dell’educazione é la realizzazione dell’individuo come essere sociale".
(13) R. Gambra, Il tema dell'insegnamento e la "Rivoluzione culturale", op. cit..
(14) Marcel de Corte: L’educazione politica, in Verbo, n. 59, pp. 637-639.
(15) "L’idea di educazione permanente ha preso corpo in questi ultimi dieci anni benché sia falso ritenerla una scoperta del nostro tempo [...] In modo cosciente o meno l’uomo non cessa mai di istruirsi e di formarsi sotto l’influenza dell’ambiente [...] Ma fino ad oggi questa dinamica naturale non aveva trovato un supporto strutturale per sollevarsi dal fortuito e diventare un deliberato programma [...] Un tempo l’adulto che si educava lo faceva per il gusto di perfezionare la propria cultura o per migliorarsi in modo autonomo. Oggi invece l’adulto cerca l’educazione per far fronte ai bisogni imposti dalla società e per attuare le potenzialità massime di una collettività matura. Perciò la scuola risulterà efficace, giusta e umana, solo a prezzo di radicali riforme che tocchino l’essenza umana stessa dell’atto educativo, il suo spazio, il suo tempo [...] Oggi si tende sempre più a indicare come educazione permanente la totalità del processo educativo dal punto di visto dell’individuo e della società" (Edgar Faure, op. cit., pp. 237-238).
(18) "Se deve esserci una relazione sinergica tra l’educazione e la pratica della democrazia partecipativa, non solo tutti devono imparare ad esercitare i propri diritti e a compiere i propri doveri, ma si deve far uso di un’educazione permanente capace di costruire una società civile attiva" (Nell'educazione un tesoro, op. cit., p. 54). "Così, l’educazione di ogni cittadino deve continuare per tutta la sua vita e diventare parte della struttura fondamentale di una società civile e di una democrazia viva", evitando i pericoli in cui sono incorse alcune "società [che] sono in crisi come conseguenza del loro fallimento nel trovare un nuovo modo di strutturare il tempo della gente" (Ibid. p. 70).
(19) La Commissione dell’UNESCO del 1972 ritiene l'E.P. "l’idea madre delle politiche della scuola. (a) Ogni individuo deve avere la possibilità di apprendere lungo tutto il corso della vita. L’idea di educazione permanente é la chiave di volta della comunità educante. (b) Il concetto di educazione permanente si estende a tutti gli aspetti del fatto educativo: li comprende tutti e il tutto é più che la somma delle parti. Non si può isolare nell’educazione una parte permanente distinta dal resto, non permanente. In altre parole l’educazione permanente non é né un sistema, né un settore educativo, ma il principio su cui si fonda l’organizzazione globale del sistema e l’elaborazione delle sue varie parti. (c) Noi proponiamo l’educazione permanente come idea madre delle politiche educative degli anni futuri, tanto per i paesi sviluppati che per quelli in via di sviluppo" (E. Faure, op. cit., p. 294).
(20) "Nei paesi che costruiscono una società futura su nuove basi la cura educativa dell'adolescenza é di particolare importanza. La formazione di un’etica socialista nell’ambito della popolazione adulta procede molto a rilento. Parallelamente all’eliminazione dei residui anacronistici di un sistema etico tradizionale ormai superato, si manifestano vari fenomeni negativi, che le difficili condizioni di vita ed alcuni errori politici hanno reso più acuti, complicando il già difficile processo di formazione di una nuova etica. In tali condizioni, la giovane generazione non trova nella società degli adulti direttive morali sufficientemente chiare né un clima propizio alla disciplina [...] perciò, fare oggetto di una sistematica tutela educativa tutti gli adolescenti, sotto il profilo della formazione del pensiero e della personalità, é un’esigenza irrinunciabile. E l’età di 18 anni dev’essere considerata come il minimo termine finale dell’istruzione obbligatoria" (B. Suchodolski, op. cit., pp. 277-278). Il prof. Tullio De Mauro, di area PDS, pone il problema nei seguenti termini: "non possiamo dare troppa fiducia ai genitori e agli insegnanti nel creare la riforma, perché sono delle realtà immature, dobbiamo quindi governare la riforma dal centro" (Il Manifesto, 15-1-97).
(21) DdL relativo
alla "parità", approvato nel CdM il 18-7-97. Da questo
punto si intensificano i riferimenti alla normativa fatti
attraverso degli acronimi; essi indicano rispettivamente: CdM, Consiglio
dei Ministri; ci, circolare interministeriale; cm, circolare
ministeriale; CNPI, Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione;
CNU, Consiglio Nazionale Universitario; CNSU, Consiglio nazionale
Studenti Universitari; CRUI, Conferenza dei Rettori della Università
Italiane; DL, Decreto Legge; DdL, Disegno di Legge; DM,
Decreto Ministeriale; dm, direttiva ministeriale; DPCM, Decreto
della Presidenza del Consiglio dei Ministri; DPR, Decreto del Presidente
della Repubblica; MPI, Ministero della Pubblica Istruzione; MURST,
Ministero per l'Università e la Ricerca Scientifica e Tecnologica;
OM, Ordinanza Ministeriale.
