I N T E R V E N T I
 
PERIODICO TELEMATICO  DI  INFORMAZIONE E PROPOSTE
POLITICHE E CULTURALI
(In  aggiornamento continuo)

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MAGGIO 98
ALL' INDICE
GEN.LE

POLITICA SCOLASTICA NAZIONALE
E REGIONALE
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LA  SCUOLA  DI  BERLINGUER
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MA QUALI RIFORME ?
 
SOMMARIO :  - Premessa - I provvedimenti - La funzione docente - Una figura complessa -
 

Premessa

    In merito alla politica scolastica dell' attuale Governo italiano si può tranquillamente affermare che nessun Ministro della Pubblica Istruzione degli ultimi 50 anni ha realizzato o comunque progettato e promosso tante riforme strutturali e di contenuto quante quelle messe in cantiere dal' On.le Berlinguer.
    Al Ministro va dato atto che in poco più di un anno ha avviato una serie di provvedimenti tali da modificare radicalmente tutto l' impianto della nostra scuola :  come politico merita indubbiamente l' appellativo di Ministro decisionista che sa con chiarezza quello che vuole; in tal senso i predecessori erano tutti "re travicelli".
    Per il resto è tutto da verificare cominciando proprio dalla fretta di voler modificare l' assetto del sistema scolastico italiano senza, peraltro, un piano preventivo che evidenziasse una razionalità di tempi e di contenuti ; un proverbio popolare abruzzese dice : "chi s'affrett s' assett. " (chi ha fretta si siede).
    Abbiamo letto l' intervento dell Ministro Berlinguer al Congresso regionale dell PDS lombardo. Ci aspettavamo ulna bella ed articolata esposizione della politica scolastica in atto e delle sue prospettive.
    Invece no. L' argomento è stato toccato poche volte e quasi con distacco, come se fosse un problema di altro .Ministro : - Un accenno a  "...piccoli provvedimenti e proposte di un certo impegno...".; -  La difesa della scuola quale strumento di preparazione ,  formazione e sviluppo dell capacità personali in alternativa al  lavoro precoce nonché unico passaporto per maggiori e più sicure  opportunità di lavoro; - L' opportunità di non "accollare" le scuole agli Enti locali; - La necessità di  "...far sì che gli obiettivi, le parole d' ordine, la cultura diffusa, non siano quelle ribelliste che punteggiano le vicende scolastiche di esplosioni temporanee..." inconcludenti ed inefficaci  Tutto qui, almeno in apparenza.
    Con una  lettura attenta dell documento ci si accorge, però, che trattasi di   un piccolo capolavoro  di progettazione politica in cui il ruolo della scuola appare subito centrale e prioritario,. come al tempo di Gentile, e quindi da riformare in modo che sia funzionale alla  "normalizzazione" socialdemocratica  post. comunista.
    Ma non c' è da scandalizzarsi più di tanto .  Va preso atto, invece, che non può essere diversamente il Duce, anche in contrasto con la Chiesa , mise subito le mani sulla scuola con l' obiettivo del "fascista perfetto". La democrazia post - bellica, con l' avallo socialcomunista, ha consentito e favorito anche la libertà ...di ignoranza,  che , a sua volta,  ha permesso ai furbi di arraffare a piene mani. Anche la socialdemocrazia  post. comunista tenterà ,perciò, di "normalizzare " l' Italia puntando sulla riformabilità della scuola anche cercando il superamento della  ".. arcaica diatriba fra laicismo e confessionalismo" (vedi parità).La relazione del nostro Ministro , dunque, merita ulna specifica analisi socio-politico-culturale.

    Per tornare a noi, ed in rapporto a quanto sopra detto, proviamo quindi a riflettere, con spirito critico, ma obiettivo e distaccato,  sui provvedimenti più significativi finora attivati o proposti per riformare la scuola.

I provvedimenti

    Possiamo distinguerli, grosso modo, in due periodi.

