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Premessa
In merito alla politica scolastica dell' attuale Governo italiano si può
tranquillamente affermare che nessun Ministro della Pubblica Istruzione
degli ultimi 50 anni ha realizzato o comunque progettato e promosso tante
riforme strutturali e di contenuto quante quelle messe in cantiere dal'
On.le Berlinguer.
Al Ministro va dato
atto che in poco più di un anno ha avviato una serie di provvedimenti
tali da modificare radicalmente tutto l' impianto della nostra scuola :
come politico merita indubbiamente l' appellativo di Ministro decisionista
che sa con chiarezza quello che vuole; in tal senso i predecessori erano
tutti "re travicelli".
Per il resto è
tutto da verificare cominciando proprio dalla fretta di voler modificare
l' assetto del sistema scolastico italiano senza, peraltro, un piano preventivo
che evidenziasse una razionalità di tempi e di contenuti ; un proverbio
popolare abruzzese dice : "chi s'affrett s' assett. " (chi ha fretta si
siede).
Abbiamo letto l' intervento
dell Ministro Berlinguer al Congresso regionale dell PDS lombardo. Ci aspettavamo
ulna bella ed articolata esposizione della politica scolastica in atto
e delle sue prospettive.
Invece no. L' argomento
è stato toccato poche volte e quasi con distacco, come se fosse
un problema di altro .Ministro : - Un accenno a "...piccoli provvedimenti
e proposte di un certo impegno...".; - La difesa della scuola quale
strumento di preparazione , formazione e sviluppo dell capacità
personali in alternativa al lavoro precoce nonché unico passaporto
per maggiori e più sicure opportunità di lavoro; -
L' opportunità di non "accollare" le scuole agli Enti locali; -
La necessità di "...far sì che gli obiettivi, le parole
d' ordine, la cultura diffusa, non siano quelle ribelliste che punteggiano
le vicende scolastiche di esplosioni temporanee..." inconcludenti ed inefficaci.
Tutto qui, almeno in apparenza.
Con una lettura
attenta dell documento ci si accorge, però, che trattasi di
un piccolo capolavoro di progettazione politica in cui il ruolo della
scuola appare subito centrale e prioritario,. come al tempo di Gentile,
e quindi da riformare in modo che sia funzionale alla "normalizzazione"
socialdemocratica post. comunista.
Ma non c' è
da scandalizzarsi più di tanto . Va preso atto, invece, che
non può essere diversamente : il Duce, anche in contrasto
con la Chiesa , mise subito le mani sulla scuola con l' obiettivo del "fascista
perfetto". La democrazia post - bellica, con l' avallo socialcomunista,
ha consentito e favorito anche la libertà ...di ignoranza,
che , a sua volta, ha permesso ai furbi di arraffare a piene mani.
Anche la socialdemocrazia post. comunista tenterà ,perciò,
di "normalizzare " l' Italia puntando sulla riformabilità della
scuola anche cercando il superamento della ".. arcaica diatriba fra
laicismo e confessionalismo" (vedi parità).La relazione del nostro
Ministro , dunque, merita ulna specifica analisi socio-politico-culturale.
Per tornare a noi, ed in rapporto a quanto sopra detto, proviamo quindi a riflettere, con spirito critico, ma obiettivo e distaccato, sui provvedimenti più significativi finora attivati o proposti per riformare la scuola.
Possiamo distinguerli, grosso modo, in due periodi.
1996 : fase
di gestione dell' esistente, anche se con una visione diversa dei problemi,
nonché di contemporanea preparazione delle riforme; tralasciamo
volutamente di citare Decreti, Direttive , Ordinanze e Circolari
sempre più numerose , onnicomprensive , complesse , contorti e spesso
inapplicabili;
1997 : "aggressione"
al sistema esistente mediante una sequela di interventi demolitori proposti
ed attivati senza un ordine razionale ( almeno in apparenza), e soprattutto
in modo autoritario (da regime) senza una preventiva informazione di coinvolgimento
democratico degli addetti ...ai lavori (personale docente e non docente)
:
1 - Nuovi programmi di storia per le superiori;
3 - Diritti e doveri degli alunni;
4 - Diffusione della tecnologia informatica nelle scuole;
5 - Autonomia delle istituzioni scolastiche;
6 - Razionalizzazione della rete;
7 - Soppressione degli Istituti magistrali;
8 - Parità pubblico-privato;
9 - Blocco delle pensioni;
10- Riforma della maturità;
Scorrendo l' elenco
delle riforme sopra riportato ci si rende conto che i punti 2,3,5,7, e
9 sono quelli che chiamano in causa la funzione docente incidendo
direttamente sulla figura e sul ruolo degli insegnanti.
Ci sembra , quindi,
preoccupante che l' attività riformatoria del Ministro non abbia
ancora toccato questo aspetto fondamentale e propedeutico di ogni possibile
riforma della scuola. Intendiamo dire, cioè, che senza il consenso
e la partecipazione dei docenti ogni riforma lascia il tempo che
trova, ma spesso lo peggiora. Ci aspettavamo ,insomma, che i docenti fossero
interessati ed interpellati prima delle proposte di riforma che
coinvolgono direttamente la loro funzione, il loro ruolo e la loro figura
di professionisti ed operatori sociali. Invece niente. A meno che.
A meno che la cosa
non sia stata strategicamente voluta e preparata per un successivo intervento
auroritario giustificato e legittimato dalla disfunzione e
dal caos che quasi certamente seguiranno all'attuazione delle riforme in
corso. Questa peoccupazione , volutamente provocatoria, si desume
dalla constatazione storica che ogni regime politico ha sempre " messo
le mani" sulla scuola adeguandola alle proprie esigenze e prospettive.
Sarebbe, dunque, anormale se l' attuale regime in costruzione si
comportasse diversamente. A questo fine , però, occorreva, occorre,
creare le condizioni favorevoli . E quale migliore condizione di una riforma
totale e plurima come quella di Berlinguer? E non è strano che nel
contesto delle riforme non ci sia niente che modifichi giuridicamente lo
status della docenza?
Ma torniamo alla "funzione"
riportando ciò che dicono i "sacri testi", ancora vigenti,
citando in ordine di tempo sia le definizioni dirette che indirette.
Da un' analisi attenta
delle indicazioni normative sopra riportate si desume una figura docente
molto complessa che deve avere : - preparazione pedagogica,
psicologica, e didattica ; - capacità relazionali , operative e
di autogestione sia come singolo che come componente di gruppo; - formazione
socio - politico - culturale di livello europeo se non addirittura intercontinentale;
- capacità di autogestire la sua professionalità in modo
da adeguarla ai diversi gradi di scuola in rapporto alla formazione dell'uomo
e del cittadino nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione.
In sintesi estrema
: l'insegnante di ogni ordine e grado di scuola dovrebbe essere anzitutto
uomo(donna) e cittadino esemplari con in più una specifica propensione
e capacità di trasmettere ai giovani i valori fondanti previsti
dalla stessa Costituzione.
Trattasi di una evidente
utopia che ,però, non può impedire , come è accaduto
finora, l' emarginazione degli operatori scolastici da qualsiasi azione
di riforma che li deve vedere comunque protagonisti e non meri esecutori
tecnici. E ciò, ovviamente , vale ora per la riforma Berlinguer.
Al sommario
(Continua)