(22) Luciana di Mauro, Parità scolastica, presto la legge, in l'Unità del 4-6-97.
(23) Schema di documento presentato il 10-3-97 dalla Commissione (della quale hanno fatto parte, tra gli altri, il prof. Pietro Scoppola, il P. Mario Reguzzoni S.J. e la prof. Luisa La Malfa, poi dimessasi) istituita con D.M. 4-7-96 per l'attuazione dell'articolo 33, comma 4 della Costituzione in tema di parità scolastica. In esso si precisa che "In questa mutata prospettiva [...], ai fattori di crescita che avevano prodotto le innovazioni dei sistemi formativi con la modernizzazione dei processi di istruzione e con la democratizzazione degli accessi, si aggiungono nuovi elementi, quali la formazione continua e l'autonomia delle istituzioni. E' soprattutto l'autonomia ad aprire gli spazi per una radicale innovazione delle logiche del sistema: una autonomia che [...] persegue finalità generali ed obiettivi comuni che la società assegna al sistema nazionale dell'istruzione". Cfr. anche Università: una riforma per l'Europa (cit.): "Solo di recente si è posto mano a un insieme di iniziative legislative che, mediante anche un incisivo processo di delegificazione dell'ordinamento universitario, mirano all'affermarsi dell'autonomia degli atenei in un quadro di regole comuni e condivise".
(24) DM 765/97,
firmato il 27-11-97 previa raccolta del parere favorevole del CNPI; resta
ora l'adozione dei relativi regolamenti. Cfr., inoltre, DM
590/97 (Costituzione di un gruppo di lavoro sull'Autonomia),
cm 766/97 (sull'Autonomia Scolastica)
e le iniziative relative alla sperimentazione dell'autonomia organizzativa
e didattica delle istituzioni scolastiche. Va sottolineato che la logica
dello "Stato leggero" applicata anche alla scuola, é stata
applicata praticamente dall'insediamento del Governo: cfr. il DL
323/96 (Manovra di contenimento della spesa pubblica
del 20-6-96), preparatorio alla figura del cosiddetto "Preside manager"
e del successivo "Regolamento per l'apertura pomeridiana delle scuole".
(25) Mi riferisco al DdL presentato dall'Ulivo alla Camera n. 2665 (c.d. "Acciarini"), sul quale il prof. Giorgio Rembado (Presidente dell’Ass. Naz. Presidi) ha dichiarato che "invece di decidere, insegnanti, presidi studenti e genitori dovrebbero stare in seduta permanente a discutere, mediare, contrattare in una perenne "mobilitazione" [...]. L’effetto più deleterio di questa impostazione [...] è quello di indurre ogni operatore al rispetto delle regole formali e delle procedure, piuttosto che impegnarsi a definire e realizzare gli obiettivi del servizio".
(26) cm n. 135 del 3-4-96 (di cui al DL n. 323 del 20-6-96 e Circolare applicativa n. 654 del 17-10-96), in cui si elenca la tipologia delle attività realizzabili "teatro e animazione; ascolto ed esecuzione musica; giornali studenteschi; laboratori letterari; realizzazione libri, fumetti, video e audiocassette; concerti; conferenze; sport; tornei; gemellaggi; approfondimento di argomenti di attualità guidato da docenti; attività educative, culturali, ludiche, sportive anche aperte al territorio [...] possibilità di disporre anche di un locale attrezzato quale luogo di ritrovo anche pomeridiano, con servizio mensa o altro tipo di ristoro".
(27) Anch'essi apertamente previsti
dall'articolo 17 del citato DL 59/97
("Bassanini"), le cui implicazioni sulle istituzioni
educative sono passate quasi inosservate.
(28) Coi DM
n. 296/96 e n. 328/96 é stata costituita la Commissione
tecnico - scientifica per un Sistema Nazionale di Valutazione (significativamente
presieduta dal prof. Aldo Visalberghi, il più autorevole esponente
della pedagogia laica e progressista dopo l'ottuagenario prof. Lamberto
Borghi), nella cui Relazione Conclusiva, Per un
sistema Nazionale di Valutazione, fa esplicito riferimento alla
pedagogia comparativa ("scopo
fondamentale di un Sistema di valutazione è dunque quello di valutare
lo stato e l'efficienza del sistema formativo del Paese nelle sue articolazioni
e a tutti i suoi livelli, al fine di suggerire i necessari miglioramenti
anche a confronto con comparabili situazioni di
altri paesi [...] Il Servizio nazionale di valutazione avrebbe così
anche la funzione di "agenzia di certificazione"").
Le dm n. 307 del 21-5-97 e la cm n. 403 del 26-6-97,
hanno sancito la costituzione di tale Servizio affidandone al CEDE (Centro
Europeo dell'Educazione, istituzione statale con finalità comparatistiche
assimilabili a quelle dell'UNESCO, OCSE e Unione Europea) la funzione di
guida. Cfr. pure Università: una riforma per l'Europa (cit.):
"con
l'orientamento assume una importanza centrale la funzione di valutazione.