1996 : fase di gestione dell' esistente, anche se con una visione diversa dei problemi, nonché  di contemporanea preparazione delle riforme; tralasciamo volutamente di citare  Decreti, Direttive , Ordinanze e Circolari sempre più numerose , onnicomprensive , complesse , contorti e spesso inapplicabili;
1997 : "aggressione" al sistema esistente mediante una sequela di interventi demolitori proposti ed attivati senza un ordine razionale ( almeno in apparenza), e soprattutto in modo autoritario (da regime) senza una preventiva informazione di coinvolgimento democratico degli addetti ...ai lavori (personale docente e non docente) :

1  - Nuovi programmi di storia per le superiori;

2  - Riforma dei cicli scolastici;

3  - Diritti e doveri degli alunni;

4  - Diffusione della tecnologia informatica nelle scuole;

5  - Autonomia delle istituzioni scolastiche;

6  - Razionalizzazione della rete;

7  - Soppressione degli Istituti magistrali;

8  - Parità pubblico-privato;

9  - Blocco delle pensioni;

10- Riforma della maturità;

    E...scusate se è poco!
    E' vero che ci sono cose attuate, altre proposte ed ancora sotto esame, altre approvate in corso di attivazione, ma appare anche vero che nella diversità delle problematiche non si individua un filo conduttore di innovazione e riforma del sistema . Ma c'è di più.
    A nostro avviso non c'è neanche il punto di ancoraggio di un possibile filo conduttore che a nostro avviso è dato solo dalla "funzione docente".  La posizione degli insegnanti  nel contesto riformatore non è stata nè individuata nè ridefinita se non con la solita ...solfa dell' aggiornamento istituzionale che, finora, ha sempre lasciato il tempo trovato. Insomma non ci sembra di esagerare se diciamo che nessuna riforma avrà l' effetto desiderato se i relativi  contenuti ed obiettivi non saranno stati prima accettati e digeriti dagli addetti ai lavori.
     Diversamente sarà anche troppo facile pensare ad una funzione docente , puramente tecnica, e solo funzionale ad un regime politico-culturale predefinito.
 
La "funzione" secondo la legge

    Scorrendo l' elenco delle riforme sopra riportato ci si rende conto che i punti 2,3,5,7, e 9 sono quelli che chiamano  in causa la funzione docente incidendo direttamente sulla figura e sul ruolo degli insegnanti.
    Ci sembra , quindi, preoccupante che l' attività riformatoria del Ministro non abbia ancora toccato questo aspetto fondamentale e propedeutico di ogni possibile riforma della scuola. Intendiamo dire, cioè, che senza il consenso e la partecipazione dei docenti  ogni riforma lascia il tempo che trova, ma spesso lo peggiora. Ci aspettavamo ,insomma, che i docenti fossero interessati ed interpellati  prima delle proposte di riforma che  coinvolgono direttamente la loro funzione, il loro ruolo e la loro figura di professionisti ed operatori sociali. Invece niente. A meno che.
    A meno che la cosa non sia stata strategicamente voluta e preparata per un successivo intervento auroritario  giustificato e legittimato  dalla disfunzione e dal caos che quasi certamente seguiranno all'attuazione delle riforme in corso.  Questa peoccupazione , volutamente provocatoria, si desume dalla constatazione storica che ogni regime politico ha sempre " messo le mani" sulla scuola adeguandola alle proprie esigenze e prospettive. Sarebbe, dunque,  anormale se l' attuale regime in costruzione si comportasse diversamente. A questo fine , però, occorreva, occorre,  creare le condizioni favorevoli . E quale migliore condizione di una riforma totale e plurima come quella di Berlinguer? E non è strano che nel contesto delle riforme non ci sia niente che modifichi giuridicamente lo status della docenza?
    Ma torniamo alla "funzione" riportando ciò che dicono  i "sacri testi", ancora vigenti, citando in ordine di tempo sia  le definizioni dirette che indirette.

 Una figura complessa

    Da un' analisi attenta delle indicazioni normative sopra riportate si desume una figura docente molto complessa che deve avere : -  preparazione  pedagogica, psicologica, e didattica ; - capacità relazionali , operative e di autogestione sia come singolo che come componente di gruppo; - formazione socio - politico - culturale di livello europeo se non addirittura intercontinentale; - capacità di autogestire la sua professionalità in modo da adeguarla ai diversi gradi di scuola in rapporto alla formazione dell'uomo e del cittadino nelle forme e nei modi  previsti dalla Costituzione.
    In sintesi estrema : l'insegnante di ogni ordine e grado di scuola dovrebbe  essere anzitutto uomo(donna) e cittadino esemplari con in più una specifica propensione e capacità di trasmettere ai giovani  i valori fondanti previsti dalla stessa Costituzione.
    Trattasi di una evidente utopia che ,però, non può impedire , come è accaduto finora, l' emarginazione degli operatori scolastici da qualsiasi azione di riforma  che li deve vedere comunque protagonisti e non meri esecutori tecnici. E ciò, ovviamente , vale ora per la riforma Berlinguer.

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                                                                                                                                                             (Continua)

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