L'autonomia e la flessibilità porteranno inevitabilmente a una differenziazione
competitiva tra gli Atenei. Tuttavia il sistema universitario
italiano rimane un sistema pubblico con obblighi e responsabilità
nazionali. Affinché la differenziazione e l'autonomia producano
un miglioramento qualitativo e non un aumento del parrochialismo localistico,
è necessario avere uno strumento di misura che permetta un confronto
obiettivo e affidabile tra le diverse parti del sistema è necessario
mettere a punto un sistema di valutazione nazionale".
(29) Il DM n. 26 del 10-1-97 ha previsto l'istituzione di tale "Comitato di Coordinamento e di Indirizzo", divenuto operativo sempre con la cm n. 307 del 21-5-97. Tale Comitato, tra l'altro, "sulla base delle direttive del Ministro svolge nelle materie riguardanti la formazione professionale, l'educazione degli adulti, la realizzazione di corsi post-secondari e le iniziative cofinanziate dall'Unione Europea il compito di: a) assicurare l'unità di indirizzo dei programmi di sviluppo; b) specificare gli obiettivi stabiliti dalle direttive in ordine alle priorità, alle modalità e ai tempi di intervento ed alla collaborazione necessaria con le Regioni e gli Enti Locali; c) individuare i criteri omogenei di attuazione delle iniziative, nel rispetto delle responsabilità dirigenziali". Cfr. pure Università: una riforma per l'Europa (cit.): "il coordinamento territoriale, che si deve sviluppare all'interno di bacini non necessariamente coincidenti con l'ambito regionale [...], deve tuttavia evitare ridondanze e sprechi derivanti da decisioni del tutto autoreferenziali di cui la storia dell'università italiana fornisce esempi non scarsi".
(30) Per un
sistema Nazionale di Valutazione, cit.
(31) Ibidem.
(32) Cfr. DL
n. 440 del 18-12-97.
(33) L'Osservatorio per la Valutazione
del Sistema Universitario é stato istituito dal DL
537/93, ma sino ad oggi ha svolto funzioni meramente consultive;
l’art. 17 della Legge 59/97, prevede invece
di "istituire sistemi per la valutazione, sulla
base di parametri oggettivi, dei risultati dell'attività amministrativa
e dei servizi pubblici favorendo ulteriormente l'adozione di carte dei
servizi e assicurando in ogni caso sanzioni per la loro violazione, e di
altri strumenti per la tutela dei diritti dell'utente e per la sua partecipazione,
anche in forme associate, alla definizione delle carte dei servizi ed alla
valutazione dei risultati; c) prevedere che ciascuna amministrazione provveda
periodicamente e comunque annualmente alla elaborazione di specifici indicatori
di efficacia, efficienza ed economicità ed alla valutazione comparativa
dei costi, rendimenti e risultati; d) collegare l'esito dell'attività
di valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati alla allocazione
annuale delle risorse; e) costituire presso la Presidenza del Consiglio
dei ministri una banca dati sull'attività di valutazione, collegata
con tutte le amministrazioni attraverso i sistemi di cui alla lettera a)
ed il sistema informatico del Ministero del tesoro - Ragioneria generale
dello Stato e accessibile al pubblico, con modalità da definire
con regolamento da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge
23 agosto 1988, n. 400".
(34) Cfr. lo schema di "Regolamento sullo sviluppo e la programmazione del sistema universitario, nonché sui comitati regionali di coordinamento" approvato dal CdM il 30-10-97: in tale schema si prevede - tra l'altro - l'istituzione di Commissioni regionali - a forte connotazione politica - deputate all'attribuzione dei finanziamenti statali.
(35) Cfr. la cm
n. 50/97 (del Dipartimento per l'autonomia universitaria e gli
studenti, indicante i Criteri degli Statuti di Autonomia cui
i singoli atenei devono attenersi); i vari Atti di
indirizzo, tra cui quelli del 5-8-97, n. 2306 del 10-9-97, n. 2307 del
19-9-97 (del dipartimento di cui sopra, relativi alla Disciplina
transitoria dell'autonomia didattica); il recente Rapporto
conclusivo del Gruppo di lavoro ministeriale su "Autonomia didattica
e innovazione dei corsi di studio di livello universitario e post-universitario"
(cit.).
(36) Raffaele Simone, Idee
per il governo. L’università, Laterza, Bari 1995, p.
81.
(37) DPR
306/97, approvato dal CdM il 18-7-97.
(38) Cfr. DM del 25-7-97 (possibilità della nomina diretta a professore ordinario da parte delle Università di studiosi di "chiara fama" italiani e stranieri); dpr 387 del 3-10-97 (il quale ha disposto che sia non più il Ministro ma il rettore dell’Università, a rilasciare il titolo di dottore di ricerca, attribuendogli anche la competenza nelle modalità di nomina delle commissioni giudicatrici); dpr 386 del 3-10-97 (contenente lo stesso criterio per l’approvazione dei concorsi per ricercatore); lo "Schema di regolamento per l’assunzione di professori con contratti a tempo determinato", trasmesso al CdM il 28-10-1997. Quanto al DdL a.s. n. 931 dell'11-7-1996 relativo a "Norme per il reclutamento dei ricercatori e dei professori universitari di ruolo" (ora DdL Atto Camera 3587, relatore on. Giovanni Castellani, presidente della VII Commissione permanente della Camera dei Deputati), esso merita un'attenzione particolare perché la "corporazione medievale" dei professori é quella che da più tempo e più violentemente é attaccata da marxisti e progressisti (Cfr. il mio In nome dell'efficienza si smantella l'università, in Secolo d’Italia del 19-12-97, annotato in http://www.anpiacenza.org/scuola/bbb.html).
(39) Le nuove funzioni del Consiglio
Universitario Nazionale (di cui al D.M. 278 del
21/7/97) e l'istituzione del Consiglio Nazionale degli Studenti
Universitari (di cui al dpr
del 5-8-97, con uno Schema di Regolamento approvato
dal CdM il 28-11-97) mirano a ripristinare "l'autonoma
responsabilità decisionale dell'autorità di governo del sistema
(da ciò la contrastata e contestata decisione, contenuta nella
riforma del CUN, di abolire - nei rapporti tra quest'ultimo e il MURST
- l'istituto dei pareri "conformi" o "vincolanti")"
(Luciano Guerzoni, L’azione del governo...,
op. cit..).
(40) Ddl
Camera n. 2793/97 (finanziaria 1998).
(41) Riordino dei cicli scolastici. La scuola secondaria, Bozza ministeriale per la discussione presentata al pubblico il 13-1-1997; nonché Linee per il Riordino della Ricerca Scientifica e Tecnologica (cosiddette "100 cartelle"), Bozza del 31-7-97 distribuita a tutti i parlamentari.
(42) Cfr. le prese di posizione delle diverse associazioni scolastiche (AGESC), partiti politici (proposte di legge dei partiti d'opposizione), movimenti ecclesiali (Commissioni diocesane) e della gerarchia (prolusione del signor cardinale Camillio Ruini alla prima sessione 1997 del Consiglio Episcopale Permanente, nonché Comunicato Finale del medesimo.
(43) L'espressione é usata dal
prof. Roberto Maragliano (di area PDS) - coordinatore della "Commissione
tecnico-scientifica per avviare, in modo coordinato a quella sugli ordinamenti
(i.e. cicli n.d.a.), una discussione
- la più ampia possibile - sulle conoscenze fondamentali su cui
si baserà l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei
prossimi decenni" (costituita
a seguito del Decreto Ministeriale (DM) 50 del
21-1-97) -, nella da lui redatta Sintesi
finale dei lavori, diffusa il 13-5-97 e significativa perché
preparatoria alla revisione dei programmi di insegnamento di tutte le scuole
di ogni ordine e grado (tutti gli interventi sono stati diffusi in un Ipertesto
il 13-5-97).
(44) art. 3 del DdL inteso al Riordino, approvato dal CdM il 3-6-97.
(45) Cfr. la Proposta del MPI di riforma del Decreto Legge (DL) 148/1990 (relativa alle scuole materne ed elementari), che conia l'assioma: "Il tempo scolastico è un valore". Il 29-5-97, la Commissione Cultura della Camera ha approvato in una risoluzione il documento per la riforma della Scuola Elementare.
(46) "il sistema dell’istruzione perda la sua caratteristica di struttura fortemente piramidale, dove ogni ciclo di studio ha funzione fondamentalmente propedeutica rispetto ai cicli successivi" (Riordino, cit., Quadro di riferimento e linee guida della riforma).
(47) "organizzare
il biennio in segmenti di durata quadrimestrale (o inferiore), prevedendo
che per la conclusione dell'obbligo ne debbano essere complessivamente
frequentati quattro (o più), con possibilità di passare
dall’uno all'altro, di compensare eventuali carenze in quello successivo
attraverso l'introduzione del "debito scolastico" e il sostegno del tutor
e, ove tutto ciò sia ancora insufficiente, di ripetere solo un segmento
invece che l'intero anno scolastico" (Ibid., cit., 2a
La scuola dell'orientamento e la conclusione dell'obbligo
scolastico). Cfr. pure il DM 765/97
e la CM 766/97, relative, ancora, all'Autonomia.
(48) Cfr. l'ipotesi, presentata il 29-5-97 di sostituzione dall'anno scolastico 1998-99 degli istituti magistrali con i Licei delle Scienze Sociali; proposta presentata il 2-6-97 per la sperimentazione dei Licei Tecnici per l'istruzione tecnica (19 istituti); la sperimentazione presentata il 7-7-97 e denominata Progetto 2002 (cfr. cm n. 425 del 7-7-97) per l'istruzione professionale (oltre 50 istituti); la proposta, presentata il 30-7-97 (previa approvazione del CNPI e delle OOSS), dal Ministro per una Ipotesi di sperimentazione da attuare nei primi due anni di scuola secondaria superiore (rispettivamente delle Direzioni Generali per l'Istruzione Classica, Scientifica e Magistrale - area umanistica -, dell'Istruzione Professionale, dell'Istruzione Tecnica e dell'Ispettorato per l'Istruzione Artistica), che sarà praticata da 150 scuole. Tutte queste sperimentazioni sono dichiaramente fatte in vista del riordino dei cicli scolastici.
(49) Cfr. OM n. 266 del 21-4-97 (debito: Norme per lo svolgimento degli scrutini) DL 425/95 (credito: Riforma degli esami di maturità, testo definitivamente approvato dal Senato il 2-12-97).
(50) cm n. 2402 del 31-10-96 relativa alla Articolazione dei corsi e dei piani degli studi universitari: autonomia didattica (ex articolo 11, L. 341/1990) e piani di studio individuali (ex articolo 2, L. 910/1969 e art 4, L. 924/1970); e, Università: una riforma per l'Europa (cit.).
(51) Il cosiddetto "Certificato Universitario di Base" o diploma universitario; cfr. DM del 21-11-96 dei ministeri MPI e MURST per la "Istruzione terziaria breve" (c.d. Lauree Brevi) ed Università: una riforma per l'Europa, cit..
(53) Progetto per Il liceo delle scienze sociali, cit.
(54) "la Commissione è dell'avviso che non si possa prescindere, nell'esame della questione qui esaminata, dagli orientamenti politici e tecnici delineati sia nelle sedi della cooperazione internazionale sia nei documenti che sul piano interno fissano alcuni importanti termini di decisioni. Il richiamo va ai recenti documenti dell'OCSE e dell'Unione Europea che si sono occupati dei temi della formazione e dell'istruzione in una prospettiva di formazione lungo tutto l'arco della vita, con un particolare riferimento agli aspetti relativi alla transizione verso il mondo del lavoro (natura e sviluppo delle conoscenze e delle capacità ritenute necessarie, uguaglianza scolastica e sociale)" (Decreto Interministeriale per l'istruzione terziaria breve, cit., i corsivi sono miei); "Una definizione più precisa di tali capacità è di competenza delle singole strutture educative, in riferimento all'ambiente in cui esse sono presenti; le capacità indicate sono rilevanti in un periodo storico nel quale i mondi vitali sono indeboliti, favoriscono una partecipazione sempre più matura ai processi educativi e, successivamente, costituiscono componenti necessarie della cittadinanza e della professionalità" (Università: una riforma per l'Europa, cit., i corsivi sono miei).
(55) DPR 306 del 18-7-97 , "Regolamento in materia di contributi universitari" (la data è dell'approvazione da parte del CdM).
(56) Ancora solo in forma di moral
suasion, cfr. il DL 662/1996 (collegato
alla Finanziaria 1997), che ha portato un primo "frutto" con il frazionamento
dell'Università La Sapienza di Roma.
(57) "Far sì che la scuola metabolizzi progressivamente una nuova cultura del lavoro significa investire su due fronti: l'orientamento e la proposta formativa" Sintesi finale dei lavori, della Commissione cosiddetta "dei Saggi", intesa ad per avviare una discussione sulle conoscenze fondamentali su cui si baserà l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni (cit.). Cfr. anche Documento sugli accessi all'istruzione universitaria (Tavolo quadrangolare sulla condizione studentesca, 5 marzo 1997); Documento sull'orientamento (Gruppo consultivo informale MURST-MPI sull'orientamento, 29 aprile 1997); dm n. 245 del 21-7-97.
(58) Schema di Regolamento sullo sviluppo e la programmazione del sistema universitario, nonché sui comitati regionali di coordinamento, che ha già trovato un'attuazione "anticipata" col Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. che assegna 80 miliardi alle regioni (dello stesso giorno si veda anche il comunicato stampa del sen. Guerzoni: "Parte la riforma del diritto agli studi universitari: 80mila borse di studio per il prossimo anno accademico").
(59) Sintesi
finale dei lavori, (cit.);
in questa direzione, tra gli interventi e le relazioni della Commissione
cosiddetta "dei Saggi", mi paiono particolarmente significativi quelli
del prof. Tullio De Mauro, di area PDS, da alcuni indicato come l'eminenza
grigia delle riforme..
(60) Ibidem.
(61) Ibidem. Merita di essere
riportato il passaggio integrale, che costituisce il primo dei Quadri di
riferimento proposti dal documento: "Molto si
è discusso di identità, e lo si è fatto il più
delle volte usando il termine al plurale. Nella società del presente,
ampiamente differenziata e aperta a un mutamento costante, l'individuo
deve orientarsi sulla base di un gran numero di modelli, talvolta anche
contrastanti e, lungo tutto il corso della sua vita, deve assumere, di
volta in volta, ruoli diversi, a seconda dei contesti di esperienza e di
attività. E' dunque assai più difficile, oggi, proporre e
far sì che un individuo mantenga una sua identità definita:
i suoi quadri di riferimento saranno forniti dalla mediazione delle forme
sociali e culturali, ma anche da processi centrifughi rispetto a queste,
basati sulla possibilità di far leva su una elaborazione cosciente
della sua personale esperienza di vita. In questo senso, il problema dell'identità
individuale e delle forme di appartenenza dovrà essere al centro
dell'attenzione di una scuola rinnovata. E ciò lo si potrà
ottenere sia concedendo un'importanza fondamentale agli aspetti metodologici
della conoscenza (si tratta fornire gli strumenti linguistici, interpretativi,
operativi che meglio rispondono alle esigenze attuali di un'alta mobilità
tra le diverse forme di specializzazione culturale e professionale) sia
lavorando a promuovere un fondamento di solidarietà universale che
si anticipi alla definizione delle identità particolari e favorisca
il riconoscimento reciproco delle differenze". Il documento
indica più avanti i motivi culturali di ostacolo alla scuola rinnovata:
"Ci si deve rendere conto di quanto sia ancora
grande, in Italia, la diseguaglianza delle opportunità educative.
L'articolo 3 della Costituzione italiana aveva impegnato la repubblica
a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando
di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona umana". Ma secondo alcuni dei più importanti
indici internazionali sullo sviluppo dell'educazione, risulta che la produttività
formativa del scolastico italiano è ancora arretrata rispetto a
quella di buona parte dei paesi europei. Famiglia,
ricchezza e cultura di provenienza determinano in forme non più
accettabili la riuscita scolastica di moltissimi individui".
(62) Ibidem; da ciò la
proposta di riqualificazione dell'educazione civica come nuova materia
"trasversale" a tutti gli altri insegnamenti: "E'
indispensabile dare un opportuno spazio culturale (anche nell'ultimo biennio
dell'obbligo) alle "scienze sociali" e alle risorse che esse forniscono
in vista della comprensione dei meccanismi di fondo dell'agire individuale
e collettivo. A titolo di esempio, temi come: il PIL e il deficit; i sistemi
politici e quelli elettorali; i condizionamenti "naturali" e lo sviluppo
economico-sociale, il formarsi della personalità, il funzionamento
dei gruppi, il linguaggio, la comunicazione e i suoi strumenti (in particolare
i media), andranno affrontati con adeguati riferimenti tecnici, teorici
e concettuali. Non si tratta di introdurre un ventaglio sconsiderato di
nuove e vecchie "materie", ma di sviluppare un insegnamento delle scienze
sociali per blocchi tematici, attorno ai diversi rapporti tra natura e
società, economia e società, potere e società, cultura
e società" (Sintesi,
cit.).
(63) OM n.
400 del 30-7-96, relativa a "Corsi
per adulti finalizzati all’alfabetizzazione culturale e ad una prima formazione
professionale", che segnala "L'educazione
in età adulta è inserita nello scenario generale dell'istruzione
e della formazione durante tutta la vita [...] I docenti
utilizzano il valore formativo delle discipline [...] per realizzare opportunità
che debbono consentire di acquisire, consolidare e sviluppare: - la flessibilità
come disponibilità a cambiare e innovare; - l'analisi dei punti
di vista e delle realtà come approccio alle altre culture; - la
visione sistemica come saper inquadrare la propria attività in quella
complessiva dell'organizzazione". Cfr. pure la OM
n. 455 del 29-7-97, sempre rivolta all'educazione degli adulti.
Giova sottolineare che i termini "educazione degli adulti", "educazione
permanente", "long life learning", vengono esplicitamente richiamati almeno
nei seguenti documenti: Comunicato Ufficiale n.
72 del Consiglio dei Ministri del 3-7-97 (che lo definisce un
"principio affermato in sede comunitaria"),
Università: una riforma per l'Europa
(cit.); nella bozza per il Riordino dei cicli
scolastici (cit.); nel Progetto 2002
(cit.); nel documento sulla Istruzione terziaria
breve (cit.).
(64) Sintesi finale dei lavori, (cit.). In altra occasione il prof. Maragliano ha ribadito le motivazioni fondanti questo passaggio: "stiamo di fatto passando da un regime all'interno del quale l'attività formativa [ ...] equivaleva alla configurazione e alla conseguente messa in azione di saperi stabili, destinati a costituire lo sfondo immobile per le future attività lavorative dell'individuo destinatario di tale azione, ad un regime dentro il quale la conoscenza e le dinamiche che le sono proprie assumono un ruolo di primissimo piano in tutte le attività dell'individuo, presenti e future, produttive e no" (Roberto Maragliano, è docente di ''Tecnologie dell'Istruzione'' all'Università di Roma Tre; la citazione é presa da Pensare la formazione dentro la multimedialità, Intervento al Simposio Didattica e Informatica del 9-10-97, tenutosi presso l'Accademia Navale di Livorno).
(65) Sintesi
finale dei lavori, (cit.).
In questo senso si é espresso anche il Ministro, con una frase che
ha suscitato i più variegati commenti, ma che in realtà é
stata totalmente travisata e, perciò, sottovalutata: "Il
grande liceo classico in cui abbiamo studiato [...]
ci ha corrotto. Molti di noi, che hanno fatto quegli studi, hanno un rifiuto
della manualità e questo é un fatto che non va d’accordo
con la cultura contemporanea" (Barone
rosso, che scuola fai?, colloquio con Luigi Berlinguer, di Enrico
Pedemonte, in L’Espresso, 22-8-96).
(66) "Il
problema fondamentale dell'educazione morale é il problema della
partecipazione degli uomini alla lotta per il progresso storico"
(B. Suchodolski, Fondamenti di pedagogia marxista,
La Nuova Italia, Firenze 1967, p. 227).
(68) "Si auspica
una generalizzazione di modi nuovi di "fare storia" nella scuola di tutti.
Una volta abbandonato il vincolante impianto storicistico di tutti i
nostri attuali programmi umanistici, non si può più intendere
la storia solo in senso politico, e come sequenza cronologica di avvenimenti.
Occorre un profondo ripensamento che investa i criteri delle periodizzazioni,
e tenga conto del fatto che ci sono tanti "tempi" quante sono le logiche
dei fenomeni che si esaminano. Sono parte della storia come ambito disciplinare,
a livello della scuola per tutti, le grandi trasformazioni culturali che
riguardano la storia della mentalità e delle idee, la letteratura,
l'arte, la musica", Sintesi
finale dei lavori (cit.);
cfr. dm nn. 681 e 682 del 4-11-96 relative
a "Modifiche delle disposizioni
relative alla suddivisione annuale del programma di Storia";
DM del 31-1-97 applicativa delle
precedenti agli istituti professionali, (che contiene due espliciti
riferimenti a Braudel) e la cm n. 88 del 27-4-97
per le celebrazioni gramsciane. A chi nutrisse dubbi su questa
interpretazione della celebre circolare su Gramsci, ripropongo la stessa
chiave di lettura nel modo che segue: "Tuttavia,
nessuna riforma culturale del sistema scolastico italiano può lasciare
il Novecento nell'attuale stato di abbandono o di rimozione. La storia
e la cultura recenti devono trovare adeguato spazio negli insegnamenti
[...] Va comunque tenuto presente che il Novecento
non si caratterizza solo per un insieme notevolmente complesso di avvenimenti
ma anche per l'affermarsi di ottiche, teorie, linguaggi assai diversi da
quelli tradizionalmente adottati dalla scuola. La rilevanza scientifica,
tecnologica ed epistemologica del Novecento andrà quindi riferita
alle dimensioni di "crisi" e alle tradizioni conflittuali che stanno all'origine
delle esperienze contemporanee",
Sintesi finale dei lavori (cit.).
(69) "Quanto all'insegnamento della filosofia [...] non ha giustificazione la proposta di estenderlo, nella sua forma attuale di ricostruzione storica, alle scuole non liceali. Bisogna pensare a qualcosa che sia valido per tutti [...]: dovrà essere una rassegna di idee portanti e servirà alla costruzione delle loro identità e alla riflessione sul loro stare nel mondo. Nella fase successiva all'obbligo si deve dunque pensare a un insegnamento di "elementi di filosofia" (per tutti, qualunque sia l'indirizzo prescelto) che potrebbe trattare, esemplificativamente: questioni di etica, necessarie per comprendere le forme di validazione e di argomentazione in materia di valore, giustizia, ecc. a partire dai temi dei diritti/doveri, della cittadinanza, della bioetica, della medicina; questioni di logica, di verità e plausibilità, in relazione ai problemi epistemologici e alle diverse forme di linguaggi convincenti e persuasivi", Sintesi finale dei lavori (cit.).
(70) "La
tradizione classica costituisce un patrimonio importante per il nostro
paese: è necessario che gli italiani sentano come propri e conoscano
i monumenti fra cui vivono per stabilire un proficuo rapporto con il loro
ambiente storico e geografico [...] la finalità
dell'apprendimento delle lingue antiche è tutta e solo nella possibilità
che essa consente di accedere direttamente alle due civiltà e, per
il latino, nella comprensione storica dell'italiano",
Sintesi finale dei lavori (cit.).
(71) Forse perché materia poco "flessibile" o comunque poco favorente la democrazia, posto che "all'insegnamento della matematica, che attualmente registra, soprattutto a partire dall'attuale scuola media, il maggior numero di fallimenti a cui si aggiungono un gran numero di esiti al limite dell'accettabilità", ma considerata "la necessità di insegnare agli studenti ad usare idee e tecniche di tipo matematico nella soluzione di problemi diversi (sia di scienze fisico-naturali sia di scienze sociali) ", si ritiene che vi sia "essenziale [...] che bambini e ragazzi [...] non siano demotivati da eccessi di formalismo e siano aiutati dagli insegnanti e dagli stessi compagni a pensare a percorsi alternativi di soluzione e ad utilizzare in positivo le dinamiche degli eventuali errori", Sintesi finale dei lavori (cit.).
(72) cm
n. 282 del 24-4-97 (Programma di sviluppo delle tecnologie
didattiche 1997-2000); cm n. 364 del 12-6-97
(Programma di sviluppo delle tecnologie didattiche
1997-2000 - IAC); cm n. 425 del 7-7-97
(Programma di sviluppo delle tecnologie didattiche
1997-2000: Organizzazione dell'aggiornamento e dell'assistenza, collaborazione
fra scuole). Ancora in merito alla "non improvvisazione" di quanto
sta accadendo, segnalo che il tema dell'introduzione della multimedialità
era stato preparato dalla dm 318 del 4-10-95
("learning by doing").
(73) Sintesi
finale dei lavori (cit.).
(75) Barone
rosso, che scuola fai?, cit.. E' peraltro numerosa la normativa
che tenta di regolamentare e gestire la "fuga di massa" di tali insegnanti
che, forse non solo per motivazioni economiche, peraltro non verranno sostituiti
con quelli di "nuovo tipo" prima del 1999.
(76) Decreto Interministeriale del 10-3-97 e cm n. 434 del 15-7-97 ; giova ricordare che le magistrali sono in massima parte di ispirazione cattolica.
(77) Cfr. D.M. del 23-6-97 per la Rideterminazione dei settori scientifico-disciplinari (che, tra l'altro, ha come "strumenti e modalità [...] l’istituzione, la soppressione o la trasformazione di corsi, facoltà o atenei").
(78) d.p.r. n. 470 e n. 471 del 31-7-96. Cfr. pure l'obbligo della abilitazione per le nuove classi di concorso disposto dal DM n. 231 del 28-3-97.
(79) Statuto degli studenti e delle studentesse presentato il 19-12-97.
(80) "Nessuno può essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni. Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto" (Ibid.).
(81) "Le finalità
del sistema dell’istruzione sono sempre pubbliche: é la gestione
che può essere privata [...] Quando
parlo di parità non parlo di finanziamenti, ma di un insieme di
obblighi e diritti comuni, soprattutto obblighi. Ci sono standard da osservare:
docenti [...] Non condividiamo la soluzione del buono scuola. E neppure
la parte più forte e sensibile del mondo cattolico la condivide
[...] Così come non siamo molto convinti della [...] defiscalizzazione
delle spese. C’è invece chi propone la strada delle convenzioni"
(Barone rosso, che scuola fai?, cit.).
(82) Cfr. ad es. DL n. 297/94 (testo unico) art. 332: "la vigilanza sulle scuole materne non statali esercitata dal Provveditore agli Studi, il quale si avvale del Direttore Didattico competente per territorio" .
(83) Cosiddetta "Commissione
D’Amore" dal nome del coordinatore, istituita con DM
n. 329 del 5-7-96, relativo "Schema di
documento conclusivo" presentato il 10-3-97 (cit.). In quest'ultimo
documento può leggere che la scuola non statale dovrà concorrere
"al raggiungimento degli obiettivi e degli standard
fissati dallo Stato"; tra le condizioni per poter svolgere il
"servizio pubblico integrato" vengono
ribadite la "conformità alle norme generali
sull'istruzione fissate dalle Leggi della Repubblica", la "Esistenza
di un Progetto educativo di Istituto elaborato sulla base dei principi
costituzionali e di parametri generali", la "presenza
di un sistema di controllo interno ad ogni istituto con finalità
autovalutative e informative", la "accettazione
dei controlli esterni", la "presenza
di forme di partecipazione democratica alla gestione autonoma dell'istituto"
e, non ultimo per importanza, il "possesso da
parte del personale direttivo, docente e non docente dei requisiti di professionalità
previsti dalle leggi generali", che potrà consistere
anche nell’assunzione dello stesso tra i ruoli dello Stato. Il DdL
relativo alla "parità" é stato approvato nel CdM del 18-7-97.
(84) Cfr. i miei, "Parità
scolastica", battaglia di libertà in Secolo d’Italia
del 11-7-97; Pronta la legge, gabbata parità,
in Secolo d’Italia del 25-7-97, ora in http://users.iol.it/ac.mi/.
Riassumo qui alcuni di quelli già citati: riforma
degli esami di maturità (a questo fine rettificati con l’aumento
dei commissari esterni); abolizione delle scuole
e istituti magistrali; l’anticipo dell’obbligo scolastico all’ultimo
anno delle materne previsto nel citato DdL sul Riordino
dei cicli (con la conseguente potenziale perdita di utenza da
parte delle materne non statali che non saranno in grado di assicurare
la prosecuzione degli studi nella stessa scuola); le nuove
lauree ed il nuovo certificato post lauream per gli insegnanti (che
comportano l'esclusione di religiose e religiosi dall'insegnamento perché
privi sia della vecchia "abilitazione" che dei nuovi titoli); i controlli
sulla qualità da parte del già citato Sistema
Nazionale di Valutazione; i controlli sulle iniziative didattiche
da parte dei Comitati di Coordinamento (previsti
proprio "in relazione alla problematica della
"parità" fra scuole statali e non statali"); i citati finanziamenti
alle sole università "efficienti".